Persuasori in Treno


[Di Enrico Sanna.]

In un articolo autobiografico pubblicato su American Mercury nel 1927 con il titolo di The Anarchist’s Progress, l’anarchico libertario Albert Jay Nock dà una descrizione essenziale dello stato: “Nessuno stato di cui si abbia notizia storica è nato con una natura o con un proposito che non significhi la garanzia di sfruttamento di una classe da parte di un’altra.” Un’immagine di come lo stato è un’agenzia per il trasferimento della ricchezza da un insieme di tasche ad un altro è una scena ricorrente e riprodotta in così tante forme che mi chiedo per quale ragione Neil Armstrong non l’abbia depositata sulla luna sotto forma di lastre di bronzo scolpite. Perché chi meglio di lui avrebbe potuto farlo? Non è il programma spaziale uno dei sistemi più brillanti con cui lo stato trasferisce ricchezza dalla tasche dei cittadini verso le proprie e quelle degli amici fornendo al popolo bovino uno show di filmini confusi e dialoghi incomprensibili?

Ad un certo punto ti capita di vedere due uomini che parlano in un treno. Uno di loro è un persuasore. Se sei un persuasore di talento, il treno è un buon punto da cui iniziare. L’uditorio è occasionale, ostico alla selezione, ma condizioni ambientali lo rendono prigioniero della tua retorica. Se cominci dal treno un giorno potrai assurgere alla politica. Allora sarai grande. I contribuenti faranno un sacrificio per pagarti il treno. Forse non sarà un treno. Forse sarà un aereo, o un pullman con l’aria condizionata. Quest’ultimo fa trendy.

Per ora, il treno.

Il persuasore parla come un agente del governo. “Se metti i pannelli solari la corrente te la produci da te,” dice.

Spiega con orgoglio che una volta è arrivato a tre kilowatt. Una cosa pulita. Vengono e ti mettono la roba sul tetto. Il giorno dopo stai già producendo.

“Ha una casa di proprietà?”

Quello di fronte dice che sì, ha una casa di proprietà. A mezzo con un fratello. Dovrebbe parlargli, al fratello.

“E allora?”

Bè, il tetto è anche suo. Del fratello. Ma è una cosa che conviene?

A questo punto il persuasore diventa aggressivo. Si china in avanti. Arriva ad infilare un ginocchio tra le gambe dell’altro. Ha gli occhi molto tondi. “No, ma c’è lo stato che dà gli incentivi.”

Lo Schema Ponzi

Lo stato non ha soldi per pagare incentivi. Lo stato non produce ricchezza con cui pagare alcunché. Lo stato prende dal produttivo Pietro per dare all’improduttivo Paolo. Il tizio di prima finirà per accettare i soldi dello stato. O forse non lo farà ma solo per pigrizia. O perché non ha la possibilità di anticipare il finanziamento. Se non lo farà vivrà con il rimorso per non aver potuto cogliere l’occasione. L’idea che lo stato aumenti le tasse per pagare il suo privilegio passa troppo in alto per toccare la sua testa. Forse sfiora i capelli. Ad un certo punto, potrebbe pensare che è una questione economica troppo complicata per pensarci. Si convincerà ragionevolmente che lo stato può magicamente moltiplicare la ricchezza. Anzi, ne è già convinto. Se sapesse cos’è il moltiplicatore di Keynes, troverebbe che si adatta alla sua morale come un guanto di lattice. E questo nonostante la sua morale sia gonfia come un aerostato.

Novanta anni fa Carlo Ponzi, un geniale italiano emigrato negli Stati Uniti, mise su un giro di società che nel giro di pochi anni fruttò milioni di dollari. Cosa produceva? Nulla. Prometteva guadagni sopra la media a chi acquistava azioni. Ponzi poteva pagare dividendi grossi come prosciutti prendendo il denaro dagli ultimi arrivati. Finché questi erano molti di più degli altri il sistema funzionava. Le entrate superavano le uscite. Dopo qualche tempo, però, il numero dei vecchi azionisti superò quello dei nuovi. Le uscite superarono le entrate. L’imbroglio fu scoperto e il geniale italiano finì dentro. Gli americani gli dedicarono il termine Ponzi Scheme: Schema Ponzi.

Gli incentivi sono uno Schema Ponzi. Funzionano finché le entrate superano le uscite. Per questo lo stato pone condizioni. Chi installa i pannelli solari deve contribuire alla spesa. Questo taglia fuori i più poveri. I poveri non hanno abbastanza soldi per contribuire. A volte non hanno neanche un tetto. Loro sono posizionati dalla parte delle entrate, non delle uscite.

I due in treno sono posizionati dalla parte delle uscite. Sono all’ultimo posto. Al fondo alla catena alimentare. Stanno sotto la tavola e sperano che qualcuno butti giù un osso. Seduti a tavola ci sono i politici, l’immenso apparato burocratico, le associazioni ambientaliste, gli esperti, gli installatori e i produttori di pannelli solari. Questi ultimi sono casualmente cinesi. I cinesi fanno la roba e poi la vendono.

Qualche anno fa il governo federale degli Stati Uniti diede cinquecento milioni di dollari ad una società che produceva pannelli solari, la Solyndra. Perché continuare a dare soldi ai cinesi? Giusto, perché? Allora li diedero alla Solyndra. Il primo settembre 2011 la Solyndra ha dichiarato fallimento. E i cinesi? Loro fanno la roba, come sempre.

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