La Pulsione che Spinge al Comando


[Di Butler Shaffer. Pubblicato su lewrockwell.com il 30 agosto 2013. Traduzione di Enrico Sanna.]

La voglia impellente di salvare l’umanità quasi sempre è solo la seconda faccia della voglia impellente di governarla. – H. L. Mencken

Perché così tanti uomini e donne sono spinti a cercare e ad esercitare il potere attraverso la politica? Se giudichiamo le motivazioni sulla base delle promesse fatte, dobbiamo concludere che desiderano il benessere della nostra società, o di tutto il genere umano; o che desiderano mettere fine all’ingiustizia e promuovere i diritti dei poveri e dei calpestati; o che desiderano proteggere i bambini; o difendere il paese da un aggressore esterno; o generare prosperità economica; o promuovere altri fini nobili che servano l’interesse pubblico. La nostra volontà di credere che questo è ciò che spinge i pochi ad esercitare il potere sui molti è un riflesso della nostra ingenuità.

La questione se le persone debbano controllare la propria vita, le proprie energie e le proprie risorse per i propri fini, o se debbano servire gli interessi di chi vuole controllare gli altri con la forza, è una questione che ci accompagna da sempre. L’impulso che spinge a promuovere i propri interessi controllando gli altri si può far risalire ai nostri “primitivi”antenati. Mentre la componente maschile della tribù era a caccia di gazzelle, uno di loro, particolarmente brillante, deve aver pensato un modo meno pesante per provvedere a se stesso. “Perché devo spendere gran parte delle mie energie a caccia di selvaggina sotto il sole cocente, soprattutto se si pensa che gli altri sono più bravi di me a cacciare?” si chiede. Quindi escogita un piano e lo espone agli altri componenti della tribù. “Io sono in contatto con gli dei che guidano il mondo in cui viviamo. Loro possono dirmi come cacciare meglio le gazzelle, come proteggere la tribù dal nemico sulla montagna, e come organizzare e migliorare la tribù. Io posso passare queste informazioni a voi, e se voi mi obbedite le nostre vite miglioreranno.” In questo modo primordiale fu inventata la politica, che permette a pochi di controllare tutti gli altri.

Che facciano da tramite con gli dei, che traducano i segreti della natura in verità scientifiche, che prevedano la marcia inesorabile delle forze della storia, o che identifichino le connessioni casuali che permettono di pianificare il benessere economico, queste menti furbe hanno concepito metodi sempre più sofisticati per sfruttare le paure e le incertezze dei loro prossimi e conquistare così il potere su di loro. I loro piani consistono in uno stato di paura costante riguardo le conseguenze che potrebbero venire dalla disobbedienza ai loro precetti: potrebbero arrivare carestie causate dalla scarsità di selvaggina; il nemico potrebbe entrare di nascosto nel villaggio durante la notte e distruggere le capanne; o potrebbero arrivare terremoti terribili, siccità, grandi tempeste se non viviamo secondo il dettato degli dei.

Se i dettagli dei giochi di potere politico cambiano, la logica che sottintende al sistema rimane essenzialmente invariata. Lo sciamano tribale, con il suo insieme di ciondoli e fumo magico si riconoscerebbe subito nei burocrati moderni, che per raggiungere i suoi stessi fini usano licenze, regolamenti e altri sotterfugi. Lo sciamano primitivo, con la sua pretesa di essere in comunicazione diretta con gli dei, è stato sostituito da “esperti” provenienti dal mondo accademico con le loro proiezioni fatte al computer, ricattatori psicologici che vantano la capacità di predire esiti futuri in un mondo che è eternamente caotico e incerto.

Questo insieme di paure, forti quanto basta a mantenere i tanti nell’obbedienza, dipende dall’uso delle menzogne. Nelle società primitive le menzogne possiedono quella semplicità e ristrettezza d’intenti sufficienti a far sì che la popolazione della tribù ci creda. Ma in una società più complessa – con milioni di individui che interagiscono attraverso una miriade di reti – le menzogne si trasformano in una valanga di contraddizioni e espressioni conflittuali che si insinuano in ogni sfaccettatura dell’azione umana. In virtù di questa ubiquità, discordie sociali, storture economiche, guerre, genocidi, e altre pratiche disumanizzanti e scoraggianti sono diventate la norma dell’esistenza attuale del genere umano sulla terra.

Il mantenimento del potere sugli altri richiede una flessibilità sufficiente che permetta ai politici di rispondere ai cambiamenti delle condizioni. Il programma di rinnovo urbano degli anni sessanta – che le persone assetate di potere usarono per buttar giù le vecchie case dei centri storici – negli anni settantafinì sotto le critiche. Improvvisamente divenne più importante conservare i vecchi edifici, e molti di quelli che avevano promosso il rinnovo urbano divennero sostenitori del nuovo programma che mirava al controllo della città. Per loro non era importante il fatto che le vecchie strutture fossero distrutte o preservate: il fine centrale di questa élite era il fatto che dovevano essere loro – non i proprietari delle case – ad avere l’ultima parola in materia.

