Arrendetevi!


[Di Enrico Sanna]

Il Castello di Kafka

Il Castello di Kafka. Sergey Vodolazkin.

Hannah Arendt passò la vita a studiare la politica. Nel 1961, andò a Gerusalemme a seguire il processo all’ex ufficiale delle SS Adolph Eichmann. Scrisse un libro, Eichmann a Gerusalemme. Il sottotitolo, La Banalità del Male, è stato banalizzato. Oggi si usa per chi butta lo stecco del gelato per terra. In origine non era così. La Arendt vide l’aspetto fondamentale del nazismo. Lo stile del libro, almeno nella mia versione spagnola, è fatto di periodi lunghissimi e frasi parentetiche che ogni voltati costringono a tornare indietro e rileggere. Credo che l’abbia fatto apposta. Vale la pena leggerlo.

L’Eichmann che viene fuori dal libro è una persona mediocre, completamente immerso nel suo ruolo di burocrate, intento al rispetto della legge e allo spegnimento della propria morale. Uno dei suoi grandi crucci era il fatto di non essere diventato standartenführer, o colonnello. Alle origini di Eichmann c’è la frase “Così dice la legge”. Ripeteva continuamente quelle che lui definiva “parole alate”, semplici frasi fatte che scambiava con entusiasmo infantile per pensiero filosofico. Se volete sentire parole alate, accendete la tivù.

Qualche giorno fa stavo cercando roba sulla secessione veneta. Ho trovato una lettera di un lettore, credo un simpatizzante, scritta ad una rubrica di Beppe Severgnini sul Corriere della Sera. Non ho scaricato la pagina, e quando ho provato a ricercarla non l’ho più trovata. Tanto per svergognarmi, dico che ho un’estensione di Firefox per scaricare le pagine in un secondo, ma tant’è… Comunque ricordo bene quello che c’era scritto. Suonava così:

Caro BSev (Beppe Severgnini: i fan lo chiamano così, es), a me sembra anacronistico che ci sia qualcuno che parla ancora di secessione, autonomia, autodeterminazione. Oggi, dico, che il mondo sta andando nella direzione contraria. Sono illusi. Vogliono tornare all’Italia dei mille staterelli, e proprio mentre le meschinità regionali stanno finalmente scomparendo in favore dell’Unione Europea. E non è solo l’Unione Europea. È tutto il pianeta che si sta dirigendo verso un governo unico mondiale. Possono scalpitare, ma arriverà comunque con l’inesorabilità di una legge di natura.

L’ultima frase l’ho copiata da Marx (Il Capitale, I-32). Però rende bene quello che c’era scritto. Marx era molto bravo ad elaborare frasi. Non ragionamenti. Frasi.

Io provo ad applicare mentalmente il ragionamento ad una serie di situazioni diverse. Cosa fa l’Unione Europea? Un sacco di regolamenti, che hanno l’effetto di complicare e rendere più cara la vita degli europei, che si tratti di comprare carciofi, cambiare una lampadina, fare l’albero di Natale o mettersi il rossetto. Ad ogni direttiva corrisponde una contrazione del porcellino e un giro della gogna.

Molti anni fa, il nonno di un mio amico si ritrovò a cinquanta anni senza lavoro e con sei figli a carico. Sapeva fare il carpentiere. Così aprì un’officina nel porto. Forse vendette qualche terreno ereditato, per iniziare. Un tempo i terreni erano l’oro dei poveri.

Ora, secondo il ragionamento del tipo di cui sopra, se ho ben capito, questo nonno non aveva afferrato la quintessenza del vivere. Avrebbe dovuto fare qualcosa. Spararsi un piede, o aumentare il costo della sua vita. Avrebbe fatto meglio ad andare a vivere al Ritz con la sua famiglia. Ma questo accadeva agli inizi degli anni sessanta, o giù di lì. L’Unione Europea era ancora un feto inoffensivo.

Oppure prendete quest’altra: I nigeriani che vivono nel delta del Niger. Sono così poveri che l’Accademia della Crusca dovrebbe inventare unaparola speciale per indicare la povertà specifica degli abitanti del delta del Niger. Le multinazionali occidentali succhiano il petrolio da sottoterra e lo pompano altrove. Non tutto: un po’ spilla nell’acqua e sulle capre. Per qualche ragione nigero-masso-pluto-occidentale, i diritti dello sfruttamento dei pozzi vanno ad un gruppetto di famiglie Hausa. Gli Hausa vivono centinaia di chilometri più a nord, dove non c’è petrolio.

Secondo l’autore epistolare di prima, nonché secondo quella eminenza economica che è Paul Krugman, questi nigeriani dovrebbero darsi da fare. Ad esempio, vendere le capre rimaste, che poi sono immangiabili, e comprare le Maserati. Comprare le Maserati incrementa il pil. Il pil di qualcuno, ma sempre il pil. Il PIL. Globale.

Ma forse non è questo che l’epistolografo voleva dire. Forse diceva così perché aveva tutto da guadagnare. Faceva come Cicerone nella Pro Domo Sua. Forse era un burocrate di Bruxelles. Un Hausa, non un Efik. Cercava di promuovere subdolamente il suo benessere laccato spacciandolo per una legge inevitabile della natura. Voleva far credere quello che non esiste. È un trucco vecchio, ma funziona ancora. La gente ci casca. Faccio due esempi. Il primo parla di un dito, il secondo di un commissario.

