Oh Alighieri!


Principi per cui vale la pena vivere

[Di Enrico Sanna. Nota poetica: Alighieri in cagliaritano significa netturbino.]

Immondezza

Esattamente dieci anni fa, subito dopo l’alba, tre operai con una scala e un furgoncino andarono ad appendere striscioni pubblicitari lungo le strade principali del mio paese. Striscioni grandi, da lampione a lampione. Promettevano l’arrivo imminente di una rivoluzione. L’idea della promessa non era nuova. Ad inventarla è stata una ditta francese di affissioni verso la fine degli anni ottanta.

J’enleve le bas

Se non fossimo stati quei menefreghisti apatici che eravamo, avremmo sviluppato curiosità. Ne avremmo discusso con il barista, o con il calzolaio. La cosa avrebbe potuto stimolare discussioni da villaggio, come in una pubblicità di biscotti. Qualcuno avrebbe potuto opinare, per dire, l’arrivo del circo. Chi appende striscioni da lampione a lampione se non quelli del circo? Invece siamo menefreghisti. Ed è un miracolo che gli striscioni siano rimasti appesi per più di tre giorni.

Prima che potessimo organizzarci, la raccolta differenziata era su di noi.

La raccolta differenziata serve a fare il riciclaggio. E la ragione per cui si ricicla è il risparmio. Nessuno crede al risparmio quando nei dintorni del ragionamento c’è la parola stato. Per questo mandano qualcuno con l’incarico di pompare aria nel dirigibile sgonfio della questione. In paese arrivò un tipo elegante e spiegò che se avessimo continuato così ben presto saremmo stati sommersi dall’immondezza. Argomento solido. Prendi un’azione, portala alle estreme conseguenze e poi esibisci il risultato repellente. Con i villici bisogna fare così.

Mio cugino, ad esempio, quando era adolescente aveva l’abitudine di mangiarsi le unghie. Se continui così ti mangi tutto quanto e non rimane nulla, gli dicevamo. Mio cugino è alto più di uno e ottanta. Pensate quanto sarebbe diventato alto se non avesse preso il vizio. Così è con i rifiuti. Continuate a gettarli nella discarica e una bella mattina, prima di tirar fuori la macchina, dovete spazzare l’immondezza che si è accumulata davanti all’ingresso di casa durante la notte. Avete presenti quei film americani dove c’è il tipo che spala la neve prima di uscire di casa? Così. Certo, dalle mie parti la neve si vede raramente per strada. Ma anche l’immondezza si vedeva raramente. Prima della raccolta differenziata, almeno.

Vediamo un po’. La raccolta dei rifiuti cominciò durante la seconda guerra mondiale. Delibera del podestà numero 71 del 30 luglio 1943. Il comune aveva 5.000 abitanti. I rifiuti venivano gettati in un campo a due chilometri dalla periferia. La discarica è stata chiusa nell’estate del 1995, non ricordo esattamente quando. Gli abitanti erano più di 10.000. Cinquantadue anni di immondizia. Facciamo cinquanta, per comodità di calcolo.

Oggi la discarica è coperta di terra, ma si vede bene. Quando non era coperta, mediamente non superava un metro e mezzo di altezza. Occupava un’area di due ettari. Tutto il comune ha un’area di 8.000 ettari. Fanno 80.000.000 di metri quadri. Contro i 20.000 occupati dalla discarica. La discarica è 1/4000 del territorio comunale. Lo 0,025%. Se avessimo continuato a buttare l’immondezza nella vecchia discarica, incoscienti quali eravamo, saremmo stati ben presto sommersi dai rifiuti in 4.000 x 50 = 200.000 anni.

La raccolta differenziata è una pregevole rottura di scatole. Il tizio elegante fece capire che sarebbe stato intransigente. Ci sarebbero state multe se avessero trovato un rifiuto nel posto sbagliato. Ovviamente non è vero. Siamo in Italia. Chi è che va a frugare l’immondezza per vedere cosa c’è? Forse i tedeschi. Però è una rottura di scatole. La gente non vuole rotture di scatole, soprattutto se assieme alle rotture di scatole ti prendono un sacco di soldi e intuisci che quei soldi che ti prendono servono a tenere in piedi la rottura di scatole. Questo fa girare le palle più del necessario.

