Alchimisti dell’Umanità


[Di Enrico Sanna]

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Qualche anno fa l’onu, o qualche altro sauro con lo stesso rapporto tra il cervello e la mole, commissionò una ricerca tra le popolazioni mondiali. L’intento era di capire quali erano le popolazioni che ritenevano se stesse più felici. A volte capita che l’ingegno di questi rettili si contorce a tal punto che torna nella posizione moralmente corretta. Risultò che le persone che più di ogni altra ritenevano di vivere una vita felice erano gli abitanti della Nigeria. I progressisti ne furono sconcertati. Anche quelli dell’onu, che sono progressisti.

Il fatto è che i nigeriani non avrebbero dovuto essere felici. I progressisti hanno questi algoritmi molto complessi che servono a calcolare la realtà. Uno ci mette dentro una serie di parametri e l’algoritmo ti dice qual è il grado di felicità di quelli che vivono in qualunque angolo del globo. Se ci sono errori, non c’è dubbio che sono nella realtà.

I progressisti hanno un problema con l’uomo. Lo hanno sempre avuto. La loro filosofia sconsolata dice così: Lasciato a se stesso, l’uomo si fa del male. Sono convinti che sia compito loro correggere l’uomo. E la realtà. Per questo tendono ad essere messianici. Attendono l’arrivo della persona giusta che organizzi l’umanità. Come dice uno dei protagonisti di Delitto e Castigo,

“…se la società fosse ben organizzata, non si commetterebbero crimini, e allora nessuno sentirebbe il desiderio di protestare e tutti gli uomini alla fine saranno giusti.”

L’era progressista spazzò l’America tra gli ultimi due decenni dell’ottocento e i primi due del novecento. Al centro, nel 1898, c’è la guerra ispano-americana. Fu una guerra colonialista. La prima degli Stati Uniti. La Spagna perse le sue ultime colonie. Gli Stati Uniti conquistarono le loro prime due: Portorico e le Filippine. A Cuba fece quello che avrebbe fatto in decine di altri paesi: installò una dittatura per procura. Così gli Stati Uniti diventarono un impero e la Spagna cessò di esserlo. Forse non è esatto dire, come fa Sumner, che gli Stati Uniti furono conquistati dalla Spagna. Piuttosto il virus passò da un corpo all’altro.

Curiosamente, anche molti spagnoli celebrarono la guerra ispano-americana. Celebrarono la fine dell’impero spagnolo avvenuta con la sconfitta del 1898. Nacque anche un movimento culturale che prendeva il nome da quella data: La Generación del Noventa y Ocho.

La prima volta che lessi qualcosa sulla guerra ispano-americana fu in una raccolta di racconti di Stephen Crane. Si intitolava Wounds in the Rain. Non so se è mai stato tradotto in italiano. Crane andò a Cuba come corrispondente di guerra. Aveva già scritto altre storie di guerra. Quella era la prima volta che ne vedeva una. Il primo dei racconti, The Price of the Harness, si chiude in un ospedale da campo.

…nella tenda densa di febbre il silenzio era rotto soltanto dalla chiassata di un uomo in un angolo – di un genere che si trova sempre in una comitiva americana –, un eroico e implacabile patriota e comico, autore di quell’umorismo che contiene amarezza, ferocia e amore, un uomo che cercava di spremere un significato cupo dalla situazione cantando la “Bandiera a Stelle e Strisce” con tutto l’ardore che riusciva ad estrarre dal suo corpo febbricitante.

“Billie,” disse Martin a voce bassa, “dov’è Jimmy Nolan?”

“È morto,” disse Grierson.

Un triangolo di luce di oro puro brillò su un lato della tenda. In qualche parte della valle risuonò la campana di una macchina, un suono che sapeva di pace e di casa come se fosse appesa al collo di una mucca.

“E Ike Watkins dov’è?”

“Lui non è morto, ma ci hanno sparato ai polmoni. Dice che non ci resta molto da sbucciare.”

Nella nuvola di odori cha sapevano di malattie e medicine risuonò la voce indomita dell’uomo in un angolo.

