Le Tasse Sono un Esproprio


Intervista di Malte Fischer a Hans Hermann Hoppe per il settimanale economico tedesco Wirtschaftswoche.

[Di Malte Fischer. Originale pubblicato su hanshoppe.com il 6 gennaio 2014 con il titolo Professor Hoppe’s interview by “Wirtschaftswoche”. Traduzione di Enrico Sanna.]

Hans Hermann Hoppe

D: Professor Hoppe, in questo momento c’è una nuova fioritura dello stato nell’economia e nella società. Molti cittadini vogliono più stato e meno mercato. Come lo spiega?

R: La storia dimostra che le crisi promuovono la crescita dello stato. Questo è particolarmente evidente nel caso di guerre e attacchi terroristici. I governi usano queste crisi per atteggiarsi a risolutori. Questo vale anche per la crisi finanziaria. Ha offerto ai governi e alle banche centrali l’opportunità gradita di intervenire ancora di più nell’economia e nella società. I rappresentanti dello stato sono riusciti a dare le colpe della crisi al capitalismo, il mercato e l’avidità.

D: Senza l’intervento delle banche centrali e dei governi sotto forma di iniezioni di liquidità e programmi di stimolo, il mondo non sarebbe precipitato in una nuova grande depressione come negli anni trenta?

R: È sbagliato pensare che governi e banche centrali possano aiutare l’economia con programmi che l’aiutino a risollevarsi. Anche negli Stati Uniti degli anni trenta ci furono programmi di stimolo. Ma la Grande Depressione finì solo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Prima di allora, la disoccupazione non scese mai sotto il 15%. Le banche accaparravano il denaro che veniva dalla banca centrale invece di darlo in prestito.

Le attuali circostanze sono simili. Il denaro non arriva al mercato dei beni, ed è per questo che i prezzi crescono poco. Ma questo non significa che non ci sia inflazione. Basta guardare come stanno crescendo i mercati azionari per capire dove finiscono i soldi. L’inflazione sta prendendo piede in quei mercati.

D: Il boom della borsa è una conseguenza anche dell’interesse reale negativo che rende non rende attraente il risparmio…

R: …e mette a rischio la nostra prosperità. L’economia può crescere solo se la gente risparmia di più e consuma meno. Senza risparmio non ci sono investimenti realistici.

D: Perché?

R: Le faccio un semplice esempio. Immaginiamo Robinson Crusoe e Venerdì nella loro isola deserta. Se Robinson pesca dei pesci e ne consuma qualcuno, ma non tutti, può prestare quelli che avanzano a Venerdì così che per qualche giorno quest’ultimo può mangiare e impiegare il tempo risparmiato costruendo una rete da pesca. Con questa rete può pescare così tanti pesci da poter sfamare se stesso e restituire a Robinson i pesci che aveva preso in prestito. Entrambi stanno meglio di prima. Ma cosa succede se Robinson non risparmia, ma mangia tutti i pesci e dà a Venerdì un certificato che può essere scambiato per i pesci? Se Venerdì va da Robinson a riscattare il certificato, trova che non ci sono pesci. Così Venerdì deve procurarsi subito del cibo e non ha tempo per finire la rete da pesca, che rimane un progetto a metà. Allora, il livello di vita di Venerdì e Robinson cala.

D: Cosa c’entra con la situazione attuale?

R: Nelle nostre economie moderne accade qualcosa di simile. La creazione di credito dal nulla fa calare artificialmente i tassi di interesse e incoraggia gli investimenti, per i quali non esiste il corrispondente risparmio. Considerati i bassi tassi d’interesse, non si risparmia e si consuma di più. Accade proprio come per i pesci di Robinson, che non sono stati risparmiati ma mangiati. L’aumento dei consumi toglie risorse dagli investimenti, i progetti non possono essere completati, le banche tagliano i prestiti, i progetti vengono liquidati, l’economia sprofonda nella crisi.

D: Significa che presto ci sarà un nuovo crollo?

R: Le banche centrali stanno cercando di mettere fine alla crisi creando ulteriore credito e denaro, anche se sono questi ad aver causato la crisi. Perciò il prossimo crollo sarà ancora più pesante del precedente.

D: Le autorità monetarie promettono che fermeranno la liquidità per tempo, prima che le cose volgano al peggio.

R: Teoricamente è possibile. Le banche centrali potrebbero ridurre la moneta vendendo i titoli di stato. Ma non è mai accaduto realmente. Perché contraddice la strategia delle banche centrali, che è di mantenere i tassi di interesse il più possibile bassi…

D: …e produrre inflazione?

