Progressisti e Negri


[Di Walter Williams. Originale pubblicato su LewRockwell.com il 20 agosto 2013. Traduzione di Enrico Sanna.]

A volte mi chiedo quando sarà che i negri rimanderanno indietro gli insulti che i progressisti e i loro servitori neri fanno piovere sulle loro teste con aria di superiorità. Dopo aver intervistato il testimone chiave nel processo di George Zimmerman, il giornalista CNN Piers Morgan ha detto: “Rachel Jeantel non è ignorante. È una tipa intelligente.” Un’affermazione impressionante. Rachel è una giovane donna che a diciannove anni è ancora alle superiori, non sa leggere in corsivo ed è quasi analfabeta. Forse Morgan intendeva che è intelligente… per essere negra.

I progressisti trattano i negri come se fossero vittime che devono essere trattate con i guanti, bisognose di un trattamento di favore come le quote razziali e le liste preferenziali. Nella scuola questa è la politica dominante degli ultimi decenni, e si è rivelata un fallimento. Io dico che è il momento di provare qualcosa di diverso. Fare come nello sport, ad esempio. I negri eccellono (forse sarebbe meglio dire che dominano) in sport come la pallacanestro, il football americano e la boxe, al punto che l’80% dei professionisti di pallacanestro e il 66% dei giocatori di football sono negri. Quanto alla boxe, sono decenni che i negri dominano le categorie.

Questi fatti dovrebbero ispirare alcune domande. Quando mai sentite un allenatore che giustifica il risultato deludente di uno sportivo nero attribuendolo alla “eredità della schiavitù”, o al fatto di essere figlio di una ragazza madre? Avete mai sentito di standard sportivi razzisti o con pregiudizi culturali? Finora non ho mai sentito uno sportivo, tanto meno un allenatore, dire queste idiozie. Ed è un fatto che gli standard sportivi sono ovunque né più né meno impietosi. Le scuse non sono tollerate. Pensateci. Cosa succede ad un giocatore di pallacanestro o di football che non raggiunge gli standard imposti dall’allenatore? Non gioca. I giocatori lo sanno, e per questo si sforzano di eccellere. A maggior ragione se aspirano a diventare professionisti. Tra l’altro, i negri eccellono anche nell’industria dello spettacolo, dove pure domina una competizione feroce di tutti contro tutti.

Ora, vista la capacità dei negri di eccellere in mondi così impietosi e esigenti, una simile politica dovrebbe dare risultati simili a scuola.

Forse sarebbe meglio se i giovani fossero caricati di compiti, interrogati spesso e incalzati continuamente da insegnanti esigenti e duri. In una scuola così non ci sarebbero scuse. O il giovane si dimostra all’altezza, oppure viene espulso e mandato in un’altra scuola. Io scommetto che un numero significativo di giovani neri troverebbe il modo di eccellere in un ambiente del genere, esattamente come trova il modo di eccellere in ambienti fortemente competitivi come lo sport e lo spettacolo.

Ma il programma dei progressisti non è fatto solo di giustificazioni: è anche dipendenza. Lo si vede soprattutto nel modo in cui si sforzano di far sì che sempre più persone dipendano dai buoni viveri; anche se in questo caso sono per la pari opportunità razziale. Con l’amministrazione Obama, il numero di chi riceve buoni viveri è schizzato su del 39%. Il professor Edward Lazaer, presidente del Consiglio dei Consulenti Economici dal 2006 al 2009, in un articolo dal titolo “Il Disastro Nascosto della Disoccupazione” pubblicato sul Wall Street Journal (5 giugno 2013) ha parlato di una ricerca fatta da Casey Mulligan dell’Università di Chicago secondo cui “visto che un aumento del reddito porta ad una perdita di benefici governativi, alcuni rinunciano ad un lavoro poco remunerativo per paura di perdere i benefici; soprattutto sussidi di disoccupazione e di invalidità, e buoni viveri”. Probabilmente queste elargizioni governative spiegano il gran numero di americani, quasi 90 milioni, che non cerca più un lavoro.

Walter Williams

Tutto questo fa parte del programma progressista che mira a far diventare gli americani, soprattutto i negri, dipendenti dalle elargizioni governative. Nelle future elezioni chiunque si opponga a tasse e spesa pubblica sarà accusato di razzismo. Come disse il deputato Charles Rangel, democratico, di New York, denunciando il taglio delle tasse voluto dai repubblicani nel 1994: “Adesso non dicono più ‘sporco negro’ o ‘bandolero’. Dicono: ‘Tagliamo le tasse’.”

Sono sicuro che quando i neri americani finalmente riconosceranno il danno fatto loro dai progressisti, diventeranno i più conservatori fra tutti; perché nessuno più di loro è stato danneggiato dalla politica progressista.

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