Afganistan: Introduzione all’Imperialismo Britannico


[Di Eric Margolis. Originale pubblicato il 7 dicembre 2013 su lewrockwell.com con il titolo Afghanistan: British Imperialism 101. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Elyzabeth Butler, Remnants of an Army, 1841. William Brydon, unico sopravvissuto di una ritirata inglese di 4.000 soldati e 14.000 civili in Afghanistan.

Se qualcuno si chiede cos’ha in serbo per il futuro per l’Afganistan basta che guardi a come l’impero britannico governò l’Iraq negli anni venti. Come disse Shakespeare, “il passato non è che un prologo”.

L’impero britannico creò lo stato dell’Iraq dopo la prima guerra mondiale al fine di assicurarsi i vasti giacimenti petroliferi che erano diventati di importanza vitale per la Royal Navy. Per controllare questa nazione tumultuosa, la Gran Bretagna impose un re fantoccio, Faisal, e creò un esercito composto da indigeni e comandato da ufficiali britannici.

Il governo coloniale britannico fu formalizzato con il trattato anglo-iracheno del 1930: un patto tra burattino e burattinaio.

Ma il potere vero e proprio fu assicurato dalla Royal Air Force, a cui furono “concesse” due basi permanenti a Habbaniyah e Bassora. La RAF aveva potere supremo sui vasti deserti dell’Iraq.

Winston Churchill, santo patrono degli attuali guerrofili neoconservatori, diede il permesso alla RAF di usare i gas contro le tribù “indisciplinate” dell’Iraq e dell’Afganistan. La Gran Bretagna creò a Bagdad istituzioni e finti partiti politici che non avevano niente a che vedere con la popolazione irachena, che in gran parte odiava i governanti britannici.

L’Iraq britannico fu il prologo dell’Afganistan di oggi. L’Imperium americano, erede dell’impero britannico, ha in progetto di replicare l’Iraq britannico in Afganistan.

Hamid Karzai, l’ex “risorsa” della CIA che governa l’Afganistan per ordine degli Stati Uniti, potrebbe rimanere al potere dopo il 2014 o essere rimpiazzato da un altro presidente di designazione americana. Togliete il titolo di presidente e metteteci quello di re e, oplà, ecco Faisal, il re fantoccio iracheno.

Washington dice che ritirerà le truppe dall’Afganistan entro il 2014. Ma leggete bene tra le righe. Al momento si sa che dovrebbero rimanere tra 14.000 e 16.000 soldati con compiti di “anti-terrorismo” e “addestramento”. Questo mentre Washington ammette che in Afganistan non ci sono più di cinquanta membri di Al-Qaeda.

In altre parole, è il vecchio sistema britannico formato da ufficiali bianchi al comando di truppe del luogo. Ogni anno, almeno quattro o cinque miliardi di dollari degli alleati americani andranno a pagare 400.000 soldati pro-governativi (e sotto il comando americano).

Questi mercenari combatteranno svogliatamente per i dollari yankee, non per l’ideologia. La CIA manterrà altri 2.000 mercenari e una flotta di droni assassini. Aggiungete a tutto ciò la forza oscura del Commando Congiunto per le Operazioni Speciali (JSOC), una copia degli assassini di Sua Maestà, le famose SAS inglesi.

L’occupazione segreta dell’Afganistan sarà consacrata da un nuovo trattato di sicurezza afgano-americano (vedi il trattato anglo-iracheno del 1930), un altro contratto tra burattinaio e burattino reso rispettabile da elezioni truccate, capitribù corrotti e una grossa dose di narcodollari.

I sovietici fecero lo stesso dopo aver invaso l’Afganistan. Buon vecchio imperialismo da manuale.

Le società che curano le pubbliche relazioni americane continueranno a strombazzare come una notizia felice la costruzione di scuole per le ragazze e il miglioramento della sanità pubblica.

Neanche una parola sui capitribù supportati e pagati dagli Stati Uniti che gestiscono le esportazioni crescenti di morfina, eroina e oppio. Secondo le Nazioni Unite, l’anno scorso la produzione di droga è cresciuta del 50%. I narcodollari e il riciclaggio hanno corrotto l’intero governo afgano e, mance americane a parte, costituiscono la maggior parte degli introiti.

Cosa molto importante, come i britannici in Iraq, gli Stati Uniti manterranno da due a quattro basi aeree. Bagram, costruita dai sovietici, sarà il centro nevralgico del controllo americano. Nel territorio afgano arido e privo di alberi la forza aerea è decisiva. Senza il suo controllo totale, ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, gli Stati Uniti non potrebbero mantenere le basi afgane. L’Usaf, strumento primario del potere globale americano, controllerà l’Asia meridionale e difenderà il regime fantoccio di Kabul. Un discreto supporto all’occupazione verrà dall’India.

Questo il piano A. Ma l’Afganistan, giustamente noto come la “Tomba degli Imperi”, ha un modo tutto suo di vanificare i grandiosi disegni imperiali. I fieri uomini delle tribù Pashtun, con cui chi scrive è andato sul campo durante la lotta anti-sovietica negli anni ottanta, hanno resistito alla forza militare degli Stati Uniti con tutto il suo insieme di armi ad alta tecnologia, e lo hanno fatto armati di nient’altro che fucili AK-47 e coraggio indomito.

Anche l’impero britannico, che invase l’Afganistan quattro volte, cercò di lasciare delle guarnigioni; ma fallì miseramente. Anche l’occupazione americana in corso, rietichettata “ricostruzione”, è probabilmente condannata. La guerra più lunga della storia d’America – dodici anni – è costata mille miliardi di dollari, 2.000 morti e 17.000 feriti tra gli americani, e innumerevoli morti e feriti tra gli afgani.

I Talebani – una coalizione di tribù Pashtun – continueranno a combattere come hanno fatto sempre. L’America ha davanti a sé un altro decennio di guerra a meno che non decida di ammettere il fallimento e andarsene.

Perché allora gli Stati Uniti continuano ad occupare e dirigere l’Afganistan? Geopolitica. Le basi americane nel profondo Afganistan serviranno a controllare il bacino del Caspio ricco di risorse energetiche. Il petrolio ha sui politici americani lo stesso effetto che l’erba gatta ha sui felini.

Washington non riesce ad ammettere che in Afganistan è stato sconfitto; e da guerrieri tribali con armi leggere. Meglio rimanere e fingere la vittoria, anche se mantenere le guarnigioni costa miliardi l’anno.

Per di più, i politici occidentali non riescono ad affrontare i loro elettori e ammettere che la guerra, con lo spreco di mille miliardi e tante vite umane, è stata un’idiozia. Né possono ammettere che i talebani non sono mai stati coinvolti negli attacchi dell’undici settembre, che furono pianificati in Europa, e di cui i talebani non sapevano nulla. La verità è troppo dolorosa e pericolosa.

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2 thoughts on “Afganistan: Introduzione all’Imperialismo Britannico

  1. Un altro decennio di guerra? Dipende. Dipende da come si metteranno le cose in casa degli aggressori. La proiezione di potenza costa molto – e in Afghanistan non rende niente, laggiù non c’è nulla di utile da rubare. Tutta la questione è vedere fin quando sarà possibile far fronte ai costi di questa inutile avventura.

  2. Probabilmente gli Stati Uniti andranno via dicendo di aver vinto qualcosa, o dato una lezione a qualcuno, o compiuto la missione, o quello che la popolazione è disposta a credere. Ma soprattutto sperando che i posteri dimentichino la storia come è stata dimenticata la guerra del 1812.

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