Napoleone in Egitto: Le Lezioni della Storia


[Di Steven LaTulippe. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 21 febbraio 2005. Traduzione di Enrico Sanna.]

La mia gloria si sta esaurendo. Questo angolo d’Europa è troppo piccolo per continuare ad alimentarla. Dobbiamo andare ad Oriente. Tutti i grandi della terra hanno acquisito celebrità ad Oriente. ~Napoleone Bonaparte

Tra gli aspetti affascinanti della storia d’occidente ci sono queste botte ricorrenti di utopismo maniacale. È almeno fin dai tempi di Alessandro il Macedone che, con incredibile regolarità, spuntano fuori movimenti organizzati sulla base di filosofie che miravano ad un “più alto” stadio di perfezione dell’uomo e della società. L’inquisizione, le crociate, il comunismo, il fascismo e altri non hanno mai realizzato l’utopia, ma hanno lasciato una scia orribile di sangue e rovine.

È una curiosità storica il fatto che questo comportamento sia di gran lunga un tratto delle civiltà occidentali. Raramente le culture non occidentali si lasciano trascinare da un credo feroce che le sproni a compiere massacri ideologici, o perseguono la conversione fanatica del mondo con la forza delle armi. Pol Pot e il presidente Mao, entrambi dediti ad atrocità nazionali su base ideologica, sono forse l’eccezione che prova la regola.

Qual’è l’origine di questa nevrosi occidentale? È natura o educazione? L’occidente può essere curato?

È con questi pensieri in mente che ultimamente ho letto con attenzione il classico di Alan Moorhead, The Blue Nile. Pubblicato per la prima volta nel 1962, il libro è una meravigliosa narrazione storica della parte alta del Nilo, che ha origine nelle alture etiopi.

Se tutto il libro è pieno di racconti affascinanti e aneddoti storici toccanti, l’attenzione del lettore di oggi è attratta dalla parte centrale, dove si racconta il tentativo fallito di Napoleone di costruire una nazione in Egitto. Il racconto rafforza il detto di Marx: la storia si presenta due volte, prima come tragedia e poi come farsa.

Nel 1798 i rivoluzionari erano quasi riusciti a debellare le resistenze interne e ricostruire la società francese radicalmente. La Chiesa veniva perseguitata, i “reazionari” decapitati, e tutto, dal calendario alle unità di misura, era stato stravolto per creare un “ordine sociale perfetto”.

Era arrivato il momento di portare la loro rivoluzione a quei popoli che vivevano nell’oscurità. Napoleone Bonaparte, un corso con credenziali rivoluzionarie proprie, aveva appena riportato una serie di incredibili vittorie in Italia. Ancora cittadino generale, già si guardava attorno alla ricerca di nuovi territori da conquistare.

Alla fine, decise per l’Egitto. Da 500 anni questo paese era governato da una curiosa casta di guerrieri schiavi chiamati Mammalucchi. In origine dipendenti dal sultano ottomano, alla fine del 18º secolo i Mammalucchi erano diventati in gran parte indipendenti. Il governo dei Mammalucchi era innegabilmente brutale e corrotto, e questo faceva dell’Egitto un obiettivo delle pulsioni utopiche dei rivoluzionari francesi. Il fatto che l’Egitto fosse ricco di tesori e si trovasse sulla rotta commerciale più breve tra l’Inghilterra e l’India era semplicemente una “fortunata coincidenza”.

Napoleone ce la mise tutta per evidenziare l’aspetto rivoluzionario della spedizione. Prima di tutto, si rivolse agli intellettuali:

“È tra gli intellettuali dell’Institut che l’influenza di Napoleone è più forte. Certo il successo è contagioso, e gli intellettuali di tutte le età sono sempre stati stregati da uomini d’azione dotati di cultura, ma Napoleone sembra aver scosso profondamente l’Institut, che ora sembra un corpo di cadetti pronti a seguirlo in battaglia. Lo invitano a diventare uno di loro; sono deliziati dall’aria modesta con cui legge i documenti; sono attoniti davanti alle sue conoscenze, e sedotti dall’interesse che mostra per il loro lavoro. Letterati e scienziati, uomini come Monge e Berthollet, molto più anziani di lui, trovano di colpo che non ci sia niente di più eccitante che partire per una spedizione militare in Egitto. Il giovane comandante è più che lieto di accettare. Li vuole tutti con sé: ingegneri, geologi, matematici, chimici, zoologi, astronomi, geografi, mineralogisti, archeologi, arabisti, poeti e pittori; ed ecco che, quasi senza rendersi conto di quello che sta accadendo loro, questi studiosi dalla vita sedentaria diventano davvero un altro corpo di cadetti pronti a seguire il giovane Cesare in battaglia.”

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...