Sono un Pacifista?


[Di Laurence M. Vance. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 29 ottobre 2013 con il titolo Am I a Pacifist? Traduzione di Enrico Sanna.]

Sono stato chiamato con tanti epiteti da quando nel 2003 ho cominciato a scrivere sulle invasioni immorali e ingiuste dell’Iraq e dell’Afganistan, sulla minaccia rappresentata dallo stato bellico, sull’impero americano del male con le sue truppe e le sue basi distribuite in tutto il mondo, sulla depravazione della politica estera americana, e sull’istituzione maligna chiamata forze armate.

Sono stato chiamato traditore, codardo, calabraghe, anti-americano, liberal, sinistrorso, democratico, non-americano, isolazionista, hippie, pacifista fricchettone, quacchero, secchione anti-guerra, odiaamerica, idiota fumato e tiltato, bucio di culo comunista. Solitamente con l’aggiunta del termine pacifista, o del più forte cane pacifista.

Almeno non mi hanno mai detto che sono un repubblicano.

Tra tutti gli epiteti che mi sono stati urlati contro, il meno offensivo è pacifista. Dopotutto, un pacifista è uno che odia lo stupro, il furto, l’aggressione, la distruzione della proprietà, e l’assassinio, anche quando questi atti sono commessi da militari americani in uniforme in terra straniera.

Dunque sono un pacifista? Tutto dipende da quello che si intende per pacifista. Se l’essenza del pacifismo è l’opposizione alla guerra e alla promozione della violenza, allora sono orgoglioso di essere etichettato così. Il pacifismo, però, non comprende il diritto all’autodifesa; se preclude l’uso della violenza per difendersi da un’altra violenza commessa contro la propria persona e le proprie cose, allora non consideratemi un pacifista. Come tante altre cose, tutto ruota attorno alla definizione del termine.

Io ho spiegato le mie idee politiche qui. Se doveste chiedermi quale è la mia filosofia o la mia opinione del mondo, non direi che sono un pacifista. Piuttosto direi che sono un cristiano conservatore libertario.

Al contrario dei guerrafondai, che a torto accomunano la minima opposizione alla guerra con il pacifismo, i libertari non sono necessariamente pacifisti. Come scrive Walter Block nel suo libro Defending the Undefendable:

Il libertarismo non implica il pacifismo; non vieta l’uso della violenza come difesa o anche come rappresaglia contro la violenza. La politica libertaria condanna solamente la promozione della violenza: l’uso della violenza contro una persona non violenta o contro la sua proprietà.

Questo non significa che la rappresaglia violenta sia un dovere, ma solo che il suo uso non dovrebbe essere condannato. Tra la minoranza di libertari che eviterebbero del tutto l’uso della violenza, alcuni lo fanno sulla base di considerazioni personali. Altri, invece, direbbero che, sì, è immorale aggredire una persona o la sua proprietà, ma che è altrettanto immorale difendersi da questa aggressione con la violenza; ovvero, rifiutano l’autodifesa. Io credo che questi libertari siano incoerenti, come scrisse Murray Rothbard di Robert LeFevre:

I pacifisti assoluti che dicono di credere anche nel diritto alla proprietà, come Robert LeFevre, sono vittime di una contraddizione interna da cui non possono uscire: se un uomo possiede qualcosa ma gli si viene negato il diritto di difendere la sua proprietà dagli attacchi esterni, allora è chiaro che gli si sta negando un aspetto importante di quella proprietà. Dire che qualcuno ha diritto assoluto ad una certa proprietà ma non ha il diritto di difenderla da un assalto o da un’invasione significa allo stesso tempo dire che non ha un diritto totale a quella proprietà.

Ma anche se LeFevre è incoerente, “nell’opporsi alla violenza è molto più coerente dei pacifisti socialisti, e sarebbe da considerarsi una sorta di Tolstoyano di destra.”

Neanche i cristiani sono necessariamente pacifisti. Questo può apparire strano a quelli che conoscono solo i guerrafondai cristiani da salotto, la coalizione moralista cristiana, gli evangelici di guerra, i teorici cattolici della guerra giusta, i nazionalisti cristiani del reich, i teocon, i cristiani imperialisti, i fascisti cristiani repubblicani, i conservatori cristiani assetati di sangue, gli zotici cristiani Dio e patria, e altri della destra religiosa che non hanno problemi a mettere la croce di Cristo accanto alla bandiera a stelle e strisce. Ma come dico io quando parlo di cristianità e guerra:

Se c’è un gruppo di persone che dovrebbe opporsi alla guerra, alla tortura, al militarismo, allo stato sociale, all’idolatria dello stato, alla soppressione delle libertà civili, alla presidenza imperiale, al nazionalismo cieco, alla propaganda di governo, e alla politica estera aggressiva, questi sono i cristiani, soprattutto i conservatori, gli evangelici, e i fondamentalisti cristiani che dicono di seguire i dettati delle Sacre Scritture e di riverire il Principe della Pace.

