Il militante senza qualità

New York City, di Giger

Gigi Roggiero

“È un concetto vano quello di compiere il proprio dovere nel posto che ci è assegnato; si sciupano forze enormi per nulla; il vero dovere è scegliere il proprio posto e piegare consapevolmente le circostanze”. (R. Musil, L’uomo senza qualità)

0. Riprendiamo la corretta scansione temporale proposta da Lanfranco Caminiti e Chiara Scaletta. Il loro ragionamento comincia tra Seattle 1999 e Genova 2001, eventi simbolici e periodizzanti del movimento no global. Lì si chiude, per un piccolo ma significativo noi, un ciclo: quello dei centri sociali. Diremmo di più: il ciclo del “Movimento”, inteso come spazio di organizzazione politica che ha le proprie radici nell’anomalia forte del lungo Sessantotto italiano. Tra il “Movimento” rappresentato negli anni Novanta dai centri sociali e il movimento no global c’è un salto non solo spaziale, ma di soggettività e forma di azione organizzativa. La geografia dei gruppi di “Movimento”, nel bene e nel male ereditata dagli anni Settanta, si esaurisce a fronte dell’emergere di un nuovo spazio di mobilitazione.

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Bakuninhütte, la casa libertaria

Fonte: Tierra y libertad, 323, Madrid, giugno 2015.

Breve storia di un luogo d’incontro di anarchici della Germania, con le sue varie vicende a partire dal 1920: da rifugio contadino a centro anarco-sindacalista a centro di addestramento per la polizia!

“Attraversando il bosco ad est di Meiningen, città della Turingia, non si può non incontrare una dimora costruita su una radura: la Bakuninhütte (…), la casa libertaria,” scriveva Hermann George nell’estate del 1931 nel settimanale anarco-sindacalista Der Syndikalist. La Bakuninhütte (casa Bakunin) è una struttura eretta da anarchici tedeschi negli anni venti, giunta fino ai nostri giorni e sopravvissuta al passaggio di quattro Germanie: la Repubblica di Weimar, il Terzo Reich, la Repubblica Democratica e la Germania riunificata di oggi.

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Buffoni di corte

Di Chris Shaw. Fonte: The libertarian ideal, 7 gennaio 2021. Traduzione di Enrico Sanna.

Giusto qualche ora dopo una delle più stupide debacle mai viste, l’argomento scottante su twitter[1] e i media[2] era il colpo di stato, l’insurrezione, l’ascesa del fascismo. Tutto ciò sembrerebbe indicare la fragilità e/o la distruzione delle norme democratiche, e tutto perché un branco di imbecilli ha invaso un palazzo con un’organizzazione tra le più inette, ha lanciato in aria un po’ di cartaccia, buttato un po’ di immondezza e preso qualche selfie. Se questa è la morte della democrazia, i rivoltosi hanno ucciso un cadavere. Ovviamente, non è la fine della democrazia, che è poco più che aria fritta prodotta dalla stampa e dai politici. È invece la continuazione delle dinamiche del 2020 e degli anni precedenti.

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Futuri attuali

Raúl Zibechi. Fonte: O mundo pós pandemia, pubblicato su Blog da consequência il 22 dicembre 2020. Traduzione di Enrico Sanna.

Il mondo post-pandemia

Il periodo compreso tra il 1990 e il 2025/2050 sarà probabilmente un periodo caratterizzato da poca pace, poca stabilità e poca legittimità, scriveva Immanuel Wallerstein nel 1994[1]. In tempi di turbolenze e confusione, è bene consultare la bussola. Wallerstein era una persona eccezionale, e a parte ciò era uno di noi.

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Vedo grigio

Tomasz Konicz

La Cina e l’impossibile modernizzazione in ritardo

La Cina è oggi il paese che emette più gas serra. Nonostante tutti i programmi per la produzione di energie rinnovabili, il capitalismo di stato del paese è responsabile di quasi il 30% delle emissioni globali di biossido di carbonio. Questo spiega l’incompatibilità tra capitalismo e moderazione climatica. E non solo nei paesi emergenti.

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Crapa pelada e il dramma dell’emarginazione

 

Giorgio La Rocca

Crapa Pelada l’ha fà i turtei
Ghe ne dà minga ai sò fradei
I sò fradei fann la fritada
Ghe ne dann minga a Crapa Pelada

Una filastrocca milanese di origine incerta, portata al successo negli anni ’30 del secolo scorso in versione scat da Gorni Kramer, interpretata da Alberto Rabagliati, il Quartetto Cetra, Mina e i Gufi, e da ultimo incredibilmente approdata in una delle scene clou di Breaking Bad.

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