L’Artico Senza Ghiacci nel 2013


Così disse Al Gore qualche anno fa. Ma i ghiacci sono cresciuti del 50%.

[Di Alex Newman. Originale pubblicato il 18 dicembre 2013 su The New American con il titolo Al Gore Forecasted “Ice-Free” Arctic by 2013; Ice Cover Expands 50%. Traduzione di Enrico Sanna.]

Al Gore, autodefinitosi guru del “riscaldamento globale”, e una banda di presunti “climatologi”, presi a pesci in faccia. Grande momento. Tra il 2007 e il 2009, Gore ammonì la gente pubblicamente, e istericamente, dicendo che il Polo Nord sarebbe rimasto “senza ghiacci” entro il 2013 a causa del cosiddetto “riscaldamento globale causato dall’uomo”. Citando esperti “climatologi”, e a spese dei contribuenti, la BBC andò a manetta sull’isteria con un titolo che oggi imbarazza: “Estate artica senza ghiaccio entro il 2013”. Altri media di regime seguirono l’esempio.

Il 2013 è finito e contrariamente a quello che volevano far credere le “previsioni” allarmiste di Gore e quello che i suoi critici chiamano “il culto del giorno del giudizio”, gli ultimi dati forniti dai satelliti dicono che i ghiacci artici sono cresciuti del 50% rispetto al 2012. Ad ottobre il livello dei ghiacci ha avuto la crescita più rapida da quando sono cominciate le osservazioni nel 1979. Secondo gli esperti, l’espansione continuerà nei prossimi anni, lasciando ai sostenitori del riscaldamento globale il compito di trovare una spiegazione per salvare la faccia. E ravvivare l’isteria.

A settembre, intanto, stando ai dati il ghiaccio si è espanso a livelli record per il secondo anno consecutivo anche nell’Antartide. Virtualmente tutti quelli che seguono le notizie riguardo il “riscaldamento globale” – ora chiamato “cambiamento climatico” per ragioni di pubbliche relazioni – ormai sanno anche che le temperature globali non salgono da diciassette anni. La spettacolare assenza di riscaldamento ha demolito tutti i 73 “modelli climatici” usati dalle Nazioni Unite per propagandare le proprie teorie controverse.

Secondo le teorie e le previsioni dubbie avanzate da Al Gore e altri allarmisti, però, niente di tutto ciò sarebbe dovuto accadere. Parlando in pubblico in Germania cinque anni fa, Gore – soprannominato “Goracolo” – disse: “l’intera calotta Nord Polarizzata (sic) scomparirà entro cinque anni.” Il video originale di queste previsioni sbagliate è scomparso da internet, ma alcuni blog conservatori sono riusciti a recuperarlo da altre fonti. “Cinque anni,” disse Gore enfaticamente, è “il periodo entro cui si pensa che scomparirà.”

L’anno dopo, al summit sul clima di Copenhagen, Gore fece una dichiarazione simile. “Alcuni modelli… dànno il 75% di probabilità che l’intera calotta artica resti priva di ghiacci, per qualche mese durante l’estate, tra cinque anni,” dichiarò Gore nel 2009. “Vedremo.” Queste predizioni false hanno mancato il bersaglio di molto, a dir poco, ma la stampa di regime e Gore non vogliono che il mondo lo sappia.

Ad essere sinceri, Gore non fu l’unico a fare la figura dello sciocco proponendo uno scenario isterico. A dicembre 2007, la BBC mise l’accento su alcuni “studi basati su modelli” che secondo loro “dimostravano che le acque del Polo Nord sarebbero rimaste senza ghiacci entro cinque o sei anni.” Incredibilmente, uno dei presunti “esperti” si lanciò a dire che ciò avrebbe potuto accadere anche prima, e citò calcoli fatti con i “supercomputer” che secondo la BBC “negli ultimi anni sono diventati il punto di riferimento della climatologia.”

“La nostra proiezione riguardo la scomparsa dei ghiacci durante l’estate nel 2013 non tiene conto dei due minimi del 2005 e 2007,” dichiarò il professor Wieslaw Maslowski, ricercatore della Scuola di Specializzazione Navale che collaborò con la Nasa alle previsioni sul ghiaccio polare oramai completamente screditate. “Tenendo conto di ciò, possiamo dire che le nostre proiezioni per il 2013 sono troppo prudenti.” Altri “esperti” citati nell’articolo della BBC erano d’accordo con l’isteria.

Ma nel mondo reale crescono le prove scientifiche che demoliscono le teorie avanzate da Gore, l’Onu e i “climatologi” pagati dallo stato, e con esse cresce il ghiaccio. Nell’Artico, ad esempio, secondo dati del satellite europeo Cryosat c’erano 9000 chilometri cubi di mare ghiacciato alla fine del disgelo del 2013. Nel 2012, un anno di stanca, il volume totale era di 6000 chilometri cubi, il 50% in meno dell’anno seguente. Aumentano anche gli orsi polari.

