Le Istituzioni e il Breve Termine nel Dibattito Politico


[Di Nicolás Cachanoski. Originale pubblicato su Economia para todos il 7 ottobre 2013 con il titolo Instituciones y Corto Plazo en el Debate Político. Traduzione di Enrico Sanna.]

L’editoriale domenicale de La Nación fa un confronto interessante tra l’Argentina e il modello bolivariano, arrivando alla conclusione che il primo si sta avvicinando progressivamente al secondo.

Le somiglianze tra i due paesi in fatto di problemi e normative sono evidenti in alcuni punti, al di là delle evidenti differenze. Nel Venezuela bolivariano, ad esempio, si pubblica ancora un indice di inflazione credibile. Davanti alle somiglianze tra i due modelli, non è raro sentire argomentazioni del tipo “ma l’Argentina non è come il Venezuela, abbiamo più infrastrutture, più beni di largo consumo, eccetera”. I cambiamenti istituzionali, però, determinano il destino nel lungo termine di una nazione, non la sua fortuna nel breve termine. Immaginiamo che dalla sera alla mattina Cuba o la Corea del Nord diventino i paesi più liberi e con il governo più limitato. Guadagnerebbero immediatamente libertà civili e individuali, ma ancora dovrebbero accumulare ricchezza e sviluppo. Il cambiamento delle istituzioni cambia la direzione del paese, ma questo paese deve ancora percorrere la nuova strada. Il caso della Cina è illustrativo. Quando la Cina aprì porzioni della sua economia al commercio internazionale, il paese cominciò a crescere, anche se, guardando alla Cina nell’insieme, e non solo alla “Cina libera”, vediamo che ha ancora molta strada da fare. Non preoccuparsi oggi delle istituzioni bolivariane perché gli effetti si presenteranno solo nel lungo termine è come dire che la Cina poteva evitare di cambiare le proprie istituzioni perché l’effetto non era immediato.

Lo stesso accade se uno dei paesi più ricchi e sviluppati del mondo adotta le istituzioni di Cuba o della Corea del Nord di punto in bianco. La ricchezza e il capitale accumulato non scompaiono nel giro di ventiquattro ore. Il paese entra in un processo di consumo del capitale che può durare anni, o anche decenni. Nel frattempo, il governo di turno può vantarsi di essere bolivariano e mantenere allo stesso tempo un livello di ricchezza e sviluppo che è il frutto delle istituzioni passate, non di quelle presenti. I cittadini possono continuare a servirsi delle stesse strade, della stessa rete elettrica, delle stesse infrastrutture per le comunicazioni, eccetera. Ad un certo punto le strade cominceranno a deteriorarsi per mancanza di manutenzione (o ci saranno incidenti ferroviari), il settore energetico comincerà ad indebolirsi e dovrà importare energia, e le infrastrutture delle comunicazioni diventeranno obsolete. In altre parole, questo significa che il populismo si finanzia con risorse accumulate in passato con istituzioni che non erano populiste.

C’è uno sfasamento temporale tra i cambiamenti istituzionali e i loro effetti economici. Questo genera l’illusione che i risultati economici dipendano più dalla gestione e della politica pubblica che dagli incentivi creati dalle istituzioni. Per questo i cosiddetti oppositori del governo si preoccupano più del cambio della gestione che del cambio istituzionale. Qual è l’opposizione che propone una riforma istituzionale, politica e impositiva che produca una crescita virtuosa solo nel lungo termine? Le varie politiche economiche e i vari errori nella gestione possono generare oscillazioni, ma non definiscono la tendenza di lungo termine, che dipende dal quadro istituzionale. Né Cuba né la Corea del Nord possono diventare come la Germania o la Svizzera migliorando la gestione, ma solo modificando le proprie istituzioni; e d’altro canto né la Germania né la Svizzera possono trasformarsi in Cuba o nella Corea del Nord se commettono errori nella gestione o errori di politica economica mantenendo intatte le proprie istituzioni.

Secondo le statistiche del Fraser Institute riassunte nello studio Economic Freedom of the World, nel 2000 l’Argentina era al 34º posto. Se non fosse stato per il disinteresse verso la politica di equilibrio fiscale del governo peronista di turno, la crisi del 2001 non ci sarebbe stata. Nel 2011, l’Argentina era al 137º posto, dopo paesi come Ecuador, Mali, Cina e Nepal. Secondo l’indice, l’Argentina era alla pari di paesi come la Costa d’Avorio, il Gabon e il Mozambico. Certo oggi l’Argentina ha un livello di sviluppo e ricchezza superiore a quello di questi paesi. Ma possiamo dire che sarà così anche tra vent’anni? Prendere come esempio paesi come la Costa d’Avorio o il Mozambico significa che nel lungo termine anche l’Argentina sarà come loro. Voler essere come la Svizzera o la Germania con le istituzioni bolivariane è incoerente. Le istituzioni bolivariane portano ad una situazione come quella venezuelana, dove la carta igienica può essere un bene di lusso. La ricetta per diventare come la Svizzera o la Germania è molto semplice: bisogna adottare istituzioni come quelle svizzere o tedesche.

Finché governo e opposizione sono soggetti all’illusione ottica che genera lo sfasamento temporale tra la velocità dei cambiamenti istituzionali e i suoi effetti economici, il dibattito politico oscillerà tra questioni che possono avere effetto sulle prestazioni di breve termine, ma non sullo sviluppo e la crescita di lungo termine.

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