Alla fine del diciannovesimo secolo, William Allen White era un giornalista progressista. Negli anni trenta, fu uno dei più grandi sostenitori di Roosevelt e del suo New Deal. Molti progressisti cambiarono opinione in seguito al New Deal. Lui no. Il New Deal fu la prova d’amore dei progressisti.

White dirigeva un giornale, The Emporia Gazette, fin dalla fine del diciannovesimo secolo. Il venti marzo 1899, subito dopo la fine della guerra ispano-americana, scrisse un editoriale sui disordini di Cuba. I cubani non erano entusiasti dei gringos. Qualche anno fa mi è capitato di leggere questo editoriale e l’ho pubblicato su Wikipedia. È ancora lì. Questo è un estratto che io ho tradotto:

All’Avana sono scoppiate rivolte contro la polizia. Altre scoppieranno. Nessun paese latino si governa da sé. L’auto-governo è la cosa più difficile per un popolo. Non si acquisisce con le leggi. Solo gli anglosassoni riescono ad autogovernarsi. Ancora per molti anni, i cubani avranno bisogno di un governo dispotico che sopprima l’anarchia finché Cuba non sarà piena di Yankee (sic). Se si vuole la pace nell’isola, Zio Sam I dovrà governare come Alfonso XIII. I cubani non sono, non devono essere, liberi. È una follia dire che sono liberi, o che dovrebbero esserlo. … Il destino evidente degli anglosassoni è di andare alla conquista del mondo. Saranno loro a prendere possesso di tutte le isole dei mari. Chi non si lascerà soggiogare sarà sterminato.

Jack London mise in prosa elegante le parole di White. Sarebbe molto sorpreso se sapesse che oggi è ricordato per delle storie di cani. Qualche tempo fa ho pubblicato un articolo sull’argomento. Il romanzo The Mutiny of the Elsinore contiene gran parte della filosofia di London. La storia è attraversata dal tema dell’uomo bianco, biondo, ariano, destinato a dominare il resto del genere umano. London scrisse questo libro nel 1913, qualche anno prima che Hitler scrivesse il suo Mein Kampf. Questi sono alcuni estratti:

Ho fatto una scoperta. Il novanta per cento del nostro equipaggio è bruno. A poppa, con l’eccezione di Wada e lo steward, nostri servi, siamo tutti biondi. … [G]li ariani dalla pelle chiara e gli occhi azzurri, nati per governare e comandare, da sempre abbandonano il loro focolare primitivo, triste e nebbioso, per seguire il destino di chi è chiamato a comandare e governare il resto del mondo…

…Tutti noi che sediamo a poppa, quassù in alto, siamo biondi ariani. A prua, addolciti appena da un dieci per cento di biondi degenerati, il restante novanta per cento, gli schiavi che faticano per noi, è bruno. …

…Oh, sì, la nostra è una storia di signori, e anche se siamo destinati a morire, prima di allora avremo calpestato tutte le facce di tutti i popoli, li avremo disciplinati all’obbedienza, avremo insegnato loro cosa è il comando, e avremo vissuto nei palazzi che loro avranno costruito per noi, costretti dal peso del nostro braccio destro.

L’Elsinore è una rappresentazione di tutto ciò in miniatura. Il cibo migliore, gli alloggi migliori, i più spaziosi, sono i nostri. La porcilaia, la gabbia degli schiavi, è a prua.

L’attivismo sociale dei progressisti terminò negli anni venti. A quel punto iniziò la fase politica. Dal primo dopoguerra, il progressismo è la politica dei governi occidentali. La prima guerra mondiale aveva aumentato enormemente il potere dei governi occidentali. Dopo la guerra nacque la lega delle nazioni, che poi diventò l’onu. Questo era ciò di cui avevano bisogno i progressisti per realizzare i loro piani. Questi movimenti cercano sempre la forza dello stato. Capiscono che nel mercato delle idee sono condannati al fallimento.

Una conseguenza delle idee progressiste era l’eugenetica. L’idea era che il genere umano potesse essere migliorato con la manipolazione. Migliorato da chi? Da menti superiori. Che avrebbero eliminato gli esseri inferiori. Churchill e Theodore Roosevelt erano grandi sostenitori dell’eugenetica, e anche H. G. Wells e G. B. Shaw, e l’economista Keynes. Nel 1910, Shaw raccomandò l’uso di “camere letali” per mantenere la “purezza sociale”. Disse:

“Dobbiamo dedicarci all’uccisione di un gran numero di quelle persone che attualmente lasciamo vivere, e lasciare in vita un gran numero di quelli che uccidiamo.”

