Neutralità della Rete Come Distrazione


[Di Valdenor Júnior. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 30 marzo 2014 con il titolo Net Neutrality is a Distraction, not the Real Problem. Traduzione di Enrico Sanna.]

Tastiera di un computer

La cosiddetta Pietra Miliare Civile di Internet, approvata dalla camera dei deputati brasiliana il 25 marzo, si avvia al senato. L’aspetto più seducente del progetto di legge è “neutralità della rete”, uno strumento legale che impedisce ai fornitori di accesso di internet di offrire diversi piani di accesso. Ad esempio, un piano economico per accedere a pochi siti tramite cellulare e uno più caro per un accesso illimitato.

La neutralità della rete attrae. Dopotutto, se lasciamo che le compagnie offrano qualunque piano che loro giudicano adatto, l’impressione è che gli utenti dovranno pagare di più per avere un accesso illimitato, o che le compagnie bloccheranno il contenuto giudicato concorrenziale. Dunque, questo è il ragionamento, occorre trattare tutto il contenuto di internet alla stessa maniera.

Ma questa difesa della neutralità di internet serve solo a distrarre dal vero problema.

Nel mercato libero, la neutralità si ottiene con processo di competizione, non rifiutando la richiesta di “non-neutralità”, dove, ad esempio, le persone possono optare per un piano tariffario che dà accesso solo alle email, i social media e qualche altro sito specifico ad un prezzo basso, mentre le grosse società che usano montagne di dati e ingolfano le infrastrutture potrebbero pagare di più. In questo modo, i clienti di fascia bassa non sarebbero costretti a pagare per chi fa un uso massiccio della rete.

Nel mercato, la “neutralità” si ottiene tramite la libertà di scelta: se un fornitore non offre un accesso neutrale ad un prezzo ragionevole, si può sempre migrare altrove. Questo incentiva la concorrenza e sprona ad innovare, dando come risultato un menu di offerte e opzioni più ampio, oltre a fornire una soluzione al problema della congestione dei dati e altro.

Il disegno di legge arriva a riconoscere che la neutralità di rete non è senza costi. Secondo voi chi avrà il potere di determinare quando la neutralità non vale il suo prezzo?

  • § 1º La discriminazione o il deterioramento del traffico di internet saranno regolati dal Presidente della Repubblica con i suoi poteri personali… sentito il consiglio del Comitato per la Gestione di Internet e l’Agenzia per le Telecomunicazioni Nazionali, e deve essere fatto seguendo:
    • I – i requisiti tecnici essenziali per la fornitura e l’applicazione dei servizi; e
    • II – dando la priorità ai servizi di emergenza.

Dunque sarà soltanto lo stato (specificamente il presidente) ad avere il potere di determinare quando applicare la neutralità. La teoria della scelta pubblica dimostra che lo stato non è neutro e che una democrazia rappresentativa non opera per il bene della maggioranza ma per le minoranze organizzate, compresa la grande impresa che gode di appoggi politici, e che può pagare la burocrazia per regolare il rapporto tra neutralità e non-neutralità secondo il proprio bisogno.

Dunque, la Pietra Miliare Civile di Internet non affronta il vero problema: gli ostacoli alla libertà d’ingresso nell’industria, e l’assenza di incentivi alla sperimentazione e l’innovazione, a causa della legislazione o della burocrazia.

Questi ostacoli frenano la capacità del mercato di determinare la proporzione ideale tra neutralità e non-neutralità che meglio soddisfa la domanda di servizi internet in un dato momento attraverso la libera interazione tra utenti, che sono gli unici che sanno veramente cosa è meglio per se stessi. Uno dei vantaggi di questa libera contrattazione sul mercato è che non impone costi sulla società in generale, mentre lo stesso non può dirsi della nuova legge.

La Pietra Miliare Civile servirà solo ad ingigantire i problemi del mercato già esistenti in Brasile, perché darà al governo il potere di determinare il significato della neutralità. Se è vero che le grandi imprese controllano Brasilia, dare più potere allo stato significa cedere questo potere a queste imprese.