Nell’emisfero meridionale, i dati sono ancora più devastanti di quanto i presunti “climatologi” immaginavano in quella che indicavano come la loro “causa” nelle imbarazzanti email di ClimateGate. Nel 2012 l’estensione dei ghiacci in mare ha raggiunto il massimo dal 1978. Quest’anno un altro record, con il ghiaccio che a settembre copriva 19,5 milioni di chilometri quadrati di oceano attorno all’Antartide.

In tutto il mondo l’abbassamento record delle temperature ha ridotto le teorie sul “riscaldamento globale” ad una burla. Anche se si tratta di un episodio marginale, Il Cairo ha visto la neve per la prima volta dopo oltre cento anni. Negli Stati Uniti solo nel mese di dicembre temperature e nevicate hanno toccato livelli record. Con una contorsione bizzarra, alcuni “climatologi” hanno cominciato a dire che queste temperature così basse sono in realtà la prova che il “riscaldamento globale” esiste.

Per spiegare la mancanza di riscaldamento in questi ultimi diciassette anni nonostante tutte le teorie sul clima, l’Onu e i “climatologi” pagati dallo stato hanno messo su quella che i critici chiamano “La Teoria dell’Oceano che Ha Mangiato il Mio Riscaldamento Globale”. Messe sotto pressione dall’amministrazione Obama e da altri governi, le Nazioni Unite, senza prove dimostrabili, hanno suggerito che sarebbero stati gli strati bassi degli oceani ad inghiottire il riscaldamento globale.

Sempre più distaccate dalla realtà agli occhi degli scienziati indipendenti, le Nazioni Unite nel loro ultimo rapporto sul riscaldamento globale hanno dichiarato che, con un grado di certezza del 95%, l’aumento della temperatura è da ascriversi alle emissioni di anidride carbonica provocate dall’uomo. Queste dichiarazioni, oggi derise in tutto il mondo, sono state fatte senza tener conto del fatto che i modelli fatti al computer sono stati discreditati dall’assenza di riscaldamento degli ultimi diciassette anni. Così molti esperti sono passati a predire un raffreddamento globale.

I maggiori esperti mondiali – anche molti di quelli che hanno collaborato all’Ipcc dell’Onu – hanno ridicolizzato l’istituzione globalista e i suoi rapporti sul “clima”. Ma la maggior parte dei governi e delle dittature continua a fare la propria parte nella farsa climatica per ragioni legate soprattutto al denaro dei contribuenti, elargito con lo scopo di perpetuare l’allarmismo ingiustificato.

I dittatori del terzo mondo puntano alle migliaia di miliardi di dollari occidentali elargiti con la scusa di riparazioni “climatiche” e “giustizia”. Per i governi delle nazioni ricche, il fine di tutto sembra essere una tassa sulle emanazioni e un regime di controllo del “clima” con poteri mai visti sull’umanità. Riuniti a Varsavia per l’ultimo summit sul clima, proprio mentre l’implosione della “scienza” dietro il riscaldamento globale accelerava, i regimi si sono messi d’accordo su un trattato sul clima da approvare entro il 2015.

Secondo i sondaggi, nonostante le centinaia di miliardi di soldi pubblici sperperati in allarmismi, il pubblico americano ancora si rifiuta di accettare le teorie sul riscaldamento globale antropico avanzate dalla sempre più screditata Onu e dai suoi alleati. Un sondaggio condotto a settembre da Rasmussen tra i possibili elettori, ad esempio, ha scoperto che solo il 43% crede che il “riscaldamento globale” sia opera dell’uomo. Più o meno altrettanti credono il contrario.

Nonostante gli attacchi e le minacce – alcune delle quali messe a nudo da ClimateGate – anche gli scienziati stanno abbandonando la nave del “clima” che affonda. E i governi di alcuni stati importanti stanno ritirando le politiche allarmiste, come è il caso del governo australiano, eletto con grande margine l’anno scorso, che ha promesso di liberare la nazione dalle tasse sulle emissioni e di schiacciare il leviatano del “riscaldamento globale” che vive a spese dei contribuenti. Crescono anche le richieste di processare i “climatoligi” per “frode”.

Finora, nonostante le assurde dichiarazioni gonfiate di cinque anni fa, la stampa di regime continua a tacere sul fatto che Al Gore e i suoi compagni allarmisti si sono dimostrati in errore. Nessuna richiesta di scuse da Gore, e nessuna dagli “scienziati” che fecero quelle predizioni ridicole, che continuano a mantenere il posto a spese dei contribuenti. Sembra incredibile, ma la stampa oggi cita gli stessi “esperti” screditati parlando di un Artico senza ghiaccio nel 2016.

Come disse Al Gore nel 2009, “Vedremo”.

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