I sostenitori della necessità dell’eugenetica c’erano uomini di sinistra e di destra. Dopo la prima guerra mondiale, la distinzione tra sinistra e destra diventa una questione di convenzioni. Come per l’intervento dello stato nell’economia e il proibizionismo americano, anche per l’eugenetica c’erano differenze cosmetiche. Entrambi sostenevano la necessità di una prigione per il genere umano. Le discussioni riguardavano il colore della facciata.

Infine arrivarono i nazisti. Hitler sviluppò il ragionamento degli eugenisti fino alle conseguenze estreme. In sostanza, ripeté quello che aveva detto George Bernard Shaw vent’anni prima: Perché sterilizzare se si può uccidere? E lo fece. Pochi si erano adombrati per quello che aveva detto Shaw. Se i progressisti avevano ragione, Hitler doveva avere più ragione di loro.

Il nazismo mise fine ai programmi eugenetici. Per due ragioni, nessuna delle quali è mai stata riconosciuta ufficialmente. La prima è che era impossibile nascondere i milioni di morti del più grande programma eugenetico mai sperimentato. La seconda è che Hitler perse la guerra nel 1945.

Dopo la seconda guerra mondiale l’eugenetica cadde in discredito. Al suo posto nacque il terzomondismo. Il terzomondismo è il piano B. Eserciti di convogli onu combattono la guerra alla povertà riducendo intere popolazioni allo stato di bovini. Il loro obiettivo non è vincere la guerra, ma emettere bollettini che iniziano con la parola allarme. Gli esseri inferiori da sterminare sono diventati esseri inferiori da assistere come bambini.

Cambia qualcosa? No, non cambia nulla. Cosa decidano di fare non è importante. Stare al comando è l’unica cosa che gli importa. Parafrasando Mencken, il progressista è una persona perennemente assillata dal pensiero terribile che qualcuno in qualche angolo del mondo possa fare qualcosa senza la sua approvazione. Ha un problema fondamentale con la realtà. È terribilmente indispettito quando differisce dai suoi piani. Generalmente, la sua reazione consiste nell’accusare la realtà. Per questo non accetta che i nigeriani possano essere felici. Non è nei suoi calcoli.

Il progressismo è un male arcaico, iniziato già nel Paradiso Terrestre. I progressisti sono tormentati dal desiderio di attribuire a se stessi poteri divini, e frustrati dalla sensazione di essere mediocri. Sono costretti a vivere in un mondo dominato dalla scarsità. Questa è la maledizione di Dio: “mangerai il pane con il sudore del tuo volto”. Le loro risorse sono finite. Ad un certo punto si ritroveranno a corto di denaro, capacità, collaborazione. A quel punto saranno a corto anche di creduloni. Sta già accadendo.

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4 thoughts on “Alchimisti dell’Umanità

  1. L’appiattimento sociale inerente ai socialismi è fortemente disgenico. Infatti gli eugenisti di un secolo fa erano preoccupati per il declino dell’intelligenza media della società, preoccupazione che si sarebbe rivelata ben fondata. Un sistema fiscale progressivo depotenzia la lotta darwiniana. (Idiocracy è più realistico di quanto non si possa immaginare).

    La combinazione di Stato ed eugenetica è certamente un’abominazione (l’aborto sussidiato, l’eutanasia?) ma tutti noi la pratichiamo al livello personale. Il vecchio ricco che sposa la donna giovane e avvenente, ah ah.

    • “tutti noi la pratichiamo al livello personale”

      Certo, il matrimonio, o l’accoppiamento in generale, è una discriminazione. Sposando una persona stiamo discriminando contro tutti gli altri. Ma siamo noi a farlo, non qualcun altro. La domanda non è se pianificare o meno. La domanda è: chi pianifica?

  2. Le leggi contro il matrimonio misto negli USA sono un buon esempio dell’inutilità dell’ingegneria sociale. La discriminazione (discernimento) a livello personale è umana, diventa disumana.

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