La Spagna Ha Pochi Carri Armati


La Catalogna Vota per l’Indipendenza e Sfida Madrid

[Di Russia Today. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 14 dicembre 2013 con il titolo Spain ‘Won’t Have Enough Tanks’: Catalonia to Vote on Independence, Defy Madrid. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il parlamento regionale catalano ha fissato per novembre 2014 la data del referendum sull’indipendenza. Il governo di Madrid ha detto blandamente che il voto non ci sarà, ma gli attivisti si chiedono come possano sperare di bloccarlo.

I quattro partiti indipendentisti catalani, che hanno la maggioranza nel parlamento regionale, hanno annunciato giovedì scorso che la ricca e industriale provincia spagnola terrà un referendum per decidere se rafforzare la propria autonomia o addirittura guadagnare l’indipendenza dal governo centrale del paese.

La data prevista per il voto è il nove novembre, ha detto il presidente del governo regionale catalano Artur Mas. La popolazione risponderà a due quesiti: “Vuoi che la Catalogna diventi uno stato?” e “Vuoi che questo stato sia indipendente?”

Il primo quesito è stato aggiunto per quei catalani che vogliono che la Catalogna diventi uno stato all’interno di una Spagna federale. Secondo un sondaggio fatto da Metroscopia e pubblicato sul quotidiano El Pais il mese scorso, il 46 per cento dei catalani è a favore della separazione, mentre il 42 per cento vorrebbe restare in Spagna. Il sostegno ad una maggiore autonomia, comunque, è molto forte.

Pochi minuti prima dell’annuncio, il ministro spagnolo della giustizia, Alberto Ruiz Gallardón, ha bocciato l’idea dicendo che sarebbe anticostituzionale.

“Questo voto non si terrà,” ha detto.

Il presidente del consiglio Mariano Rajoy, parlando più tardi quello stesso giorno, ha detto che il suo governo non permetterà che il referendum catalano abbia luogo.

“Come presidente del consiglio ho giurato di difendere la costituzione e la legge, e per questo garantirò che questo referendum non abbia luogo,” ha sottolineato. “Non c’è spazio né per discussioni né per dibattiti sull’argomento.”

Ma il rimprovero di Madrid non fa scemare l’atteggiamento a favore dell’indipendenza dei catalani. Secondo loro, il governo ha poche possibilità di fermare il referendum.

“Devono dimostrare come faranno a fermare il voto,” ha detto a Russia Today Elisenda Paluzie, docente di economia all’università di Barcellona. “Cosa fanno? Mandano la polizia nei seggi? Tocca a loro dimostrare quale genere di democrazia preferiscono.”

La Catalogna, una terra con radici culturali forti e una lingua sua propria, da decenni è attraversata da sentimenti indipendentisti. E poi ha condiviso una storia dolorosa con il resto della Spagna. Ha conosciuto l’oppressione del regime del dittatore militare Francisco Franco dal 1939 al 1975, regime che l’ha privata di poteri autonomi e che ha bandito l’uso della lingua catalana nel tentativo di combattere le tendenze separatiste.

Ma oggi la situazione è diversa, e i catalani non credono che Madrid userà la forza per bloccare la loro aspirazione all’indipendenza.

“Se vogliono portare i carri armati dentro Barcellona, come fecero nel 1939, non ci saranno abbastanza carri armati per farlo. Non ci sarebbero abbastanza soldati. La Spagna è un paese moderno che ha ridotto drasticamente le proprie forze armate,” ha detto a Russia Today Miquel Strubell, membro di un’organizzazione indipendentista di base, l’Assemblea Nazionale Catalana.

Nella Spagna di oggi, la Catalogna ha recuperato parte della sua autonomia e attualmente si autogoverna in campi come la sanità e l’istruzione. Ha un parlamento regionale e un suo corpo di polizia. Da qualche anno, però, le richieste di indipendenza da Madrid stanno guadagnando consenso. I catalani si lamentano delle tasse che drenano le loro ricchezze per spenderle in altre regioni della Spagna.

La situazione è aggravata dalla crisi economica, che costringe il governo Rajoy ad adottare dolorose politiche di austerità. Ma le considerazioni finanziarie non sono la prima ragione per cui i catalani cercano l’indipendenza, dice Strubell.

“Io credo che la maggior parte dei miei colleghi sia d’accordo con me quando dico che i soldi non c’entrano. Il problema è molto più basilare, e ha a che fare con la possibilità di gestirci da soli,” dice convinto. “È nel destino da anni. È cominciato molto prima della crisi economica, prima ancora del 2003.”

Il referendum catalano si terrà poco più di un mese dopo un voto simile in Scozia, previsto per il diciotto di settembre. Joan María Pique, principale consigliere e portavoce del presidente catalano Mas, ha criticato il governo spagnolo facendo notare che, a differenza di Londra, che ha permesso alla Scozia di votare sull’autodeterminazione, Madrid è riluttante a fare lo stesso con la Catalogna.

“Ci aspettiamo negoziati aperti con Madrid. Lo stato spagnolo non può rimanere sordo,” ha detto.

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