Da Babele alla Babilonia


Dio e il Potere Centralizzato

[Di R. J. Moeller. Originale pubblicato su Acton Institute Power Blog il 25 ottobre 2013 con il titolo From Babel to Babylon: God’s Problem With Centralized Power. Traduzione di Enrico Sanna.]

La Bibbia non dice in dettaglio come dovrebbe operare il governo di una nazione moderna di 300 milioni di individui. Se cercate informazioni dettagliate sulla politica daziaria che gli Stati Uniti dovrebbero adottare con la Finlandia siete sfortunati. Se cercate un canone che dica esattamente quale è il grado di ostruzionismo che si può praticare in senato state bussando alla porta sbagliata.

Con tutti i problemi irrisolti nella sfera socio-politica e economica, il Credente onesto che cerca una visione coerente del mondo si rivolge alle certezze e alle limpide rivelazioni delle Scritture. Dobbiamo faticare per evitare la tentazione di farci dire dalle emozioni quale deve essere la teoria e la prassi da adottare come individui, famiglie e nazione.

La storia della Torre di Babele, nell’undicesimo capitolo della Genesi, è una parte importante di quel problema con cui i cristiani hanno lottato per migliaia di anni: “Qual’è l’indirizzo di Dio sulla politica e l’economia?”

Versi uno e due:

Tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. Dirigendosi verso l’Oriente, gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Scinear, e là si stanziarono.

Fino a questo punto della storia umana, Dio era stato chiaro e esplicito riguardo il dovere degli uomini di “popolare la terra e sottometterla”. Il suo piano prevedeva che il genere umano utilizzasse il creato per il beneficio della Sua gloria. Tutti dovevano dipendere da Lui e seguire la Sua guida. Ma quando il peccato comparve nel mondo, allora comparvero anche la morte, la sofferenza e l’ansia per le innumerevoli prove e afflizioni della vita. Gli esseri umani provano un senso di conforto e sicurezza quando stanno in gruppo, e questo non è un male. Lo stesso Signore dice che quando due o più Credenti si radunano nel Suo nome, Dio è con loro. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Quando sono due o più malvagi a radunarsi, la rovina del peccato è con loro. Il fatto stesso che le genti citate in questi versi si radunino in un luogo centrale è un atto di disobbedienza collettiva. Tutto precipita dal “male” alla “bestemmia”.

Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamo dei mattoni cotti con il fuoco!” Essi adoperarono mattoni anziché pietre, e bitume invece di calce. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo; acquistiamoci fama, affinché non siamo dispersi sulla faccia di tutta la terra”.

Qui il problema è che volevano vantare la loro presunta autosufficienza e indipendenza dal loro Creatore. Sfidarono il decreto di Dio che ordinava loro di “popolare la terra”, e la loro sfida derivava dal presupposto che bastasse collettivizzare risorse, talento e intelletto per ovviare la realtà di un mondo afflitto dal peccato. Lo sviluppo tecnologico e il progresso dell’ingegneria sociale li portarono a credere nell’illusione di poter sostituire il Creatore con “lo stato”.

Il SIGNORE discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano. Il SIGNORE disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l’uno non capisca la lingua dell’altro!” Così il SIGNORE li disperse di là su tutta la faccia della terra ed essi cessarono di costruire la città.

Qui c’è molto da analizzare. Per brevità, mi basta dire che l’opinione di Dio sul genere umano che cerca di riunirsi e darsi un governo autonomo è così bassa che è disposto a confondere le lingue del mondo per imporre il Suo volere. Lo stesso orgoglio che spinse Satana ad abbandonare le glorie del cielo con la speranza falsa e vana di “acquistare fama” da sé, questo stesso orgoglio accese i cuori delle genti che in questo passo si accinsero alla costruzione della torre. Dio diede loro la possibilità di obbedire a Lui, e quando loro disobbedirono arrivò la punizione.

Perciò a questa fu dato il nome di Babel, perché là il SIGNORE confuse la lingua di tutta la terra e di là li disperse su tutta la faccia della terra.

Dio impone il suo volere a dispetto delle nostre migliori intenzioni, o del nostro peggior comportamento. La parola “Babel” è la stessa usata per la città di Babilonia, di cui si parla nel Vecchio e nel Nuovo Testamento. In questo contesto è usata sempre per rappresentare e/o descrivere il desiderio degli umani di detronizzare Dio e edificare un paradiso in terra senza di Lui. Da Babele alla Babilonia, dalla Genesi alla Rivelazione, l’ossessione degli uomini, che vogliono edificare un governo globale che si sostituisca a Dio (e alle istituzioni ordinate da lui, come la famiglia, la chiesa locale, eccetera) per glorificare sé stessi, è semplicemente (e purtroppo) una realtà della vita.

I governi e i sistemi economici creati dall’uomo sono stati, e saranno, sempre usati da Dio come parte del Suo programma di salvezza, giudizio e rinnovamento. Se Dio diffida del potere centralizzato e il controllo nelle mani di poche persone che desiderano rifare il mondo a loro immagine (un’immagine che rigetta l’autorità di Dio, mina le Sue sacre istituzioni, e corrode la società umana) non dovremmo diffidarne anche noi?

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