La stessa capacità di adattamento esiste tra i cosiddetti ambientalisti. La minaccia di un raffreddamento globale che guidò gli elitisti negli anni settanta si trasformò rapidamente nel problema del riscaldamento globale durante il decennio successivo. Quando fu evidente che la terra era stata sottoposta a numerose fluttuazioni della temperatura globale durante i millenni, la minaccia immaginaria fu trasformata in cambiamento climatico. Che il pianeta diventi più freddo, o più caldo, o che semplicemente vari la temperatura, non ha importanza: gli elitisti insisteranno a dire che bisogna risolvere il “problema” controllando la vita e le attività di tutti gli esseri umani. Se dovessero scoprire che il clima è in condizioni di equilibrio, questi elitisti verrebbero fuori con un programma di “stimolo” per far “ripartire il pianeta”. Ci direbbero che, per il bene dei nostri figli e nipoti, dobbiamo sottometterci all’autorità degli ambientalisti con la loro capacità di dirigere ogni dettaglio della nostra vita. Altrimenti la terra finirebbe senza vita come Marte!

Finché le menzogne sono diffuse e rafforzate da persone rispettate dalla popolazione in generale – e voci stimate se ne trovano sempre nelle sale delle istituzioni dominanti – raramente se ne mette in dubbio la veridicità. Man mano che le esagerazioni e le falsità si diffondono, le conseguenze avverse diventano una metastasi, generando altro disordine a cui le élite di potere reagiscono con ulteriori distorsioni e contraddizioni.

Lo spettro di Hitler che voleva conquistare il mondo diventò l’orco comunista che voleva conquistare il mondo, e con il tempo si è trasformato nell’uomo nero del terrorismo che vuole conquistare il mondo. Come bambini che vanno a vedere “Frankenstein”, gli abitanti di Stupidania continuano a comprare biglietti per il prossimo spettacolo, credendo che il potere abbia la pallottola magica, la treccia d’aglio, o lo spaventapasseri che scaccerà i mostri che altri hanno impiantato nelle loro teste.

Chi cerca il potere coercitivo sugli altri deve convincere i suoi soggetti a fare quello che nessun individuo razionale penserebbe mai di fare: sottoporre il perseguimento dei propri interessi all’ordine del giorno di qualcun altro. Per vincere l’insensatezza di subordinare i propri interessi – anzi, la propria vita – agli interessi egoistici degli elitisti, sono state messe su istituzioni che hanno il potere di convincere le menti ad accettare le virtù dell’obbedienza e del sacrificio di sé. Quelli che resistono il condizionamento sono etichettati come “egoisti”, una parola il cui significato, per gli elitisti, si riduce a “qualcuno che mette i suoi avidi interessi davanti ai miei”.

L’imbambolato non deve chiedere “perché?” Fare così significa fare entrare la “verità” nell’equazione politica. Da tempo le menti intelligenti sono al corrente del fatto che le menzogne sono la moneta usata dai sistemi politici nei suoi affari. Come per i sistemi monetari, un’inflazione nell’offerta di menzogne accelera la svalutazione delle menzogne prevalenti, insospettendo anche il più stupido. Lo sforzo con cui si cerca di combattere questi effetti deleteri produce altra inflazione. Le menzogne crescono in fantasia, e la soglia dell’ingenuità sale. Anche i rappresentanti più rispettati dei media e del mondo accademico cominciano a considerare, saggiamente, l’ipotesi di abbandonare la nave che affonda. Viene fuori una variante della legge di Gresham: le menzogne in fuga portano sempre più persone ad illuminare le proprie menti con la verità.

La verità, per chi cerca il potere,” è come lo scarto industriale per una fabbrica: una forma di entropia da eliminare nel modo meno costoso. È inevitabile che qualcuno dei suoi soggetti più obbedienti inciampi inavvertitamente sull’incongruità di una menzogna con tutta l’intollerabile asprezza del mondo reale. Ma gli effetti di questa eventualità possono comunque essere isolati dai componenti della corte del re filosofo, che con la loro perizia sono in grado di dare spiegazioni plausibili a quelli che hanno scoperto la contraddizione.