E quando ti girano ti viene la voglia di prendere qualcuno a calci nel sedere. E se non puoi prenderlo a calci nel sedere, almeno pisci sulla porta di casa sua. Da secoli la gente delle mie parti ha capito che la proprietà pubblica non appartiene a loro. Le strade pubbliche non appartengono a loro. Le scuole pubbliche non appartengono a loro. Gli ospedali pubblici non appartengono a loro. Posso andare avanti per metri.

Qualche anno fa c’era questo Pecoraro Scanio che pretendeva di decidere cosa si poteva e non poteva fare nel Gennargentu, in Sardegna. Gli era venuta l’idea di farci un parco. Io non so perché, ma questo genere di cose vengono spontanee ai politici. Forse pensava che la Sardegna gli fosse stata infeudata da Pachamama. Quando lo stato dichiara casa tua area protetta, generalmente tu diventi un intruso. Scrivo questa roba, e poi chiudo, per farvi capire che la gente ha ragioni fondate per pensare che non appartiene a loro quello che si dice che appartenga a loro. Quando gran parte dell’Italia era dominata da imbecilli stranieri, la proprietà pubblica non apparteneva alla gente. Il drindràn non è cambiato quando l’Italia ha cominciato a produrre imbecillità autoctona. La cosa non è diversa a livello regionale, provinciale e comunale. L’esperimento è riproducibile.

Per questo uno va a pisciare sulla porta di casa loro. Oggi il territorio comunale è sommerso dall’immondezza. Non da quando è iniziata la raccolta differenziata. Da prima. Il tizio elegante stava ancora parlando. È bastato l’annuncio. Il resto è intuizione. E immondezza. Centro, periferia e campagne. Con esclusione delle proprietà private. Una invasione accurata. Come le cavallette in Egitto.

Ogni anno, in primavera, un gruppo di ragazzini vistosi come lampeggianti prende di mira un posto e raccatta tutta l’immondezza che trova con l’entusiasmo di accoliti di una fede di concezione moderna. Puliscono una frazione così piccola del territorio che devi fare un calcolo stechiometrico per sapere quant’è. Sono felici. Il giorno dopo l’immondezza riappare.

C’è un meccanismo che funziona così: Prima tu separi i rifiuti, poi loro li prendono, poi loro li portano da qualche parte, poi tu paghi di più, poi loro guadagnano. Tutto questo non ha un grande senso. È ridondante. Perché non riducono il processo agli ultimi due stadi? Tu paghi, loro intascano. Tanto per fare chiarezza.

Le mie scarse conoscenze tecnologiche mi portano a fare rozze intuizioni. Intuisco rozzamente, ad esempio, che riciclare i metalli ferrosi conviene, anche se tutti i dettagli mi sfuggono. Lo capisco da Abdul. Abdul passa ogni tanto con il suo furgone e chiede in giro se c’è qualcosa di ferro da buttare. Abdul sorride. È felice di sapere che hai una lavatrice che non ti serve più. Non ti dice che la ritira tra un mese e mezzo franco marciapiede. Viene fin dentro casa tua e prende la lavatrice con le sue braccia. Ma perché non c’è un Ibrahim che viene a casa tua a prendere bottiglie di plastica o di vetro, la carta o le lattine di alluminio?

Il fatto è che non conviene. Se convenisse riciclare tutto, verrebbero a casa tua a chiederti: “Ha dei rifiuti da dare?” Se convenisse, il riciclaggio dei rifiuti casalinghi non sarebbe parossistico nei paesi più ricchi e zero virgola tre in quelli più poveri. Sarebbe il contrario. L’uomo del terzo mondo è povero, non scemo.

Per qualche ragione, le persone più colte sembrano non arrivarci. Una volta un mio amico medico mi ha detto: “È una questione di principio.” E la maggior parte di loro la pensa così. Una questione di principio. Non è che non capiscono. Sono in grado di fare i calcoli. Sanno ragionare e sanno che non conviene. Sanno che serve solo per prendere i soldi dalle tue tasche e metterli nelle tasche delle ditte che vivono di questa pagliacciata.

