Il Cerchio si Chiude


[Di Enrico Sanna]

Walter Block insegna economia all’università Loyola di New Orleans. È un austriaco. Nel senso di Mises e di Rothbard, non del kaiserschmarrn e della sachertorte. Nel suo campo è uno che sa la strada. La strada austriaca, voglio dire. È un libertario. E poi mi sta simpatico. Io andrei fino a New Orleans apposta per abbracciarlo e mangiare con lui la jambalaya fatta da Mama Tempy Soo. Una volta, Walter e Gary North si sono sfidati in un dibattito al Mises Institute. Anche se non capite l’inglese, guardateli. Gary North è un altro che mi è simpatico.

Qualche tempo fa, Walter ha scritto un articolo e Lew Rockwell lo ha pubblicato sul suo sito. Nel suo articolo, Walter parlava anche del salario minimo. Il salario minimo è quella cosa che genera una situazione in cui tu saresti disposto a lavorare per una certa paga, ma lo stato dice che il padrone dell’azienda deve darti di più. Perché? “Perché è giusto,” dice lo stato. Ma a me andava bene anche così. “Devi capire che è per il tuo bene.” Sì, però io… “Niet!” Di solito, il padrone dell’azienda allarga le braccia e assume un altro. Apparentemente, è meglio non avere un lavoro e non guadagnare nulla che guadagnare meno di quello che lo stato dice che ti spetta per il tuo bene. Puoi stare a casa a rigirare i pollici, ad esempio. Puoi diventare un acrobata delle estremità.

Nel suo articolo, Walter parlava delle bande di criminali di molte città americane. Il salario minimo è al quarto punto, che si intitola “Eliminare la legge sul salario minimo”. Io mi fido di quello che dice Walter. Come lui, anche io sono libertario. E poi mi sento austriaco. Primo, perché mi piacciono Mises e Rothbard. Secondo, perché ho vissuto in Tirolo. Devo aver inavvertitamente inalato qualcosa quando ero lì.

Walter Block comincia spiegando la natura del salario. “Il salario è determinato dalla produttività”. Poi spiega cosa è la produttività. Fa un esempio:

“Se aggiungendo un’ora di lavoro di un dipendente ad un’officina, una fabbrica o un negozio, le entrate aumentano di cinque dollari, questo significa che la produttività di quella persona è cinque dollari per ogni ora di lavoro. In un libero mercato, i salari tendono ad equilibrarsi attorno a questo livello. Perché se il compenso fosse solo due dollari l’ora, qualcun altro della competizione potrebbe avere un profitto puro di tre dollari l’ora. A questo punto, il dipendente tenderebbe a cercare un lavoro altrove, dove esistono datori di lavori ansiosi di “sfruttarlo” pagandolo di più. Se la paga è di cinque dollari l’ora, ad esempio nove dollari l’ora, tutti i datori di lavoro che dovessero pagare una tale cifra avrebbero grosse probabilità di finire al tribunale fallimentare, soprattutto se lo facessero troppo spesso. Le loro perdite sarebbero di quattro dollari per ora per lavoratore.”

Più giù, Walter Block parla del salario minimo fissato per legge. Lui parla del salario minimo negli Stati Uniti, dove è il congresso a fare queste leggi. In Italia, non esiste un salario minimo stabilito per legge. Sono le parti sociali, sindacati e rappresentanti dei datori di lavoro, a stabilire un salario minimo per ogni categoria di lavoro. In questa tabella potete vedere i salari minimi nei paesi occidentali a confronto. Per l’Italia e altri paesi non ci sono numeri. Comunque, un salario minimo esiste.

Dice Walter:

“Mentre scrivo, il salario minimo è fissato in sette dollari e 25 centesimi. Questo significa che una persona con una produttività di appena cinque dollari l’ora non potrebbe trovare lavoro, perché provocherebbe una perdita di due dollari e 25 centesimi per ogni ora lavorata. Se si aumenta il salario minimo a quindici dollari l’ora, come chiedono molti dei nostri ‘progressisti’, tutti quelli che hanno una produttività inferiore a questa cifra finirebbero nell’immondezzaio della disoccupazione. Non pensate, però, che questo genere di legge brutta, malvagia, e crudele, sia responsabilità unica della sinistra. Anche la destra la sostiene. Mitt Romney, ad esempio, durante la sua campagna elettorale per le presidenziali del 2012, disse di essere a favore una legge che impone un salario minimo. Anche un salario minimo di cinque dollari crea grossi problemi: lascia senza un lavoro chi ha una produttività più bassa, ad esempio chi ha una produttività di un dollaro l’ora. Sono soltanto i libertari ad opporsi a questa legge, e per una questione di principio, non perché crea sconquassi nel mercato del lavoro, anche se questo è l’effetto sicuro. Perché dare a qualcuno una paga bassa semplicemente non viola il principio di non aggressione, l’alfa e omega del diritto libertario. E tutto quello che non viola il principio di non aggressione dovrebbe essere permesso dalle leggi.

“Ma, obietteranno molti, è difficile, anzi impossibile, vivere con una paga oraria di uno, cinque, sette e 25, o anche nove dollari. Un’affermazione così è indice di analfabetismo economico. La legge sul salario minimo non è una legge sulla occupazione, ma sulla disoccupazione. Non obbliga nessun datore di lavoro ad assumere nessuno. Stabilisce soltanto che se qualcuno è messo a busta paga, allora deve essere pagato almeno quel tanto. La legge attuale, che fissa il salario minimo a sette dollari e 25, non obbliga nessuno ad assumere una persona e dargli quella paga. Dice solo che se qualcuno viene assunto con una paga di sette dollari e 25, deve ricevere una paga non inferiore a quel tanto. La legge sul salario minimo, dunque, non può vantare neanche una singola assunzione.”

