Esentasse e Superpagati


I burocrati del Fondo Monetario raccomandano agli americani di aumentare le tasse

[Di Daniel J. Mitchell. Originale pubblicato su International Liberty il 16 ottobre 2013 con il titolo Untaxed and Overpaid IMF Bureaucrats Recommend Huge Tax Hikes in America. Traduzione di Enrico Sanna.]

Se ci fosse un premio speciale per la faccia tosta, i burocrati del Fondo Monetario Internazionale lo vincerebbero facilmente. Questi burocrati viziati ricevono grossi compensi e non devono pagare le tasse sui loro salari gonfiati.

Voi penserete che questa loro situazione dovrebbe renderli più accorti. Forse, penserete voi, capiranno che è da ipocriti proporre grossi aumenti delle tasse quando loro non le pagano.

Ma loro non hanno vergogna. La burocrazia internazionale sta spingendo per un aumento delle tasse in tutto il mondo.

Qui trovate il rapporto annuale del Fmi, di cui il Guardian ha riassuno i punti più importanti.

Il punto chiave è che questi burocrati stanno raccomandando ai governi di aumentare l’iva (una raccomandazione standard per il fondo monetario) oltre ad altre tasse.

…l’attuale osservatorio fiscale… fa capire che ci sono modi per aumentare gli introiti dalle tasse in aggiunta all’allargamento della base fiscale attraverso un’applicazione più ampia dell’iva, che è una vecchia raccomandazione del fondo.

E quali sono queste altre tasse? Bè, il Fmi ha una politica molto eterogenea quando si tratta di confiscare i soldi degli altri.

Primo, il Fmi è favorevole ad una tassa sulle attività finanziarie, che sarebbe applicata ai compensi e ai profitti delle istituzioni finanziarie. Equivarrebbe ad un’imposizione dell’iva sui servizi finanziari, che attualmente ne sono esenti… Secondo, pensa che sia il momento di agire per mettere su un sistema fiscale internazionale… Invece di una competizione al ribasso, in cui i diversi paesi competono per offrire la tassazione più bassa alle aziende, il fondo sollecita una cooperazione.

Benefici di un dipendente del Fmi: compenso, trasferimenti all’estero, sanità, assicurazione, famiglia, pensione, ferie e permessi, benefici vari.

Avete letto bene. Il Fmi vuole un grosso aumento delle tasse sui servizi finanziari. Dovremmo credere, suppongo, che questo serva a rafforzare le banche, o qualcosa del genere.

Il Fmi vorrebbe anche mettere fine alla competizione fiscale, così che gli stati insaziabili non abbiano ostacoli quando si tratta di aumentare le tasse sulle attività economiche.

Apparentemente i cartelli sono un male, ma diventano subito accettabili quando sono i governi degli stati a fare cartello per aumentare le tasse. Si tratta di un’idea dell’Ocse (un’altra organizzazione statalista internazionale piena di burocrati esantasse), e la mia opinione è che il Fmi stia cercando di metterla in pratica.

Ma la parte più rimarcabile del rapporto del Fmi è l’appoggio ad una tassazione punitiva da lotta di classe.

Infine il fondo esce allo scoperto a favore di una valutazione dell’ipotesi di tassare di più chi guadagna di più. Secondo il Fmi, in alcuni paesi, come gli Stati Uniti, i ricchi pagano sostanzialmente poche tasse. … [Il Fmi] ha messo a confronto l’attuale aliquota pagata da chi guadagna di più con quella che garantirebbe il massimo degli introiti… la conclusione è che l’aliquota più alta in grado di garantire il massimo degli introiti sarebbe il 60%, mentre aliquote diverse sono state proposte per ogni altro paese preso in esame.

A prescindere dagli intenti, il Fmi vuole riportare indietro l’orologio e tornare alle tasse da confisca degli anni settanta. Un’aliquota massima del 60%? Nessun problema. Il 30% di tasse sulla busta paga? Suona bene. L’iva al 25%? Una figata!

Apparentemente, il messaggio del Fmi è che tutto il mondo dovrebbe diventare come la Francia.

Bisogna riconoscere, però, che almeno il Fmi riconosce che l’aliquota che massimizza le entrate è inferiore al 100%. Mon Dieu, stanno dando ragione alla curva di Laffer! Significa che non sono così a sinistra come quelli del comitato congiunto sulla politica fiscale.

PS: Nel caso in cui le prove contro il Fmi non siano abbastanza, ecco qui qualche altro esempio della sua attività statalista.

  • Sostiene un cartello di stati che aumenti le tasse e il peso regolatorio.
  • Cerca di minare il sistema ad aliquota unica in Albania e Lettonia.
  • Incoraggia una “risposta collettiva” alla spesa eccessiva dello stato sociale.
  • Incoraggia l’aumento del peso fiscale in Grecia.
  • Fa lo stesso a Cipro.
  • Vuole un governo più centralizzato e burocratizzato in Europa.
  • Vuole tasse più alte in El Salvador.
  • Sostiene gli “eurobond”, così che i contribuenti di altri paesi possono pagare la mania di spesa di stati sociali come quello della Grecia, dell’Italia e della Spagna.
  • Sostiene la tassa sull’energia, che aumenterebbe di 5.500 dollari la spesa media di ogni famiglia americana.

Solitamente sono critico nei confronti dei repubblicani per la loro timidezza, ma in questo caso riconosco che qualche elogio lo meritano per aver recentemente bloccato l’aumento del contributo al Fmi.

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