Sulla Produzione della Sicurezza – II


Seconda parte

<– Prima parte

[Di Gustave de Molinari]

Gustave de Molinari (1819-1912), economista di origine belga, fu direttore del prestigioso Journal des Economistes. In questo articolo del 1849 si chiede, con logica stringente, per quale motivo i servizi di protezione debbano essere svolti in una situazione di monopolio invece che di concorrenza. Poiché, dal punto di vista del consumatore, la concorrenza è superiore al monopolio, per quale motivo bisognerebbe fare un’eccezione a proposito della sicurezza? La libertà per ogni individuo di scegliersi liberamente la propria agenzia di protezione migliorerebbe la qualità e la quantità del servizio: o questo è logico e vero, scrive de Molinari, o le leggi economiche non sono leggi. E comunque ricade sugli statalisti l’onere di dimostrare le ragioni di tale eccezione ad una regola di validità generale. Può quindi la sicurezza essere prodotta in condizioni non di monopolio, privato (quello monarchico, che de Molinari chiama monopolio in senso stretto), o pubblico (quello democratico, che de Molinari chiama comunismo)?

Come un’altra conseguenza inevitabile era che questo monopolio tendesse a generare tutti gli altri monopoli. Esaminando la situazione dei monopolisti della sicurezza, i produttori degli altri beni non potevano non riconoscere che niente al mondo era più vantaggioso del monopolio. Di conseguenza, essi dovevano a loro volta essere tentati ad aumentare con lo stesso metodo i benefici della loro industria. Ma per attribuirsi, a scapito dei consumatori, il monopolio del bene che essi producevano, di cosa avevano bisogno? Avevano bisogno della forza. Ora, questa forza necessaria a comprimere le resistenze dei consumatori interessati, essi non la possedevano. Che fecero? Essi la chiesero in prestito, a pagamento, a coloro che la possedevano. Al prezzo di alcune tasse, sollecitarono ed ottennero il privilegio esclusivo di esercitare la propria industria in talune aree determinate. Poiché la concessione di questi privilegi garantiva buone somme di denaro ai produttori di sicurezza, il mondo fu presto coperto di monopoli. Il lavoro e lo scambio furono ovunque ostacolati, incatenati; e la condizione delle masse rimase la più miserabile possibile.

Ciò nonostante, dopo lunghi secoli di sofferenze, mentre una nuova cultura cominciava a poco a poco a diffondersi nel mondo, le masse soffocate da questa rete di privilegi cominciarono a reagire contro i privilegiati e a domandare la libertà, e cioè la soppressione dei monopoli. Si ebbero allora numerose transazioni. In Inghilterra, ad esempio, che successe? La razza che governava il paese e che si trovava organizzata in compagnia (la nobiltà), avendo alla propria testa un direttore ereditario (il re) e un Consiglio d’amministrazione ugualmente ereditario (la Camera dei Lords), fissò all’origine – al tasso che le conveniva fissare – il prezzo della sicurezza di cui aveva il monopolio. Tra i produttori di sicurezza e i consumatori non c’era alcun dibattito. Era il regime dell’arbitrio. Ma, col passare del tempo, poiché i consumatori avevano acquisito la coscienza del loro numero e della loro forza, si sollevarono contro il regime del puro arbitrio e ottennero di discutere con i produttori il prezzo della derrata. A questo scopo, designarono alcuni delegati che si riunirono in Camera dei Comuni per dibattere la quota dell’imposta, il prezzo della sicurezza. Ottennero anche di essere meno tartassati. Tuttavia, dal momento che i membri della Camera dei Comuni erano nominati sotto la diretta influenza dei produttori di sicurezza, il dibattito non era franco e il prezzo della derrata continuava ad oltrepassare il proprio valore naturale.

