La Forza dello Stato Contro la Forza dell’Amore


[Di Robert Higgs. Originale pubblicato il 30 ottobre 2013 su Mises Institute con il titolo The Power of the State vs. the Power of Love. Traduzione di Enrico Sanna.]

Per migliaia d’anni i filosofi hanno sostenuto che la società deve dare un grande potere ai governanti perché solo un grande potere può tenere a bada le forze del male: violenza, saccheggio, disordini. Spesso, però, ammettono che questa soluzione ha il suo lato negativo: sono gli stessi potenti governanti che ricorrono alla violenza e al saccheggio.

Ad ogni modo, le forze positive e produttive di una società appartengono sempre alla popolazione. Tutto il bene di cui gode una società, pace genuina, cooperazione, produzione e ordine, deriva dalla popolazione. Lo stato non ha mai risolto un problema che la popolazione non potesse risolvere da sé. Al contrario, lo stato è un problema che si maschera da soluzione inevitabile a quei problemi, sempre che esistano, la cui risoluzione è a portata di mano di tutti.

Considerato come la distruzione della ricchezza mina il benessere sociale, come è stato possibile che lo stato – un’istituzione basata sulla violenza e il saccheggio – abbia soppiantato la cooperazione pacifica come fattore dominante della vita sociale praticamente in tutto il mondo? Anche se non è facile rispondere ad una domanda così semplice, sappiamo che i governanti hanno usato la paura – del governo come di altri pericoli noti e ignoti – per atterrire le persone e convincerle che non possono proteggersi da sole, che solo lo stato può farlo. Prima attraverso la pura e semplice paura, poi con l’aiuto della religione, e ultimamente tramite l’ideologia, le convinzioni della gente sono state distorte per adattarle ai voleri di preti/ideologi, e di élite militari che vivono sulle spalle delle masse depredate e assoggettate più con false credenze che con la forza bruta.

E così è ancora oggi. Alternative percorribili?

Gli sciocchi ridono all’idea che “l’amore è la risposta” per chi vive una situazione disperata. Continuano a dire che nel mondo alla base di tutto ci sono solo le forze del male e persone malvagie, persone alle quali non importa nulla dell’amore e cercano solo ciò che è spregevole, e dicono anche che questo male può essere eliminato solo con la forza e la violenza. Questa carenza di sicurezza fa partire una corsa verso il basso in cui la distanza tra questi difensori fittizi e il male da cui dovrebbero proteggerci è sempre più piccola. Affrontare il male soltanto con la forza crescente di chi governa, sopprimendo sempre più la nostra libertà e le nostre capacità di autodifesa, significa allontanare il fine ultimo di una società basata sulla sicurezza genuina e la collaborazione pacifica.

Gesù disse: “Voi avete udito che fu detto: ‘Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico’. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Matteo 5:43-44). Certo molti, senza dubbio molti cristiani, diranno che questa ammonizione, per quanto suoni bene in un sermone, è completamente impraticabile, e diranno anche che se ci comportassimo così saremmo alla mercé totale di chi vuole farci del male. Forse.

E però siamo qui, e viviamo in un mondo diviso dall’incomprensione reciproca, dall’odio, dal desiderio di vendetta. Poiché ogni società è soggetta ad un governo che ha interesse a mantenere vivo il fuoco del vizio, non ci accorgiamo che è possibile uscire dal circolo vizioso del male, della violenza e del castigo. Così il mondo intero non vede il bene che deriverebbe dall’aiuto reciproco, la pace e la tolleranza.

Ogni individuo può fondare la sua vita sull’amore e trovare così quella pace che sembra rifuggire qualsiasi comprensione filosofica e sociologica della società. A prescindere da quello che le persone sagge possono sapere e fare durante la loro vita, però, c’è questa concezione hobbesiana secondo cui i grandi pensatori sono schiavi, e quelli che raccomandano l’amore sono tacciati di stupidità e semplicismo. E però, tanto per ripetermi, siamo qui, e viviamo in un mondo che non migliora se seguiamo i maggiori pensatori politici, statisti e esperti di relazioni internazionali. Dal loro punto di vista, lo stato è inevitabile; le loro idee danno per scontata la natura dello stato e il suo comportamento. Forse è questo il loro errore di base: che accettano senza pensare ciò che deve essere contrastato.

Finché esisterà lo stato, con la sua violenza innata, la rapina e l’arroganza, e noi cercheremo la soluzione ai nostri problemi sociali attraverso lo stato o nella sua ombra, saremo sempre condannati non a soluzioni di seconda o terza scelta, ma a soluzioni finte che, al massimo, sono una pausa sulla strada della degradazione e della rovina totale. Quello che gli stati fanno, o minacciano di fare, è la distruzione: l’istinto bestiale. Quando la tecnologia rafforza il potere dello stato, al culmine di questa ascesa terribile possiamo trovare l’annichilimento totale del genere umano.

L’amore ci fa puntare nella direzione opposta. Cerca di costruire, al contrario dello stato che cerca di intimidire e uccidere nell’interesse dell’egoismo delle élite che lo controllano a spese della popolazione. L’amore non ha bisogno di mostrare i muscoli o di cercare continuamente la vendetta. L’amore vuole il bene degli altri perché questo significa il bene per se stesso, non perché così si diventa più potenti. Amore significa pazienza e sopportazione; potere significa impazienza e provocazione.

L’amore non fa punteggio; la rivalità internazionale sì, e a più dimensioni. L’amore porta alla pace interiore e a relazioni cordiali con il prossimo, mentre lo stato è in guerra perenne, se non con altri stati, certamente con i suoi subalterni, che sono continuamente depredati per sostenere lo stato e gratificare le ambizioni insaziabili dei governanti alla ricerca di un riconoscimento personale e di un potere illimitato.

Ovviamente, gli sciocchi diranno che nelle questioni socio-politiche l’amore non funziona. Al contrario, diranno invece, il potere nelle mani dei governanti funziona. E non c’è dubbio che funziona. Il problema è quello.

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