R: Le banche centrali stanno cercando in tutti i modi di salvare il sistema della moneta fiduciaria. Temo che il prossimo passo consisterà nell’eliminazione della residua competizione valutaria attraverso la centralizzazione del denaro e dei servizi bancari. Alla fine potrebbe esserci una sorta di banca centrale globale, con una sola valuta globale in cui confluiranno l’euro, lo yen e il dollaro. Libera dalla concorrenza delle altre valute, questa banca centrale avrebbe ancora più spazio per inflazionare. La crisi non finirebbe, ma si ripresenterebbe molto più virulenta a livello mondiale.

D: Alcuni economisti invocano il sistema aureo per legare le mani delle banche centrali.

R: Governi e banche centrali si opporranno. Come monopolisti di stato nella distribuzione della moneta, le banche centrali non hanno alcun interesse alla perdita di potere. Penso che un ritorno volontario al sistema aureo sia irrealistico.

D: Cosa pensa della Cina? Il paese vuole che lo yuan diventi una valuta di riserva.

R: Per la Cina, legare lo yuan all’oro sarebbe un gesto astuto per eliminare il dominio mondiale del dollaro. Con uno yuan legato all’oro, il dollaro e il dominio economico americano avrebbero i giorni contati. Per questo l’occidente farà di tutto per impedirlo.

D: In Europa, governi e banche centrali hanno agito nell’ignoranza della legge e contro la legge per salvare l’euro. E in Germania non ci sono state grida di protesta.

R: I tedeschi si lasciano comandare dall’America, che dice loro cosa possono e cosa devono fare. L’America ha un interesse vitale nella sopravvivenza dell’euro perché per il dollaro l’euro è un concorrente più comodo di diciassette valute nazionali. All’America basta rivolgersi ad una sola banca centrale, la Bce, per imporre i suoi interessi facendo pressione politica.

D: Il salvataggio dell’euro e lo spostamento crescente di potere verso Bruxelles stanno provocando inquietudine tra la popolazione. Le élite politiche hanno forzato la disponibilità dei cittadini ad una ulteriore integrazione?

R: Gli stati hanno generalmente la tendenza a centralizzare il proprio potere. In Europa, il potere viene trasferito a Bruxelles per eliminare la competizione tra nazioni. Il sogno degli statalisti è un governo mondiale con tasse e regolamenti uniformi, così da privare i cittadini della possibilità di migliorare la propria vita andando a vivere altrove. I cittadini capiscono che l’Unione Europea è in sostanza un grosso apparato per la redistribuzione. Questo alimenta lo scontento e incita le nazioni all’invidia.

D: Cosa possiamo fare?

R: Per la causa della libertà la cosa migliore sarebbe che l’Europa si disintegrasse nel numero più alto possibile di micro stati. Questo vale anche per la Germania. Più uno stato è ristretto geograficamente e più è facile emigrare e più lo stato è costretto a trattare bene i suoi cittadini per evitare che la parte produttiva vada via.

D: Lei vuole il ritorno al “Kleinstaaterei”, il sistema di mini-nazioni del diciannovesimo secolo?

R: Dia uno sguardo allo sviluppo economico e culturale. Quella che oggi è la Germania nel diciannovesimo secolo era la regione più avanzata in Europa. I più grandi progressi culturali sono avvenuti in un periodo in cui non c’era un grande stato centrale. Ogni piccolo territorio era in forte competizione con gli altri. Tutti volevano avere le migliori biblioteche, i migliori teatri e università. Questa regione era culturalmente molto più avanzata della Francia, che allora era già centralizzata. In Francia, tutta la cultura è accentrata a Parigi, e il resto del paese è nell’oscurità culturale.

D: Ma il libero mercato sarebbe minacciato dalla secessione e da un ritorno alle nazioni frammentate.

R: Al contrario. Gli stati piccoli devono commerciare. Il loro mercato non è abbastanza grande e la produzione non è abbastanza diversificata perché possano vivere isolatamente. Senza libero mercato sono finiti in una settimana. Un grande paese come l’America, per contro, può essere largamente autosufficiente e dipendere meno dal libero scambio con altri stati. A questo si aggiunge il fatto che i piccoli stati sovrani non avrebbero più la possibilità di scaricare le colpe sugli altri quando le cose vanno male. Nell’Ue si dà spesso la colpa a Bruxelles per ogni genere di male. In un piccolo stato indipendente il governo sarebbe costretto a prendersi la responsabilità degli abusi nel suo stesso paese. Questo ha un effetto pacificante tra le nazioni.

D: Se i piccoli stati hanno le loro monete, questo significa la fine dell’integrazione dei mercati dei capitali.

