Cameron si Pentirà del suo Discorso Europeista


[Di Anthony Wile. Originale pubblicato su The Daily Bell il 25 gennaio 2014 con il titolo Cameron Will Regret His Latest Pro-EU Speech. Traduzione di Enrico Sanna.]

Le élite industriali e politiche britanniche hanno legato il Regno Unito alla UE – anche se fortunatamente non all’euro – servendosi di esagerazioni, dinieghi, e vere e proprie bugie.

Cameron continua questa orribile tradizione – come si vede dal suo ultimo discorso di Davos – ma sembra non rendersi conto del fatto che la sua costante difesa dell’Europa sta lacerando il suo paese.

Pensa forse che ci sia ancora qualcuno che crede nel suo partito? O nel sistema bipartitico? Il suo governo denuncia i giornalisti per spionaggio, ma poi si scopre che Scotland Yard spia tutta l’Inghilterra.

I Tory sono “conservatori” e dovrebbero essere per il mercato, ma governano assieme al partito ipersocialista minore. La posizione di Cameron riguardo la UE avrebbe potuto essere meno ributtante qualche decennio fa. Ma in quella che noi chiamiamo l’era della Riforma di Internet, Cameron appare ad un tempo ondivago e ipocrita.

Durante la campagna elettorale promise un referendum sulla UE, solo per rimangiarsi tutto una volta al potere. Messo di fronte alla sua disonestà, Cameron uscì con un nuovo piano. Se viene RIELETTO si fa il referendum.

La stessa arroganza che si vede nel suo ultimo discorso di Davos. Ovviamente a Davos è in buona compagnia. Davos è dove le élite supreme si riuniscono in congregazione per dirsi cose rassicuranti riguardo il fatto che la brodaglia occidentale fatta di poteri forti, banche centrali e democrazie normative sta vincendo e prima o poi conquisterà le menti e i cuori degli occidentali che disperano sempre più della loro società e della loro economia.

Responsabile di questa disperazione è, almeno in parte, la stessa UE. Il monopolio delle banche centrali è l’orribile perno centrale delle economie occidentali. Peggio del monopolio delle banche centrali c’è solo il monopolio di una banca centrale REGIONALE. La banca centrale europea è di gran lunga peggio delle banche centrali nazionali.

La banca centrale europea deve bilanciare gli interessi contrastanti di dozzine di paesi. Alcuni paesi vogliono bassi interessi, ne hanno bisogno, mentre altri vogliono il contrario per contenere l’inflazione dei prezzi.

Purtroppo la BCE ha fatto un pessimo lavoro di bilanciamento… o forse è che un bilanciamento non esiste. Ad ogni modo, la BCE ha già devastato quasi mezza Europa. L’Europa meridionale, priva della possibilità di svalutare, giace a terra e perde sangue.

In Grecia, Portogallo, Spagna e Italia – e sempre più anche in Francia – la disoccupazione giovanile è al livello del 40-50 per cento. E per gli adulti non va molto meglio. Il lavoro non c’è e la vitalità economica è poca. Ci sono soltanto tasse, battaglie politiche e normative, normative senza fine, spesso proprio da Bruxelles.

Questa è la UE di cui si vanta sempre Cameron. Questo è il suo discorso secondo la Reuters:

Cameron dice a Davos che riuscirà a mantenere la Gran Bretagna dentro la UE… Venerdì il primo ministro ha detto di essere fiducioso nella possibilità di rinegoziare le relazioni con l’Unione Europea così da rimanere nel blocco delle 28 nazioni.

In una delle sue dichiarazioni più europeiste, Cameron ha detto al Forum sull’Economia Mondiale di Davos che affinché la UE funzioni meglio occorre cambiare i trattati. Questo darebbe la possibilità alla Gran Bretagna di ricalibrare le sue relazioni con la UE.

