La Guerra alla Droga È una Follia Globale


[Di Ted Galen Carpenter. Originale pubblicato sul sito del Cato Institute il quattro ottobre 2013 con il titolo Drug Prohibition Is a Global Folly. Traduzione di Enrico Sanna.]

Un rapporto pubblicato dalla CNN questa settimana parla di fallimento della guerra internazionale alle droghe. Non è una sorpresa. Lo dimostra il fatto che molti esperti, opinionisti e politici, come l’ex segretario di stato americano George Shultz, l’ex presidente messicano Vicente Fox e l’ex presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso, sono arrivati alle stesse conclusioni.

Tra le altre conclusioni del rapporto c’è il fatto che, tenendo conto dell’inflazione e del grado di purezza della droga, il prezzo di marijuana, cocaina e eroina è calato drammaticamente dall’inizio degli anni novanta in aree geografiche geograficamente diverse come l’Europa, gli Stati Uniti e l’Australia. In altre parole, le droghe illegali sono abbondanti e a buon prezzo in tutto il mondo.

E adesso?

I consigli che l’autore del rapporto dà sulla politica da intraprendere sono relativamente timidi. Enfatizzano la necessità di passare da una strategia che mira a sradicare e proibire l’uso delle droghe ad una che punta di più sulla prevenzione e il trattamento. Anche se il passaggio dall’applicazione della legge alla “riduzione del danno” sarebbe un miglioramento rispetto all’attuale strategia futile e controproducente, questo non basta.

Per di più, il rapporto accetta troppo facilmente la convinzione diffusa secondo cui le droghe sono responsabili di una serie di patologie sociali. In realtà è la strategia basata sulla proibizione, e non l’uso delle droghe in sé, a causare molte di quelle patologie.

L’abuso di droghe è certamente un problema di salute pubblica, e i costi per la società sono considerevoli. Ma è il proibizionismo della droga a creare brutte distorsioni sociali e economiche.

A causa dell’illegalità del mercato della droga, il mercato nero genera un compenso enorme (secondo molte stime, fino al 90 per cento del prezzo al consumo). A questo si aggiunge il fatto che chi traffica prodotti illegali spesso non ha scrupoli quando si tratta di violare altre leggi. Grazie al proibizionismo il mercato è dominato da individui e organizzazioni tra i più ripugnanti e violenti.

Il proibizionismo della droga porta inevitabilmente alla corruzione e alla violenza: a livelli allarmanti negli Stati Uniti, e ancora di più nei paesi di produzione e transito della droga. La guerra alla droga causa alla società più danni dell’uso della droga in sé.

In Messico, ad esempio, negli ultimi sei anni e mezzo circa 60.000 persone sono morte in sparatorie tra i diversi cartelli della droga e tra questi e le autorità messicane. E altri 20.000 sono scomparsi. Questi problemi hanno trovato un terreno ancora più fertile nei più piccoli e deboli paesi dell’America centrale. I cartelli della droga che hanno base in Messico oggi controllano grosse porzioni di territorio in Honduras e Guatemala, e rappresentano una minaccia crescente per le autorità degli stati di tutta la regione.

Come fa notare il rapporto, il traffico internazionale di droga è un’industria di 350 miliardi di dollari. Un simile gigante economico non può essere sconfitto con metodi realistici. Possiamo soltanto stabilire se il commercio della droga deve andare in mani oneste o restare in quelle di criminali spietati.

La donchisciottesca crociata americana contro l’alcol tra gli anni venti e i primi anni trenta dimostra che una strategia basata sul proibizionismo serve solo a rendere ricchi e potenti dei criminali odiosi. Quando l’alcol fu dichiarato fuorilegge, il mercato cadde nelle mani di gangster come Al Capone e Dutch Shultz. In tutto il paese i trafficanti compravano e corrompevano i politici eletti e gli agenti di polizia. C’erano sparatorie per le strade di Chicago, New York e altre città: esattamente come oggi nelle grandi città ci sono sparatorie tra bande rivali di spacciatori.

Quando fu abrogato il proibizionismo, furono i fornitori legali a offrire ai consumatori tutto quello che volevano bere, e scontri e corruzione calarono molto. Oggi il mercato è dominato da Gallo Wines, Coors Brewery e Jack Daniels Distillery.

Mettere fine al divieto di drogarsi non è una panacea. Anche con la legalizzazione, c’è sempre chi guida ubriaco, l’alcolismo e altri problemi sociali. Ma nessuna persona ragionevole chiede di tornare al proibizionismo con tutte le sue tristi conseguenze.

La follia del proibizionismo degli alcolici fu confinato agli Stati Uniti. Grazie soprattutto alle pressioni di Washington, il proibizionismo della droga è una follia globale. Dobbiamo imparare dalla storia e andare oltre qualche cambiamento modesto nella strategia antidroga. Dobbiamo ingoiare il rospo, accettare la realtà che questo secondo tentativo di proibizionismo non funziona meglio del primo.

Il cambiamento avverrà con una legalizzazione totale della marijuana, non a piccoli passi, non con una legalizzazione parziale come quella approvata l’anno scorso dagli elettori del Colorado e dello stato di Washington. Dobbiamo anche iniziare a discutere seriamente su cosa fare con le droghe pesanti in un quadro legale. Qualunque siano le particolarità di questa nuova politica, Stati Uniti e resto del mondo devono ammettere che il proibizionismo rappresenta un approccio insostenibile.

Annunci

One thought on “La Guerra alla Droga È una Follia Globale

  1. In un sistema in cui le persone fossero realmente libere (ovvero, senza autorità politiche che dettano legge) i costi sanitari ed economici dei comportamenti pericolosi come il bere troppo o il farsi troppo sarebbero a totale carico di chi li causa.
    Non esisterebbe alcun costo “sociale” o a carico della “società”. In un sistema senza Stato, insomma, le droghe sarebbero liberamente commerciabili e acquistabili. Se poi un tizio in preda alla coca va a sbattere contro un muro e si frattura 50 ossa, si paga l’intervento medico, se può. Se non può, o si affida a qualche associazione benefica o semplicemente, si pentirà da solo di quello che ha fatto. Magari non lo farà più.
    Ma la responsabilità individuale è l’unica “medicina”, se così possiamo chiamarla.

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...