R: I piccoli stati non possono permettersi una loro moneta per via dei costi di transazione. Perciò lotterebbero per una moneta comune indipendente e fuori dall’influenza dei singoli governi. È molto probabile che si accorderebbero su una moneta basata su un bene come l’oro e l’argento, il cui valore è determinato sul mercato. La politica del Kleinstaaterei porta a più mercato e meno interventi dello stato sul sistema monetario.

D: Se l’Europa fosse un insieme di piccoli stati, sulla scena internazionale non avrebbe abbastanza influenza economica davanti a stati più grandi.

R: Se è così, come fanno la Svizzera, il Liechtenstein, Monaco e Singapore ad essere in cima alla classifica economica? La mia impressione è che questi paesi siano più ricchi della Germania e che i tedeschi fossero più ricchi prima di imbarcarsi nell’avventura dell’euro. Dobbiamo liberarci dell’idea che il commercio sia qualcosa che avviene tra stati. A commerciare sono singoli individui e aziende che producono di qua o di là. L’economia non è competizione tra stati ma tra aziende. La prosperità di una nazione non è data dalle sue dimensioni ma dalle capacità dei suoi cittadini.

D: A prescindere dal numero di territori sovrani, resta la questione su quanto governo è necessario. I liberali classici parlano di stato metronotte, uno stato che si limiti ad assicurare libertà, proprietà e pace. Lei invece vuole che lo stato non esista affatto. Perché?

R: I liberali classici sottovalutavano la tendenza a crescere inerente negli stati. Chi determina quanti agenti di polizia, giudici e soldati, tutti pagati con le tasse, debbano esserci in uno stato metronotte? Sul mercato, basato su pagamenti volontari in cambio di beni e servizi, la risposta è chiara: il latte è prodotto nella quantità e venduto al prezzo che il consumatore è disposto a pagare. Per contro, alla domanda “quanto?” tutti i governi rispondono: Più soldi abbiamo e più possiamo fare. E siccome può costringere i cittadini a pagare le tasse, il governo esige sempre più soldi in cambio di un prodotto sempre più scadente. L’idea di uno stato minimo è concettualmente tarata. Uno stato minimo non può mai restare uno stato minimo.

D: Ma chi proteggerà la proprietà e amministrerà la giustizia se non lo stato?

R: Per proteggere la proprietà tramite la polizia, lo stato ha bisogno delle tasse. Ma le tasse sono un esproprio. Lo stato dunque diventa un protettore che espropria la proprietà. E uno stato che vuole difendere la legge e l’ordine, ma ha la capacità esso stesso di emanare le leggi, è un difensore che viola la legge.

D: A chi vorrebbe trasferire il compito di proteggere diritti e proprietà?

R: Questi compiti dovrebbero essere presi da compagnie che sappiano dimostrare capacità sul mercato, come avviene per qualunque altro prodotto. Ogni società è caratterizzata da conflitti di proprietà. Ma non dovrebbe essere lo stato a risolverli. Immagini una società senza stato. In questo ordine naturale, ogni persona è considerato innanzitutto proprietario di ciò che controlla. L’abito che lei indossa, dunque, è sua proprietà. Sostenere il contrario significa accollarsi l’onere della prova. In quest’ordine, i conflitti sarebbero risolti dalle autorità naturali. Nei villaggi, queste sono rappresentate dalle persone che godono il rispetto di tutti: sono loro che fungono da giudici. Se nasce una disputa tra persone che appartengono a comunità diverse e che si affidano a giudici diversi, questa disputa può essere arbitrata al livello immediatamente superiore. La cosa importante è che nessun giudice abbia il monopolio legale.

D: Suona decisamente irrealistico…

R: …ma non lo è! Guardi come attualmente vengono risolte le dispute attraverso i confini. A livello internazionale c’è una sorta di anarchia legale, perché non esiste alcun governo mondiale che faccia le regole. Cosa fanno i cittadini della regione di Basilea, al confine tra Germania, Francia e Svizzera, quando nascono dispute tra loro? Per prima cosa, ognuno può contattare la propria giurisdizione. Se non c’è accordo, si ricorre ad un arbitrato indipendente per decidere il caso. Significa che ci sono più dispute tra i cittadini di questa regione che tra i cittadini di Colonia e Düsseldorf? Non che io sappia. Questo dimostra che le dispute interpersonali possono essere risolte pacificamente senza che ci sia il monopolio legale dello stato.

D: Un sistema legale senza lo stato sarebbe probabilmente inimmaginabile per la popolazione.

