Il Trionfo del Non-Abbiente


H. L. Mencken nell’ottantesimo anniversario del New Deal mondiale

[Di Henry Louis Mencken. Originale pubblicato su The American Mercury del mese di gennaio 1938 con il titolo The Triumph of the Have-Not. Ripubblicato su Mises Institute il 5 gennaio 2011. Traduzione di Enrico Sanna.]

I

Di tutta quella pianificazione economica che avrebbe dovuto portare una Vita Più Piena a tutti gli americani, non importa quanto abietti, al termine del primo lustro non c’è molto che continui a brillare e funzionare se non il suo sistema moralistico centrale. Virtualmente tutto il resto è andato più o meno in vacca per colpa dei pianificatori e della loro lotta implacabile per il potere. La loro intelligenza, anche se non stratosferica, è ancora abbastanza alta da impedirgli di gabbarsi l’uno con l’altro. Il luogo dove puoi sentirli mentre si sputtanano l’uno con l’altro con vera passione non è Wall Street ma Washington. È qui che, addobbati con i nastrini del New Deal, trovi riuniti i veri esperti nelle infamie dei New Dealer, a cominciare dall’alto. La città diventa un calderone di critiche e controcritiche paragonabile a Greenwich Village nel 1915. Se vuoi essere confortato da qualcosa di caritatevole e amico riguardo un certo stregone A, devi servire lo stregone in questione, e anche così c’è la possibilità che interrompa la sua apologia di se stesso e dedichi il resto della seduta agli stregoni maledetti B, C, D e… n. Nel caos delle accuse anche l’autoelogio è stato aggiornato a metà.

Comunque sarebbe un errore dare per scontato che a queste persone consacrate manchi un’ispirazione o un fine comune. Dopotutto, riescono a stare assieme, lamentele o no, e quando ci sono persone che stanno assieme è scientifico cercare di capire qual è l’idea che condividono, e se non è un’idea, almeno un’allucinazione. Nel caso in esame non è difficile individuare il concetto organizzativo. Attraversa tutta la moltitudine di apparati del New Deal; non ne trovi altri. Sgorgando dalla Casa Bianca sommerge tutti gli stregoni, in alto e in basso, a prescindere dalle differenze abituali, per poi spargersi su tutto il paese, raggiungendo gli agenti e i beneficiari della Vita Più Piena. In breve, è la dottrina secondo cui c’è qualcosa di indecente che non può essere sradicato, qualcosa di criminale, negli affari di mondo: che l’unico cittadino della libera Repubblica che davvero merita l’appoggio delle autorità è quello che si trascina dietro agli altri in tutto quello che fa, è francamente invidioso degli altri, e nella sua coscienza crede che il governo debba usare tutta la sua forza bruta per trascinare gli altri al suo livello. Detto ancora più in breve, è l’idea che il non-abbiente sia, ipso facto, meglio degli altri.

Gli stregoni di Washington hanno innalzato la nozione di superiorità degli inferiori alla dignità di una Religione di Stato.

Se mi trovate anche un solo progetto del New Deal che non contenga questa nozione sarò felice di sottopormi al battesimo con qualunque rito cristiano, per quanto ignominioso sia. E se mi trovate un progetto che l’abbraccia e che gli stregoni non hanno, almeno per una volta, cercato di aggiungere ai loro misteri, sarò felice di aggiungere la prima comunione e la cresima. È l’essenza della loro metafisica, e se gliela togliete restano senza metafisica. Per essere precisi, non l’hanno inventata loro, né ne possiedono il monopolio. Sotto forma di odio verso quelli che fanno una vita sgargiante e oscena, ha vissuto i suoi giorni di gloria durante il proibizionismo, e in quella stessa forma carbura e illumina l’atteggiamento ciarliero di chi parla delle genti di città, ovunque e in qualunque momento. Anche il suo restringimento alla sfera economica non è una novità del New Deal, perché era già stato fatto quasi un secolo fa da Bunco, il più antico dei fratelli Marx. Ma d’altronde è irrilevante sapere se è vecchia o recente. Il fatto importante, il fatto indubitabile, è che gli stregoni di Washington hanno elevato questa nozione della superiorità degli inferiori alla dignità di una Religione di Stato, sconvolgendo così, almeno ufficialmente, la dottrina contraria che aveva prosperato tra noi fin dai primi coloni. Se c’era qualcosa che contraddistingueva il tipico americano nei giorni precedenti l’attuale Aufklärung era certamente la sua fede e venerazione del successo nel mondo. Ma ora, se vuole evitare di finire all’inferno con Lord Macaulay, Andy Mellon, Benjamin Franklin, William H. McGuffey, Henry Wadsworth Longfellow, e altri angeli caduti, deve prepararsi ad ammettere che farsi strada e avere successo sono crimini contro la società, e che il mendicante che vive sulle sue spalle è un uomo migliore di lui.

