Il Significato del Separatismo


[Di Michael S. Rozeff. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 26 marzo 2014 con il titolo What Separatism Means. Traduzione di Enrico Sanna.]

Ivan Karatchiev mi ha mandato alcuni dei suoi scritti in segno di apprezzamento per il mio lavoro, in cui vede molte idee simili alle sue. Ci sono buone idee e intuizioni nei suoi scritti. Ovviamente, uno può non condividere tutte le sue idee. Ci sono idee, che ho avuto modo di esprimere in passato, che io stesso ora potrei non condividere più.

La forza della sua analisi consiste nel fare un’ampia panoramica di un gran numero di paesi al fine di capire gli eventi. Avendo vissuto nella Bulgaria comunista prima di andare a vivere in Belgio, conosce bene la devastazione causata da una classe di parassiti burocratici, la nomenclatura, che distrugge una società moralmente e economicamente. Questa idea è in linea con l’analisi di scuola austriaca. Dopo anni passati in Belgio, ha capito che l’Unione Europea, governata anch’essa da una nomenclatura, somiglia ad un sistema comunista. In realtà, sono molte le democrazie occidentali nella stessa posizione. Questo sistema politico parassitico e distruttivo lui lo chiama “nomenclaturocrazia”. Riconosce che Orwell aveva ragione in proposito. E così Mises e Rothbard e Rockwell e molti altri che appartengono al movimento intellettuale che combatte per una società migliore e per un migliore equilibrio politico.

Tenendo conto di questo concetto, cioè che tutti gli stati sono controllati da una classe dirigente che cerca di isolarsi dal resto, si capisce che le differenze tra comunismo, fascismo e democrazie rappresentative sono solo una questione di gradazioni. Le dispute annose tra democratici e repubblicani diventano così banali. Dire che una repubblica è superiore ad una democrazia significa andare fuori argomento; entrambe richiedono una costituzione e rappresentanti, e questi ultimi portano ad un governo dei partiti e ad una nomenclatura. La questione chiave consiste sempre nel capire fino a che punto una nomenclatura ha trasformato lo stato in una nomenclaturocrazia. La questione chiave è capire fino a che punto quelli che sono al governo si sono impadroniti della nazione strappandola dalle mani della popolazione.

In America sappiamo tutti che i burocrati di professione hanno un grosso potere, che questo genere di persone governano Washington con le loro ideea prescindere dal partito al governo, e che le politiche attuate seguono le loro idee e non il volere degli elettori. Questo mare che separa il volere della popolazione dalle scelte fatte dai loro eletti si allarga sempre di più. Lo stato non è sotto il controllo della popolazione, nonostante il voto e la scelta dei rappresentanti. È così perché la nomenclatura, e i capoccia di partito, pongono il veto sulla maggior parte dei candidati e dirigono il voto degli eletti una volta che sono a Washington.

Dopo anni e decenni durante i quali questi burattinai hanno esercitato il loro potere, che, essendo libero da responsabilità, è spesso insano, stupido e folle nei confronti delle masse governate, il risultato è la distruzione del carattere morale e dell’economia della società. Queste classi di governo insistono a spendere inutilmente inutilmente montagne di soldi in guerre come quelle del Vietnam e Iraq, nei programmi spaziali, nel tentativo di produrre il paradiso comunista dei lavoratori, o di produrre una società politicamente corretta, di raffreddare il clima, di avere un’Europa con confini immutabili, di produrre il giusto benessere, di ridurre la diseguaglianza, di mettere fine al ciclo economico, e infine generare una società equa in cui non sono ammesse discriminazioni. L’elenco delle possibili imprese donchisciottesche è infinito. Alla fine, nessuna società può sopravvivere al fatto che così tante risorse vengono indirizzate progetti che costano molto più di quello che rendono. Chi controlla lo stato finisce per distruggere la società e l’economia. E se lo stato contiene qualcosa di positivo, distruggono anche quello. In altre parole, se la costituzione ha qualche caratteristica positiva, la fanno a pezzi.

Quando la popolazione perde fiducia in seguito al continuo logoramento, al debito immenso, allo stile di vita statico se non in calo, all’ingiustizia e alla corruzione generati ogni volta che il governo devia dai suoi doveri di base, in altre parole quando gli abusi si moltiplicano fino a diventare una lunga scia, allora nasce l’idea della separazione. È in questo momento che emergono i movimenti secessionisti, di rottura. La causa è nella frustrazione della vita, della libertà e della ricerca della felicità, frustrazione che è un sottoprodotto, a volte l’obiettivo vero e proprio, delle nomenclature e delle burocrazie della classe di governo. La crudeltà, la malvagità, la follia, la stupidità, l’ingiustizia, lo spreco, l’inefficienza, l’idiozia, tutti prodotti di un governo guidato da una classe governativa isolata e una nomenclatura che tiene in mano le leve del potere, è questo che fa emergere il separatismo, la ribellione, la rivolta e la rivoluzione.

