Tempesta sul Nilo


[Di Eric Margolis. Pubblicato su LewRockwell.com il 17 agosto 2013. Titolo originale: Storm on the Nile. Traduzione di Enrico Sanna.]

Le forze armate egiziane finanziate dagli USA sono scese in guerra contro il popolo egiziano. La primavera araba è diventata un inverno.

Finora, esercito e polizia hanno vinto brillantemente, facendo migliaia di morti e feriti, contro uomini, donne e bambini disarmati che chiedevano il ritorno al governo democratico.Le ultime proteste da parte dei sostenitori del governo democratico di Morsi sono state sbaragliate con armi da fuoco e ruspe corazzate che ricordano quelle usate da Israele per schiacciare barricate e protestanti palestinesi. Tutti gli egiziani che si oppongono alla dittatura di Sisi sono ora, ufficialmente, “terroristi”.Generali egiziani e sostenitori dell’estrema destra di Mubarak hanno affossato ogni pretesa di governo civile e ora confidano sulle baionette e sui carri armati. Chi ha le armi fa le regole.

Questo è il terzo governo arabo eletto onestamente che viene rovesciato o messo sotto assedio da regimi finanziati dall’occidente. Come Gaza. A differenza dell’Algeria, dove il primo governo eletto fu schiacciato, gli islamisti egiziani sono disarmati ed è improbabile che possano opporre grande resistenza al di fuori di qualche attacco mordi e fuggi nell’alto Egitto e in Sinai.

La sanguinosa controrivoluzione mubarakista, finanziata dall’Arabia Saudita e da alcune monarchie del Golfo Persico, ha messo gli Stati Uniti, finanziatore dell’Egitto, in una brutta situazione. Washington è stata costretta a denunciare il colpo di stato e la continua repressione come “deplorevole”, secondo le parole del segretario di stato John Kerry.

Eppure appena poche settimane prima Kerry, chiaramente confuso, aveva elogiato come “restaurazione della democrazia” il colpo di stato che aveva rovesciato il governo egiziano eletto democraticamente. Non aveva detto che il putsch militare era un colpo di stato, perché questo avrebbe significato il taglio degli 1,3 miliardi di dollari che gli Stati Uniti danno alle forze armate egiziane, alleate chiave degli Stati Uniti. Il presidente Obama ha semplicemente schivato l’argomento.

Visto che Washington predica democrazia, governo dei civili, e diritti umani, non può farsi vedere mentre supporta le brutali forze militari e di sicurezza egiziane. Così l’amministrazione Obama non ha preso posizione, contenta del fatto che i generali sono al potere e gli islamisti no, ma riluttante ad ammetterlo.

La politica statunitense in Medio Oriente è gestita da cinque postazioni: la casa bianca, il dipartimento di stato, il pentagono, la CIA e il congresso. La potente lobby pro-Israele dà l’ordine di marcia al congresso, controlla aiuti finanziari, forniture alimentari e di armi. Praticamente, Israele è la sesta postazione.

Ora la casa bianca ha fatto una mossa politica significativa: dopo aver indugiato sulla consegna di alcuni bombardieri F-16, ha deciso di cancellare il programma di esercitazioni militari congiunte chiamato Brightstar, una prova di come il pentagono domina sui militari egiziani. Questa è una martellata per il pentagono e un segno più per il dipartimento di stato di Kerry.

I 440.000 militari egiziani dipendono dal pentagono, che controlla armi, finanziamenti, addestramento, equipaggiamento tecnologico, promozioni, pezzi di ricambio e forniture di munizioni, gli ultimi due sempre con il contagocce.

Così i generali egiziani presto dovranno inguainare la spada, ritirare i carri armati, e mettere su un governo civile di facciata che abbia almeno una parvenza di realtà al posto dell’attuale statua di gesso che finge di governare.

Questo servirà a calmare Washington. Dopotutto, gli Stati Uniti hanno sostenuto e finanziato il regime brutale di Mubarak per tre decenni fingendo di non vedere le torture, gli assassinii e le violazioni massicce dei diritti umani. La stampa occidentale, obbediente, elogiava la dittatura di Mubarak come un pilastro della stabilità (termine in codice USA che sta per status quo) in Medio Oriente.

Aspettatevi il ritorno della politica di Mubarak, e il suo rilascio dalla prigione, una volta che il bagno di sangue finisce (mentre pubblico la traduzione Mubarak è agli arresti domiciliari, es). Le prigioni si riempiranno nuovamente, i torturatori avranno il loro daffare e l’Egitto tornerà ad uno stato di polizia con tutti i crismi. Sarà guidato, molto probabilmente, dal generale al-Sisi, che con gli occhiali scuri e le medaglie sembra un dittatore moderno completo.

Per una volta almeno, il leader repubblicano al senato John McCain ha ragione: Washington deve eliminare gli aiuti militari all’Egitto come ordinano le leggi americane, ha intimato. È a rischio l’immagine dell’America in tutto il mondo musulmano. Ricordate quando il presidente Obama invocò democrazia piena in tutto il Medio Oriente?

Ma Obama è riluttante a muoversi perché Israele, i suoi amici nel congresso, e i cani grandi del pentagono, sono anima e corpo dietro i militari egiziani, così come erano dietro Mubarak. L’Egitto, il suo regime militare guidato dagli USA, è un pilastro del Raj americano in Medio Oriente.

Eric Margolis

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