II

In teoria, ovviamente, questa proscrizione dei competenti funziona solo contro quelli le cui competenze prendono la forma florida di un arraffamento, ovvero i cosiddetti Monarchi Economici. Ma questo solo in teoria; in realtà le vere vittime, se non fosse altro perché sono più numerosi, sono quelli che stanno in fasce di reddito molto più basse. Quando si fanno fuori i Monarchi Economici accade esattamente quello che accadde nell’Utopia russa quando fecero fuori i kulaki. Il proiettile sparato dagli idealisti marxisti al contadino con quaranta mucche colpì immediatamente un contadino con dieci mucche, poi rimbalzò, colpì di striscio un contadino con una mucca, e finalmente si fermò sulla panza di un contadino senza mucche. In altre parole, quella che all’inizio era una guerra santa contro i contadini ricchi e insaziabili presto diventò una guerra contro tutti i contadini, e alla fine in Russia non rimasero più fattorie, ma soltanto una serie di aziende di stato che sfruttavano i lavoratori, con i Simon Legree di Mosca che agitavano la frusta sulle moltitudini incatenate di schiavi.

La somiglianza di questo fenomeno istruttivo con il corso del New Deal è evidente. Basta un esempio. Prendiamo la grandiosa congerie di imbecillità conosciuta come la TVA. Apparentemente, il suo scopo è fornire il retro della Valle del Tennessee di energia elettrica economica, così che tutti possano diventare grassi, ricchi e felici. In realtà, vogliono ingrassare le compagnie elettriche del sud. Bè, quale sarebbe l’effetto di questo ingrassamento, supponendo che si possa fare? Il primo effetto, ovviamente, sarebbe di sguinzagliare per il paese una banda di Monarchi Economici pieni di bile e di tutti i rottami che riuscirebbero a recuperare dal naufragio: forse non molto ma quanto basta, puoi starne certo, per scommettere su un nuovo assalto, perché hanno ricevuto una valanga di ammonimenti e riconoscono un mercato in caduta quando ne vedono uno. Il secondo effetto, immensamente più importante, sarebbe di strizzare e saccheggiare tutti quei poveri investitori che hanno messo i loro guadagni sudati nelle compagnie elettriche.

Chi sono questi investitori? Li trovi in tutto il paese, ma soprattutto al sud. Qualcuno ha cacciato fuori i soldi personalmente, e può dimostrarlo con titoli e obbligazioni. Altri hanno affidato i soldi alle compagnie di assicurazione o li hanno depositati nelle casse di risparmio, e sono i loro agenti ad avere le carte. Che abbiano sganciato i soldi personalmente o che li abbiano dati a degli agenti, però, ne perderanno una gran parte, o forse tutta, quando alla fine le compagnie cadranno in disgrazia. È chiarissimo cosa rappresenti questo denaro. Rappresenta i risparmi che tutti quei meridionali hanno sudato duro nelle loro avocazioni, vivendo entro le loro possibilità e mettendo da parte qualcosa per i momenti grigi. È una grossa porzione della ricchezza accumulata con diligenza e onestà in tutta la regione. Una volta distrutta, quelli che l’avevano guadagnata si ritroveranno ad essere clientes della TVA, che significa persone che devono cercare la sicurezza non nel lavoro e nel risparmio ma nella capacità di rubare dei politici.

Ho detto che il verso scopo della TVA è di ingrassare le compagnie elettriche del sud. All’inizio questo scopo è stato nascosto dietro una barriera di discorsi alti, ma ora è troppo visibile perché possano negarlo. Il resto è solo un sottoprodotto, in parte più o meno difendibile con la ragione e in gran parte no. È lo stesso motivo che attraversa tutto il New Deal, e sono pochissimi i dipartimenti che mostrano qualcosa di diverso. Lascio ai freudiani le origini di questo odio implacabile verso le imprese di successo; a me basta farlo notare. Nel codice morale degli stregoni c’è un solo peccato: il peccato del successo. Il mezzadro è meglio di chi ara la propria terra, e tra quelli che arano la propria terra gli unici che non sono completamente criminali sono quelli che hanno ipoteche sulla loro proprietà e sono indietro con il pagamento di capitale e interesse.