R: E perché? È un concetto facilmente comprensibile che nel corso dei secoli i sostenitori del potere statale hanno cacciato via dalla nostra mente. Rinunciare alla libertà di scegliere il legislatore per sostituirla con il monopolio di stato nella produzione delle leggi è stato un errore evolutivo. Il risultato, con lo stato, è che le elezioni generali a volte portano al potere persone che utilizzano il proprio potere legislativo per arricchirsi con la proprietà di coloro che possiedono di più. Il capo di un clan, scelto volontariamente come arbitro nelle dispute, invece, è solitamente una persona già ricca che non ha alcuna ragione di desiderare la ricchezza degli altri. Altrimenti non verrebbe scelto come arbitro.

D: In un mondo senza l’ordine dello stato, come si potrebbe evitare la violazione dei diritti elementari alla libertà come il diritto all’integrità fisica?

R: Le giro la domanda: L’esistenza dello stato evita queste violazioni? Gli omicidi, intenzionali e no, esisteranno sempre finché l’uomo sarà uomo. Gli stati hanno migliorato la situazione? Io ho i miei dubbi. Anche gli stati sono governati da esseri umani. A differenza di una società senza stato i leader governativi sono, anche se a volte temporaneamente, monopolisti del potere.

Questo non li rende peggio di come già sono? Gli umani non sono angeli, ma persone che spesso perseguono il male. Ecco perché il miglior modo per difendere la libertà e la proprietà consiste nel fare in modo che nessuno possa creare un monopolio. Il monopolio non favorisce la nascita di creature angeliche.

D: Supponiamo che abbiamo seguito le sue indicazioni e abbiamo trasferito a delle organizzazioni private funzioni come la protezione della proprietà e delle leggi sancite dalla tradizione. Non c’è il problema che persone malvagie possano assumere il comando e creare cartelli a spese dei cittadini anche in queste organizzazioni?

R: Il rischio che accada è basso. I cartelli possono sopravvivere nel lungo termine solo se hanno la protezione dello stato. Le aziende mettono su un cartello per dividere il mercato tra loro. Questo va a beneficio dei membri più deboli. Quelli più forti possono acquisire quote di mercato più ampie stando fuori dal cartello. Quando questo accade il cartello si discioglie.

D: Ma prima che accada i membri del cartello sfruttano i cittadini.

R: Questo significa suicidarsi per paura della morte. Trasferendo questi compiti allo stato, gli si attribuisce un potere monopolistico che può restringere la libertà dei cittadini e abusarne.

D: Qual’è la sua proposta in materia di esternalità in una società senza stato basata sul diritto privato? Ad esempio, chi dovrebbe assicurare che chi causa danni ambientali ne paghi le conseguenze?

R: La soluzione è semplice. La parte colpita deve avere diritto all’azione. Così può citare chi ha provocato il danno e ottenere un risarcimento. Nel diciannovesimo secolo era pratica normale che un cittadino citasse un’azienda quando questa danneggiava la sua proprietà con l’inquinamento. In seguito lo stato limitò questo diritto per proteggere certe industrie. È molto importante che siano definiti chiaramente i diritti di proprietà. Il principio base dovrebbe essere: Chiunque arrivi per primo acquisisce il diritto di proprietà. Se, ad esempio, una società mette su uno stabilimento fortemente inquinante nelle vicinanze di un quartiere residenziale preesistente, allora i cittadini possono citarla e chiedere il risarcimento. Questo principio è così semplice che lo capirebbe anche un bambino. In America, ai tempi della corsa all’oro furono sviluppati criteri con cui i minatori rivendicavano le proprie concessioni minerarie in assenza dello stato. Le concessioni erano registrate da qualcuno. Questo dimostra che i problemi riguardanti la proprietà possono essere risolti senza lo stato.

D: Non si può organizzare la difesa senza lo stato, e nessuno può essere escluso dalla sicurezza fornita da un esercito. Questo dimostra che occorre lo stato per costringere tutti i cittadini, attraverso le tasse, a finanziare l’esercito.

R: E chi dice che tutti i cittadini vogliono essere difesi? Noi viviamo in un mondo di scarsità. Il denaro speso per la difesa non è disponibile per altro. Qualcuno potrebbe non volere la difesa, ma preferire una vacanza alle Hawaii. In caso di attacco esterno potrebbero decidere di lasciare il paese e di non avere bisogno di essere difesi da un esercito.

Lo stato non ha alcun diritto di obbligare i cittadini a finanziare le forze armate tramite le tasse. In una società senza stato la popolazione potrebbe, volendo, creare delle unità più piccole, come dei villaggi, e difendersi da soli o affidare il servizio ad un privato. Avrebbero la libertà di decidere da sé come spendere il proprio denaro.

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