Nel primo caso, un tizio entra in un negozio con il passamontagna e una mano in tasca. Dice “Mani in alto! Questa è una rapina.” Ha l’indice dritto in avanti. Sulla giacca si vede la sporgenza. Qualcuno pensa “È solo un dito.” “E se fosse una pistola?” “Ma va’, sta bluffando.” “Ci provi tu a saltargli addosso?” È un classico. Nessuno sa cosa c’è dentro: dito o Beretta? La canna di una Beretta calibro nove ha le dimensioni di un indice. Infilata nella tasca di una giacca, produce un bitorzolo indistinguibile da quello prodotto da un indice. Raramente qualcuno prova a contestarlo. Ecco perché funziona.

Nel secondo caso, c’è un tipo che si è rinchiuso in un appartamento con due ostaggi e minaccia di ucciderli. Sotto c’è un commissario di polizia con un megafono. Il commissario urla così: “Arrenditi! Sei circondato. Non hai scampo.” Il tipo nell’appartamento non sa che c’è solo il commissario e quattro pulotti sfigati. Non pensa che è domenica pomeriggio e tutta la questura è allo stadio. Pensa “Dio mio!” Fuori non vede nessun poliziotto tranne i cinque con due volanti, ma proprio questo fa crescere lo sconforto. “Sono perfettamentenascosti. Sono infinitamente furbi. Sono esseri superiori.” È depresso.

Questo è l’obiettivo: lo sconforto,la depressione, la resa. E il mistero. Il mistero fa questo effetto. Noi non sappiamo cosa succede nel palazzo misterioso di Bruxelles. Non sappiamo neanche chi scrive i regolamenti. Chi c’è dentro? Boh! È un castello incantato.

Però funziona. Per inciso, la persona che ho citato all’inizio non è un burocrate di Bruxelles. Neanche aspirante tale. Non guadagna nulla dall’Unione Europea né da altri leviatani futuri. Però intuisce vagamente che la sua esistenza soddisfatta dipende dall’ingrassamento del leviatano.

Il suo concetto della vita è semplificato. È uno che ha acquisito la mentalità dello schiavo. Tempo fa, ci ho scritto sopra un articolo. Non solo ha accettato la sua schiavitù come una condizione normale, ma propaganda la bontà dell’ideologia dei suoi schiavisti al resto dell’umanità. Considera la schiavitù una condizione a cui aspirare idealmente. È diventato l’agente entusiasta del male.

Così era Eichmann. Immerso completamente nell’ideologia di stato. Rotella entusiasta dell’ingranaggio. Lo statalista perfetto. Dedicato fino in fondo alla realizzazione del progetto hitleriano, lo sterminio di tutti gli ebrei, non prese mai ordini. Non ne aveva bisogno. Come si dice? Aveva completamente interiorizzato il volere del führer. Non era arrogante. Era un contenitore vuoto, felice di contenere tutto quello che lo stato, il führer, voleva metterci dentro. Dopo la sconfitta del nazismo, durante i sedici anni di latitanza argentina, continuò a parlare orgogliosamente del suo passato con tutti quelli che conosceva. Il Mossad lo beccò così.

Conclusione

Ci sarà un governo mondiale? No. Ma ci proveranno fino in fondo. Hanno visto come sono finiti i regimi comunisti e sanno di essere i prossimi della lista. Chi non ha conosciuto il 1989 non immagina cosa è successo in un paio di settimane. Non fu la fine dei regimi comunisti. Fu la scomparsa di una galassia. Pochi mesi prima Samuelson scrisse che l’economia sovietica aveva superato quella occidentale. Samuelson non era uno qualunque. Era il professore di economia. I suoi libri erano usati come testi obbligatori nelle facoltà di economia. Mi aspetto rogne.

Ad un certo punto il sistema collasserà. La gente non avrà più sanità e pensione. Non dallo stato, almeno. Gli impiegati della poste allargheranno le braccia davanti ai pensionati. L’impiegato delle poste che allarga le braccia è un fulmine in un occhio. Significa che una galassia è scomparsa. Non tutti capiranno. Molti continueranno a sperare. Molti moriranno nello sbigottimento. All’ultimo momento, guarderanno davanti a sé e diranno così: “Boh!”

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4 thoughts on “Arrendetevi!

  1. Grazie per il contributo, Bob. Sempre ottimo e abbondante :-).
    Io mi sono basato sul libro della Arendt, ed è praticamente tutto quello che so di Eichmann. Quello che mi ha interessato è questa identificazione totale con la legge. Hayek accenna al carattere fortemente gerarchizzato dei prussiani in The Road to Serfdom. Dice (cito a memoria): il burocrate prussiano non si ferma al compimento del suo dovere, ma trova la realizzazione di se stesso nell’obbedienza assoluta allo stato.
    La Arendt parla di tedeschi che sapevano delle camere a gas e che dichiararono (cito sempre a memoria): Il führer ci gaserà tutti piuttosto che lasciarci conquistare dal nemico. Lo dicevano con orgoglio.
    PS: Personalmente, non credo che questo carattere sia scomparso nella primavera del 1945. Credo che molti tedeschi abbiano ancora oggi una mentalità secondo la quale “la legge non si discute”. In poche parole, sarebbero profondamente, intimamente statalisti.

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