Intervista a Hans-Hermann Hoppe


Diego Sánchez de la Cruz ha intervistato il filosofo tedesco per Libre Mercado

[Di Diego Sánchez de la Cruz. Originale pubblicato su Mises Colombia il sei settembre 2013 con il titolo Entrevista de Diego Sánchez de la Cruz a Hans-Hermann Hoppe para Libre Mercado. Traduzione di Enrico Sanna.]

Sempre polemico e provocatorio, il filosofo Hans-Hermann Hoppe ha visitato la Spagna per promuovere il libro “Economía y Ética de la Propriedad Prívada”, disponibile in versione cartacea e elettronica e pubblicato da Editorial Innisfree. Hoppe ha visitato la Fondazione Rafael del Pino, dove ha tenuto una conferenza e ha parlato in esclusiva con Libre Mercado di vari argomenti.

Diego de la Cruz – Parlando della politica monetaria dell’UE, lei ha detto che per discutere con un economista come Paul Krugman la cosa migliore da fare è parlare come se fosse un bambino.

Hans Hoppe – Come si può dire che stampando denaro la società diventa più ricca? Se fosse vero, non potremmo eliminare la povertà dalla sera alla mattina? Qualunque paese del terzo mondo potrebbe stampare quanto basta per dare ad ogni nuovo nato un mucchio di soldi e così farla finita con la miseria! Il dibattito è così assurdo che, forse, se parliamo con loro come si fa con i bambini si potrebbe arrivare da qualche parte. Bisogna capire che stampando soldi non si aprono più fabbriche né si producono più beni.

DdC – Parlando di politica monetaria, lei ha anche ammonito contro la discrezionalità delle banche centrali, che danneggia le imprese.

HH – Se usiamo denaro avallato da oro o argento, possiamo anticipare in grande misura il panorama monetario che affronteremo da un anno all’altro. Certo, se il denaro è avallato dalla fiducia e una banca centrale come la Federal Reserve è in grado di raddoppiare la massa monetaria in meno di un anno, allora l’attività del settore privato si complica molto.

Il danno fatto agli imprenditori contrasta con i benefici ottenuti dalle imprese finanziarie, che in un sistema monetario come quello attuale hanno un ruolo privilegiato e possono arricchirsi mentre il resto del settore privato vive nell’incertezza.

DdC – Ci parli di “Economía y Ética de la Propriedad Privada”, appena pubblicato da Editorial Innisfree.

HH – Il libro è una collezione di articoli in cui io difendo la proprietà privata da due punti di vista. Nella prima parte adotto un punto di vista utilitarista, spiego perché questa istituzione è preferibile quando si vuole incentivare la creazione di ricchezza e migliorare la produttività. Questo contrasta con la proprietà pubblica, che mette le persone in conflitto tra loro perché ognuno ha un’idea sua su cosa fare con ciò che è pubblico.

Nella seconda parte del libro difendo la proprietà privata da un punto di vista etico, dimostrando la sua validità di fronte alla indimostrabile proprietà pubblica. La proprietà privata è il fondamento della vita umana. Abbiamo bisogno della proprietà di noi stessi per poter dibattere di questo o quell’altro argomento, e questo dimostra che anche chi cerca di giustificare la proprietà pubblica sta, in realtà, cadendo in contraddizione, perché le sue argomentazioni le fa dalla proprietà privata che detiene di se stesso.

DdC – Nella sua conferenza presso la Fondazione Rafael del Pino ha parlato di un altro tema ricorrente nelle sue opere: gli incentivi della democrazia e quelli delle vecchie monarchie. Da un punto di vista economico, lei sostiene che il primo sistema è peggio del secondo.

HH – Comincio definendo lo stato una istituzione che ha un potere decisionale supremo e che governa un territorio in regime di monopolio. Monarchia e democrazia sono due modi di gestire questo stato. Entrambe sono istituzioni pericolose, e per questo non dico che occorre trovare una buona soluzione ma la meno nociva. In questo senso, trovo che le monarchie antiche possiedano una certa superiorità dovuta al fatto che il re considera lo stato una sua proprietà privata. Questo lo porta ad occuparsi maggiormente del lungo termine e a cercare di preservare il valore del suo capitale, di questo stato che, per certi versi, è suo.

In democrazia, chi governa gestisce questa proprietà per una legislatura, forse due, o tre… non c’è qualcosa che rimane nelle mani di chi la gestisce per tutta la sua vita. Per questa ragione, mentre il monarca tende a salvaguardare il suo capitale, chi governa in una democrazia tende a consumarlo finché rimane al potere.

