Fred È Razzista


Fred Ammette: Razzista della Peggior Specie

L’Orbita Terrestre Svirgola. Crollo dei Mercati

[Di Fred Reed. Originale pubblicato su Fred on Everything il 21 giugno 2012 con il titolo Fred Is Racist. Traduzione di Enrico Sanna.]

Sì, ahimè, è vero. Oh, io sono un povero peccatore, ho offeso il Signore, ho vissuto nella notte oscura del razzismo. È un peso sulla mia anima. Oh, quanto pesa. Ma ora, dopo aver visto la luce del bene, sono pentito e confesso da uomo le mie trasgressioni. Sì, lo dico qui, davanti a Dio e all’uomo:

Io credevo in un comportamento che non tiene in considerazione la razza, il credo, il colore, il sesso e le origini.

Che vergogna. Che vergogna.

E per liberare la mia coscienza farò un’altra rivelazione. Io ero contro qualunque discriminazione basata sulla razza o il sesso, contro il programma che vieta le discriminazioni, contro le politiche che favoriscono le minoranze razziali e le donne, le quote, e i favoritismi del governo e dei media. Oh, la colpa mi strugge! Ero una bestia, peggio anche del Gran Flagon dell’Arbitro Invisibile del Ku Klux Klan.

E non è tutto. Ho letto, e creduto, e immerso me stesso nelle teorie di noti pericolosi razzisti, come Martin Luther King, che una volta disse apertamente: “Io ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno possano vivere in un paese in cui non siano giudicati per il colore della loro pelle, ma per le loro qualità.”

Sì, sì, anche io pensavo così e – oh, strazio – ero perfino orgoglioso di pensarlo. Io pensavo che contasse il comportamento, non la razza; che se una banda di ragazzini rapinava un negozio di generi alimentari dovevano essere presi a frustati senza badare alla razza. Pensavo che dovessero essere giudicati per le loro qualità. Non riuscivo a vedere l’ingiustizia di una giustizia uguale per tutti. Non capivo ancora che essere contro il razzismo era un chiaro indice di razzismo.

Ancora la comprensione non era discesa su di me. Prima della salvezza pensavo che la gente dovesse prendersi responsabilità delle proprie azioni. Se dei nazisti con gli anfibi pestavano a sangue un negro per, ehm, una cosa qualunque, io pensavo che i giornali dovessero pubblicare i loro nomi e le loro fotografie, e che il tribunale dovesse dare loro minimo trent’anni, senza condizionale, per farli riflettere saggiamente sulla possibilità di ripetere l’azione. Io credevo che non si dovessero nascondere i crimini, né proteggere i criminali, secondo la razza. O qualcos’altro. La stessa legge per tutti, mi dicevo. Oh me sciocco.

Ero nell’errore. Ora capisco che credere nell’uguaglianza davanti alla legge è la forma peggiore di razzismo. Discrimina ingiustamente contro i criminali. Tutto quello che posso dire a mia discolpa è che altri razzisti, come Thomas Sowell, mi hanno trascinato in questa palude morale.

Sowell: “Episodi simili di violenza, senza provocazioni, da parte di bande di giovani neri contro bianchi scelti a caso sulle spiagge, nei centri commerciali o in altri luoghi pubblici, hanno avuto luogo a Philadelphia, New York, Denver, Chicago, Cleveland, Washington, Los Angeles e altrove in tutto il paese. Sia le autorità che i media tendono a nascondere questi episodi sotto il tappeto.”

A Washington, dove lavoravo un tempo, persone Profondamente Buone mi spronarono a correggere le mie convinzioni. I miei superiori morali mi ripetevano sempre che il crimine e l’analfabetismo dilagavano tra i neri perché i neri erano svantaggiati e oppressi. E io non ci credevo. No. Ascoltavo invece la voce di Walter Williams, un pericoloso Simon Legree e noto membro del KKK. Un demonio calzato e vestito che scriveva: “Mi sono diplomato alla scuola superiore Benjamin Franklin di Philadelphia nel 1954. Gli studenti della Franklin venivano dai quartieri più poveri di Philadelphia nord, come il quartiere popolare di Richard Allen dove abitavo io, e allora non c’erano poliziotti a pattugliare gli anditi della scuola. Ogni tanto c’erano zuffe all’uscita della scuola – noi le chiamavamo rumbles – ma dentro la scuola c’era ordine. Gli studenti non parlavano male agli insegnanti, né tantomeno li aggredivano.” Williams dice anche che tutti i ragazzi sapevano leggere. Razzismo puro e semplice.

Notate che questo avveniva quando l’oppressione e la discriminazione contro i neri erano reali. E allora perché, mi chiedevo io, razzista senza cuore che ero, i giovani neri non sanno leggere e comportarsi bene adesso che la discriminazione è a loro favore?

Sì, lo so; adesso, quando è troppo tardi, capisco che solo un razzista può pensare che i bambini neri possano imparare a leggere: e porcocane se devono, visto che altri pagano per loro. Vedete, in quei giorni io ero socialmente pericoloso e non me ne accorgevo. Essendo razzista, pensavo che tutti dovessero imparare a leggere, seguire le leggi, evitare di crocchiare qualcuno, e comportarsi civilmente.

E ora permettete che passi alle conseguenze ambientali delle virtù razziali. Questa è una vicenda molto più seria di quanto molti credano. È una questione di ingorghi. Quando ero nella capitale della nazione, una strana sostanza gommosa e giallognola cominciò a comparire sulle rive del Potomac. Questa sostanza uccideva i pesci. Dalle analisi chimiche risultò essere BAVP, Bontà Auto-Venerante Polimerizzata.

Dicevano che provenisse dai quartieri attorno al Washington Post, dalle aree socialmente responsabili di Upper Connecticut Avenue e della contea di Montgomery. Cominciai a studiare i bianchi razzialmente virtuosi che vivono da quelle parti.

Scoprii che quelli che erano più Auto-Veneranti Buoni verso i negri non conoscevano nessun negro. Non mandavano i loro figli alle scuole dei neri della città. Stavano lontani dai quartieri neri. Alcuni li conoscevo da vent’anni e non li avevo mai visti in un ristorante con più di uno o due elementi neri. Tailandesi, cinesi, italiani, salvadoregni sì. Negri no. Non avevano amici negri; non che io sapessi. Non chiesi mai quando era stata l’ultima volta che erano andati a cena con una famiglia nera. Essendo razzista, pensavo di non aver bisogno di chiederlo.

La devastazione provocata dalla BAVP. Sopra: Fred con l’ultimo alligatore del lago Chapala, il più grande del Messico. Sulle colline attorno vivono molti gringos, molti di loro Auto-Veneranti Buoni, e la BAVP finisce nel lago durante la stagione delle piogge. Notate come l’alligatore sembra soffocare.

In effetti, questi washingtoniani perbene non sembravano avere alcun interesse per i negri, a parte evitarli, ma volevano semplicemente sentirsi buoni. Se io dicevo che le scuole dei neri di Washington erano orribili, come erano e sono, loro mi rispondevano che io ero un razzista. Come io ero, ovviamente. Ma tutto ciò a che serve ai ragazzi neri che, una generazione dopo l’altra, diventano adulti con l’unica capacità di produrre altre generazioni simili?

Prima di vedere la luce, essendo profondamente immerso nell’errore, scambiavo erroneamente la loro condiscendenza verso i neri per ipocrita condiscendenza verso i neri. Quest’ultima è un noto componente della Bontà Auto-Venerante Polimerizzata. Tutto combacia.

Adesso vado a tagliarmi i polsi.

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