Prima di Rallegrarvi…


[Di Andrew P. Napolitano. Originale pubblicato su lewrockwell.com il dieci ottobre 2013 con il titolo Before You Rejoice… Traduzione di Enrico Sanna.]

Prima di rallegrarvi perché il governo ha catturato in Libia un presunto terrorista, condannato per aver pianificato i noti attentati alle ambasciate americane in Africa nel 1998, prima di unirvi all’applauso che la camera dei deputati ha rivolto ai poliziotti della capitale che hanno ucciso una donna per aver buttato giù una transenna davanti alla Casa Bianca ed essere scappata via a tutta velocità, prima di elogiare il Dipartimento di Polizia di New York per essere arrivato subito al fondo di un’aggressione da parte di una banda di motociclisti che tormentava una giovane famiglia in una strada cittadina, rivolgete qualche pensiero al principio della legalità.

Lo scorso fine settimana, una squadra di Navy SEAL ha rapito un libico, Abu Anas al-Libi, per strada a Tripoli. Gli uomini non avevano un mandato d’arresto, né le autorità locali né il governo libico avevano autorizzato il rapimento, ed erano illegalmente presenti e armati in Libia. Molti dei presunti complici di al-Libi erano già stati arrestati, processati e condannati in America. Gli Stati Uniti avrebbero potuto chiedere la sua estradizione, come avevano fatto con gli altri, se solo il presidente Obama non avesse annientato a bombe, senza una dichiarazione di guerra del congresso, il governo amico del colonnello Muammar Gheddafi.

I sostenitori di Obama hanno elogiato la mossa dicendo che è stato un modo pacifico di ottenere giustizia senza usare droni per uccidere (quanto siamo caduti in basso se si può elogiare Obama per non aver ucciso qualcuno con un aereo comandato a distanza). Il segretario di stato John Kerry, riconoscendo che al-Libi è innocente finché non è provata la colpevolezza, ha sostenuto che lo stato di diritto è stato rispettato perché il processo avverrà in una corte civile. Secondo l’ex responsabile della giustizia dell’amministrazione di George W. Bush, invece, gli attentati alle ambasciate erano un atto di guerra, il rapimento di al-Libi rientra nel diritto militare, e il processo dovrebbe svolgersi in un tribunale militare.

Sfiora il ridicolo il fatto che Kerry professi fedeltà alla legalità quando questo stratagemma criminale era tutt’altro che legale. Verità: non siamo in guerra con la Libia. Verità: secondo le leggi internazionali, americane o libiche, non possiamo portare avanti azioni offensive in Libia senza il consenso esplicito delle autorità locali e nazionali. Verità: come imputato presso una corte federale del secondo circuito, al-Libi deve essere portato davanti ad un giudice di New York entro 48 ore dal suo arresto.

Non aspettatevi di vederlo a Manhattan: i federali lo “interrogheranno” a bordo di una nave prima di portarlo davanti ad un procuratore federale per il processo. Immaginate l’interrogatorio. La tortura è scontata. È per questo che l’interrogatorio viene condotto in alto mare, dove il governo non è tenuto a rispettare le leggi federali. Ed è per questo che la convenzione di Ginevra vieta di tenere prigionieri a bordo delle navi.

Quale è il governo che va alla ricerca di un luogo in cui poter contravvenire alla legge? Uno che dimentica che tutte le volte che Bush sollevava una questione con la Corte Suprema in materia di extra-territorialità, la corte gliela rigettava. Ovunque vada e qualunque cosa faccia, il governo americano resta soggetto alle restrizioni della costituzione.

Tanto per non preoccupare nessuno, sostengono fonti dell’amministrazione, l’FBI non verrà a sapere dei sassolini che al-Libi si toglierà dalle scarpe mentre la CIA starà simulando il suo annegamento. Altro errore. Se nessuna corte ammetterà mai prove ottenute sotto tortura, la Patriot Act – quella mostruosità che permette agli agenti federali di scrivere da sé i mandati, e ai tribunali FISA (tribunali segreti legati al sistema di sorveglianza, es) di violare la costituzione – impone agli inquisitori dei servizi segreti e di altre istituzioni di condividere le informazioni; anche quando sono ottenute con la tortura. Alla faccia della presunzione di innocenza, il diritto ad un avvocato, il diritto ad avvalersi della facoltà di non rispondere, il diritto ad essere giudicato davanti a un giudice, e la legalità.

Gli Stati Uniti hanno firmato trattati che proibiscono il rapimento, a prescindere dalle pretese dello stato sulla vittima. Chiedetelo a Robert Seldon Lady, l’ex capo della CIA a Milano condannato in absentia qualche anno fa per aver rapito un imam musulmano in Italia, e arrestato questa estate a Panama con un ordine internazionale. Lo stesso presidente George W. Bush è stato condannato in absentia per crimini di guerra da una corte malese l’anno scorso. Immaginate lo scalpore se Bush o Lady fossero rapiti per le strade di una città americana da agenti segreti stranieri? Come è possibile che il governo statunitense possa rapire all’estero innocenti stranieri ma gli stranieri non possano fare lo stesso con colpevoli americani in America?

Mentre tutto ciò avveniva in segreto, due spettacoli pubblici sono andati in onda sulle televisioni americane la settimana scorsa. Uno riguardava una banda di motociclisti che a New York ha inseguito a tutta velocità una famiglia in una Range Rover. Dopo aver costretto il guidatore a scendere, l’hanno pestato e preso a calci. Alla fine la polizia è riuscita a catturare la banda, ma non tutti saranno processati: tre di loro erano poliziotti, e non hanno fatto nulla per fermare l’aggressione.

Sempre la settimana scorsa, una ragazza madre con disturbi mentali ha mandato l’auto contro una delle transenne attorno alla Casa Bianca. Dopo l’incidente si è diretta a tutta velocità verso Capitol Hill, qualche isolato più in là. Invece di fermarla con una delle tante procedure non letali, dozzine di poliziotti le hanno dato la caccia sparando selvaggiamente con armi di tipo militare, e colpendo anche uno dei loro. Dopo aver fermato la macchina, l’hanno macellata con una pioggia di colpi. A questo punto i poliziotti hanno scoperto che era disarmata e che con lei c’era un bambino di un anno.

Cosa succede?

Succede che c’è un fiume di illegalità che dal governo arriva fino al poliziotto per strada. I poliziotti sono come bambini che osservano e imitano i genitori che, da un lato, condannano certi comportamenti come inappropriati, e, dall’altro, sono essi stessi a comportarsi così. Vedono che che il governo usa i militari per promuovere i propri crimini, e come sistema facile per eludere la costituzione, e anche loro vogliono armi da guerra per fare lo stesso.

Per parafrasare Voltaire, oggi in America i criminali sono puniti per i loro crimini, tranne quando li commettono al suono dell’esultanza ufficiale.

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