Separatismo significa frustrazione e insoddisfazione da parte di un gruppo di personeverso l’attuale ordinamento politico. Le ragioni di questa insoddisfazione variano. Le cause che stanno alla base di queste ragioni, qualunque esse siano, sono il cattivo funzionamento del governo, che non risponde alla popolazione. A sua volta, la causa del fallimento del governo è il fatto che c’è una classe di potere, un insieme di burocrazie o nomenclature, che si è impadronita del potere di legiferare, tassare e decidere la spesa pubblica senza tener conto della volontà popolare. A quel punto alla popolazione non rimane altro che mettere fine a quella forma di governo e cercare nuovi ordinamenti. Ricorda Thomas Jefferson e la Dichiarazione d’Indipendenza, vero? È possibile che qualcuno tra i membri più intelligenti della classe di governo cerchi di migliorare la situazione cambiando la politica del governo. Purtroppo, è anche possibile che la classe di governo opti per la repressione e lo stato di polizia. Potrebbe cercare di reprimere il dissenso e arrestarne i capi.

Separatismo significa che la popolazione cerca di sconfiggere l’ingiustizia dello stato.

L’Ucraina, governata male e con uno stile di vita molto più basso di quello russo, ne è un esempio. La secessione veneta è un altro esempio. La Scozia vuole separarsi dalla Gran Bretagna. Greci e Italiani vogliono uscire dalla UE, ma la UE ha imposto loro un suo governo fregandosene della loro volontà. La rivoluzione è nell’aria in tutto il mondo, e per una buona ragione. La natura degli attuali ordinamenti politici non soddisfa. Il controllo del pensiero, il linguaggio e la propaganda delle classi di governo si stanno scontrando contro il muro di internet. Emerge una lotta con molte differenze locali. I dettagli differiscono abbastanza da oscurarne i punti condivisi, ma questi ci sono. Come nel film “Network” del 1976. Ricordate la battuta? “Sono incavolato nero, non lo sopporto più!”

Il futuro resta incerto anche quando capiamo il presente. Non sappiamo che genere di rivoluzione ci sarà. Sarà completa? Sarà sanguinosa o no? Darà la stura ad una repressione ancora peggiore, come in Egitto? Quale sarà la forma di governo che prenderà il posto di quella attuale? Quanto durerà questo processo di rovesciamento? Solitamente, passano almeno dieci anni prima dall’inizio alla fine di una rivoluzione. Chi vincerà questa battaglia condotta con la mente, la volontà e i muscoli?

Io ho sempre sostenuto coerentemente la nonviolenza, e la sostengo ancora. L’Unione Sovietica cadde con pochissima violenza. La cosa più importante consiste nel capire, avere le idee giuste e sapere con cosa rimpiazzare questo sistema guasto. A mio parere, questo comporta un cambiamento della moralità corrotta e del sistema corrotto e irresponsabile, e l’eliminazione di quelle intromissioni futili in questioni etiche e in relazioni umane che rispettano gli individui, la loro libertà e i loro diritti. Più si capiscono queste cose, più persone giungono ad un consenso pacifico sulle idee di base, e più facile sarà la transizione.

Ora poiché le idee differiscono in questioni base come l’etica, e siccome gli uomini sono creature imperfette, è ovvio che su molti dettagli non ci sarà accordo. Ci sono forti differenze religiose, per dirne una. Qualunque religione o pseudo-religione i cui membri considerano se stessi depositari della verità unica potrebbe causare problemi enormi se dovesse cercare di imporre la propria versione della verità sugli altri. Allo stesso modo, i sostenitori di un’ideologia politica che cercano di imporre il loro punto di vista sugli altri possono causare grandi sofferenze. L’utopia non è alle porte. Non si sa quali saranno gli scopi e le dimensioni di una nuova società e della sua politica. La verità è sempre un’incognita. Chiunque pensi di conoscere la verità al punto da poterla imporre sugli altri contro il loro parere è destinato a fare il male.

Non vedo altra possibilità che vivere e lasciar vivere, occuparsi delle proprie cose, rispettare il diritto degli altri a vivere come vogliono, e lasciare che ci sia competizione amichevole tra le diverse parti della società; e se questo è sbagliato e peggiora le cose, allora bisogna cercare di capire come correggerlo. Lasciate che ognuno scelga liberamente la società in cui vivere e la forma di governo.

Credo che il minimo che si possa fare sia riconoscere gli errori del passato, riconoscerli apertamente e trarne insegnamento. Le cose andrebbero meglio se, per esempio, riconoscessimo che l’America con l’attuale sistema di governo ha fallito in materie importanti, e se capiamo perché ha fallito e su quali false assunzioni si basa. Allo stesso tempo dobbiamo riconoscere gli aspetti positivi, come l’innalzamento dello stile di vita. È molto difficile trattare tutte queste cose che implicano sistemazioni politiche e sociali di base. Non c’è uno schema predefinito. La storia è un susseguirsi di lotte.

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