Questo non è quello che dicono i politici. Non lo dice neanche la stampa. Ovviamente, non potete aspettarvi che siano i sindacalisti a dirlo. Gli economisti di regime lo sanno, ma non lo dicono. Quando parlano pubblicamente fanno di tutto per girare attorno all’argomento. I giornalisti della tivù non sollevano la questione per non urtare la loro sensibilità. Comunque sia, gli economisti di regime hanno tante altri argomenti di cui è permesso parlare. Devono onorare il patto che li lega a chi dà loro una busta paga mensile.

Quando si tratta di aumentare il salario minimo, la giustificazione convenzionale è che è una benedizione per chi lavora. Dicono così. Una benedizione per i lavoratori. E chi non lavora? Non lo dicono. Se qualcuno perde il posto di lavoro perché la paga supera la produttività nessuno ne parla. Dopotutto, a quel punto non è più un lavoratore. Precipita in un’ombra scarlatta sotto la linea dell’orizzonte.

“Se la legge sul salario minimo fosse una benedizione, perché non aumentare il salario a 150 dollari l’ora? O 1500 dollari? O 15.000? Perché i progressisti sono così tirchi da fermarsi a 15 dollari? Se si può produrre prosperità semplicemente approvando una legge, allora diamoci dentro! Ovviamente non è così. Con un salario minimo fissato a 15.000 dollari l’ora saremmo tutti disoccupati con l’eccezione, forse, di Bill Gates o Le Bron James. Ed è quasi impossibile immaginare come anche loro potrebbero mantenere il lavoro, dato che noialtri non avremmo più uno stipendio con cui pagare i loro prodotti.”

Il risultato? Disoccupazione. Soprattutto per chi ha capacità produttive ristrette. Questo significa i giovani più di ogni altro. Un adolescente che inizia a lavorare non ha la stessa capacità di una persona con dieci, cinque, o anche un anno di esperienza. Il datore di lavoro vorrebbe assumere. La legge, o il contratto sindacale, dice che non può pagare meno di un certo tanto. Chi non ha mai lavorato è escluso a priori. Se non fa esperienza in nero, resterà fuori fino a trenta anni, o anche di più.

In America, a pagare più caro sono i giovani neri. Block:

“Secondo le statistiche menzognere e sottostimate del governo, ad agosto 2013 […] il tasso di disoccupazione degli adolescenti neri raggiungeva uno spettacolare 38,2%. Per i giovani bianchi era circa la metà: il 20,5%. A livello generale, il tasso di disoccupazione dei neri è più o meno due volte quello dei bianchi: il 13% contro il 6,4%. Perché? Perché i giovani hanno una produttività più bassa degli adulti, e i neri sono meno produttivi dei bianchi.”

I negri d’Italia sono quelli che vivono nel meridione. L’Istat ha pubblicato un po’ di numeri italiani qui, qui e qui. Come fanno i suoi equivalenti governativi di tutto il mondo, l’Istat tiene conto solo dei disoccupati ufficiali. Se una persona cerca un lavoro ma non è iscritta nelle liste di disoccupazione, ufficialmente non cerca lavoro. È ufficialmente soddisfatto.

“Gli uomini tendono ad essere più disoccupati delle donne. Il tasso di disoccupazione tra i bianchi adulti, ad esempio, è il 6,2% per gli uomini e il 5,5% per le donne. I numeri equivalenti per i negri sono 13,5% e 10,6%. Estrapolando, il tasso di disoccupazione degli adolescenti neri dovrebbe superare il 38,2%. Forse è qualcosa nell’ordine del 48,7%.”

Con l’occidente in recessione da cinque anni, la rigidità del mercato del lavoro non è l’unica causa della disoccupazione. È un’aggravante, però. Lascia fuori chi ha poche capacità, che solitamente coincide con chi è più povero. I sindacati non ci badano. I sindacati prendono le quote da quelli che lavorano, non dai disoccupati. Non sono affari loro. I politici ci badano. Gli serve da pretesto per mettere su finti programmi di occupazione di tipo keynesiano: fare buche per poi ricoprirle. “Vedete come siamo generosi?” dicono. Come ci riescono? Con i soldi. Di chi? Di chi produce. Il cerchio si chiude.

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2 thoughts on “Il Cerchio si Chiude

  1. In Germania non c’è il salario minimo ma il sussidio di disoccupazione è sui 1500€. Trovo l’articolo interessante ma ho dei dubbi. Mettiamo che non ci sia negli USA uno stipendio minimo, come in Italia oggi. Mettiamo che uno sia pagato 1 dollaro ora. Che tipo di lavoro sarebbe? Leccare i francobolli? Cucire palloni? Se fosse leccare francobolli e si introducesse il salario minimo, quello che lecca verrebbe sostituito da una macchina automatica che costerebbe 50 centesimi ora è il personaggio dalla lingua ormai grossa potrebbe occuparsi di mansioni più produttive e gratificanti. Il fatto è che negli USA chi farebbe quel lavoro c’è , da noi in Italia non c’è nessuno che lo farebbe e lo lasceremmo al colorato di turno. Il tutto è davvero molto complicato. Ti posso dire che invece in Germania farebbero al tipo un corso per leccare francobolli in maniera professionale , tipo due alla volta, aumentandone la produttività e dandogli anche una dignità. Davvero non scherzo: la professionalità che vi è nelle officine tedesche per montatori, saldatori ecc.. In Italia non l’ho mai vista.

    • Nessuno si impegna se l’impegno non è premiato. Un gelataio italiano con grandi capacità, estro, inventiva, prima o poi va a lavorare in Germania o negli Stati Uniti.

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