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23 thoughts on “Neutralità della Rete Come Distrazione

  1. “Questi ostacoli frenano la capacità del mercato di determinare la proporzione ideale tra neutralità e non-neutralità che meglio soddisfa la domanda di servizi”

    Ok, il solito mito che il Mercato trova la soluzione per tutto. Peccato che poi il mercato finisca per tendere sempre all’oligopolio…

  2. Forse l’incongruenza sta nel significato del termine “mercato”.
    I libertari intendono con questa parola l’insieme delle libere interazioni tra gli individui: accordi di lavoro tra un soggetto che paga per un servizio e un altro che si propone per svolgerlo; accordi di acquisto di un bene dietro corrispettivo; accordi di mutuo soccorso; eccetera.
    Non si tratta nè di un luogo fisico, nè dei poteri forti, ovvero il cosiddetto capitalismo clientelare o capitalismo di stato, questo sì, portatore di monopolii e storture, per via della sua capacità di imporre – tramite leggi, regolamenti e divieti ad hoc – la propria forza a tutti gli altri.
    Senza l’intromissione dello stato e, in generale, del potere coercitivo della politica, questi esiti sarebbero molto più difficili, perchè chiunque potrebbe agire diversamente (in assenza di regolamenti, leggi e divieti) per produrre un bene, offrire un servizio, organizzare un sistema di mutuo soccorso e così via.
    In conclusione, non esiste alcun mito del mercato buono contrapposto ad un mito dell’interventismo cattivo. Si tratta semplicemente di prendere atto degli esiti delle azioni, laddove l’imposizione e la libertà hanno esiti contrapposti.

    • “In assenza di leggi, regolamentazioni, divieti” vige, come si sa, la legge del più forte (che non sempre coincide col “migliore”, attenzione)
      Teniamo anche conto che, comunque, lo Stato in democrazia risponde al cittadino-elettore. Un’azienda risponde solo al proprio consiglio di amministrazione.
      Attenzione forse a trovare il giusto equilibrio tra stato e mercato e a non sbilanciarsi in degenerazioni pericolose da una parte e dall’altra…

  3. Un’azienda risponde solo ai clienti, non agli azionisti o al cda.
    Tranne nei monopolii – statali o causati dall’intervento regolatore del potere politico che non risponde a nessuno, data la mancanza di vincoli di programma o di limiti reali all’esercizio del potere – nei quali invece risponde ai suoi “azionisti” di riferimento.

    In un sistema libero, dove non esiste un soggetto terzo che può imporre con la minaccia o la violenza di acquistare merci o servizi alle condizioni da lui imposte, il successo di un produttore e/o di un venditore risiede nella capacità di produrre e/o vendere alle condizioni richieste dagli acquirenti.

    In un sistema in cui l’intervento politico è preponderante (cioè in quasi tutto il mondo attuale), invece, il successo è dato dalla capacità di oliare il sistema politico e di fondersi ad esso. E infatti il capitalismo clientelare, ad esempio in Italia, ha prodotto i danni che tutti oggi conosciamo e gli pseudo-imprenditori che ci ritroviamo.

    Infine, ti invito a riflettere sulla tua frase:
    “Attenzione forse a trovare il giusto equilibrio tra stato e mercato e a non sbilanciarsi in degenerazioni pericolose da una parte e dall’altra…”
    Sostitusci alla parola “stato” la parola “violenza” o “coercizione”, e alla parola “mercato” la parola “pace” o “libertà”, e rileggi attentamente. Le parole hanno un significato ben preciso e non esistono vie di mezzo tra la vita e la morte, tra la libertà e la schiavitù, tra la pace e la guerra.
    Dovremmo iniziare a renderci conto che non c’è nulla di pericoloso e di degenerativo nel sostenere pace, libertà e vita, senza alcuna concessione a guerre, violenze e morte.

    • Entriamo in un discorso troppo lungo e complesso che, francamente, non ho voglia di affrontare. Ognuno resti della propria opinione e va bene così.

      1) In generale, dal mio punto di vista, confondi microeconomia con macroeconomia. Non necessariamente la massimizzazione degli interessi di tanti imprenditori (liberi, come dici tu) coincide con la masimizzazione di tutti messi insieme. Anzi.

      2) La concorrenza perfetta non esiste, perchè ci sono le economie di scala. Ergo, si tende comunque all’oligopolio. Sopravviveranno solo 4 immense multinazionali e tutte le piccole imprese sono destinate a chiudere.

      3) In ambedue gli schemi (Comunismo e “Liberismo” assoluto) arrivi dunque a una situazione di oligopolio. Una piccola elite che comanda.