C’è anche un altro vantaggio che le monarchie antiche hanno rispetto alle democrazie, ed è che nel primo caso l’ascesa al potere è “accidentale” (il fatto di essere l’erede al trono, es) mentre nel secondo è il risultato della competizione elettorale. Di per sé, la competizione è un meccanismo che promuove l’efficienza, non è né buona né cattiva. La competizione è un bene se serve a produrre beni e servizi… ma diventa un pericolo se si compete per fare il male. In una democrazia, la competizione per il potere di imporre tasse e fare leggi fa sì che arrivino al potere quelli che sono più efficienti nel fare quello che, in essenza, è un male.

DdC – Lo pensa anche riguardo il Medio Oriente?

HH – Se confrontiamo tra loro diversi paesi del Medio Oriente, notiamo che Giordania o Marocco sono più evoluti di Egitto, Libia, Siria e altri paesi in cui la vecchia monarchia è stata sostituita da varie forme di autoritarismo.

DdC – Sono diversi anni che vive in Turchia. Qual è la sua opinione su ciò che sta accadendo negli ultimi tempi?

HH – La ragione principale per cui vivo lì è che è il paese di mia moglie. Detto questo, ho visto con i miei stessi occhi che il paese ha avuto una crescita economica notevole, molto al di sopra dell’Europa. Nonostante ciò, dalle ultime elezioni il presidente Erdogan ha incominciato a comportarsi in maniera sempre più intollerante e polemica.

Ultimamente, la miccia è stata la pretesa di costruire un centro commerciale in un parco, ma c’era anche scontento per le leggi che limitano la vendita di alcolici, la proposta di proibire le hostess con il rossetto negli aerei, eccetera. C’è stato un accumulo di cose che ha finito per portare la gente a scendere in strada. Le proteste non sono nate dall’opposizione politica, di fatto l’opposizione è ancora peggio del partito di Erdogan…

Come se non bastasse, il governo ha ecceduto nella repressione delle proteste, e questo ha generato altro scontento. L’azione di Erdogan è stata stupida; tutto poteva essere evitato comportandosi con un po’ più di moderazione e tatto.

DdC – La recente polemica che ha circondato Niall Ferguson ricorda molto lo scandalo che l’ha vista protagonista alla Università del Nevada. Sia lei che Ferguson avete sostenuto che, essendo gli omosessuali privi di discendenti, è possibile che i loro piani economici siano di corto raggio.

HH – Il mio contratto con la Università del Nevada diceva chiaramente che a lezione potevo dire tutto quello che volevo. La gente può criticarmi se pensa che sia caduto in un equivoco: non farei più errori. Di fatto, il dibattito accademico si nutre della polemica, ed è bene che ci siano persone che cadono in un equivoco. Quello che non va bene è che si reprima la libertà in aula.

L’università cercò di intraprendere azioni disciplinarie contro di me, una cosa assolutamente illegittima indipendentemente dalle mie parole. Per questo ho lottato contro quel processo, conseguendo una vittoria piena che oltretutto supponeva le dimissioni del numero due dell’università. Detto questo, però, la vicenda mi costò un anno della mia vita. È penoso, ma negli Stati Uniti l’influenza del politicamente corretto è enorme e impedisce un dibattito aperto.

Quanto a Niall Ferguson, mi sembra triste che una persona di fama e prestigio internazionale si trascini in queste cose invece di difendere la libertà di cattedra.

DdC – Cosa pensa degli “indignados”? Queste proteste, portate avanti in Spagna dal movimento 15-M e nell’UE dalla piattaforma “Occupy Wall Street”, hanno messo in discussione il sistema capitalista che lei difende.

HH – Sono proteste di ignoranti economici che non capiscono che questi scandali finanziari che tanto li disgustano sono il risultato del socialismo monetario in cui stiamo vivendo. Le loro proteste dovrebbero dirigersi contro lo statalismo, contro l’interventismo, non contro il capitalismo… ma molti di quelli che protestano sono semplici persone di sinistra che non hanno alcuna nozione di economia.

DdC – Per finire, vorrei chiederle qualcosa sul futuro dell’Europa.

HH – Per il momento, il fatto che in Germania le cose vadano bene permette loro di riscattare paesi come la Spagna. Il problema è che così la Spagna continua a fare sciocchezze economiche. Ad ogni modo, quella montagna di debiti che è lo stato sociale è insostenibile e prima o poi ne vedremo il collasso, così come abbiamo visto il collasso del comunismo appena una ventina d’anni fa.

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