Esquilino: Il Cristo Morto tra i Rifiuti

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Nicola Lagioia

A pochi passi da dove abito, nel quartiere Esquilino, a Roma, il giorno dopo il solstizio d’estate, alle tre del pomeriggio, tornando a casa trovo un vecchio signore gettato per terra, mezzo sepolto dalle buste d’immondizia, tra rifiuti alimentari ed escrementi. Schiena sull’asfalto, pancia all’aria, è possibile che sia appena morto.

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Ci Sono gli Indiani

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Il barman prese un bicchiere dalla mensola senza specchi. Versò la birra e tagliò la schiuma. Attese. Poi versò altra birra lentamente. Il tipo di Boston appoggiò lo zaino alla barra. Il saloon aveva la barra di ottone luccicante sotto il bancone. Il barman puliva spesso il bancone. Era una grande barra d’ottone da una parte all’altra del bancone, con le estremità che curvavano e quasi andavano dietro. Il saloon non sarebbe mai diventato un vero saloon, però.

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Oggettività Inconscia

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Di Claus Peter Ortlieb. Originale pubblicato su Exit Online con il titolo Objetividad inconsciente. Traduzione di Enrico Sanna.

È difficile trovare altro sottosistema della società moderna che, tanto nell’idea di sé quanto nella percezione pubblica, si mostri così refrattario alle critiche come le “hard sciences”, le “scienze esatte” nel senso inteso da Kant quando dice che “in ogni teoria particolare della natura si trova tanta scienza esatta quanta è la matematica che contiene.” Non mancano però le critiche alle scienze naturali, come quelle proposte soprattutto, a partire dagli anni settanta, dal femminismo e i movimenti alternativi. Che l’utilizzo sociale delle scoperte scientifiche sia questione più che delicata è per molti scienziati poco meno che un luogo comune; provengono dalle loro file le critiche più intransigenti e competenti a tali sviluppi. Ma cosa può esserci di criticabile nella conoscenza scientifica stessa, nella scoperta di leggi della natura e di fatti inconfutabili? Così la richiesta di una scienza distinta, che ponga a priori la critica femminista, non viene neanche presa sul serio né è percepita come problema; si ribatte scherzosamente che allora la legge della gravitazione non è più valida e che due più due non fa più quattro, e con ciò la vicenda è chiusa.

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Riccioli Rossi

Donne

Enrico Sanna

Per tutto il pomeriggio, due messicani con il serape su una spalla avevano venduto i loro tesori di terrecotte e cesti di paglia con grande soddisfazione della popolazione. A turno avevano spinto il loro carretto di legno attraverso le strade della città. Petate delle dimensioni di avenidas erano stati srotolati davanti alle case. La porzione femminile della città li aveva ammirati con vera ammirazione primordiale. “Oh, è una cosa che si mette per terra, è così?” Le donne avevano consumato riserve oceaniche di quel finto stupore che è una rinomata peculiarità del garbo femminile regolarmente esibita in celebrazione del commercio esotico.

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Qualcosa da Vendere

FRANCE. Paris. 1st arrondissement. In front of the Louvre museum. 1994.

Di Gérard Briche. Fonte: Exit Online.

“Votare è un diritto; è anche un dovere civico”: per fortuna questa formula non è sostenuta da disposizioni giudiziarie (il rifiuto di votare non è un reato). Ma è uno degli argomenti ingannevoli utilizzati per giustificare la partecipazione alle elezioni, e cioè per presentarla come un obbligo civile. Certo, il suffragio universale, nelle sue modalità attuali, non è stato ottenuto che al termine di un processo conflittuale di molte decine di anni. Ma considerarlo come una “conquista democratica”, che sarebbe un insulto per coloro che si sono battuti per esso il non esercitarlo, rileva, per lo meno, una visione un po’ miope della Rivoluzione francese e delle sue conseguenze.

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La Colpa Universale

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Giorgio Agamben. Fonte: sinistrainrete.info 6 maggio 2013. Titolo originale: Benjamin e il capitalismo.

1. Vi sono segni dei tempi (Mt.16, 2-4) che, pur evidenti, gli uomini, che scrutano i segni nei cieli, non riescono a percepire. Essi si cristallizzano in eventi che annunciano e definiscono l’epoca che viene, eventi che possono passare inosservati e non alterare in nulla o quasi la realtà a cui si aggiungono e che, tuttavia, proprio per questo valgono come segni, come indici storici, semeia ton kairon. Uno di questi eventi ebbe luogo il 15 agosto del 1971, quando il governo americano, sotto la presidenza di Richard Nixon, dichiarò che la convertibilità del dollaro in oro era sospesa. Benché questa dichiarazione segnasse di fatto la fine di un sistema che aveva vincolato a lungo il valore della moneta a una base aurea, la notizia, giunta nel pieno delle vacanze estive, suscitò meno discussioni di quanto fosse legittimo aspettarsi. Eppure, a partire da quel momento, l’iscrizione che tuttora si legge su molte banconote (per esempio sulla sterlina e sulla rupia, ma non sull’euro): “Prometto di pagare al portatore la somma di …” controfirmata dal governatore della banca centrale, aveva definitivamente perduto il suo senso. Questa frase significava ora che, in cambio di quel biglietto, la banca centrale avrebbe fornito a chi ne avesse fatto richiesta (ammesso che qualcuno fosse stato così sciocco da richiederlo) non una certa quantità di oro (per il dollaro, un trentacinquesimo di un’oncia), ma un biglietto esattamente uguale. Il denaro si era svuotato di ogni valore che non fosse puramente autoreferenziale. Tanto più stupefacente la facilità con cui il gesto del sovrano americano, che equivaleva ad annullare il patrimonio aureo dei possessori di denaro, fu accettato. E, se, come è stato suggerito, l’esercizio della sovranità monetaria da parte di uno Stato consiste nella sua capacità di indurre gli attori del mercato a impiegare i suoi debiti come moneta, ora anche quel debito aveva perduto ogni consistenza reale, era divenuto puramente cartaceo.

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