La Barbarie della Politica


[Di Aaron Ross Powell. Pubblicato il 26 settembre 2013 su Libertarianism.org. Traduzione di Enrico Sanna.]

Quello che ci caratterizza come esseri umani è la capacità di ragionare. Per questo possiamo confrontarci con gli altri seguendo la ragione. Se vuoi cambiare le mie idee riguardo qualcosa, il metodo migliore, il più umano, consiste nella persuasione pacifica. Solleva una questione. Metti in dubbio il mio pensiero. Cerca di dimostrare dove sbaglio. Questo è ciò che fanno le persone per bene quando sono in disaccordo.

Quello che non fanno è darsi addosso. Se si accorgono che non c’è accordo non tirano fuori il coltello o la pistola. Riconoscono, al contrario, che ci sono persone che la pensano diversamente, a volte anche su questioni importanti, e che il rispetto che come uomini dobbiamo l’uno all’altro ci impone di rispettare queste differenze. Finché tu non usi la forza contro di me o la mia proprietà, io sono obbligato a fare lo stesso con te e la tua proprietà. Fare diversamente significa comportarsi come un essere brutale. E questo dovremmo evitarlo, perché non è da persone civili e perché vivere civilmente significa vivere seguendo il nostro potenziale umano. Nessuno si trova a suo agio nella brutalità.

Se la natura umana – e il rispetto della dignità umana degli altri – mi vieta di usare la forza per raggiungere i miei fini, allo stesso modo mi vieta di usare la forza di altre persone per i miei scopi personali. Se io voglio la tua automobile e tu non vuoi vendermela, non solo non posso sfondare la finestra e rubartela, ma non posso neanche assoldare un delinquente e chiedergli di fare la stessa cosa per me.

Ora, assoldare un delinquente e ordinargli di commettere atti violenti è di fatto la sostanza di gran parte della politica. Pensate alla guerra contro la droga. In una società civile, se io penso che tu sbagli a prendere le droghe te lo dico. Ti porto esempi e argomenti convincenti per dimostrarti che non dovresti farlo. Coinvolgo i tuoi amici e la tua famiglia. Ma se tu insisti, non posso che accettare le tue scelte; sempre che il fatto che tu prenda le droghe non tocchi i miei diritti, ad esempio derubandomi per finanziare le tue abitudini.

In un ambiente politico, però, quando esempi e argomenti convincenti non bastano non mi fermo. Al contrario, mi rivolgo allo stato. Metto assieme un gruppo di amici per votare una legge contro l’uso delle droghe, oppure convinco un gruppo di senatori a fare lo stesso. Ora, con questa nuova legge dalla mia parte, posso usare la violenza per imporre il mio volere. Vuoi continuare a prendere le droghe? Bene, ma ora c’è un poliziotto con una pistola che ti farà smettere, e se non smetti ti arresta. E se ti opponi ti spara.

Questo principio base – la politica come ricorso alla violenza quando tutti gli altri mezzi di persuasione falliscono – non si applica solo alle droghe ma anche a molte altre linee d’azione. Le industrie ricorrono alla violenza della politica per bloccare la concorrenza. I dipendenti delle scuole pubbliche la usano per impedire che gli studenti abbandonino le scuole fallite. Chi vuole riformare il finanziamento delle campagne elettorali vorrebbe usare la violenza politica per far tacere quelli con cui sono in disaccordo. Il sindaco di New York vuole usare la violenza della politica per impedire agli abitanti della città di bere troppe bevande zuccherate.

Tutti dovremmo disprezzare questa deriva verso il barbarismo. Dovremmo sforzarci di essere meglio di quanto la politica ci spinga ad essere. Dovremmo rifiutarci di ricorrere alla violenza per affermare la nostra linea.

Il problema è che, quando la politica cresce – ovvero, quando l’azione politica manda via l’azione privata – diventa sempre più difficile sfuggire alla barbarie che produce dentro di noi. L’azione politica è aut-aut. Una cosa o è legale o non lo è. O prevale la mia volontà o prevale la tua. La conseguenza è che la politica ci sprona a vedere gli altri come nemici. Tu non sei semplicemente qualcuno con un opinione diversa dalla mia. Al contrario, sei qualcuno che vuole farmi fare cose che io non voglio, e per questo minacci di ricorrere alla violenza.

Quando cominciamo a vedere una persona come nemico, inevitabilmente cominciamo a disumanizzarlo. Il risultato è che non ci sentiamo obbligati ad avere a che fare con lui umanamente, con rispetto, tramite la ragione. La violenza ci appare più accettabile. Se il tuo avversario diventa un essere brutale, sei autorizzato a trattarlo come tale.

Le cose vanno peggio quando ci mettiamo dentro la rabbia che la politica provoca in tanti di noi, rabbia che compromette e soffoca la nostra capacità di ragionare, rendendo così ancora più difficile riconoscere la disumanità del nostro comportamento.

Noi abbiamo la possibilità di essere superiori a ciò. Abbiamo il dovere morale di essere superiori. Altrettanto importante è che dobbiamo essere superiori perché vogliamo vivere all’altezza del nostro potenziale come esseri umani. Servirsi della politica – servirsi della lontana violenza dello stato – per raggiungere i propri fini significa allontanarsi da quel potenziale. I nostri rapporti con gli altri dovrebbero essere basati sulla ragione, il rispetto, la compassione e la cortesia, e non sulla meschinità, le minacce e la violenza.

Dovremmo unirci davvero alla società civile, e fare tutto quello che ci è possibile per lasciare la barbarie della politica alle nostre spalle.

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