Il Papa e il Capitalismo


[Di Walter Williams. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 17 dicembre 2013 con il titolo The Pope and the Capitalism. Traduzione di Enrico Sanna.]

Papa Francesco, nella sua esortazione apostolica, ha accusato il capitalismo, negando che la “crescita economica, incoraggiata dal libero mercato, riuscirà finalmente a portare più giustizia e un mondo più inclusivo” e concludendo che “questa opinione… non è mai stata confermata dai fatti.” Poi prosegue descrivendo il capitalismo di libero mercato come “una nuova tirannia”. Diamo uno sguardo a questa visione tragica del papa.

Per prima cosa, riconosco che il capitalismo è un fallimento miserabile se paragonato al paradiso o all’utopia. Qualunque altro sistema escogitato in terra uscirebbe male da questo confronto. Il genere umano, però, deve scegliere tra sistemi economici alternativi che esistono realmente sulla terra. Per quanto riguarda l’uomo comune, il capitalismo è superiore a qualunque altro sistema finora ideato per la soddisfazione dei bisogni e dei desideri di tutti i giorni.

Nella storia del genere umano il capitalismo è relativamente recente. Prima della nascita del capitalismo, gli unici modi per ammassare grosse ricchezze consistevano nella rapina, nel saccheggio e nella riduzione in schiavitù di altri esseri umani. Con l’ascesa del capitalismo divenne possibile ammassare grosse ricchezze servendo e soddisfacendo i bisogni di altri uomini. I capitalisti cercano di capire cosa vuole la gente per poi produrlo e commerciarlo nella maniera più efficiente e ricavarne un profitto. Un paio di esempi: Il primo è J. D. Rockefeller, le cui strategie di marketing di successo portarono il prezzo del cherosene dai 58 centesimi al gallone nel 1865 a 7 centesimi nel 1900. Il secondo è Henry Ford, che divenne ricco producendo automobili per le persone qualunque. I benefici personali goduti da Ford e Rockefeller impallidiscono di fronte a ciò che ricevettero le persone comuni dal fatto di avere cherosene e mezzi di trasporto a buon prezzo. Ci sono letteralmente migliaia di esempi di come la vita degli uomini sia migliorata per effetto di chi cerca il profitto. Io vi chiedo questo: Le persone che con le loro azioni hanno creato comodità mai viste prima – e che sono diventate ricche in questo processo – meritano tutto il disprezzo e la presa in giro che gli intellettuali, i politici, e ora anche il papa, gettano loro addosso?

Esaminiamo il ruolo che ha il profitto, ma prima mettiamolo in prospettiva in termini di dimensioni.

Tra il 1960 e il 2013 il profitto delle società al netto delle tasse è stato mediamente poco più del 6 percento del prodotto interno lordo, mentre i salari hanno rappresentato in media il 47 percento. Molto più importante delle statistiche sulle dimensioni dei profitti è il ruolo del capitalismo nel guidare le risorse verso produzioni di alto valore e nel soddisfare i bisogni della gente. Provate a fare un sondaggio tra le persone. Chiedete quali sono i servizi più soddisfacenti e quelli meno soddisfacenti. Nella lista dei “più soddisfacenti” troverete le imprese che fanno profitti, come i supermercati, i cinema, i negozi d’abbigliamento e quelli di computer. I servizi offerti da organizzazioni che non generano profitto, come le scuole pubbliche, gli uffici postali, e gli uffici della motorizzazione, li troverete nell’altra lista.

Il profitto obbliga gli imprenditori a trovare il modo di soddisfare il cliente con la massima efficienza, pena la chiusura. Certo, possono sempre fare disastri e restare in attività se riescono a convincere lo stato a salvarli o metterli al riparo dalla concorrenza. Le aziende non-profit traggono vantaggi in questo modo. Le scuole pubbliche, ad esempio, continuano a funzionare che il servizio offerto sia buono o no, che i genitori siano soddisfatti o meno. Questo perché i politici offrono una compensazione tramite l’imposizione di tasse sulla proprietà. Sono convinto che saremmo meno soddisfatti dei supermercati se anche loro avessero il potere di prendere il nostro denaro attraverso le tasse, invece di cercare di convincerci a cedere i nostri guadagni volontariamente.

Arthur C. Brooks, presidente dell’American Enterprise Institute e autore di “Who Really Cares”, dimostra come gli americani siano il popolo più generoso al mondo. Se andate a vedere dove la generosità è più diffusa, troverete che è così praticamente in tutti i paesi la cui economia è più vicina al libero mercato che ad un’economia comunista o socialista. Ora, visto che Papa Francesco considera la carità come parte della religiosità, dovrebbe smetterla di demonizzare il capitalismo.

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