Escalation della Forza: Adesso Siamo Tutti Iracheni


[Di William Norman Grigg. Originale pubblicato su Pro Libertate il quattro ottobre 2013 con il titolo “Escalation of Force”: We’re All Iraqis Now. Traduzione di Enrico Sanna.]

“L’empio fugge senza che nessuno lo perseguiti,” dice il Libro dei Proverbi. Allo stesso modo, un’élite imperiale che coltiva ostilità a livello globale vive nell’attesa eterna della ben meritata rappresaglia; ed è per questo che considera ogni persona una possibile minaccia. Ecco perché una giovane madre confusa che si impappina nel traffico di Washington è sottoposta ad esecuzione sommaria; mentre i suoi assassini sono elogiati per il loro supposto “eroismo.

Durante l’occupazione americana dell’Iraq, i militari che gestivano i posti di blocco a Baghdad operavano con regole d’ingaggio che permettevano loro di sparare qualunque veicolo se il guidatore non obbediva immediatamente agli ordini. Il risultato prevedibile fu che decine, o centinaia, di innocenti – compresi donne, bambini, poliziotti iracheni, e almeno un agente dei servizi segreti di un paese alleato (Nicola Calipari, es) – furono sparati ai posti di blocco da soldati iperansiosi.

Come in tante altre sfaccettature di quel crimine di dimensioni storiche chiamato “Operation Iraqi Freedom”, l’usuale massacro di iracheni innocenti ai posti di blocco veniva registrato in documenti poi resi pubblici dall’informatore allora noto come il soldato Bradley Manning.

Nel linguaggio asettico tipico degli omicidi burocratizzati, questi episodi erano definiti incidenti provocati dalla “escalation della forza”. Un resoconto del 26 ottobre 2005 parla di “un veicolo civile che accostava ignorando ordini vocali[,] segnali acustici[,] e visivi. Le unità sparavano un colpo d’avvertimento. A questo punto il veicolo, ignorando l’avvertimento, proseguiva la marcia. Le unità sparavano un numero di colpi calibro 7.62 stimato in 13-15 contro il veicolo civile provocando la morte di numero 2 bambini e ulteriormente ferendo un bambino e una bambina. 2 civ UIA [civili uccisi in azione], 2 civ FIA [civili feriti in azione]…”

“Sono sicuro che questi soldati abbiano fatto un buon lavoro,” continuava a dire un ufficiale anonimo presso il comando centrale americano dopo il massacro di dieci iracheni a bordo di un furgoncino abbattuto a granate in un posto di blocco vicino a Najaf. “È una grossa tragedia, ma hanno agito in modo appropriato”. “Appropriato” perché il valore della vita dei soldati americani era smisurato rispetto a quello degli iracheni che erano andati a “liberare”. E poi gli iracheni erano irresponsabili: non si adeguavano, non capivano lo stato d’ansia dei coraggiosi forestieri che avevano invaso il loro paese.

“Potremmo supporre che i guidatori dovrebbero essere più cauti e obbedire agli ordini delle truppe, ma quando si ha a che fare con qualcosa che non si capisce un civile può diventare ansioso quanto un soldato,” osservò il Guardian di Londra. “A differenza delle truppe, i civili non sono addestrati e non hanno esperienza. Potrebbero dubitare delle intenzioni di chi lampeggia in fondo alla strada” (enfasi aggiunta).

È possibilissimo che Miriam Carey, dopo aver sfondato con l’auto una barricata davanti alla casa bianca, non avesse identificato le persone armate che la circondarono come agenti di polizia. È molto probabile – e perfettamente comprensibile – che il suo primo impulso sia stato il panico e la fuga. La sua reazione era per certi versi simile a quella dei civili iracheni che non erano stati avvertiti che il mancato rispetto, immediato e senza discussioni, degli ordini degli invasori stranieri avrebbe provocato una risposta fatale.

In Iraq, la regola ufficiale della “protezione con la forza” imponeva l’abbattimento preventivo di qualunque potenziale minaccia. Una versione rafforzata di questa regola è in atto nella Capitale Imperiale, abitata da persone la cui insondabile corruzione è pari alla pretesa smisurata di possedere enormi diritti; ed è accompagnata dalla sensazione vaga ma insistente che ad un certo punto i loro crimini provocheranno una rappresaglia. Sono persone libere dal peso della coscienza; non vedono niente di male nel fatto una persona sia sottoposta ad esecuzione sommaria perché rappresenta una vaga minaccia potenziale alla loro integrità fisica.

Questa mentalità si diffonde con la proliferazione dei posti di blocco in tutta la Soyuz.

A giugno scorso, poliziotti della contea di Brunswick, nel North Carolina, “hanno cominciato a sparare” come “appassionati del grilletto” dopo che l’auto di un agente aveva cozzato contro un veicolo guidato da una persona che cercava di eludere un posto di blocco per il controllo della guida in stato di ebbrezza. Jared Cleerdin, che guidava l’auto assieme a sua moglie e una giovane figlia, ha raccontato ad una televisione locale che tutti gli agenti assieme hanno cominciato a “fare a pezzi l’auto. È stato assolutamente terribile.”

La polizia ha diretto il fuoco contro le auto che arrivavano, incuranti della possibilità di uccidere Comuni Mortali innocenti. Cleerdin e sua moglie si sono ritrovati “ad un passo dalla morte”, e la loro esperienza non è affatto unica.

Il comportamento dei poliziotti è stato “incredibilmente sprezzante,” ha testimoniato Cleerdin. “Non riuscivo a crederci… Era come se i poliziotti non dovessero seguire le procedure in alcun modo, concezione o forma.”

Antonine Graham, che quel pomeriggio guidava l’auto sulla Lincoln Navigator, aveva precedenti legati alla droga, e secondo il rapporto aveva con sé marijuana e oggetti legati al suo uso quando incappò nel posto di blocco. Lui e il suo passeggero, Jerry Melvin, ricevettero numerosi colpi d’arma da fuoco dopo che un agente aveva cozzato contro la loro auto per costringerla a fermarsi. Per aver cercato di evitare il posto di blocco, Graham ricevette dieci incriminazioni per aggressione contro un agente di polizia con un’arma letale e diversi altri reati. Trovandosi nell’auto guidata da Graham, Melvin fu inizialmente accusato di concorso.

Sebbene il comportamento dei poliziotti avesse messo inutilmente in pericolo la vita di persone innocenti, il procuratore della contea di Brunswick definì l’orgia di colpi “giustificata”.

E come potrebbe essere altrimenti? Per quelli che pretendono di governarci, e per i loro agenti in costume, adesso siamo tutti iracheni.

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