Un giorno, i consumatori così sfruttati insorsero contro i produttori e li espropriarono della loro industria. Iniziarono dunque ad esercitare essi stessi questa industria e scelsero a tal scopo un direttore assistito da un Consiglio. Era il comunismo che si sostituiva al monopolio. Ma la combinazione non riuscì per nulla e, vent’anni dopo, il monopolio primitivo fu ristabilito. Soltanto che i monopolisti ebbero la saggezza di non restaurare un regime arbitrario; accettarono il libero dibattito sull’imposta, avendo cura tuttavia di corrompere incessantemente i delegati del partito avverso. Misero a disposizione di tali delegati vari impieghi dell’amministrazione della sicurezza e giunsero perfino ad ammettere i più influenti tra loro all’interno del loro Consiglio superiore. Di sicuro, niente di più abile che una simile condotta. Ma nonostante ciò i consumatori di sicurezza finirono per percepire tali abusi e chiesero la riforma del Parlamento. A lungo rifiutata, la riforma fu infine concessa e, da quell’epoca, i consumatori hanno ottenuto un notevole alleggerimento delle imposte.

In Francia, dopo aver ugualmente attraversato frequenti vicissitudini e aver conosciuto varie modifiche, il monopolio della sicurezza è stato rovesciato per la seconda volta. Come già in passato in Inghilterra, a questo monopolio esercitato prima nell’interesse di una casta e poi nel nome di una certa classe della società, si è sostituita la produzione comune. L’insieme dei consumatori, considerati quali azionisti, ha designato un direttore – che è incaricato della gestione durante un certo periodo – e un’assemblea il cui compito è quello di controllare gli atti del direttore e della sua amministrazione.

Ci contenteremo di fare una semplice osservazione a proposito di questo nuovo regime. Come il monopolio della sicurezza doveva logicamente implicare tutti gli altri monopoli, il comunismo della sicurezza deve logicamente condurre a tutti gli altri comunismi. In effetti, delle due l’una: o la produzione comunista è superiore alla produzione libera, o non lo è. Se lo è, questo non vale solo per la sicurezza, ma anche per tutte le altre cose. Se non è così, il progresso consisterà inevitabilmente nel rimpiazzarla con la produzione libera. Comunismo completo o completa libertà, ecco l’alternativa!

Che mi si permetta ora di formulare una semplice ipotesi. Immaginiamo una società nascente: gli uomini che la compongono si mettono a lavorare e a scambiare i frutti del loro lavoro. Un naturale istinto rivela a questi uomini che la loro persona, la terra che occupano e coltivano, i frutti del loro lavoro, sono loro proprietà, e che nessuno – al di fuori di loro stessi – ha diritto di toccarli e di disporne. Questo istinto non è ipotetico. Esiste. Ma poiché l’uomo è una creatura imperfetta, capita che questa conoscenza istintiva del diritto di ciascuno sulla propria persona e sui propri beni non si riscontri allo stesso grado in tutte le anime e che taluni individui minaccino con la violenza o con l’astuzia le persone o le altrui proprietà. Di qui deriva la necessità di un’industria che prevenga o reprima queste aggressioni abusive compiute con la forza o con l’astuzia. Supponiamo che un uomo (o un’associazione di uomini) venga e dica: “Io mi incarico, in cambio di una retribuzione, di prevenire o di reprimere gli attentati contro le persone e le proprietà. Coloro che vogliono mettere al riparo da ogni aggressione le proprie persone e le proprie proprietà si rivolgano a me”.

Prima di stipulare un contratto con questo produttore di sicurezza cosa faranno i consumatori? In primo luogo, cercheranno di sapere se è abbastanza potente per proteggerli. In secondo luogo, se offre garanzie morali tali da non dover temere da parte sua quelle aggressioni morali che egli si incarica di sopprimere. In terzo luogo, i consumatori cercheranno di sapere se nessun altro produttore di sicurezza – a pari garanzie – è disposto a fornir loro questa derrata a condizioni migliori.

