Il Papa e le Basi dell’Economia


[Di Andrew P. Napolitano. Originale pubblicato il 5 dicembre 2013 su lewrockwell.com con il titolo The Pope and Basic Economics. Traduzione di Enrico Sanna.]

Qual è il problema più grave nel mondo di oggi? Forse è la guerra, la fame, il genocidio, la violenza settaria, l’assassinio, o la strage di bambini nel grembo materno? Ognuna di queste forma di per sé una risposta razionale. Ma quando al Papa Francesco hanno rivolto questa domanda, lui ha risposto: “La disoccupazione giovanile.”

Certo, la disoccupazione giovanile è un problema serio. In alcune parti degli Stati Uniti, il paese più ricco al mondo, ha raggiunto il 25 per cento. Queste sono persone che non sono più impegnate a tempo pieno nella scuola e che ancora non hanno compiuto trent’anni. La loro condizione è un problema per loro e per le loro famiglie, per la comunità in cui vivono, e per la spesa sociale necessaria ad assisterli. Ma è il problema più grave nel mondo? È un problema per la Chiesa romana e cattolica? Ed è qualcosa di cui il Papa possiede una competenza necessaria per fare commenti o proporre soluzioni?

Di recente, questi commenti del Papa sulla disoccupazione giovanile sono stati tolti dal sito del Vaticano. Subito dopo questo fatto, il santo padre ha pubblicato la sua prima enciclica: un’esplicita dottrina del Papa, non il suo ormai famoso commento improvvisato durante il viaggio in aereo.

La sua enciclica parla di economia, e mette a nudo un’ignoranza imbarazzante. Lo dico con reverenza e rispetto. Lo dico anche da tradizionalista cattolico romano che lamenta l’annacquamento delle tradizioni sacre dopo il concilio Vaticano secondo, l’abbassamento di livello dell’insegnamento morale e la banalizzazione delle pratiche liturgiche. E lo dico anche da persona che crede fermamente che il Papa Francesco sia il Vicario di Cristo in terra e che, come tale, personifichi l’autorità dottrinaria della Chiesa. Lui ha la capacità morale e giuridica di esprimersi ex cathedra, il che significa infallibilmente, ma solo dopo aver visto e distillato gli insegnamenti tradizionali della Chiesa, e solo in materie che riguardano la fede e la morale.

Grazie a Dio, è il caso di dire, la sua autorità dottrinaria si limita alla fede e alla morale, perché in materia di economia manca il bersaglio e di molto.

La sua enciclica, intitolata “La Gioia del Vangelo”, attacca il capitalismo di libero mercato perché con questo occorre molto tempo perché i poveri diventino ricchi. “Stanno ancora aspettando,” ha scritto il Papa. Bè, senza il capitalismo, che premia il lavoro duro e il sacrificio, aspetterebbero in eterno. Nessun altro sistema economico nella storia del genere umano ha alleviato più povertà, generato più opportunità e portato più persone povere alla ricchezza, del capitalismo. E l’essenza del capitalismo arriva al cuore degli insegnamenti cattolici: la libertà personale di ogni essere umano. Capitalismo significa libertà di rischiare, libertà di lavorare, libertà di risparmiare, libertà di tenere per sé il frutto delle proprie fatiche, libertà di possedere qualcosa di proprio e libertà di fare la carità.

Il problema del capitalismo moderno – un problema che è sfuggito all’analisi fatta da Sua Santità – non è il fatto che ha troppa libertà, ma che ne ha troppo poca. Il regolamento del libero mercato da parte dello stato, il controllo dei mezzi di produzione privati da parte dei burocrati di governo, l’alleanza blasfema tra stato, banche e industria, tutto questo ha fatto salire i costi di produzione, soffocato la competizione, eretto barriere ai nuovi ingressi nel mercato, fatto salire le tasse, svalutato i risparmi, e con le barriere salariali ha lasciato molti poveri fuori dal mercato del lavoro. Il Papa farebbe bene a pregare per quelli che hanno usato lo stato per rubare la libertà e soddisfare così la propria sete di potere, e per quelli che si sono inginocchiati davanti allo stato così da poter arrivare alla ricchezza godendo di benefici statali e non tramite il frutto delle proprie fatiche.

La dottrina sociale tradizionale cattolica impone a noi tutti l’obbligo morale di fare da guardiano di nostro fratello. Ma questo è un obbligo morale personale, imposto dalla coscienza, dalla dottrina della Chiesa e dalla minaccia delle fiamme dell’inferno; non dal potere di coercizione dello stato. La carità viene dal cuore. Consiste nel dare liberamente prendendo dalla propria ricchezza. Non si può fare carità usando il denaro che appartiene ad altri. Questo è furto, non carità.

Se tu dai fino a farti male, liberamente e per amore, e non cerchi un bene temporale in cambio, hai messo su un tesoro in Cielo. Ma se è lo stato che prende da quello che è tuo e ridistribuisce la tua ricchezza dandola a chi lo stato ha deciso che debba essere il beneficiario – che si tratti di ricchi o poveri – quali sono i tuoi meriti in tutto ciò? Se tu dai un pesce ad una persona povera, il giorno dopo avrà nuovamente fame. Se gli insegni come si fa a pescare e gli insegni come procurarsi gli strumenti adatti a farlo, lui può diventare autosufficiente e un giorno forse anche abbastanza ricco da aiutare altre persone. Se lo stato prende i soldi da te per comprare un pesce a qualcun altro, metà della ricchezza è sprecata.

Il Papa sembra preferire la proprietà comune dei mezzi di produzione, che è marxismo, o la proprietà privata e il controllo statale, che è fascismo, o la proprietà statale e il controllo statale, che è socialismo. Tutti questi sistemi falliti portano ad un mucchio di ceneri, non alla ricchezza. Papa Francesco deve sapere queste cose. Deve sapere anche che quando, nel 1931, l’Europa era in acque agitate, il suo predecessore Pio XI scrisse in una delle sue encicliche: “(N)essuno può allo stesso tempo essere un cattolico sincero e un vero socialista”.

La Chiesa non insegna semplicemente per l’oggi, ma per tutto il tempo per cui dura la vita dell’uomo sulla terra. Ecco perché l’essenza della missione papale non si limita alla soluzione dei problemi attuali, ma consiste anche nella conservazione della verità e nella continuità della tradizione. Per questa ragione, i papi non contraddicono facilmente i loro predecessori. Se questo principio era sacro allora, è sacro anche oggi.

Qualche tempo fa il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, scoprì che la cattedrale di St. Patrick aveva dei seri problemi strutturali, e che sarebbero stati necessari 200 milioni per risolverli. Questo conto sarà presto saldato. Da dove sono venuti quei soldi? Dalle disponibilità dei ricchi capitalisti cattolici. Chi ne trarrà beneficio? Gli operai che stanno facendo i lavori di ristrutturazione adesso hanno un lavoro, e tutti gli altri – poveri e ricchi – che seguiranno la messa nella restaurata Chiesa di St. Patrick potranno farlo in sicurezza e nella bellezza.

Cosa dobbiamo fare riguardo il rapporto tra il Papa e l’economia? Dovremmo pregare per la sua fede e la sua comprensione e per un ritorno all’ortodossia. Quest’ultima significa una Santa Madre Chiesa sotto il Vicario di Cristo… per la salvezza delle anime, non dei portafogli.

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...