      Ripeto, ognuno resti della propria opinione. Va bene così. Però io non voglio prendere una posizione ideologica. Mi si dimostri con numeri e non sostituendo parole (mercato, libertà, ecc.) Sempre numeri, non parole. Thanks

    • “Un’azienda risponde ai propri clienti”.
      Appunto. Quindi vince il produttore che inquina di più, quello che sfrutta di più, quello che aggira tutte le leggi e le normative sulla sicurezza, eccetera eccetera.

      Ah, già: ma a che servono leggi e normative? Il mercato è libertà, si regola da solo, non bisogna soffocarlo. Eh, che, scherziamo?

    • (questo lo dico perchè presuppongo che tu, a parità di prezzo e qualità, acquisti il prodotto che costa di meno. Quindi perchè non dovrebbe vincere il produttore che sfrutta di più? Lo vedi, lo scollamento tra teoria e pratica ?)

      • Ho studiato pure io micro e macro, all’università pubblica.
        L’errore della macroeconomia, in generale, è l’ipotizzare l’esistenza di aggregati o di “categorie” con una sorta di personalità propria, oltretutto superiore a quella degli individui che ne farebbero parte. Da lì discendono tutti gli errori e le storture a cui ha dato vita tale disciplina, atta a giustificare l’intervento dello stato – o se preferisci, delle decisioni politiche prese a maggioranza per il fantomatico “bene comune” – per salvare “un settore”, oppure aiutare “i lavoratori”, e menate del genere, tutte di derivazione socialista e di matrice statalista. Nate e create, in sintesi, per giustificare l’esercizio violento del potere.
        Il potere di chi governa è, in sintesi, quello di decidere cosa, come, quando e quanto i suoi sudditi possono fare. A casa mia l’esistenza stessa di un potere del genere si traduce con una parola: dittatura.
        Siccome, nel mondo odierno (ma anche nel passato) tutti gli ordinamenti statuali hanno questa caratteristica, si dovrebbe dedurre che laddove esiste un ordinamento statuale (con relativo monopolio della violenza su un determinato territorio e un potere di vita o di morte su coloro che vi risiedono) vi è una dittatura.

        Se poi vogliamo tirare in ballo i numeri, sono pronto. Ad esempio, come mai il reddito pro-capite (grande aggregato macroeconomico, no?) è elevatissimo in luoghi come Svizzera, Lussemburgo, Monaco, Liechtenstein, Singapore, dove notoriamente esiste uno stato faraonico che tutto regola e tutto decide?

      • LOL, ma che dici…errore della macro ‘de che??

        In entrambi i casi (micro e macro) risolvi un semplicissimo problema di ottimizzazione e vedi subito che gli interessi sono conflittuali. E’ roba banale e risaputa del primo anno di corso. Se fosse come dici tu, allora il manuale del primo anno sarebbe da riscrivere: come dire che il teorema di Pitagora è non è valido, tanto per dire. Capiscimi: se hai ragione, anche per te a Stoccolma si spalancano le porte per il Nobel.

        Ma poi che Stati mi citi? Monaco, Lussemburgo, Liechtenstein ? Ti sembrano economie da citare come esempi?? Quelle sono semplici aggregati di banche, dai.
        Non so, citami Francia, Germania, UK, se vuoi fare degli esempi….

        Oh, attenzione: apprendo poi che Stati Uniti e UK sarebbero dunque dittature se, da sempre si attuano politiche economiche anticicliche, con copioso interventismo statale nei periodi di crisi (e anche non di crisi, quando si tratta di difendere l’interesse economico generale)
        Allo stesso modo allora son dittature la Svezia, la Norvegia, il Canada, stati tradizionalmente interventisti in economia. E’ una posizione un tantino difficile da sostenere, sai ?

        Con tutto il rispetto, ti ripeto: non voglio discutere prese di posizione ideologiche: hai le tue idee e a me fa piacere. In democrazia puoi sempre fondare un partito, discutere, convincerci tutti e poi ti votiamo. Problemi non ce ne sono.

  4. Aggiungo qualcosa a quello che ha detto jamesnic77. A proposito degli oligopoli, dei monopoli, o comunque di tutte quelle situazioni in cui l’offerta del mercato viene ristretta a forza, faccio due esempi.

