Soppressione e Conservazione dell’uomo Bianco

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Una visione retrospettiva del colonialismo e dell’anticolonialismo alla soglia del XXI secolo

[Di Robert Kurz. Pubblicato su Ozio Produttivo il 5 luglio 2016. Letto originariamente come saggio radiofonico nella radio statale NDR, nel gennaio 1992. Traduzione di Raquel Imanishi Rodrigues.

Quando tutti concordano in modo unanime sul carattere discutibile di un fenomeno sociale, quando questo diventa bersaglio anche della critica ufficiale, in generale esso ha già smesso di essere una presenza effettiva per convertirsi in oggetto della storia. Oggi quale politica potrebbe ancora definirsi “colonialista”? Quale paese può ancora acquisire colonie? Il mercato mondiale ha ormai superato questo problema da vari decenni, per quanto si abbiano ancora piccole contese di retroguardia. Sarebbe inutile, pertanto, continuare a prendere a calci un cane morto, per quanto sia stato in vita incredibilmente brutto e intollerabile. Comunque così saremmo lontani dall’aver regolato i conti con la storia passata, la quale continua ad agire su di noi e sul nostro futuro. Forse soltanto ora diventa possibile cominciare a comprenderla, perché possiamo lanciare uno sguardo retrospettivo su di un’epoca che non può più essere alterata e che rimarrà per sempre fuori dal nostro campo d’azione.

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Stesso Colonialismo, Altro Nome

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 febbraio 2017 con il titolo Same Colonial Wealth Extraction, Different Name. Traduzione di Enrico Sanna.]

Seguendo i media della destra libertaria, vi sarà capitato di leggere qualche pezzo borioso che spiega come il capitalismo abbia migliorato le condizioni di vita nel terzo mondo: crescita del pil, maggiore aspettativa di vita, eccetera. Ma se lo stile di vita, secondo un articolo del Guardian (Jason Hickel, “Aid in reverse: how poor countries develop rich countries,” 14 gennaio), è migliorato, ciò è accaduto nonostante i 2.000 miliardi di dollari di ricchezza estratta al netto di aiuti economici, flussi commerciali e investimenti. Ogni anno entrano 1.300 miliardi di dollari in investimenti, ed escono 3.300 miliardi.

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Internet e la Morte dell’80/20

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[Di Kevin Laws. Originale pubblicato su SiliconIndia nel mese di novembre 2004 con il titolo The Internet and the Death of the 80/20. Traduzione di Enrico Sanna.]

La regola dell’80/20 è una regola generica che ogni startup dovrebbe conoscere. Risparmiare tempo, sforzo manageriale e denaro è diventato una seconda natura. Bisognerebbe puntare sempre sull’20% dello sforzo che dà l’80% dei benefici. Bisognerebbe sempre concentrarsi su quel 20% di prodotti e clienti che danno l’80% degli introiti. O no?

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Un’altra Vittima del Proibizionismo

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[Di Robertino. Pubblicato su Umanità Nova il 21 febbraio 2017.]

Da ormai un quarto di secolo,‭ ‬da quando i nuclei cinofili di Carabinieri,‭ ‬Finanza e Polizia vennero rinfoltiti ai tempi dell’ennesima War On Drugs all’italiana dichiarata da Bettino Craxi prima di essere travolto da Tangentopoli,‭ ‬gli interventi dei cani antidroga e delle pattuglie annesse nelle scuole sono diventati uno dei must di ogni anno scolastico,‭ ‬peggio del ballo annuale nei telefilm di Happy Days,‭ ‬ma finalmente negli ultimi anni stanno iniziando a incontrare ribellione e proteste.‭

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La Proprietà Intellettuale Gonfia la Rana Zuckerberg

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[Di The Daily Bell. Originale pubblicato su The Daily Bell il 21 febbraio 2017 con il titolo Intellectual Property Rights Give Zuckerberg His Fake Size. Traduzione di Enrico Sanna.]

Facebook Punta a Riconnettere la Vostra Vita. State Attenti… Il manifesto del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, scritto in risposta alle accuse dirette al social sulla scia dell’aspra campagna elettorale americana, è un documento agghiacciante, distopico. Dimostra come Facebook (lanciata cinque anni fa per, come disse lui, “ampliare le possibilità delle persone di fare e mantenere relazioni”) stia diventando una sorta di stato extraterritoriale governato da un piccolo governo non eletto che si appoggia pesantemente su algoritmi di proprietà privata per fare ingegneria sociale.

Mark Zuckerberg è uno dei giovani più ricchi della terra, con un’azienda che abbraccia tutto il globo. E ora la usa per definire quali notizie sono false e quali no. E per farsi aiutare è ricorso a siti come Snopes.

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L’insostenibile Idiozia della Pseudo-anarchia

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[Di Gian Piero de Bellis. Pubblicato su poliarchy.org  nel mese di maggio 2010.]

A seguito del crollo degli stati “comunisti” dell’Europa orientale e attraverso la diffusione di Internet, la concezione anarchica ha ripreso a circolare, discretamente ma in maniera sempre più ampia. La cosa è estremamente positiva perché molti di noi non ne possono più dello stato, della sua soffocante invadenza e del suo colossale marciume.

Tuttavia, è proprio quando una concezione si espande che rischia di snaturarsi perché alcuni tra i nuovi venuti vi portano tutto il loro vecchio bagaglio fatto di miti duri a morire, pregiudizi incancreniti, contrapposizioni obsolete.

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