La Fase Terminale della Bolla


Marc Faber: Siamo nella fase terminale della bolla creditizia e valutaria

[Di Callum Denness. Originale pubblicato su moneymorning.com.au il 31 marzo 2014 con il titolo Dr Marc Faber: The Terminal Phase of a Credit and Asset Bubble. Traduzione di Enrico Sanna.]

Marc Faber

Nell’atmosfera dorata della sala da ballo Savoy dell’Hotel Hyatt, a Melbourne, Marc Faber, conferenziere di apertura del World War D, lancia il suo messaggio schietto: il vecchio ordine mondiale è finito.

Gli Stati Uniti hanno raggiunto il massimo in termini di prosperità e influenza sul mondo tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta,” ha detto. A partire dagli anni settanta, però, la superpotenza si è bloccata in una serie di bolle cicliche, crolli e debito crescente.

Il debito, il modo in cui questo ha manipolato l’economia globale, è stato il tema principale di Faber.

Ci sono persone che si spacciano per economisti, che dicono che il debito non conta,” ha detto Faber ad un folto uditorio.

Ma la storia vera è diversa…

Faber ha illustrato il difetto al cuore della politica monetaria espansionistica, come l’alleggerimento quantitativo. “Quando fai piovere dollari nell’economia… questi non fanno crescere prezzi e beni allo stesso modo e allo stesso tempo.” Negli anni sessanta e settanta, il denaro in eccesso che fluiva nell’economia gonfiava i salari; agli inizi degli anni duemila, la stampa di moneta gonfiò il prezzo dei beni primari. Ma, fa notare Faber, questa crescita di prezzi e beni non è mai uguale.

In altre parole, la stampa di moneta crea ulteriori bolle. Alcune attività vanno su, fanno il passo più lungo della gamba, poi collassano e fanno grossi danni che richiedono, secondo la Federal Reserve, la stampa di altra moneta. Questo circolo vizioso lo vediamo fin dagli anni settanta: ogni volta che c’è un problema con l’economia, la Federal Reserve stampa moneta e crea ulteriori distorsioni.

Il governatorato di Bernanke ha visto la continuazione di questa tendenza. Quando arriva a valutare l’ex governatore, Faber non la manda a dire.

È stato un disastro,” è il commento secco di Faber. Non solo, ha notato Faber, non ha visto il disastro del subprime, ma ha anche contribuito alla sua creazione. “Mentre era governatore della Federal Reserve, e sotto la sua influenza intellettuale mentre lavorava con Greenspan, è stata gonfiata la gigantesca bolla speculativa immobiliare,” ha aggiunto.

Al cuore di questa espansione del debito, e di questo susseguirsi ciclico di bolle e crolli, c’è questa fiducia americana nel consumo come motore economico. In quest’ultimo secolo, gli attori politici hanno incoraggiato il consumo a tutti i livelli della società, compreso il governo, scoraggiando allo stesso tempo il risparmio.

Secondo Faber, però, il consumo non crea un’economia forte. “La ricchezza non viene dal consumismo, ma dagli investimenti di capitali.”

E il problema dell’economia americana è che, mentre il debito ha continuato a crescere, gli investimenti si sono fermati. In realtà, è da tanto che calano.

Se è vero che il debito cresce dappertutto, è anche vero che la qualità del debito varia,” ha detto. Il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan hanno investito il debito in fabbriche, impianti… investimenti che producono ricchezza. Secondo Faber, invece, gli Stati Uniti si sono indebitati per alimentare il consumo. “Dov’è il rientro economico?” si è chiesto.

Faber ha approfittato dell’occasione per consigliare cautela all’Australia, avvertendo che il settore immobiliare australiano non sarà in grado di assumere prestiti ancora per molto. Ad un certo punto entrerà in una fase di contrazione, o di crescita lentissima.

Questo il suo avvertimento. Quindi ha parlato di opportunità.

Viviamo in nuovo mondo. Viviamo in un mondo in cui l’equilibrio di potere si è spostato verso i paesi emergenti.”

Ovviamente, parlava della Cina. Se tutti sanno della crescita cinese, Faber ha fornito all’uditorio un’importante storia geopolitica secondaria.

La forte crescita della Cina ha fatto scattare un’impennata delle esportazioni verso le economie emergenti. Il vero successo della Cina consiste nell’esportazione di prodotti verso le economie emergenti. Questo ha prodotto un cambiamento di posizioni significativo all’interno dell’economia globale: le esportazioni cinesi verso i paesi emergenti superano le esportazioni verso gli Stati Uniti o l’Europa.

È questo il nuovo mondo, e la realtà è che il vecchio mondo è stato in gran parte saltato a piè pari,” ha detto. Mentre la maggior parte dei media si chiede se gli Stati Uniti cresceranno, secondo Faber ciò non avrà alcuna influenza sul mondo. La Cina oggi ha un’influenza molto più grande degli Stati Uniti.

Ma Faber non è affatto ottimista riguardo la Cina, e ha lanciato un avvertimento dicendo che lui è molto cauto riguardo la possibilità di investire lì. Secondo Faber, le condizioni attuali sono molto peggiori di quanto non sembrino. E poi ci sono problemi geopolitici che spesso non si considerano.

Prendete il petrolio. In Cina il consumo di petrolio, la maggior parte del quale viene dal Medio Oriente, salirà. “La mia opinione è che il Medio Oriente ad un certo punto si incendierà, e questo sarà un avvenimento spiacevole,” ha predetto nei suoi modi tipicamente apocalittici ma minimizzanti.

Per quanto riguarda l’Australia, vede opportunità nel gran numero di turisti cinesi, ma crede al tempo stesso che abbia commesso un grave errore tollerando le basi americane sul suo suolo. “I cinesi non staranno a guardare e non si lasceranno comandare dagli Stati Uniti.”

Nel messaggio finale ha ricordato il fallimento della Federal Reserve. I profitti societari sono stati gonfiati artificialmente dai bassi tassi di interesse; la diseguaglianza economica è in ascesa; e, tanto per completare il quadro, la Federal Reserve non rialzerà i tassi a breve termine.

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