Criminale


[Di Marc H. Ellis. Originale pubblicato il 12 gennaio 2014 su mondoweiss.net con il titolo Thug. Traduzione di Enrico Sanna.]

Sharon è morto. I necrologi sono numerosi e assordanti. La maggior parte dei media tradizionali fanno un ritratto “equilibrato” di Sharon, come di un leader controverso la cui celebrazione è d’obbligo.

Il Guardian dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Evidenziando la sua vita controversa, riassume la sua discussa eredità così:

Molti israeliani lo piangeranno come un gigante che ha giocato un ruolo chiave, come statista e come soldato, nel dare forma a Israele. La sua morte scioglie l’ultimo legame con la generazione iconica che combatté la guerra del 1948, subito dopo la fondazione dello stato. La sua reputazione di soldato audace (e controverso) ha come controparte la sua ideologia di politico inflessibile.

Tra i palestinesi e gli israeliani di sinistra, sarà ricordato come sostenitore, potente e criticato, degli insediamenti coloniali, e come la forza politica dietro la costruzione dell’enorme barriera di cemento e acciaio che si snoda attraverso la Cisgiordania. Molti non gli perdoneranno il suo ruolo nell’uccisione di centinaia di palestinesi nei campi di rifugiati di Beirut negli anni ottanta.

Ma quelli tra noi che non sono tenuti a rispettare le norme del giornalismo tradizionale, qualunque sia il loro valore, dovrebbero dire la loro. Come scrive Miko Peled:

Ariel Sharon era un uomo ambizioso. Era brutale, avido, intransigente e disonesto. Era dominato da una fame insaziabile di potere, gloria e ricchezza. La sua indole di omicida spietato e freddo è evidente fin dall’inizio della sua carriera…

Detto semplicemente, Sharon era un criminale.

Sharon fu un criminale che corteggiò e esercitò il potere durante tutta la sua carriera, che terminò tenendo in mano le redini del potere statale. Per decenni, i sionisti progressisti hanno mantenuto l’idea finta di uno Sharon bigotto di destra estraneo alla cultura politica centrista di Israele. Si sbagliavano. Anche se lui era più rozzo e bellicoso di altri leader israeliani, la visione di Sharon era – ed è – al centro dell’impresa dello stato israeliano.

L’eredità di Sharon non è: come gli ebrei vorrebbero che Israele fosse percepita dalle altre nazioni. Lo stile di governo è solo una parte superficiale di tutta la storia. La sua eredità è nelle politiche che ha portato avanti come attore militare e politico.

Nell’arena pubblica non c’è differenza tra Sharon, quelli che lo hanno preceduto e quelli che sono venuti dopo. Semmai era in anticipo sui tempi. Anche se privo di una personalità debordante come la sua, Benjamin Netanyahu è contenuto interamente nella tradizione di Sharon. Anche Netanyahu è un criminale che tiene in mano le redini del potere dello stato.

Come politico, l’ideologia intransigente di Sharon è l’ideologia dello stato di Israele. Questo è il significato dell’eredità di Sharon.

Se Sharon è un criminale, cosa rappresenta per gli ebrei israeliani e americani che gli stanno rendendo omaggio? Cosa rappresenta per i capi politici di tutto il mondo che esprimono le loro condoglianze e andranno ai suoi funerali?

Il presidente Obama ha fatto questa dichiarazione in occasione della sua morte:

Noi riaffermiamo la nostra irremovibile dedizione alla sicurezza di Israele e il nostro apprezzamento per la lunga amicizia tra i nostri due paesi e i nostri due popoli. Continueremo a lottare affinché la pace e la sicurezza per il popolo di Israele non cessino, anche attraverso la nostra dedizione all’obiettivo di due stati fianco a fianco in pace e sicurezza. Mentre Israele dice addio al Primo Ministro Sharon, noi ci uniamo al popolo di Israele per onorare la sua fedeltà alla sua patria.

Come Politico intuisce correttamente, la dichiarazione di Obama è più o meno un “no comment” in gergo diplomatico. Com’era facile intuire, John Kerry è stato più espansivo:

Il cammino di Ariel Sharon è stato il cammino di Israele. Il sogno di Israele era la causa della sua vita, e lui rischiò tutto per vivere quel sogno.

Ricordo di aver letto di Arik sui giornali quando ero un giovane avvocato a Boston, e ricordo di essere rimasto stupito dalla sua dedizione alla causa del suo paese. Non dimenticherò mai quando incontrai questo grande orso, quando diventò primo ministro, quando si sforzò di piegare il corso della storia verso la pace a costo di mettere a dura prova la pazienza dei suoi sostenitori e i limiti delle sue convinzioni di una vita. Era pronto a prendere decisioni dure perché sapeva di avere la responsabilità di garantire la sicurezza e di dare ogni speranza di una vita pacifica al suo popolo.

Non è un segreto che durante i suoi anni da politico ci sono stati momenti in cui gli Stati Uniti hanno avuto visioni contrastanti con le sue. Ma che tu fossi d’accordo o in disaccordo con le sue posizioni – e Arik esprimeva sempre molto chiaramente le sue posizioni – non potevi non ammirare quest’uomo determinato a garantire la sicurezza e la sopravvivenza dello stato ebraico. Durante i suoi ultimi anni da primo ministro, sorprese molti con la sua ricerca della pace, e oggi sia noi che lui riconosciamo che Israele deve essere forte per fare la pace, e che la pace renderà Israele più forte.

Noi onoriamo l’eredità di Arik, e della generazione che ha contribuito alla fondazione di Israele, con il nostro impegno per la realizzazione di quell’obiettivo.

Ovviamente, Kerry onora l’eredità di “Arik” nel suo attuale ruolo di segretario di stato. Qualunque fosse la politica che Sharon avesse deciso di cambiare prima del coma, solo uno stupido ingenuo o un imbroglione convinto potrebbe pensare che avesse qualcosa a che spartire con la giustizia per il popolo palestinese.

Idem per Kerry. Solo uno stupido ingenuo o un imbroglione convinto potrebbe scambiare per giustizia la spinta di Kerry verso un accordo tra Israele e le Autorità Palestinesi.

Kerry ha ragione quando paragona la vita di Sharon con il cammino di Israele.

È proprio per questo che il problema dell’eredità di Sharon è molto più profondo di Sharon stesso.

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