Terrore a Boston


La Guerra è Guerra, Comunque la Chiami

[Di Fred Reed. Originale pubblicato su Fred on Everything il 27 aprile 2013 con il titolo Terrorism in Boston. Traduzione di Enrico Sanna.]

Da qualche anno a questa parte il terrorismo è indicato come un crimine odioso. Mi chiedo perché non lo si debba accettare francamente come una forma di guerra. Io non so se far saltare in aria dieci persone in un ristorante di Londra, ad esempio, è più odioso che far saltare dieci bambini in Afghanistan con un drone (entrambi sono odiosi). Alcuni terroristi, come Unabomber, sono semplici psicopatici free-lance. Altri, come bin Laden, fanno terrorismo per la stessa ragione per cui gli eserciti attaccano altri paesi: per costringerli a fare quelle che vogliono gli aggressori.

Dal punto di vista dei costi e dei benefici, il terrorismo è una forma di guerra incredibilmente efficace, soprattutto contro i paesi pesantemente armati del Primo Mondo. Le ragioni sono diverse. Primo, il terrorismo non è un obiettivo individuabile per gli eserciti dei paesi evoluti, fermi alla seconda guerra mondiale. Se cinque sauditi, due pakistani, un russo e un americano disamorato fanno saltare un palazzo a Chicago, contro chi si vendicano gli Stati Uniti? Contro la Russia, il Pakistan, l’Arabia Saudita o gli Stati Uniti, nessuno dei cui governi ha contribuito all’attentato?

Secondo, il rientro dall’investimento è fenomenale. L’attentato di New York, ad esempio, sarà costato qualche centinaio di migliaia di dollari. Però è riuscito ad estorcere agli Stati Uniti diverse guerre costate centinaia di miliardi, e ha trasformato l’America da paese ragionevolmente libero in un incubo orwelliano in rapida crescita. Un investimento minuscolo, un effetto grandioso. Se il terrorismo fosse un hedge fund, sarebbe il più richiesto sul pianeta.

Davvero ingegnoso. I terroristi non fanno danni seri al paese attaccato: le vittime di New York, insolitamente numerose per un attacco terroristico, scompaiono se paragonate alle vittime della strada in un anno. È che incoraggiano la società presa di mira a farsi male da sé. TSA, la Sicurezza Nazionale, la polizia militarizzata, perquisizioni senza mandato nelle stazioni ferroviarie, sorveglianza elettronica sempre più invadente, annullamento della costituzione e abolizione dei diritti civili: non l’ha fatto bin Laden. Non ne aveva la possibilità. Ci ha incoraggiati a farlo. Un genio.

La caratteristica del terrorismo è l’incredibile rientro dall’investimento. Un Bertoldo cerca di mettere una bomba nelle sue scarpe, e gli americani saltellano a piedi nudi negli aeroporti per l’eternità. A occhio, la bomba calzabile sarà costata cinquanta sacchi. Spendendo il tanto di una cena per due in un ristorante decente cambi per sempre il comportamento di una nazione di trecento milioni di abitanti. Un affare. È quello che il Pentagono chiama “moltiplicatore della forza”.

Detto altrimenti, i terroristi, almeno negli Stati Uniti, fungono da attivatori. Ci sono molte istituzioni nazionali che vorrebbero un potere poliziesco più ampio, molto più ampio: Congresso, FBI, NSA, DEA, BATF, CIA, le forze armate, la Sicurezza Nazionale, la TSA in particolare, e la polizia in generale. Vogliono più potere e meno restrizioni per ragioni diverse, alcune meno malvagie di altre ma nessuna per un innato attaccamento alle libertà civili. Il terrorismo offre loro il pretesto ideale per la sovietizzazione e l’annullamento di molte salvaguardie. Dì alla gente che è in pericolo, e che puoi proteggerla se rinunciano alla libertà, e hai fatto tombola.

