Non Viviamo in un Mondo Post-Scarsità


[Di William L. Anderson. Originale pubblicato su Mises Institute il 26 marzo 2014 con il titolo We Do Not Live in a Post-Scarcity World. Traduzione di Enrico Sanna.]

È da tanto che Jeremy Rifkin ha perfezionato l’arte di fare due più due e ottenere cinque. Nel 1980 dichiarò che un’economia libera non poteva esistere per via dell’entropia, e dunque, concluse, lo stato deve pianificare e gestire. Come lo stato riesca ad averla vinta sulla seconda legge della termodinamica è un mistero. Più tardi disse che una nuova “economia ad idrogeno” era dietro l’angolo: bastava che il governo facesse pianificazione centrale e ordinasse a tutti di usare l’idrogeno come combustibile.

In un articolo d’opinione sul New York Times, Rifkin riesce nell’impossibile: battere se stesso. Rifkin vuole farci credere che la legge della scarsità è stata abrogata, e che la situazione che ne è venuta fuori è destabilizzante. Scrive:

Stiamo cominciando a vedere un paradosso al cuore del capitalismo, uno che, dopo averlo reso grande, ora ne minaccia il futuro: Il dinamismo inerente ai mercati competitivi sta abbassando i costi al punto che molti beni e servizi sono quasi gratis, abbondanti, e non più soggetti alle forze di mercato. Se gli economisti hanno sempre dato il benvenuto ad una riduzione dei costi marginali, mai hanno immaginato la possibilità che una rivoluzione tecnologica che potesse abbassare i costi quasi a zero.

Intendiamoci, dire che qualcosa “non è più soggetto alle forze di mercato” significa dire che il bene in questione non è scarso, ovvero che è gratis. Questo significa che anche tutti (o quasi) i fattori impiegati nella produzione di quel bene non sono scarsi, e che anche i costi pieni al consumatore che utilizza quei beni sono zero. L’unica cosa che posso dire di questa opinione è che è assurda.

È vero che l’avvento di costi marginali bassi ha costretto a nuove forme di vendita al dettaglio, ma è stato il progresso economico a farlo. Una generazione fa, ad esempio, Wal-Mart riuscì a conquistare grosse fette di mercato perché aveva sviluppato una strategia di distribuzione e vendita al dettaglio che ne abbassavano i costi rispetto ad altri dettaglianti, compresi Sears, J. C. Penny, e K-Mart. Questo non significa che il mercato scomparve o che perse rilevanza. In maniera simile, oggi Wal-Mart si trova sotto pressione da parte di altri dettaglianti così come da parte di internet. È il mercato che prevale sempre, solo in forme diverse.

È bene ripassare un po’ di teoria economica austriaca. Rifkin fa lo stesso errore fatto da economisti inglesi dell’ottocento come David Ricardo e John Stuart Mill, che credevano che nel lungo termine il valore di un bene veniva dai suoi costi di produzione. Ma Carl Menger nel 1871 fece notare come il valore dei fattori di produzione venga dal valore del prodotto finale, e come quest’ultimo venga dal fatto che quel bene sia remunerativo per l’imprenditore che lo ha creato.

Nella testa di Rifkin, un costo marginale zero o quasi zero significa un costo di produzione zero o quasi zero, il che significa a sua volta che i beni sono prodotti praticamente gratis. Non è esattamente così. I costi marginali sono costi di ogni prossima unità prodotta, che significa che la produzione di ogni nuova unità di un bene particolare costa meno, e questo ha a che vedere con il volume dei beni creati. (A difesa di Rifkin, bisogna dire che lui non parla degli alti costi fissi necessari ad avviare il processo di produzione, ma poi non capisce le implicazioni di quello che sta dicendo).

Basso costo marginale non significa che il bene è gratis. La redditività della ditta dipende dal volume di beni creati e venduti, e questo significa anche che la ditta deve fare grossi investimenti (che non sono gratis) se vuole produrre quella massa di beni. Ma anche il lavoro utilizzato è scarso, e così via.

Certo il meccanismo di vendita al dettaglio di questi nuovi beni è cambiato drasticamente. Ad esempio, il VHS cedette il passo al DVD, ed entrambi erano venduti da dettaglianti come Blockbuster. La strategia di vendita di Blockbuster, a sua volta, cedette il passo a Netflix, e via di seguito. La redditività fu la chiave del successo e Netflix fu in grado di mettere in piedi una strategia di vendita remunerativa (almeno per qualche tempo).

È interessante notare come Rifkin dia un esempio di capitalismo clientelare come prova del nuovo mondo a costo zero. Scrive:

Anche se il costo fisso delle tecnologie solari e eoliche è piuttosto elevato, il costo di produzione di ogni unità di energia, al di là del costo fisso, è basso. Questo fenomeno ha invaso anche il settore manifatturiero. Migliaia di hobbisti fanno da sé i prodotti usando stampanti 3-D, software open-source e plastica riciclata come materia prima, ad un costo marginale pari a zero.

Ora, se è vero che il costo marginale della produzione di energia eolica è molto basso, è anche vero che questi mostruosi parchi eolici possono essere remunerativi solo se ogni chilowatt di energia prodotta ha un prezzo sostanzialmente più alto dell’energia prodotta con sistemi convenzionali come il carbone, il petrolio o il gas naturale. Questo significa che i parchi eolici sono essenzialmente parchi a credito d’imposta; per rimanere produttivi, questi parchi eolici devono ricevere favori massicci da parte dello stato che altri produttori di energia non hanno. Detto altrimenti, l’energia eolica potrebbe anche avere un “costo marginale zero” ma è pur sempre energia ad alto costo, il che significa che se lo stato continua ad obbligare i consumatori ad acquistare questa energia ad alto prezzo, nel lungo termine questi saranno più poveri, non più ricchi. Parimenti, qualcuno deve pur fabbricare le stampanti 3-D e produrre il materiale usato per fare le copie, e questo significa pianificare e, sì, utilizzare fattori di produzione scarsi. Tutte queste cose non compaiono dal nulla.

Ma c’è un altro ingranaggio dell’intero meccanismo produttivo che Rifkin non considera: l’imprenditore. Anzi, l’impressione è che l’imprenditore possa essere sostituito da imprese non-profit e dalla “comunità condivisa”. Questo è uno che crede che la produzione avvenga da sola, e che gli accordi istituzionali non contino. E invece contano, e molto. I moderni metodi di produzione, per quanto spettacolari, non eliminano la Legge della Scarsità, a prescindere da quello che dice il New York Times nella sua pagina degli editoriali.

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