Poiché l’aggressione, la violenza e lo spargimento di sangue sono contrari alla natura della cristianità biblica, è ragionevole supporre che i cristiani biblici siano pacifisti, secondo come si definisce il termine. Ma io non vedo la prescrizione di alcun “pacifismo assoluto” nel Nuovo Testamento. Usando come modello per il libertarianismo e il pacifismo le parole di Block, direi:

Cristianesimo non implica pacifismo; non vieta l’uso della violenza come difesa o anche come rappresaglia contro la violenza. La filosofia cristiana condanna solo la promozione della violenza: l’uso della violenza contro una persona non violenta o la sua proprietà.

A mio parere, il Nuovo Testamento prescrive l’autodifesa. Mi vengono in mente tre versi in particolare:

Allora Simon Pietro che aveva la spada la sguainò, e colpì il servo del sommo sacerdote, recidendogli l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.

Ma Gesù disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il padre mi ha dato?» (Giovanni 18:10-11)

Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. (Matteo 24:43)

Se uno non ha cura dei suoi e in primo luogo di quelli che vivono nella sua casa, ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele. (I Timoteo 5:8)

Gesù dice a Pietro di riporre la spada nel fodero, non gli dice di disfarsene.

Nella parabola di Cristo sul buonuomo e la casa, l’uomo passa all’azione difensiva per proteggere la casa.

Se un uomo nega la fede non curandosi della propria famiglia, allora è sicuramente peggio di un infedele: semplicemente rimane lì ad aspettare che arrivi qualcuno ad ucciderlo, e questo non è il miglior modo di difendere la casa. Lo stesso accade se lascia che la sua famiglia sia stuprata e uccisa e la sua casa derubata.

Che uno sia cristiano o no, aderendo al principio libertario di non aggressione diventa chiaramente un pacifista reattivo. Come dice Block:

Il libertarismo è una filosofia politica. Riguarda unicamente l’uso appropriato della forza. La premessa di fondo è che non dovrebbe essere lecito minacciare o promuovere l’uso della violenza contro una persona o la sua proprietà senza il suo permesso; la forza è giustificata solo in caso di difesa o rappresaglia.

Ma l’adesione costante al principio di non aggressione rende una persona anche un pacifista di guerra. Questo non esclude la possibilità di difendere il proprio paese da un attacco o un’invasione, ma certamente esclude l’uso del nucleare e delle armi chimiche e biologiche perché intrinsecamente immorali. Ed esclude le “guerre giuste”. Questo significa negare la politica estera americana degli ultimi cento anni, almeno, e quasi tutto quello che le forze armate americane hanno fatto.

C’è un ambito, però, in cui credo che i cristiani debbano essere pacifisti assoluti. I cristiani dovrebbero essere, per mancanza di un termine migliore, pacifisti teologici; ovvero, dovrebbero soffrire per il bene della giustizia ed evitare la rappresaglia. Come dice l’apostolo Pietro:

Perché è una grazia se qualcuno sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze che si subiscono ingiustamente. Infatti, che vanto c’è se voi sopportate pazientemente quando siete malmenati per le vostre mancanze? Ma se soffrite perché avete agito bene, e lo sopportate pazientemente, questa è una grazia davanti a Dio. Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme. (1 Pietro 2:19-21)

Chi vi farà del male, se siete zelanti nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non vi sgomenti la paura che incutono e non vi agitate; ma glorificate il Cristo come Signore nei vostri cuori.

Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. Ma fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo la coscienza pulita; affinché quando sparlano di voi, rimangano svergognati quelli che calunniano la vostra buona condotta in Cristo. Infatti è meglio che soffriate per aver fatto il bene, se tale è la volontà di Dio, che per aver fatto il male. Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito. (1 Pietro 3:13-18)

Essere perseguitati per aver testimoniato Cristo è un onore il cui valore eterno dura molto più di una medaglia al valore ottenuta in qualche inutile e ingiusta guerra.

Dunque sì, per certi versi sono un pacifista. Dipende da come si definisce il termine.

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One thought on “Sono un Pacifista?

  1. Tempo fa scrissi a Vance – date le sue credenziali pacifiste – a chiedergli se avesse mai letto il libro The Transparent Cabal di Sniegoski (il pdf si trova in rete) sulla motivazione dei neo-con dietro la guerra in Iraq. Nessuna risposta.

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