    • Quando, nella seconda metà degli anni settanta, nacquero le prime radio private, aprire un’emittente era relativamente facile. Ad un certo punto nel mio paese c’erano quattro radio per una popolazione di diecimila abitanti. Tutto cambiò agli inizi degli anni novanta, con la legge Mammì. Questa legge impose oneri talmente pesanti che solo i più grossi poterono sopravvivere. Il risultato è un oligopolio fatto di poche reti, determinato non dal mercato ma dallo stato.

    • Per anni ho vissuto sulla mia pelle gli effetti delle ingerenze dello stato. Fino alla fine degli anni novanta, le rotte navali tra la Sardegna e il resto d’Italia erano, non un oligopolio, ma un monopolio affidato alla Tirrenia, che oltretutto apparteneva allo stato. Se non facevi il biglietto con grande anticipo, viaggiavi con il passaggio ponte, che significava che salivi sulla nave e ti sistemavi come potevi. Ho visto donne anziane che dormivano per terra perché c’era una sola nave al giorno in una rotta. Tragicamente, a difendere il monopolio erano molti di quei viaggiatori, che immaginavano condizioni terribili se il servizio fosse stato liberalizzato. Quando poi la liberalizzazione è arrivata davvero, la situazione è cambiata completamente. Oggi si viaggia bene, le navi sono pulite, il personale è cortese, e le tariffe sono le stesse di prima. Non ho più sentito discussioni del tipo “Con i privati viaggi nella stiva assieme alle bestie.”

    • Enrico, in generale, mi sento di rispondere a te quello che ho risposto sopra a jamesnic77.

      Non sono a conoscenza della vicenda dei traghetti con la Sardegna e non posso entrare nel merito.
      Tieni conto che, in generale, il singolo aneddoto non può essere fatto assurgere a legge universale. Bisogna prendere l’aggregato di tutti i dati economici (quindi di TUTTI gli anneddoti messi insieme) e poi su quelli ragionare. Allora si, si possono trarre conclusioni generali.
      Sai, ognuno racconta le sue mille storie e si possono portare esempi in un senso o nell’altro. Bisogna poi metterli tutti insieme (allora si legge la contabilità nazionale, eccetera, eccetera, eccetera)

      • Rispondo qui perchè nell’altro commento non mi compariva il tasto “rispondi” 🙂

        Le mie posizioni sono quelle della scuola austriaca di economia, non sto inventando nulla. So che non si studia nelle università statali. E non me ne stupisco 🙂

        E sì: tutti gli Stati sono dittatoriali, per natura. L’estorsione, il furto, l’omicidio, non diventano “cosa buona e giusta” se a farli è un’organizzazione autodefinitasi superiore. Laddove io e te non possiamo metterci d’accordo liberamente, ma dobbiamo obbligatoriamente cedere una parte dei nostri beni e una parte della nostra libertà di scelta (quando non tutta) a un soggetto terzo che ci minaccia di metterci in gattabuia se ci opponiamo… beh, dimmi tu come chiamarla.
        Che poi vi siano gradi diversi di dittatura, siamo d’accordo.

        Sul fondare un partito eccetera eccetera: è la classica risposta di chiunque non abbia realmente a cuore la libertà di pensiero, scusami.
        Ti sembra che la libertà di esprimere la propria opinione sia riservata solo a chi si presenta alle elezioni? Ti sembra normale che per poter vivere come pare e piace a me, senza disturbare gli altri e senza esserne disturbato, devo per forza di cose fondare un partito e convincere il 50% più uno dei maggiorenni che vivono nel territorio vicino al mio???
        Pensaci: è un pò come se mi dicessi: siccome il 51% dei sardi mangia malloreddus, aboliamo tutti gli altri tipi di pasta che si possono mangiare in Sardegna. E se io ti rispondessi “ma scusa, potrò essere libero di mangiare la pasta che preferisco?”, tu mi dicessi “e vabbè, se non sei d’accordo fonda un partito…”

      • @jamesnic77

        Le posizioni della scuola austriaca sono ben note e si studiano anche all’università pubblica. Anzi, direi che nel dibattito economico generale della materia certe posizioni sono ormai anche superate.

        Ma il tuo mi sembra più un discorso che dovresti approfondire con la Giurisprudenza (lascia stare l’economia, dammi retta!).

