Il Nostro Fragile Pianeta?


[Di Walter Williams. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 10 dicembre 2013 con il titolo Our Fragile Planet? Traduzione di Enrico Sanna.]

Esaminiamo alcune dichiarazioni che riflettono un punto di vista considerato fuori discussione. “Il mondo in cui viviamo è bello ma fragile.” “Il terzo sasso dopo il sole è un’oasi fragile.” Ecco un paio di citazioni prese dalla Giornata della Terra: “Ricordatevi che la Terra deve essere salvata ogni singolo giorno.” “Ricordate l’importanza di curare il nostro pianeta. È l’unica casa che possediamo!” Queste dichiarazioni, assieme alle predizioni apocalittiche, sono il pane quotidiano degli ambientalisti, che siano estremisti o no. Peggio ancora, questo indottrinamento sulla fragilità della terra è il cibo con cui sono nutriti i nostri giovani dall’asilo al diploma. Vediamo in particolare quanto è fragile la terra.

Nel 1883, l’eruzione del vulcano Krakatoa, nell’attuale Indonesia, scatenò la forza di 200 milioni di tonnellate di tritolo. Vale a dire, l’equivalente di 13.300 bombe atomiche da 15 chilotoni, del tipo che distrusse Hiroshima nel 1945. Prima di quella eruzione ci fu l’eruzione del vulcano Tambora, nel 1815, sempre nell’attuale Indonesia, che ha il record dell’esplosione vulcanica più grande tra quelle conosciute. Scaricò nell’atmosfera una quantità così grande di detriti che il 1816 fu chiamato “l’Anno Senza Estate” o “l’Estate Inesistente”. Fu all’origine della perdita del raccolto e della morte del bestiame d’allevamento in gran parte dell’emisfero settentrionale e causò la più grande carestia del diciannovesimo secolo. Nel 535 dopo Cristo, un’eruzione del Krakatoa fu così forte che oscurò una gran parte della luce e del calore solare per diciotto mesi, e secondo alcuni diede inizio al medioevo. Secondo le stime dei geofisici, tre eruzioni vulcaniche da sole, quella indonesiana del 1883, quella dell’Alaska del 1912 e quella islandese del 1947, rilasciarono nell’atmosfera più anidride solforosa e biossido di carbonio di tutte le attività umane nel corso di tutta la storia.

E come se l’è cavata con le inondazioni la nostra fragile terra? La Cina è probabilmente la capitale mondiale delle inondazioni giganti. Nel 1887, un’inondazione provocata dal Fiume Giallo costò tra i 900.000 e i due milioni di vite umane. L’inondazione cinese del 1931 andò peggio, con un numero di morti stimato tra uno e quattro milioni. Ma la Cina non ha il monopolio delle inondazioni.

Fra il 1219 e il 1530, l’Olanda subì inondazioni che provocarono la morte di circa 250 mila persone.

E cosa dire dell’impatto che hanno i terremoti sulla nostra fragile terra? In Cile nel 1960 ci fu il terremoto di Valdivia, di magnitudo 9.5 sulla scala Richter, ovvero l’energia di mille bombe atomiche che esplodono simultaneamente. In Cina, il sanguinoso terremoto della provincia di Shaanxi, nel 1556, devastò un’area di 520 miglia. Più di recente, nel 2004, nell’Oceano Indiano c’è stato un terremoto che ha causato uno tsunami, e nel 2011 un altro terremoto di magnitudo 9 ha colpito il Giappone orientale.

La nostra fragile terra deve affrontare anche il terrore che viene dallo spazio. Due miliardi di anni fa un asteroide colpì la terra, creando il cratere di Vredefort in Sudafrica. Il suo raggio è di 118 miglia (circa 190 km, es), il più grande cratere d’impatto al mondo. In Ontario c’è il Sudbury Basin, risultato dall’impatto di un meteorite caduto 1,8 miliardi di anni fa, che con un diametro di 81 miglia (130 km) è il secondo cratere d’impatto al mondo per dimensioni. Il cratere formato dalla Chesapeake Bay, in Virginia, è un po’ più piccolo: circa 53 miglia (85 km). Infine c’è il famoso ma minuscolo Meteor Crater, in Arizona, che non arriva ad un miglio (1,6 km) di larghezza.

Ho citato soltanto una piccola parte degli eventi catastrofici che hanno colpito la terra, lasciando fuori intere categorie come i tornado, gli uragani, i fulmini, gli incendi, le tormente di neve, le frane e le valanghe. Ora, nonostante tutti questi cataclismi la terra è sopravvissuta. La mia domanda è: quale tra queste forze della natura può essere eguagliata dall’uomo? Ad esempio, può l’uomo replicare l’effetto inquinante dell’eruzione del vulcano Tambora nel 1815, o l’impatto dell’asteroide che fece scomparire i dinosauri? È il massimo dell’arroganza pensare che l’uomo possa infliggere cambiamenti parametrici significativi alla terra, o che possa eguagliare le forze distruttrici della natura.

Di quando in quando gli ambientalisti si tradiscono e rivelano i loro veri propositi. Barry Commoner disse: “Il capitalismo è il nemico numero uno della terra.” Leo Marx, professore all’Amherst College: “Da un punto di vista ecologico, non ci sono dubbi sulla necessità di un governo mondiale.” Con il declino dell’Unione Sovietica, il comunismo ha perso gran parte della rispettabilità che aveva, salvo poi ricomparire mascherato da ambientalismo e progressismo.

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