Debito e Tasse


[Di Peter Schiff. Originale pubblicato su europac.net il 21 marzo 2014 con il titolo Debt and Taxes. Traduzione di Enrico Sanna.]

debito

Il segnale d’allarme contenuto nei titoli nazionali e internazionali comparsi fin dall’inizio dell’anno avrebbe dovuto spaventare gli investitori e chi fa pronostici di mercato. I mercati, invece, quasi non ci hanno fatto caso. Apparentemente, la maggior parte delle opinioni di Wall Street e Washington suona così: siamo entrati in un’era fortunata resa possibile dalla mano benevolente della Federal Reserve. Grazie a Ben Bernanke, e ora Janet Yellen, è stato rimosso tutto quello che drenava linfa vitale. Il risultato di questa “messa in sicurezza” è che una forte economianon è più considerata necessaria per la crescita delle quotazioni del mercato azionario e di quello immobiliare.

Ma ogni cosa ha un prezzo, anche il denaro gratis. La nostra fregola di spingere a tutti i costi le quotazioni verso l’alto tornerà come un boomerang per colpire le tasche di tutti gli americani. C’è un detto popolare che mette assieme tasse e morte. Ma un legame simile c’è anche tra tasse e debito. Il debito che adesso stiamo contraendo per rafforzare i mercati azionari e immobiliari porterà sicuramente a tasse più alte in futuro. Non le solite tasse, però. Queste avranno le sembianze furtive dell’inflazione e prosciugheranno gli americani del loro potere d’acquisto.

Questi ultimi anni hanno dimostrato che Washington non si ferma davanti a nulla pur di impedire che le bolle scoppino. Appena dieci anni fa, molti degli analisti che adesso gridano soddisfatti di condizioni perfette sarebbero rimasti sgomenti nel vedere le politiche adottate per creare queste condizioni. La Federal Reserve tiene i tassi di interesse a zero da cinque anni, ha acquistato migliaia di miliardi di dollari di titoli di stato e titoli gravati da ipoteca, e il governo federale ha stimolato l’economia mandando il bilancio in rosso di mille miliardi per quattro anni. Se queste mosse un tempo sarebbero state giudicate scioccanti oggi… bè, tutto fa brodo.

La nuova moralità monetaria è tutta necessità e niente virtù. Non è un caso che il concetto di “inflazione” sia stato rivisto profondamente in questi ultimi anni. In passato si parlava generalmente di inflazione come di una peste da curare con una forte economia e una politica bancaria prudente. Oggi è vista diffusamente come precondizione del benessere economico. Gli economisti fanno questi ragionamenti bizzarri non perché abbiano un senso, ma perché non hanno altre scelte.

L’America sta cercando di uscire dalla recessione a furia di prestiti. Ci stiamo indebitando per spingere in alto i prezzi e dare l’illusione della prosperità. Per farlo devi convincere la gente che l’inflazione è una buona cosa… anche se istintivamente tutti preferiscono prezzi più bassi, non più alti. L’aumento dei prezzi dei beni, però, è di scarso aiuto all’economia. È per questo che siamo impantanati in quella che alcuni economisti chiamano una “ripresa senza posti di lavoro”. La vera ragione per cui non c’è lavoro è perché non c’è una vera ripresa! Se il boom dei mercati azionari e immobiliari rappresenta un regalo per speculatori ed élite corporative, l’americano medio è rimasto sul marciapiede a guardare la sfilata. È per questo che le vendite di Mercedes e Maserati sono a livelli record mentre Ford e Chevrolet prendono polvere nelle concessionarie. I prezzi in ascesa non creano lavoro, non fanno crescere i risparmi e non allargano la produzione. Invece si ottiene solo debito, che ad un certo punto dovrà essere ripagato.

Come spiego nel mio rapporto speciale, quando il presidente Obama arrivò alla fine del 2008, il debito pubblico era di circa 10.000 miliardi. Appena cinque anni più tardi ha superato i 17.500 miliardi. Questo incremento equivale grossomodo a tutto il debito federale accumulato dagli Stati Uniti dalla nascita fino al 2004! Chi difende l’esplosione del debito dice che alla fine lo stimolo farà partire una crescita che ci permetterà di ripagare il debito con calma. Aspettate Godot. Se si vuole davvero ripagare il debito, le opzioni sono poche. Si può tagliare la spesa pubblica, aumentare le tasse, indebitarsi o stampare moneta. Come abbiamo visto spessissimo negli ultimi anni, nessuno dei due partiti ha voglia di aumentare le tasse o tagliare la spesa.

Se aumenti e tagli sono fuori discussione, allora dobbiamo aspettarci altro debito e stampa. E questo è esattamente quello che sta succedendo. In questi ultimi anni la Federal Reserve ha comprato il 60% circa del debito emesso dal Tesoro. Questo ha fatto volare il mercato dei titoli di stato e mandato sottoterra i tassi di interesse. Il fatto, però, è che una nazione non può acquistare il proprio debito e farla franca all’infinito. Tanto più che la Federal Reserve, con la sua intenzione di ritirare il programma di alleggerimento quantitativo a partire dalla fine del 2014, minaccia di far finire la festa.

Per quanto le rendite dei bond restino, grazie all’alleggerimento quantitativo, a livelli record, si è visto molto chiaramente in questi ultimi anni come i mercati reagiscano negativamente ad ogni accenno di rialzo dei tassi. Un qualunque accenno ad un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve basta a far precipitare i mercati nel rosso. I mercati hanno reagito con forza all’annuncio fatto dalla Yellen alla conferenza stampa di questa settimana, quando ha dato l’impressione di voler fissare per l’inizio del 2015 l’aumento dei tassi sopra lo zero. La semplice possibilità si è abbattuta sui mercati come un vento polare.

Janet Yellen può anche dire che un giorno o l’altro lo farà, ma al tempo stesso continuerà a spostarne la data per evitare di farlo davvero (o, come ha detto questa settimana, eliminerà del tutto la data finale). Gli investitori globali capiscono che la Federal Reserve non ha una strategia d’uscita credibile dalla sua politica di interesse zero; questo significa che dovranno inventarsene una propria per uscire dalle obbligazioni americane. Quando accadrà, gli interessi schizzeranno in alto, il dollaro andrà in picchiata, e l’inflazione dei prezzi si farà sentire molto più di quanto non faccia ora. Sarà a questo punto che l’inflazione, come una tassa, si porterà via una grossa fetta di risparmi e buste paga. Quel debito che oggi ci sostiene, diventerà a quel punto la nostra rovina.

Per mitigare i danni gli investitori possono prendere contromisure come, in particolare, spostare i propri beni verso quelle aree del mondo che non fanno il nostro stesso errore. Nel mio rapporto si parla dei tanti mercati alternativi. Il fatto che la maggior parte degli investitori mangi la foglia non significa che sia saggio fare altrettanto. Scaricate il mio rapporto e decidete da voi.

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