        La considerazione di fondare un partito era riferita solo al tuo eventuale desiderio che la tua idea del mondo diventasse regola (o “non regola”) per tutti.
        Ognuno, nella sua testa, ha un’dea diversa del mondo. E tutti (tra l’altro) pensano pure di aver ragione.

        Vedi, c’è un problema: la convivenza. Siamo in tanti, con tante idee diverse e siamo anche sovraffollati. Se ognuno fa come “je pare”, non so come va a finire.

        Ai tempi della jungla, abbiamo imparato a dover unire i nostri sforzi, per evitare di soccombere o di essere preda di altri gruppi di uomini o animali feroci.
        Dovendo convivere per sopravvivere nell’eterna competizione per la vita, ci siamo dati delle regole. Lo Stato è questo: lo Stato siamo io, te, il padrone di questo blog e tutti gli altri. E cerchiamo di fare in modo che chi viene scelto e mandato in giro a fare i nostri interessi (comuni) lo faccia per davvero.

  5. Non so in quale università tu abbia studiato, ma a Cagliari non si accenna nemmeno all’esistenza di una scuola austriaca di economia. Figuriamoci poi se le posizioni di tale linea di pensiero siano note e superate.

    Comunque, posso solo invitarti a pensare, riflettere e ragionare su ciò che sostieni, che poi è ciò che sostiene il potere. Io non posso e non voglio imporre nulla a nessuno. Posso solo invitare a ragionare sul reale significato di ciò che si fa e di ciò che si dice.
    Ad esempio: una cosa è che io e te ci mettiamo d’accordo su un sistema che va bene ad entrambi per la nostra convivenza pacifica. Non solo è saggio, ma è normale e anzi auspicabile che ciò avvenga. Diciamo che è “umano”, nel senso che gli esseri umani, quando usano il cervello, lo fanno senza che nessuno glielo imponga.
    Un’altra cosa è che io e te ci mettiamo d’accordo per imporre il nostro modo di vivere a Enrico, ad esempio. E se lui non è d’accordo, ce ne freghiamo, perchè siamo due contro uno. Questo è lo Stato, questa è l’idolatria della “società” intesa come organismo superiore all’essere umano.
    Ancora una volta, pensaci: chi parla di stato, società, collettività, non ti pare che assegni a questi termini una sorta di divinità, di infallibilità e in generale, di alone mistico, rispetto al quale il povero essere umano, il povero individuo e la singola persona nulla può, ed anzi, è meglio che nemmeno si sogni di potere nulla?

    Vedi, la differenza tra le posizioni di un qualsiasi politico e quelle che sto provando a spiegare io, è che le dottrine politiche hanno come fine ultimo l’imposizione delle proprie idee a tutti gli altri. Il potere, insomma, come risultato; mentre io sto provando a spiegare che ognuno dovrebbe essere lasciato libero di farsi la propria vita, prendere le proprie scelte affettive, lavorative, economiche, personali, senza che altri le possano vietare in forza di una maggioranza o di una pistola puntata.
    Nel tipo di organizzazione umana che io provo a far immaginare, anche a te in questo scritto, io, che non voglio avere chi mi comanda, devo essere lasciato libero di non aderire ad alcuna organizzazione statale o di potere; mentre tu e tutti coloro che credono di dover essere comandati da qualcuno, sareste liberi di aderire al vostro stato o alla vostra collettività unitaria ed egualitaria.
    Mi si dirà: e la differenza rispetto ad oggi dove sta? Per voi, da nessuna parte. Continuereste ad avere i vostri stati sociali, le vostre politiche economiche, i vostri eserciti e i vostri politici. Ma non potreste imporli a chi non è d’accordo con tale sistema.
    Al che mi risponderai più o meno con la frase che hai già scritto prima: “se ognuno fa come je pare chissà dove andiamo a finire”.
    Ti invito ancora (lo so, sono palloso e fastidioso, ma credo che sia necessario esserlo, per spingere gli altri a ragionare senza cullarsi sugli allori del già visto e già sentito) a dare una risposta tu stesso alla tua domanda, provando a sostituire a “quello che gli pare” azioni concrete, tipo:
    chissà dove andiamo a finire se ognuno SI VESTE come gli pare;
    chissà dove andiamo a finire se ognuno MANGIA cosa, quanto e come gli pare;
    chissà dove andiamo a finire se ognuno AMA come e chi gli pare;
    chissà dove andiamo a finire se ognuno FA IL LAVORO che gli pare;
    chissà dove andiamo a finire se ognuno HA UNA CASA come gli pare;
    chissà dove andiamo a finire se ognuno USA I PROPRI SOLDI come gli pare;
    chissà dove andiamo a finire se ognuno VIAGGIA dove gli pare;
    e così via.