Il fatto è che dipendono dallo stato. Sono insegnanti nelle scuole pubbliche, medici in ospedali pubblici o in ospedali privati convenzionati con la sanità pubblica, sono ingegneri che progettano per le amministrazioni pubbliche, sono notai, avvocati, ricercatori scientifici, sono manager di aziende che lavorano per lo stato o che dipendono da una legge o un regolamento dello stato, dipendenti di banche eternamente salvate dallo stato, redattori di giornali sostenuti dallo stato, e tutti si sono formati nelle scuole di stato.

È per tenere alto il vessillo di questi principi che vi spetta l’onore di essere presi per il culo.

Annunci

3 thoughts on “Oh Alighieri!

  1. In tutto ciò, il migliore è Abdul.
    Che, tra parentesi, passa anche a casa mia (a pochi km dalla tua) ed è simpatico, sorridente ed educato. Ce ne fossero di Abdul, al posto dello statoladro!

  2. Mi piacerebbe aggiungere qualche considerazione di carattere “economico”.
    Qualche anno fa’ ho avuto la possibilità di studiare, per motivi di lavoro e poi come consigliere comunale, il sistema della raccolta e del riciclo di alcune tipologie di rifiuti.
    Ciò che posso dire con certezza è che carta, plastica e vetro “usati” hanno un mercato e potrebbero avere margini di profitto. Quindi non è corretto concludere che non convenga fare la raccolta differenziata, visto che non passa un Abdul per questi materiali. In realtà, non può passare alcun Abdul perchè il sistema è stato monopolizzato da istituti para-statali, come Comieco, che trattano le tariffe con stato ed aziende del settore e, di fatto, rappresentano una potente barriera all’ingresso. Senza questo monopolio, potrebbero benissimo esistere tanti Abdul della carta, della plastica, del vetro e del compost.
    Per capire meglio, si pensi ad esempio al fatto che per legge aziende come la Papiro Sarda di Macchiareddu – che riceve la carta usata dalle ditte che fanno la raccolta “pubblica” in tutti i Comuni della Sardegna, per poi trattarla e produrre cartone ondulato e altri prodotti secondari – sono autorizzate a ricevere la “materia prima” solo dalle aziende iscritte nell’albo degli autorizzati alla raccolta. Inutile aggiungere che per essere iscritto a quell’albo devi avere gli occhi azzurri, essere alto 1,75 e pesare 73,5 kg (è una battuta per dire che sono regole scritte ad hoc per mantenere il sistema chiuso a nuovi ingressi non “graditi”). In questo modo Papiro Sarda compra la carta usata da aziende come Derichebourg o Ecoserdiana, a prezzo “politico”, così come Derichebourg ed Ecoserdiana sono state pagate a prezzo politico per raccogliere questa carta. Un prezzo pagato interamente dai bravi cittadini con la ex Tarsu (oggi Tasi o chissà cos’altro) e che annovera, per un buon 20-30%, anche il finanziamento generale della macchina comunale.
    In questo marasma di cifre sballate dall’intervento regolatore, è decisamente difficile dire quanto potrebbe essere pagata una tonnellata di carta da una cartiera ad un Abdul qualsiasi. Ed è quindi possibile anche che il sistema si regga in piedi solamente grazie ai soldi pubblici gentilmente estorti agli ignari cittadini con la tassa sui rifiuti. Ciò che è molto probabile, invece, è che se i cittadini potessero cedere la propria carta ad Abdul, il quale a sua volta potesse venderla alla Papiro Sarda di turno, senza intromissioni pubbliche, il vantaggio ci sarebbe per tutti.
    Beh, non proprio per tutti… I politici, gli accozzati (per chi non è sardo, i raccomandati) e i capitalisti clientelari se ne avrebbero parecchio a male, in effetti 🙂

    • Ottima precisazione. Ricordo che tanti anni fa, prima che ci fosse la mania del riciclaggio a tutti i costi, i ragazzi delle scuole superiori organizzavano la raccolta della carta e del cartone, che poi rivendevano al macero, o non so a chi, per pagarsi la gita scolastica. E c’era anche chi raccoglieva gli stracci e tante altre cose. E quando portavi un’auto dallo sfasciacarrozze era lui a pagare te, e non il contrario come avviene adesso, perché riciclava tutto quello che era riciclabile.

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...