L’Italiaccia del CAC e della Pera Marcia

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[Di Gian Piero de Bellis. Originale pubblicato su Panarchy.]

Ero a Oxford e stavo vedendo alla TV la cerimonia di apertura del Giochi Olimpici invernali (Torino). A un certo punto è arrivata in scena una bimbetta e ha incominciato a cantare l’inno di Mameli. Dopo un primo momento di stupore assoluto, seguito da un conato di vomito, ho afferrato il telecomando e ho subito spento il televisore. Non era possibile che anche in una manifestazione internazionale di fratellanza sportiva dovessi sorbirmi un inno alla patria.

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Internet Come Riforma: Vero Progresso?

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[A cura dello staff di The Daily Bell. Originale pubblicato su The Daily Bell il 5 settembre 2016 con il titolo Internet Reformation: Has It Progressed? Traduzione di Enrico Sanna.]

La Gran Bretagna non lascerà mai l’Unione Europea perché il processo è troppo complicato, dice un accademico. Il suo commento ha spinto i parlamentari dell’Ukip a mettere in guardia la popolazione contro un Progetto Terrore “in azione”. ~ Breithart

Con Hillary Clinton che si candida con un programma autoritario, la Cina che censura il web e le guerre che si diffondono in tutto il mondo, sembrerebbe che internet non abbia mai sortito alcuna riforma.

Ma se uno pensa che un’informazione abbondante e spesso non censurabile significhi libertà, allora può certamente vedere in internet un fatto positivo.

Come abbiamo fatto notare tempo fa, la Riforma [luterana] fu in gran parte il risultato della stampa inventata da Gutenberg e dell’impatto che questa ebbe su una società che improvvisamente poteva condividere efficientemente informazioni scritte.

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Ignoti Uomini e Donne dell’Anno, di Sempre

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[Di Damiano Aliprandi. Originale pubblicato su Facebook.]

Essere coraggiosi nella solitudine, senza testimoni, senza il premio di un consenso, soli davanti a se stessi, richiede un grande coraggio e una grande forza. Quanti scrittori, poeti, persone comuni sono morte senza che qualcuno gli elevasse un monumento? Quanti nel pieno del degrado civile e umanitario si sono trovati, nella moltitudine, a combattere i mulini al vento? Pochi e nel completo anonimato.

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Dietrofront! (Ancora)

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[Di Kimberly Rivera, Ryan Johnson e Robin Long. Pubblicato originariamente su A-Rivista Anarchica del mese di marzo 2016. Tratto da About face. Military resisters turn against war. Traduzione di Guido Logomarsino.]

Storie tutte diverse e tutte sbagliate, di donne e uomini lasciatisi intrappolare dalla propaganda militare (e militarista). Una volta venute e venuti, in vario modo, a contatto con la realtà quotidiana della guerra, però…

Quei “bravi ragazzi”

Di Kimberly Rivera

Avevo sempre pensato che i soldati fossero bravi ragazzi, che fossero quelli che aiutavano le persone quando ce n’era bisogno. Che rimettono a posto le cose e ricostruiscono. La pensavo così anche sull’Iraq. Avevo sempre creduto, cioè, che lo scopo di essere lì fosse quello di conquistare i cuori delle persone, ma non era così. Accaddero un paio di fatti importanti, di incidenti, che realmente mi spinsero a interrogarmi su tutto, da me stessa alla scelta del servizio militare, al perché fossi lì, tutto. Uno dei fatti accadde quando lavoravo all’ingresso della base.

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Dietrofront!

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[Di Brad McCall e Kimberly Rivera. Pubblicato originariamente su A-Rivista Anarchica del mese di marzo 2016. Tratto da About face. Military resisters turn against war. Traduzione di Guido Logomarsino.]

Storie tutte diverse e tutte sbagliate, di donne e uomini lasciatisi intrappolare dalla propaganda militare (e militarista). Una volta venute e venuti, in vario modo, a contatto con la realtà quotidiana della guerra, però…

Ma io non sono come loro

di Brad McCall

Avevo sentito le storie che si raccontavano sull’Iraq, storie e particolari di atrocità che venivano commesse contro persone innocenti in quel paese. I veterani che le raccontavano ne andavano fieri. Si vantavano. Si pavoneggiavano nel modo più assoluto per quello che avevano fatto e per quello che avevano fatto altri commilitoni delle loro unità. Ci ridevano su, sembrava fosse solo un grande scherzo e non vedevano l’ora di tornare indietro perché si divertivano ad ammazzare la gente.

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I Giovani Italiani

[Di FunnyKing. Pubblicato originariamente il 28 luglio 2016 su Rischio Calcolato.]

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Come spesso accade ha ragione Marco Tizzi, la definizione “giovani italiani” è solo un’altra inutile e inesistente sovrastruttura, una categoria vuota che non significa nulla, anzi peggio. “Giovane” è una parola utilizzata dai “diversamente giovani” per spogliare della propria individualità persone che hanno modi di vivere che risultano ormai indecifrabili e dunque che fanno paura.

Se proprio dobbiamo usare un altra sovra struttura per definizione i “vecchi” sono coloro che hanno paura della realtà che li circonda, ne hanno paura nella misura in cui la rifiutano e non la capiscono. Si può essere vecchi a trent’anni dunque e giovani a settanta è essenzialmente una questine di esperienze.

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