Molto più ostici per la classe elitista sono quelli che svelano le verità nascoste dietro le menzogne. Le menti intelligenti capiscono che le menzogne, le falsità, le esagerazioni, le provocazioni e altre distorsioni e false rappresentazioni della realtà sono essenziali agli interessi dello stato corporativo. Se le istituzioni sono fini a se stesse, gli individui devono subordinare i loro fini a quelli dell’ordine costituito. Ma poiché il mondo reale funziona in forme e pratiche decentralizzate, l’idea che le istituzioni debbano avere un’importanza centrale nel comportamento umano è una finzione che può essere mantenuta solo distorcendo la verità. Quelli che dicono “Non credo a niente di quello che mi dice il governo”, o “non prendere nulla per vero finché non arriva la smentita ufficiale”, aiutano i loro simili ad aprire gli occhi riguardo la natura disonesta di tutti i sistemi politici.

Quelli che rivelano le menzogne su cui poggia la politica sono un imbarazzo per gli elitisti, che tramano per controllare e sfruttare gli altri e metterli al servizio dei loro interessi particolari. Per quelli che premono sui privilegi della forza coercitiva, il resto dell’umanità non è altro che materiale grezzo da convertire secondo i loro interessi, risorse da mantenere nello stato di “bovino felice” finché le sue energie non saranno sacrificate al “bene superiore” rappresentato dagli interessi degli elitisti. Le scuole statali, la stampa tradizionale e la pubblicità dei grandi marchi vanno in questa direzione; condizionano le menti facendo credere loro che è necessario mantenere la società nello stato attuale, e le preparano ad ulteriori sacrifici per proteggere gli interessi dei loro governanti. L’invenzione del “terrorismo” – versione moderna del nemico sulla montagna – serve a rafforzare il sacrificio di sé su cui si basa la struttura politica. Se qualcuno fa capire che questa presunta minaccia è una bugia – come nel caso delle immaginarie “armi di distruzione di massa” – gli apologisti dello stato spiegano che la bugia è in realtà un insuccesso dei servizi segreti.

Chi l’ordine politico non riesce a sopportare, però, è chi dimostra che le pratiche e le politiche governative non sono semplici affermazioni involontarie generate dalle incertezze di un mondo complesso, ma macchinazioni inventate; cospirazioni messe su da una classe governativa che si è autonominata per mantenere il potere su tutti gli esseri umani. Come nel caso del bambino che dice che l’imperatore è nudo, a chi dice la verità non è permesso sconvolgere i piani dell’élite di potere. Quando i soci del Rotary Club cominciano a mettere in dubbio le intenzioni di chi vuole governare l’umanità con la violenza, significa che il sistema è nei guai seri. Scoraggiare chi dice la verità è la ragione per cui Ed Snowden deve cercare asilo in Russia, Julian Assange deve nascondersi nell’ambasciata ecuadoriana, un grande giornalista come Glenn Greenwald si è trasferito in Brasile, e Bradley/Chelsea Manning è stato condannato a trentacinque anni di prigione, una condanna ben più lunga di quella sofferta da altri dipendenti del governo che in passato hanno venduto segreti ad altri governi o a gruppi terroristici. Un sistema corrotto e completamente disonesto non può permettere che la ricerca e la divulgazione della verità prevalgano in un mondo diretto da, per e tramite quelli che credono di essere stati chiamati a governare l’umanità

Questi informatori sono la prova del fatto che qualità superiori come il carattere, il coraggio morale e l’adesione alla verità – tratti che sono sinonimo di “integrità” – sono ancora nell’animo umano. A loro si riferiva Albert Jay Nock quando parlava de “i Restanti”, uomini e donne che aiutano a creare un sistema sociale che serva tutta l’umanità, non solo i pochi che mettono su e amministrano gli strumenti della sua distruzione.

Butler Shaffer

Quando uomini di carattere devono sottrarsi alla vista, nascondersi, o sono messi in galera, o minacciati di morte dai governanti, potete stare sicuri che la società governata da questa brutalità è negli spasmi della morte. Un sistema che insiste nel voler controllare gli altri attraverso livelli sempre più alti di violenza sistematica; che deruba i tanti per il prestigio dei pochi; che regola ogni espressione del comportamento umano che non sia al servizio dei governanti; che presume di avere il potere di fare la guerra contro chiunque, un principio che al processo di Norimberga portò molti alla forca; un sistema che criminalizza chi vuole dire la verità alle vittime del governo; un sistema del genere non ha forza morale sufficiente a reggersi in piedi. È probabile che con il trattamento inflitto al soldato Manning gli Stati Uniti abbiano scavato la propria fossa. Chi finge che lo stato serva un qualunque proposito per il bene dell’umanità si trova davanti l’impresa impossibile di dimostrarlo. Quando chi dice la verità finisce in galera per quello che ha fatto, significa che dentro il sistema non c’è più alcuna pretesa di decenza o di utilità.

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