Tali condizioni sono di vario tipo. Per essere in condizione di garantire ai consumatori piena sicurezza per le loro persone e le loro proprietà e, in caso di danno, di distribuire loro un premio proporzionato alla perdita subita, bisognerà in effetti: 1) che il produttore stabilisca talune pene contro chi offende le persone e chi rapisce le proprietà, e che i consumatori accettino di sottomettersi a queste pene nel caso essi stessi danneggino le persone e le proprietà; 2) che egli imponga ai consumatori taluni fastidi, in modo tale da facilitare la scoperta degli autori dei delitti; 3) che egli percepisca regolarmente, per coprire le spese di produzione e per remunerare il profitto naturale della sua industria, un certo premio, il quale può variare secondo la situazione dei consumatori, le particolari occupazioni alle quali si dedicano, l’estensione, il valore e la natura delle loro proprietà.

Se queste condizioni, necessarie all’esercizio di questa industria, convengono ai consumatori, l’accordo sarà concluso; altrimenti i consumatori rinunceranno alla sicurezza o si rivolgeranno a un altro produttore. Se ora si pone mente alla natura particolare dell’industria della sicurezza e agli imprenditori che possono essere attivi in questo mercato, è ragionevole immaginare che essi limiteranno la loro clientela a talune circoscrizioni territoriali. Essi non sarebbero evidentemente in condizione di sostenere le spese se immaginassero di mantenere una polizia in località nelle quali essi non contano che pochi clienti. La loro clientela si raggrupperà naturalmente attorno alla sede della loro industria. Essi non potranno nemmeno abusare di tale situazione per imporre la propria volontà ai consumatori. In caso di un aumento irragionevole del prezzo della sicurezza, infatti, questi avrebbero in effetti la facoltà di rivolgersi a un nuovo imprenditore o a un imprenditore vicino.

Da questa facoltà che viene lasciata al consumatore, di acquistare la sicurezza dove meglio crede, nasce una costante emulazione tra tutti i produttori, poiché ciascuno si sforza di aumentare la propria clientela o di mantenerla tramite l’attrattiva di un’offerta a buon mercato o di una giustizia più pronta, più completa, migliore.

Fate che il consumatore non sia libero, al contrario, di acquistare la sicurezza dove a lui sembra meglio e presto vedrete aprirsi una grande carriera per l’arbitrio e la cattiva gestione. La giustizia diviene costosa e lenta, la polizia vessatoria, la libertà individuale cessa d’essere rispettata, il prezzo della sicurezza viene abusivamente esagerato e prelevato in modo iniquo (secondo la forza e l’influenza di cui dispongono questa o quella classe di consumatori), gli assicuratori si confrontano in guerre accanite per sottrarsi reciprocamente alcuni consumatori; in una parola, si vedono sorgere uno dopo l’altro tutti gli abusi propri del monopolio o del comunismo.

In un regime di libera concorrenza, la guerra tra i produttori di sicurezza cessa totalmente d’avere la sua ragion d’essere. Perché mai si farebbero la guerra? Per acquisire dei consumatori. Ma i consumatori non si lascerebbero conquistare. Essi certamente si guarderebbero bene dal farsi assicurare da persone che avrebbero attentato, senza scrupolo, alle persone e alle proprietà dei loro concorrenti. Se un audace vincitore volesse imporre loro la sua legge, essi chiamerebbero immediatamente in loro aiuto tutti i consumatori liberi che – come loro – si sentirebbero minacciati da tale aggressione, e ne farebbero giustizia. Così come la guerra è la conseguenza naturale del monopolio, la pace è la conseguenza naturale della libertà. […]

Che una tale ipotesi possa realizzarsi, ecco senza dubbio ciò che sarà contestato. Ma a rischio di essere considerati utopisti, diremo che questo non può esserci contestato e che un esame sempre più attento dei fatti risolverà sempre più a favore della libertà il problema del governo, così come gli altri problemi economici. Da parte nostra, siamo ben convinti che un giorno sorgeranno associazioni per reclamare la libertà di governo, così come ne sono sorte per reclamare la libertà di commercio. E non esitiamo ad aggiungere che quando quest’ultimo progresso sarà stato realizzato, venuto meno ogni ostacolo artificiale alla libera azione delle leggi naturali che reggono il mondo economico, la situazione dei differenti membri della società diverrà la migliore possibile.

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