Dietrofront!

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[Di Brad McCall e Kimberly Rivera. Pubblicato originariamente su A-Rivista Anarchica del mese di marzo 2016. Tratto da About face. Military resisters turn against war. Traduzione di Guido Logomarsino.]

Storie tutte diverse e tutte sbagliate, di donne e uomini lasciatisi intrappolare dalla propaganda militare (e militarista). Una volta venute e venuti, in vario modo, a contatto con la realtà quotidiana della guerra, però…

Ma io non sono come loro

di Brad McCall

Avevo sentito le storie che si raccontavano sull’Iraq, storie e particolari di atrocità che venivano commesse contro persone innocenti in quel paese. I veterani che le raccontavano ne andavano fieri. Si vantavano. Si pavoneggiavano nel modo più assoluto per quello che avevano fatto e per quello che avevano fatto altri commilitoni delle loro unità. Ci ridevano su, sembrava fosse solo un grande scherzo e non vedevano l’ora di tornare indietro perché si divertivano ad ammazzare la gente.

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I Giovani Italiani

[Di FunnyKing. Pubblicato originariamente il 28 luglio 2016 su Rischio Calcolato.]

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Come spesso accade ha ragione Marco Tizzi, la definizione “giovani italiani” è solo un’altra inutile e inesistente sovrastruttura, una categoria vuota che non significa nulla, anzi peggio. “Giovane” è una parola utilizzata dai “diversamente giovani” per spogliare della propria individualità persone che hanno modi di vivere che risultano ormai indecifrabili e dunque che fanno paura.

Se proprio dobbiamo usare un altra sovra struttura per definizione i “vecchi” sono coloro che hanno paura della realtà che li circonda, ne hanno paura nella misura in cui la rifiutano e non la capiscono. Si può essere vecchi a trent’anni dunque e giovani a settanta è essenzialmente una questine di esperienze.

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Liberiamoci delle Olimpiadi, non dei Farmaci

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[A cura di Daily Bell. Pubblicato il 12 agosto 2016 con il titolo Get Rid of the Olympics, Not Performance Enhancing Drugs. Traduzione di Enrico Sanna.]

Olimpiadi: L’umiliazione Potrebbe Essere la Miglior Soluzione al Doping Olimpico… Alle olimpiadi stiamo assistendo a diversi casi gravi di umiliazione pubblica. I vincitori ostracizzano pubblicamente quelli che in passato hanno usato farmaci per migliorare le prestazioni. Tanto per fare un esempio, l’australiano Mack Horton, medaglia d’oro nei 400 metri stile libero, si è rifiutato categoricamente di riconoscere la medaglia d’argento al cinese Sun Yang, già sospeso per doping. “Non ho né tempo né rispetto per gli imbroglioni dopati,” ha detto più tardi Horton. ~ Bloomberg

Preferiremmo liberarci delle olimpiadi piuttosto che dei farmaci. Sarebbe facile farlo se si facesse abbastanza pressione sui paesi affinché non le finanzino.

Che noi sappiamo, non esistono gare d’intelletto finanziate allo stesso modo. I poeti non si riuniscono ogni tot anni per gareggiare a spese degli altri. I pattinatori sul ghiaccio sì.

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Stanchi di Sanguinare

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[Di Brian Nicholson. Originale pubblicato sul blog Pyschopolitik il 23 luglio 2016, ripubblicato su Center for a Stateless Society il 26 luglio 2016 con il titolo Tired of Bleeding. Traduzione di Enrico Sanna.]

Dall’episodio di Ferguson in poi, sono sempre più (e più, e più…) i cadaveri sulla coscienza della polizia americana. Sembra che ogni giorno ci sia un nuovo caso. L’ultima vita spenta dalla polizia apparteneva a Sandra Bland: fermata in Texas per aver cercato di togliersi di mezzo all’arrivo di un auto della polizia senza mettere la freccia, trascinata fuori dalla sua auto, aggredita, arrestata per non essersi inginocchiata davanti al poliziotto che l’aveva fermata e per aver continuato a fumare nella Sua Dannata Automobile. Più tardi è stata trovata morta in cella. La polizia dice che si è suicidata; ma la vicenda è molto sospetta, e si indaga sulla morte.

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Sangue, Retorica e Buoni Affari

[Di Maria Matteo. Originale pubblicato su A-Rivista Anarchica nº 409 estate 2016.]

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Ecco il mix che si ritrova dietro la quotidiana martellante propaganda mediatica su “missioni di pace”, politiche dell’accoglienza, generosità sociale. È un trionfo dell’ipocrisia.

Non si tratta di poche “mele marce”, ma di un intero sistema basato sullo sfruttamento delle mille “emergenze” umanitarie.

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Per l’Impero, la Strage è Solo un “Errore”

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[Di Nick Ford. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 23 luglio 2016 con il titolo Mass Murder is Just a “Mistake” for “Empire”. Traduzione di Enrico Sanna.]

Un vecchio detto dice che chi uccide un uomo è un assassino mentre chi ne uccide un milione è un conquistatore e un dio. Aggiungete le parole “senza volerlo” e una terminologia subdola che mira a giustificare passivamente l’assassinio, e otterrete l’attuale politica estera americana.

In una delle sue recenti dimostrazioni più palesi, in Siria un attacco aereo ha ucciso una sessantina di civili (compresi diversi bambini). Vista l’assenza cronica di trasparenza del governo americano, sui numeri ci sono discordanze. Il Guardian, ad esempio, parla di circa sessanta civili, mentre l’International Business Times dice che sono più verso gli 85.

La spiegazione è sempre quella: erano nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

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