Krugman: Il Sistema Economico Va Alcolizzato


[Di Matteo Corsini. Originariamente pubblicato su Movimento Libertario da leonardofaccoeditore il nove ottobre 2013.]

“Fino a questo momento la Abenomics se l’è cavata più che bene. Inviando il segnale che la Banca del Giappone è cambiata, che non porterà via la bottiglia del sakè proprio nel momento in cui la festa comincia a scaldarsi, che perseguirà stabilmente un obbiettivo di inflazione col segno più, e che sono in arrivo perfino stimoli di bilancio nonostante l’elevato livello di indebitamento, le autorità giapponesi hanno impresso una netta sterzata all’andamento dell’economia nel breve termine… A mio parere, rimandare l’aumento dell’imposta sulle vendite sarebbe la cosa più prudente da fare, anche semplicemente dal punto di vista del bilancio… Far scendere i tassi reali (e, in misura minore, erodere il valore reale del debito esistente) è importantissimo per la salute dei conti pubblici nel lungo periodo: è semplicemente assurdo mettere a rischio i progressi fatti sotto questo profilo in nome della responsabilità di bilancio”. (P. Krugman)

Nelle poche righe che ho riportato sono condensati i punti fondamentali di ciò che Krugman (da buon keynesiano) ritiene debba essere fatto per il breve e per il lungo termine. Nel breve termine una manovra di monetizzazione sovrabbondante come quella in corso in Giappone ha senza dubbio l’effetto di gonfiare il Pil, non da ultimo per via della spinta alle esportazioni conseguenti alla forte svalutazione subita dallo yen a partire dal novembre del 2012. Illuminante l’ammissione di Krugman: la banca centrale “non porterà via la bottiglia del sakè proprio nel momento in cui la festa comincia a scaldarsi”, ossia quando la gente inizia a essere ubriaca. Probabilmente Krugman ritiene che sia dandosi all’alcol che si risolvono i problemi, anche se l’evidenza empirica dimostra il contrario. Ovviamente il governo giapponese non dovrebbe aumentare le tasse, nonostante il deficit sia attorno al 10 per cento del Pil e il debito viaggi verso il 240 per cento. Sul non aumentare le tasse potrei anche essere d’accordo, ma non sul fatto che sia continuando ad accumulare debito che si risolleva stabilmente l’economia.

Tra l’altro, Abe ha finito per aumentare l’Iva, prevedendo poi altri stimoli fiscali in modo tale da non ridurre (sia mai!) il deficit). Lo stesso Krugman, peraltro, pare avere coscienza del fatto che il nodo del debito dovrà prima o poi essere affrontato. Ma anche per questo ha una soluzione: far scendere i tassi reali, ovviamente portandoli in territorio negativo, in modo tale da alleggerire il peso del debito. Ciò sarebbe “importantissimo per la salute dei conti pubblici nel lungo periodo”. Considerando che oltre il 90 per cento del debito pubblico è detenuto da investitori domestici, di fatto la svalutazione del debito attraverso tassi reali negativi corrisponderebbe a una tassazione surrettizia a carico dei possessori di titoli di Stato. Non si tratta certo di una novità, essendo una pratica a cui ogni Stato ricorre più o meno di frequente. Resta il fatto che, secondo Krugman, la soluzione consisterebbe, in buona sostanza, nell’alcolizzare il sistema economico e nel favorire a prescindere i debitori a danno dei creditori. Ovviamente per “la salute dei conti pubblici”. Mah.

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