    Lo so, sono stato lungo e noioso. Vedi, a furia di discutere con persone che hanno chiuso il cervello e mandato al macero la capacità di pensare, sono diventato misantropo.
    Ma quando vedo che l’interlocutore è una persona capace di articolare un pensiero razionale, come nel tuo caso, credo che almeno il tentativo valga la pena di farlo.
    Per questo ti invito a rispondere alle domande che ti ho posto. Non voglio aver ragione per forza, ma solo capire.

    • Be’, per quanto riguarda la scuola austriaca Friedrich von Hayek, per esempio, ha preso un nobel per l’economia nel 1974, quindi direi che è assolutamente parte integrante del dibattito economico mondiale. Lo stesso von Mises, non è che sia proprio uno sconosciuto nel settore.
      Ma vabbe’, se tu guardi i laureati triennali di adesso molti hanno lacune anche nelle materie di base (matematica, statistica, tanto per dire). Lasciamo perdere e stendiamo un velo pietoso.

      Ma torniamo alla Giurisprudenza, secondo me qui decisamente più pertinente.

      Attento: avere rispetto per il prossimo e sforzarsi di capire come risolvere un problema non significa automaticamente non avere il senso della libertà ed essere appiattiti al “potere dello Stato”.

      Mi spiego: il tuo discorso va bene. Sorge il problema di metterlo in pratica. Esempio pratico e triviale: io te ed Enrico in un giorno del Paleolitico dobbiamo decidere se cacciare un bisonte o un’antilope.
      Supponi che ci sia bisogno dello sforzo congiunto di tutti e 3 insieme per poterlo fare, ma solo io e te vogliamo il bisonte. Enrico vorrebbe prendere l’antilope.
      Che si fa? Si muore di fame? Se non vogliamo soccombere, credo che il minore dei mali sia che qualcuno si accontenti. Ahimè, credo che a Enrico tocchi il bisonte, anche se voleva l’antilope…

      E’ imposizione? Si, perchè uno ha dovuto subire la scelta degli altri due. Certo: se collaboriamo e ci sbrighiamo a inventare il fucile poi ciascuno potrà cacciare quello che gli pare. Ma fino a quel giorno lo “Stato” dovrà imporre bisonte anche a chi vuole antilope. Mi spiego?

      Supponi poi che noi 3 si debba erigere fortificazioni, costruire un sistema di raccolta dell’acqua, eccetera eccetera.
      In ogni occasione c’è sempre uno dei 3 che la pensa diversamente (una volta, tu, una volta io, una volta Enrico). Ok: possiamo discutere per trovare un accordo di volta in volta, ma se non lo troviamo?
      Rinunciamo a fare un sistema di raccolta dell’acqua e moriamo di sete?
      Capisci che razza di casino sia la convivenza ?

      Ecco: siamo in 60 milioni di Italiani e lo scenario è molto (ma molto) più complesso di sole 3 persone che hanno idee diverse su cosa e come fare qualsiasi cosa.

      Tutto è perfettibile, naturalmente. E io ti ascolto anche con piacere.

  6. Sull’esempio del bisonte: se stiamo parlando di cose in cui non c’è scelta, non esiste libertà di scelta. Se è razionale mettersi d’accordo per non morire tutti, non vedo per quale motivo io debba scegliere di morire, per un capriccio. Anche se avrei preferito cacciare l’antilope, capisco da solo che non ci posso riuscire e cambio idea. Lo faccio per il mio bene e per la mia sopravvivenza.
    Si tratta di razionalità.