Ogni volta va alla grande. Un imbecille free-lance cerca di portare un esplosivo liquido a bordo di un aereo di linea, e il governo confisca shampoo e dentifricio per l’eternità.

Qualche tempo fa, una coppia di musulmani ha ucciso tre persone alla maratona di Boston. Se fossero morti in un incidente stradale, gli avrebbero dato un paragrafo in corpo nove a pagina trentasette. Ma l’hanno fatto i terroristi. E dunque si invoca (risatina) più sorveglianza e la messa al bando degli zaini agli eventi pubblici. Non era mai successo che così poche persone riuscissero a dominarne così tante. È brillante.

E non c’è modo di fermarli, a meno che non si istituisca uno stato di polizia al confronto del quale Beppe Stalin è un estremista libertario. I nostri (costosissimi) servizi segreti non sono stati in grado di prevedere né il primo attentato contro le Torri Gemelle nel 1993, né l’undici settembre, né l’auto-bomba inesplosa a Times Square, né i dinamitardi con la pentola a pressione di Boston. La TSA ha lasciato che l’attentatore delle scarpe e quello delle mutande salissero a bordo, dove poi sono stati i passeggeri a metterli ko. È come se McDonald’s chiedesse ai clienti di ripulirsi il tavolo da soli.

Il fatto è che un paese come gli Stati Uniti ha centinaia di migliaia di obiettivi facili. Qualunque folla, metropolitana, stazione, partita, gara automobilistica, scuola pubblica, deposito di carburanti o negozio di alimentari diventa un obiettivo redditizio per i terroristi. Ogni volta che uno di questi viene attaccato, impongono più telecamere e più controllo del traffico di internet. La sicurezza non migliora, ma il governo federale diventa più invadente.

Non servono armi. Un’auto ad alta velocità, venti litri di benzina, qualche chilo di fertilizzante, una scatola di fiammiferi, del veleno o un machete sono più che sufficienti a fare grossi danni e mandare in delirio la stampa.

Se è per questo, bastano poche once di semplice gelatina. Qualche anno fa a Washington un buontempone lasciò un piattino di Petri, o una cosa del genere, con della gelatina rossa davanti a B’nai Brith, se non ricordo male, con la scritta “Antrace”, mandando la capitale della nazione in coprifuoco e facendo partire tutto l’allegro circo dei media. Non importa se l’antrace è molto pericoloso solo sotto forma di spore.

Se il terrorista vuole morire, come sembra accadere spesso, non c’è difesa, almeno non se il terrorista agisce da solo. Pensate a cosa potete fare con un’auto a centocinquanta all’ora e una selezione accurata di obiettivi. Tre pivelli in una stanza del dormitorio di Princeton possono inventarti dozzine, letteralmente dozzine, di atti terroristici che nessuno può evitare.

Per avere efficacia come terrorista, non c’è bisogno di uccidere molte persone, o anche una. L’attentatore delle scarpe non ha ucciso nessuno. Basta essere un terrorista e finire in televisione. La popolazione deve sentirsi minacciata. La minaccia può anche essere inesistente. Dopo l’attentato di Boston, la probabilità di essere ucciso mentre vai per gli affari tuoi è praticamente zero, ma la popolazione si spaventa facilmente.

I droni usati dal Pentagono per fare terrorismo in Afganistan sono sofisticati, e per questo molti pensano che siano fuori dalla portata di terroristi free-lance. Falso. Anni fa, quando scrivevo di cose militari, scoprii Aerosonde, una ditta perfettamente legale che fabbricava, e fabbrica, piccoli aerei usati per scopi scientifici guidati col GPS. Mmh, ho pensato, missili cruise per poveri. La Aerosonde ne mandò uno per scopi dimostrativi dall’Europa al Nordamerica, dove, a quei tempi, arrivò a quattro metri e mezzo (credo) dal punto di destinazione. Oggi la tecnologia è a buon prezzo e disponibile ovunque. Basta un ingegnere rinnegato e voilà.

Chissà cosa direbbe Clausewitz?

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