“Sono sicuro che le rinegoziazioni e il referendum avranno successo,” ha detto Cameron ai delegati, riferendosi alla sua idea di rimodulare i legami tra la UE e il suo paese prima del referendum sulla UE se il suo partito conservatore dovesse vincere le elezioni l’anno prossimo. “Sono sicuro che la permanenza della Gran Bretagna in una UE riformata sia fattibile, realizzabile e, come dico io, un fattore di successo.”

Non importa se la maggioranza dei britannici vuole USCIRE dalla UE. A Davos Cameron è tra i suoi simili, e li rassicura dicendo di avere il controllo e di sapere come contrastare le tendenze antieuropeiste.

Gli elettori vogliono uscire ma lui, Cameron, ne sa più di loro. La sua è un’immagine paternalistica e arrogante. Nessuna novità. Per decenni alle classi medie britanniche è stato fatto credere che la UE era soltanto un’organizzazione per il commercio.

Solo quando si iniziò a parlare dell’euro fu fatto intendere ai britannici che se la Gran Bretagna non fosse entrata nell’unione monetaria avrebbe perso influenza e sarebbe rimasta ai “margini”… come se la geopolitica e l’economia fossero cambiate di colpo.

L’allora primo ministro Margaret Thatcher tenne la Gran Bretagna fuori dall’euro combattendo quasi da sola, e gli scampati a quella disastrosa unione monetaria dovrebbero essere riconoscenti.

I suoi colleghi di entrambe le parti politiche non la pensavano così. Influenzati dalle banche globaliste che risiedono nella “City” di Londra, la classe politica inglese si rivoltò contro di lei quasi come un sol uomo.

Alcuni anni fa Peter Osborne, del britannico Telegraph, scrisse una retrospettiva sulla Thatcher. Questo è un estratto:

La prossima settimana saranno vent’anni dalla caduta della Thatcher. Ci fu una pressione crescente su numerosi fronti, ma ciò che finalmente la distrusse fu l’ancora non nato euro. L’ultimo fine settimana del 1990 andò a Roma per un summit europeo, che al primo punto all’ordine del giorno prevedeva il sogno dell’unione monetaria di Jacques Delors.

Ma mentre la Thatcher combatteva all’estero la sua battaglia solitaria contro la prospettiva di una moneta unica, la pugnalata la ricevette in patria. Geoffrey Howe, il suo più acerrimo critico nel governo, andò in televisione a dire all’intervistatore Brian Walden che la Gran Bretagna in principio non si opponeva all’euro.

Al rientro a casa, parlando alla camera dei Comuni, la Thatcher fu costretta a bacchettare Howe: “questo governo crede nella sterlina.” Howe si dimise, e alcuni giorni dopo, da parlamentare, pronunciò il famoso discorso che mise in moto la corsa al potere.

Oggi l’autobiografia di Margaret Thatcher, pubblicata per la prima volta nel 1993, suona come una profezia. Fa capire con quale profondità e buon senso aveva esaminato la proposta di Delors di una moneta unica.

Chiamate Cameron l’anti Thatcher. La Thatcher apparentemente si contrappose alla City di Londra (e questo, è vero, fu un atto di suicidio politico) perché credeva nell’indipendenza monetaria britannica. Mostrò una vena simile quando costrinse alla resa la cultura sindacale corrotta.

Quella è stata la volta che i Tory sono sembrati il partito del capitalismo e della concorrenza. Se c’è un capitalismo che i Tory di Cameron approvano è del tipo clientelare. Pochi sono disposti a paragonare il ruolo politicamente cauto di Cameron con l’aggressività della Thatcher.

Le sue azioni e la sua retorica non sono di buon augurio. Sono tra le ragioni che hanno spinto in alto il partito libertario UKIP, come già avevamo predetto da tanto, e la ragione per cui la Gran Bretagna (e l’Europa) tra non molto finirà in una sorta di guerra civile sociopolitica. La posta in gioco è altissima.

E Cameron è l’uomo sbagliato nel momento sbagliato, come ha dimostrato ancora una volta con il suo discorso inconsulto di Davos.

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