Dio Crede nella Libera Impresa


[Di Joseph Sunde. Articolo originale pubblicato su blog.acton.org l’otto ottobre 2013 con il titolo God Is a Free Enterpriser. Traduzione di Enrico Sanna.]

Preso dal libro di Gerard Berghoef e Lester DeKoster, Faithful in All God’s House: Stewardship and the Christian Life:

Il Signore Dio crede nella libera impresa. Per questo Karl Marx, che non credeva nella libera impresa, rifiutava Dio.

Dio crede nella libera impresa perché si aspetta un rientro dai suoi investimenti. La parabola dei talenti (Matteo 25:14-30) e quella delle dieci mine (Luca 19:11-27), raccontate da Gesù, ci fanno capire chiaramente che Dio si aspetta un interesse dai talenti investiti in ognuno di noi. Questo è implicito nel commando divino: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Matteo 5:48).

In breve, tutti i doni che Dio fa agli umani sono come un investimento divino da cui l’investitore si aspetta un rientro. Sappiamo dal tenore delle Scritture quale deve essere la natura di quel rientro: mettere i talenti a disposizione di Dio affinché altri possano trarre beneficio da ciò che è stato donato a noi. Questo è riassunto nella regola: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Luca 6:31).

Come sappiamo tutti, però, il peccato è un grosso ostacolo:

Questo ordine ideale rappresentato dall’aspettativa di un rientro da un investimento è fatto a pezzi dal peccato. San Paolo lo spiega brillantemente: “Loro che hanno scambiato la verità di Dio per la menzogna, e hanno adorato le cose create e non il Creatore, che è benedetto in eterno” (Romani 1:25). L’investitore divino è defraudato apposta del suo rientro. Al cuore di questo furto c’è una finta fede. Gli uomini si inchinano davanti alla propria avidità, e non davanti al loro Creatore, perché sono schiavi del demonio, che è l’autore della menzogna.

Fortunatamente, rimane la speranza. Non siamo abbandonati, non rimaniamo schiavi di Satana. Questo significa, come notano Berghoef e DeKoster, che “i credenti non sono lasciati all’oscuro, sanno che il Signore chiede un interesse dal suo investimento in talenti e doni.”

Cosa significa, dunque, che “tramite la fede” siamo stati liberati dalla schiavitù in Egitto? Significa che è il dono di Dio a metterci ancora una volta in condizione di restituire a lui gli interessi dell’investimento che ha fatto in noi. I nostri doni e i nostri talenti sono liberati dalla schiavitù della brama di noi stessi e messi al servizio degli altri nel nome di Dio. La parabola dei talenti, come quella delle mine, si rivolge a tutti quelli che sono stati liberati dalla fede…

…Il tema dominante del rientro dall’investimento è chiaro nel Grande Mandato del Nuovo Testamento. Cristo demanda agli apostoli l’edificazione della sua chiesa. Spetta a loro, prima di tutto, predicare la buona novella (vangelo) della liberazione. Chi crede nella buona novella si unisce alla chiesa tramite il battesimo. A sua volta, la chiesa deve insegnare loro gli ordini del Signore, che insegna come produrre un rientro dall’investimento che Dio ha fatto su di loro (Matteo 28:19-20)…

Come ogni investitore prudente, Dio non lascia il suo rientro al caso. Lo persegue, e il suo agente in questo perseguimento è la chiesa, dove si insegna e si pratica la guida verso il bene.

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