    Invece, poniamo il caso che io non lo capisca. E decida di andare a cacciare da solo l’antilope. Due sono le strade possibili: se non esiste uno Stato, io vado e posso tornare vincitore o meno. Ma se non torno vincitore, sono io che pago. Con la mia vita, senza mettere nei casini nessun altro.
    Se invece esiste uno Stato, mi costringerà ad andare a cacciare il bisonte. E qui casca l’asino, che non è il bisonte 😀
    Come mi costringe? Ovvero, se io non l’ho capito da solo e durante la nostra discussione, come fa lo Stato a a impormelo? La risposta è facile: minacciandomi, torturandomi, rinchiudendomi o uccidendomi. Che è quello che fanno gli organismi che gestiscono il potere quando qualcuno si ribella.
    E il risultato qual è? Il risultato è che tu ed Enrico sareste comunque da soli ad andare a cacciare il bisonte, visto che io sarei morto o in gattabuia.

    Metti a confronto le due ipotesi e valuta tu qual è stato il risultato migliore per la “società” nel suo insieme…

    Se poi vogliamo considerare anche quanta violenza è stata prodotta nei due casi, non credo vi siano dubbi.

    Ora, facciamo l’esempio, invece, della società più numerosa: cacciare l’antilope o il bisonte è la scelta che devono fare tutti coloro che vogliono sopravvivere. Ora, non è necessario che tutti caccino bisonti, nè che tutti caccino antilopi. Per un semplice motivo: se prima bastavano 3 persone per un bisonte, anche ora è così.
    Quindi, cosa succede in questo caso? Se c’è lo Stato, ci sarà qualcuno (magari i macellatori di bisonti e quelli che lavorano la pelle di bisonte) che tenteranno di convincere gli altri che il bisonte è superiore all’antilope. Poi ci saranno quelli che lavorano nel “mercato” delle antilopi a sostenere l’esatto contrario. Alla fine, restando ognuno della propria idea, si decide di votare. Vincono i bisontiani e la caccia all’antilope viene vietata per legge. Tutti coloro che si oppongono vengono puniti in vario modo, come già detto. E il risultato è quello di prima: meno produzione e più violenza.

    Poniamo il caso, invece, in cui non esiste lo Stato. Se i due gruppi non si mettono d’accordo, per qualsiasi motivo, semplicemente ci saranno alcuni che andranno a caccia di antilopi e altri di bisonti. La convivenza,in questo caso, è salva. La vita delle persone pure. La loro incolumità e la loro libertà, anche. In più, tutti i componenti della società avranno più scelta, visto che ci sarà sia la carne di bisonte che quella di antilope.

    In conclusione: ha senso obbligare le persone a fare ciò che liberamente non hanno intenzione di fare, minacciandole di violenza se non lo fanno?
    Attenzione, non stiamo parlando di persone che commettono crimini quali omicidio, violenza, furto o truffa. A quel punto si tratta di legittima difesa.

    • Ascolta: lo “stato” come dici tu, non esiste in quanto tale.

      Lo Stato siamo io, te ed Enrico che decidiamo di convivere in uno spazio comune. Lo “stato” sono l’insieme delle norme e dei valori comuni che decidiamo di adottare (e che possiamo cambiare in qualunque momento).

      Torno su un esempio triviale. Dopo aver cacciato il bisonte, i nostri 3 eroi inventano l’automobile. Come ci regoliamo?
      Guidiamo a destra o a sinistra? Guidiamo tutti a caso in contromano? Non è il caso di stipulare degli accordi comuni (cioè un codice della strada) che “OBBLIGHI” a non guidare ubriachi, OBBLIGHI a fermarsi ai semafori, eccetera?
      Che facciamo: consigliamo o obblighiamo la gente di fermarsi a un semaforo in un incrocio pericoloso?

      Adesso, poi salti fuori tu e dici. “Nooo, c’è uno “Stato” impositivo, che mi OBBLIGA a fermarmi a un semaforo, mentre io (invece) sono intelligente e voglio decidere da solo se è il caso di fermarsi o meno”

      Ti capisco e ti darei anche fiducia, ma io che abito a centinaia di chilometri dalla bellissima Sardegna fondamentalmente non ti conosco, come non conosco gli altri 60 milioni dei miei fratelli italiani.
      Abbiamo stipulato un patto, un codice della strada che tutti devono conoscere e a cui si devono attenere.

      Non chiamarlo Stato, perchè è una mera semplificazione. Lo Stato non esiste “a prescindere” dalla gente che lo compone.
      Lo stato è l’insieme dei patti stipulati tra chi ha ne fa parte. E’ una nostra convenzione.

