Perché è Colpa del Capitalismo


E perché dovete soffrire e pagarla cara

[Di Enrico Sanna]

Quest’anno il debito pubblico dell’Italia è arrivato al 133% del prodotto interno lordo. Il prodotto interno lordo è un numero che si ottiene facendo la somma di quello che produce chi lavora, più quello che lo stato gli prende, più quello che lo stato spende in carta igienica, più quello che lo stato prende in prestito. Se lo stato ottiene un prestito di due miliardi per far saltare in aria Milano, lo stato è più ricco di due miliardi. Siamo arrivati a questi livelli di progresso.

Questo minestrone contabile passa per essere la ricchezza del paese. Io non so quanto sia, e ad ogni buon conto non me ne frega niente. Quello che importa è il debito pubblico. Il debito pubblico è universalmente giudicato un male. Quello italiano ha superato il bordo della marmitta di un terzo. Rischia di intasare la cappa. Un grande male. Pare che che sia colpa del capitalismo.

Per ragioni che immagino mie peculiari, spesso mi capita di avere difficoltà ad accettare le conclusioni di un ragionamento che nessuno riesce a spiegarmi. Dirò di più: non accetto niente che io non possa spiegare a me stesso in maniera convincente. Qualcuno sa spiegarmi perché la melma del mondo è colpa del capitalismo? Perché sì. Nel mio piccolo, sono uno che riesce a tracciare i tornanti di un ragionamento fino alla conclusione più remota. Quando qualcuno dice “perché sì” mi si rizzano i peli delle braccia. Devo aver cominciato a scuola. Il picco l’ho passato durante il servizio militare. I militari camminano su nuvole di “perché sì”. Sono i perché-sì-men.

Se siete buoni buoni buoni bravi onesti onesti cittadini, avete già dato metà del vostro guadagno al vostro socio occulto: lo stato. Almeno la metà. Poi, quando andate a comprare qualcosa al supermercato, gli date un altro quinto abbondante. Questo è quello che vedete. Metteteci dentro anche la scopa che usa il commesso per ramazzare il negozio. Quella che pensate che sia una scopa è in effetti una meraviglia di arte tributaria. Incrostata di tasse come un’ostrica veneranda. E anche la maglietta bianca senza scritte del commesso. Anche quella è incrostata di tasse. E regolamenti che, guarda un po’, costa rispettarli. Quella con la scritta ha l’extra. Dovreste sentirvi felici perché avete dato dato dato. Dare è bello. Ehi, vedete quella fanghiglia residua gialla in fondo al barile? Bene, quella è la vostra libertà. Ce n’è troppa. Se il mondo fosse davvero mondo non dovrebbe rimanere niente. Insozza la vostra vita.

E poi quest’altra. Anni fa, quando avevo ancora abbastanza ragioni sulla superficie craniale per farlo, andai da un mio amico parrucchiere. Dopo l’operazione, la moglie compilò la ricevuta. La moglie era tutto il giorno lì per semplice passione, non per risparmiare sulla sciampista. È che doveva fare una ventina di sciampo al giorno altrimenti le veniva la noia. Bene, la signora si dimenticò di scrivere lo zero prima della data. Scrisse 3-11 invece di 03-11. Fu redarguita. Pare che gran parte del crimine italiano passi attraverso l’assenza di uno zero. Se leggi i giornali, sai che la mafia ricicla il denaro facendolo passare dallo zero mancante. Io non lo sapevo. Ma il resto del globo sì. Saranno sette o ottocento miliardi l’anno, solo in Italia. E la cifra è sottostimata.

Pare che sia tutta colpa del capitalismo. Ma non è che non c’è capitalismo in Italia. O nel mondo, se è per questo. Ce n’è eccome. Però è di quello buono. È di quello che fa come dice lo stato così che lo stato fa come dice il capitalismo buono. Non è di quello a briglia sciolta. Lui e lo stato sono come compari. Ogni tanto, quando a uno dei due capita di passare sotto casa dell’altro, citofona e gli fa: “Ah fra’, che tte serve?” Quando stanno assieme e passeggiano per il corso non li riconosci l’uno dall’altro. Due gemelli. Il problema è l’altro. Quello cattivo. Pare che se ne sia troppo. Dovrebbe essercene meno. Nessuno vuole la sua morte. Pare che in quantità non superiori a zero sia accettabile.

Io non sono contro lo stato a priori. In qualunque momento della mia vita, sono disposto a rinnegare il mio credo, date prove convincenti. Dimostratemi che lo stato è in grado di pensare alla risoluzione di un problema, anche a livello subatomico, senza incrementare il tasso di servitù bovina e io andrò a votare. Di più. Fatemi vedere una sua proposta che non si riduca alla pratica esazione di una libbra di carne e mi farò tatuare i suoi slogan per diffondere il suo verbo sulle spiagge.

Nel 1917 o giù di lì, Vlady Illy Lenin ricreò magnificamente il paradiso in terra russa. Un’impresa. L’unico problema era che i russi non erano abituati alla vera libertà. Gli arrivò sopra di botto. Morirono a milioni. Lo zio Vlady dovette mettere su qualcosa che chiamò la nuova politica economica, così che il contadino ucraino potesse soddisfare ancora per qualche tempo i suoi biechi vizi vendendo la sua rapetta rossa all’angolo della strada. L’assuefazione è roba dura. Se ne esce poco per volta.

Poi arrivò lo zio Beppe, Beppe Vissarione Stalin, che capì subito cosa non andava: gli sporchi capitalisti. I kulaki. Ora, ai tempi dello zar ci sarà stata una quantità di capitalismo liberale da riempire una fiala per fare la puntura a una mosca. Dopo lo zio Vlady ne avanzarono tre o quattro molecole. Ma erano più infette dell’isotopo ottocentododici della criptonite. Per non dire di quello che continuava a percolare dall’estero. Quelli che tornavano dai campi di prigionia della Germania nazista, noto focolaio di ultraliberisti capitalisti, erano infetti come zanzare del Madagascar. Dovettero mandarli in Siberia a smaltire la sbornia.

Passiamo oltre il Tevere. Qualche tempo fa il papa ha detto che la gente adora troppo il denaro. Immagino che lo Ior sia un collezionista di immaginette del papa buono. Qualcuno dovrebbe spiegare all’argentino che il denaro è un mezzo. Che io sappia, l’unico che adora il denaro tanto per adorare il denaro è lo Zio Paperone.

Ma la chiesa prende l’otto per mille. In pratica, si tratta sempre di denaro che tutti adorano. Non voglio dire che ruba. No. Diciamo che partecipa ai proventi del furto. E non dico che quei soldi non li spendono bene. Sono convinto che siano spesi tutti nel migliore dei modi, fino all’ultimo centesimo, e non lo dico per arruffianarmi la poltrona nel post-mortem. Lo dico perché conosco la chiesa. Soprattutto i piani più bassi. Ricordo la volta che una suora indiana, una sorella di Madre Teresa di Calcutta, quasi si offese perché volevo fare un’offerta in denaro. E ho visto come lavoravano. Come camalli per poveri. Però, ah Fra’, che ne dici della parola carità?

Così torniamo a bomba. Il consommé di tutto è: la colpa è del capitalismo. Quello buono tutto sommato va bene. È quell’altro che deve essere purgato. Dicono che i cani sciolti non vanno bene. Non che possono mordere. È che sono sciolti. E anche voi dovete darvi una regolata. Troppa libertà fa sangue cattivo. Dovete pensare anche agli altri. E anche io dovrei una buona volta………… Aaah! Urgh! Umpf! Aaaaaah! Blubblubblùb! Noooooo! Aùff!

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