La cosa arriva a dimensioni fantastiche. Nell’ambito del lavoro gli stregoni, con il potere immenso del governo federale alle loro spalle, si sono buttati a favore delle linee di produzione robotizzate e contro l’uomo che conosce e pratica un’attività onesta e utile. Quest’ultimo è un delinquente secondo la A. F. of L. (un sindacato, es) perché secondo il CIO (un altro sindacato, es) si rifiuta di prendere le prime sulle spalle. La competenza, l’attenzione, l’esperienza, la bravura: tutto questo non conta più quando si calcola il valore e la dignità di un lavoratore; secondo gli standard del New Deal, per guadagnarsi da vivere basta stare in fila per sei o sette ore e odiare a sufficienza il capo e il lavoro.

Passiamo ad argomenti più raffinati e esoterici. Non so quanti soldi dei contribuenti sono stati spesi finora per la letteratura nazionale, ma certamente dev’essere nell’ordine di molti milioni. Ancora devo sentire di un solo centesimo che sia andato ad un autore in carne ed ossa. Tutti i soldi sono piovuti sui ciarlatani e i teneroni del tipo che affollava Greenwich Village, poi migrato sulla Rive Gauche a preparare capolavori che non hanno mai decollato, e infine tornato in massa a scrivere per i giornali rosa e vivere di soldi pubblici. L’unico test visibile del loro talento è il test standard del New Deal, quello della virtù: la convinzione ferma che un uomo intelligente e industrioso quanto basta da guadagnare decentemente sia un nemico pubblico. Aggiungete un urrà per Mosca e vi prendono a busta paga. La produzione netta è una massa di schifezze, piena di quel Radicalismo puerile che è il lievito di una brutta birra. Anche dopo che i grammatici assunti apposta l’hanno convertita in qualcosa che somiglia vagamente all’inglese, non si discosta dal livello di un tema di liceo o di un romanzetto. L’intellighenzia pidocchiosa, però, dice che è meglio di Pater; ma dopotutto elogia anche le imbrattature che rappresentano Lenin con l’aureola, pagati con soldi dei contribuenti e chiamati “arte murale”. Questa “arte murale”, mandata a decorare municipi e tribunali di città grigie, è solitamente denunciata come un insulto alla bandiera dai queruloni che preferiscono Washington che Attraversa il Delaware. E anche quando viene rimandata indietro coperta di iscrizioni indignate, i contribuenti non hanno indietro i soldi.

Subito dopo, mi sembra di capire, viene la scienza. Già pare, infatti, che gli unici medici degni di fede e credito siano quelli privi di pazienti: gli altri sono sfruttatori degli oppressi, che devono essere messi sotto il controllo degli educatori di Hopkins e dei politici di Farley. Alla fine, come in Russia, saranno ammessi ai corsi di medicina solo i proletari incurabili, e l’Anatomia di Gray sarà sostituita dall’Almanacco di Ayer e la rivista New Republic.

III

Dopo cinque anni di buffonerie di questo genere, cominciano a vedersi i risultati. Tranne in un particolare, sono molto scarsi e anzi quasi immaginari. Qualcosa nell’ordine di venti miliardi è stato buttato via, il groppone dei contribuenti è stato caricato con un’orda di oltre un milione di stipendiati, e mille nuove cure per tutti i mali dell’umanità sono stati cacciati nella gola della popolazione, ma tutte le piaghe che affliggevano la società americana quando è iniziato lo spettacolo continuano a prosperare. Gli agricoltori, soccorsi semi-annualmente dal 1933, continuano a belare le loro richieste d’aiuto; i lavoratori delle città, salvati dai Monarchi Economici, sono stati venduti al racket del lavoro; quelle attività che a dispetto di tutti i ciarlatani si stavano riprendendo, sono state ributtate giù; e i risparmi del paese, ridotti in gran parte dagli espropri, sono stati proscritti, e gli avanzi messi in pericolo. Quando è cominciata l’amministrazione Roosevelt, il paese era in difficoltà ma aveva a portata di mano i mezzi per uscirne e lo spirito per provarci. Dopo cinque anni di demagogia è ancora in difficoltà, ma le mani sono legate e lo spirito comincia ad evaporare. L’unico indubitabile traguardo dei saltimbanchi regnanti è quello che ho citato all’inizio: la propagazione del grande dogma morale secondo cui il valore e l’onore di un cittadino sono inversamente proporzionali alla sua competenza, industriosità e frugalità; in altre parole, la gloria speciale della Repubblica è quella persona nobile che è innatamente inadatto alla lotta per l’esistenza, e che deve essere tenuto in vita da trasfusioni costanti di sangue del suo prossimo più capace.