      Lo Stato siamo io, te, Enrico e altri 60 milioni. Se ce ne andiamo tutti domani mattina su Marte, non esiste più. Resti da solo e te la godi come un pazzo! 😉

  7. Sei sicuro che sia così? Se fosse come dici tu, io da domani potrei non far più parte dello Stato.
    Invece non posso. La differenza tra gli accordi volontari che tu citi – e che io approvo come principio – e l’imposizione coercitiva (che non ti piace chiamare stato 😀 ), è tutta qui.

    Sai, ho appena finito di guardare un film tristissimo di violenze domestiche in cui un padre-padrone, sicuramente per il “bene comune” della famiglia, teneva segregate moglie e figlie, facendole perfino prostituire per portare i soldi a casa.
    Sai, magari morivano di fame, se non lo facevano. Non è vero, ovviamente, perchè c’è sempre una scelta diversa. Ma questo avrebbe sostenuto lui, per giustificare l’imposizione alle figlie di una pratica che loro non accettavano. Insomma, è la tipica situazione di “sanzione delle vittime”: se non fai come abbiamo deciso per il bene di tutti, sei tu la persona egoista e cattiva… Se non ti sacrifichi per il “bene di tutti” (cioè il nostro) sei tu in torto e devi essere punito.

    Le regole condivise non hanno bisogno di un organismo superiore che le “crei”: quello si chiama positivismo giuridico ed è ciò che, tra le altre cose, ha prodotto le leggi razziali, l’apartheid, i gulag, i lager (per citare le cose più orribili), oltre a tutti i privilegi di cui godono tutti i governanti del mondo e tutti coloro che fanno parte della cerchia di parassiti foraggiati dalla spesa pubblica.
    Le regole, se condivise, non necessitano di null’altro: le applichiamo perchè ci conviene, non perchè c’è il poliziotto che ci multa… Non passare col rosso e guidare sulla destra ci salva la vita. Non farlo sarebbe totalmente irrazionale. Non vorrai sostenere che non guidi sulla sinistra solo perchè magari ti vede un vigile, spero… O che gli incidenti sono evitati dalla sola esistenza delle forze dell’ordine..
    Insomma, alla fine della fiera il succo del discorso è solo uno: una volta che si capisce la differenza tra un sistema di coercizione da cui non puoi recedere e un sistema in cui la tua adesione è volontaria (e quindi rescindibile), si è capito tutto. Il resto vien da sè.

    • Ma scherzi? Ma tu hai mai provato a fare una vacanza con più di 10 amici per più di 15 giorni e riuscire a vedere se non saltano fuori scazzi, malumori e litigi ?
      Pensa poi a far condividere 10 persone che magari non sono neanche amici.

      Ma hai idea di quanti siano 60 milioni di persone? 60 milioni, non tre, cinque o una famiglia di sei persone. Sessanta milioni !!! Sei mai entrato in uno stadio per capire quante sono già solo 20 o 30 mila persone? Riesci a visualizzare Centomila persone, tutte diverse ?

      Cioè, tu credi davvero che il 100% della gente si fermi per strada e ti faccia passare solo perchè creda davvero che sia giusto passare uno alla volta? Ma sai cosa vuol dire perdere un figlio, una madre, una sorella stesa sulle strisce pedonali per colpa di un idiota che guida senza pensare 1 millimetro altre ai beneamati catzi propri ?

      C’è poi gente che se ti può fregare lo fa senza porsi neanche problemi (e ci gode anche)

      Dai, sii un attimo realista…

      PS: quello che tu hai visto nel film si chiama invece violenza, da cui scaturisce ovviamente un trauma. Sappi che i soggetti con questo tipo di traumi hanno in genere problemi con l’autorità e con l’accettazione delle norme condivise (proprio perchè purtroppo ne hanno subite di sbagliate)

      Comunque si: credo tu possa rinunciare alla cittadinanza italiana e dichiararti apolide (non ne sono sicuro, però mi sembra che sia possibile…)

  8. Non si può rinunciare alla cittadinanza, se non per prenderne un’altra.
    Altrimenti, noi libertari anti-stato l’avremmo già fatto da tempo 🙂

    Sul resto del discorso, vedo che non riusciamo a capirci. Pazienza, ci ho provato 🙂

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