Non c’è niente altro del New Deal che possa essere catalogato, identificato e fatto oggetto di osservazione scientifica. Il resto è un agglomerato amorfo di fesserie discordanti, alcune delle quali con un tono specioso di plausibilità, la maggioranza manifestamente irrazionali come la dialettica marxista, lo spiritualismo o la scienza cristiana. Non nego il suo umorismo. Erano stravaganze e, per quanto mi riguarda, mi sono divertito immensamente. Se è vero, come ho sostenuto spesso, che la funzione primaria del governo è l’intrattenimento, allora questo governo di finti esperti ha chiaramente fatto il tutto esaurito. Certo nell’entourage di Washington ci sono alcuni mediocri uomini di spettacolo (come Ickes, Ma Perkins, e Cordell Hull), ma la loro inettitudine è stata più che bilanciata dalle prestazioni di indubbi virtuosi, come Wallace, Hopkins, Jim Farley, John L. Lewis e Hugo Black. La nomina di Hugo Black alla Corte Suprema mi ha dato una gioia di un genere che è raro trovare in questo mondo; le sue contorsioni e tergiversazioni mi hanno fatto crepare dalle risate. Per avere un altro spettacolo del genere sulla terra dovrebbe esplodere un vulcano sotto New York.

Il futuro? Nell’immediato non vedo cambiamenti o mezzi cambiamenti, neanche se arriva una catastrofe. Una guerra con una nazione estera potrebbe tenere in sella i maghi del New Deal fino alla fine, che potrebbe essere tra molti anni, mentre un’altra Depressione non farebbe altro che rimetterli all’opera per salvarci tutti un’altra volta. Lo stesso Onorevole Mr. Roosevelt sembra non avere problemi, a meno che il denaro non finisca; o a meno che la sua coscienza, o un sobrio ripensamento, o qualcosa di genere altrettanto spiacevole, non lo inducano a cercare quella che l’Esercito della Salvezza chiama la penitenza manifesta. Niente di ciò è probabile, almeno mentre scrivo. Il debito federale è ancora sotto i quaranta miliardi, e non impedisce un ulteriore indebitamento finché non supera abbondantemente i cinquanta. Mi sa tanto che l’on. gentiluomo sarà rieletto trionfalmente nel 1940, e magari anche nel 1944. Se mai dovesse lasciar capire che sceglierà di non candidarsi, significherà semplicemente che ha capito che la danza è finita; e in questa materia è più informato di noialtri. Altrimenti non c’è dubbio che andrà avanti da un prodigio all’altro, salvando nuovi milioni di anime umili ogni anno, intonando alla radio le sue nenie sulla moralità del New Deal.

Non mi prendo la briga di fare pronostici sull’esito finale. Tutto quello che si può discernere oggi è che nel lungo termine saranno i lavoratori produttivi degli Stati Uniti a pagare i costi. I Monarchi Economici di oggi sembrano al sicuro. Fanno bene la parte dell’uomo nero, ma per ora non sono stati toccati sul serio, e immagino che in futuro riusciranno a farla franca con la stessa perizia di oggi. Anche nel mezzo di quella che sembrava vagamente una guerra sanguinosa e implacabile contro di loro, i loro dividendi sono cresciuti molto più rapidamente dei salari. Hanno sistemato tutta una serie di materassi di piume d’oca per parare la caduta, e poi gli stregoni di Washington, nonostante gli sforzi erculei, sembrano completamente incapaci di sostituire (?). I veri capri espiatori saranno quei milioni di americanos assidui, laboriosi, e ovviamente banali, che ogni giorno lavorano duro per qualcosa di utile alla società, cercano di pagare il dovuto e chiedono solo di essere lasciati soli. Tra questi c’è la stragrande maggioranza degli artigiani e inventori e la stragrande maggioranza dei professionisti, escludendo forse gli avvocati e i pedagoghi. Tra di loro c’è anche una formidabile minoranza di agricoltori, visto che non tutti sono piagnoni e accattoni. Oggi sono queste persone meticolose che pagano il conto, e continueranno a pagarlo d’ora in poi. I lazzaroni di ogni genere, dall’alto degli speculatori di borsa al basso dei mezzadri e dei drammaturghi comunisti, tutti quanti vivranno sulle loro spalle, e appeso ad ogni gamba dei pantaloni ci sarà uno stipendiato.

Lasciate che si consolino pensando che, secondo la teologia del New Deal, non solo non hanno diritti, ma non hanno neanche virtù. Ma i peccatori sono proverbialmente felici: un fatto che lascia eternamente perplessi i teologi morali. Forse quelli che arriveranno in futuro, una volta fatto il callo, impareranno a godere della loro infamia come i loro predecessori.

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