La Realtà “Eccezionale” dell’America


[Scritto dal Reverendo William E. Alberts. Compendio di un articolo pubblicato su Yemen Times il 24 aprile 2014 con il titolo America’s “Exceptional” Reality. Edizione e traduzione di Enrico Sanna.]

Matrimonio afgano

Matrimonio afgano

Parlando della maratona del 21 aprile, la stampa tradizionale è tutta concentrata sulle vittime della maratona di Boston dell’anno scorso. Questo basta per distrarre l’attenzione della gente da ciò che il governo fa a innumerevoli persone nel nome nostro, che poi è ciò che spinge i cosiddetti “terroristi” a colpire gli americani.

La copertura che i media danno della Maratona di Boston di quest’anno ci porta lontani da un’altra realtà. Per la sua edizione pre-maratona, Sports Illustrated è arrivata a Boston per fotografare un gruppo di persone lungo il traguardo a Copley Square. Il Boston Globe racconta che circa 3.000 persone si sono presentate per la foto. La folla ha stupito il capo della redazione fotografica di Sports Illustrated, Brad Smith, che ha detto: “Una volta arrivato ho visto tutte quelle persone… davvero una cosa che non si può descrivere… Quasi scoppiavo a piangere. Era magnifico.”

“Quasi scoppiavo a piangere.” Paragonate la scena di Copley Square con un’altra realtà che, come riporta il New York Times, ha fatto venire le lacrime. Nel 2009, nell’Afganistan occidentale, “gli abitanti di un villaggio, lividi di rabbia, stavano avvolgendo pezzi di corpi umani con coperte e scialli per poi ammucchiarli su tre trattori… Furono seppelliti 113 corpi, compresi quelli di molte donne e bambini,” dopo che “attacchi americani avevano ucciso dozzine di civili, forse più di cento.” Il parlamentare Naim Farahi raccontò l’accaduto: “il governatore ha detto che gli abitanti del villaggio hanno portato due carrelli di trattore pieni di pezzi di corpi umani sotto il suo ufficio per mostrare le vittime. A vedere quella scena scioccante, tutti nell’ufficio del governatore si sono messi a piangere.”

Diversamente dall’attenzione rivolta alle vittime dell’attentato di Boston, gran parte dei media convenzionali presta poca attenzione alle vittime dell’aggressione americana. Il Boston Globe ha scritto che i “parenti” degli abitanti dei villaggi afgani “hanno ricevuto un pagamento di circa 2.000 dollari per ogni famigliare ucciso e 1.000 per ogni ferito.” A proposito del denaro, il camionista “Abdul Farahi… che ha avuto un fratello e due nipoti uccisi e la moglie seriamente ustionata,” ha detto: “‘Non mi toglie la sofferenza dal cuore.’” Che siano 2.000 dollari in Afganistan o due milioni a Boston, non puoi mettere un cartellino con il prezzo sulla vita di una persona, né sulla sofferenza causata dalla perdita di una persona amata.

Se le vittime dell’attentato di Boston sono state descritte in termini umanizzanti, i principali media americani fanno un disservizio quando riducono le vittime, uccise nel nostro nome dal nostro governo, a “pezzi di corpi umani”, invece di descriverle come persone con un nome, che hanno amato e sono state amate da altre persone anche loro con un nome. È tragico che la realtà “eccezionale” dell’America dipenda da questo svilimento dell’umanità, e dunque della realtà, dell’Altro.

L’articolo che celebra l’anniversario parla anche di “Harvard Meglio Insieme: Studenti per l’Azione Interconfessionale”, che hanno marciato dalla Memorial Church di Harvard al punto dell’attentato, per poi riunirsi nella Trinity Church di Copley Square a parlare e riflettere.” Su che cosa? Dice il Globe: “‘[L’obiettivo era] avviare una conversazione su come, da studenti della Grande Boston, riflettere su temi che toccano la religione, la violenza e l’immigrazione, e come rispondere ad eventi come questo in modo da creare relazioni,’ ha detto Usra Ghazi, studente al primo anno della facoltà teologica di Harvard e coordinatore dell’organizzazione.”

“Parlare e riflettere” sulla “religione, la violenza e l’immigrazione” e “creare relazioni”? Questi studenti di Harvard percorrono la strada di una realtà diversa. Perché non hanno parlato e riflettuto sull’ex presidente George W. Bush, che disse “prego per la pace” e due settimane dopo, basandosi su prove false, lanciò un attacco preventivoillegale contro un Iraq indifeso e innocuo? Un presidente la cui “eccezionale” realtà portò a giustificare quella guerra criminale dicendo: “La libertà che offriamo non è il dono dell’America al mondo, ma il dono di Dio all’umanità.” Forse gli studenti hanno equiparato la religione di Bush ad un’altra realtà: il “dono” della sua guerra preventiva ha causato la morte di oltre un milione di iracheni, creando un milione di vedove e cinque milioni di orfani, lasciati a sopravvivere tra infrastrutture decimate dalle bombe “shock and awe” americane, che tra l’altro hanno prodotto anche cinque milioni di rifugiati iracheni. Bush è indubbiamente un esempio classico di uso della religione per giustificare e camuffare la violenza.

A proposito della tragedia di Boston, c’è molto altro a cui gli studenti di Harvard avrebbero potuto dedicare le loro riflessioni. Come l’ampliamento della guerra con i droni voluto da Barack Obama che, secondo l’Istituto per il Giornalismo Investigativo, ha ucciso migliaia di civili, compresi bambini e donne anziane, in Pakistan, Yemen, e Somalia. Obama si è unito al suo pio predecessore nella creazione infinita di nemici, che alimentano un’infinita e criminale “guerra al terrore” per il bene dei profitti del complesso militare-industriale-energetico-spionistico. Questa guerra infinita è la nuova realtà dell’eccezionalismo americano.

L’opinionista Glenn Greenwald fa un’osservazione degna di attenzione che avrebbe potuto aiutare gli studenti di Harvard, e molti altri americani, a discutere e riflettere sull’attentato di Boston. Ha detto: “dobbiamo cercare di capire perché così tante persone in tutto il mondo sono disposte a rischiare la loro vita o la loro libertà per causare violenza agli Stati Uniti, compresi gli americani per strada di cui non sanno nulla.” Perché? Greenwald continua: “Quando, raramente, capita che sentiamo [i terroristi] che spiegano le loro ragioni, invariabilmente apprendiamo che sono furiosi per quello che gli americani stanno facendo ai musulmani in tutto il mondo, per i bombardamenti dei loro paesi, per le incarcerazioni senza accuse, gli attacchi con i droni, le interferenze con i loro governi, il sostegno ai loro dittatori, e sono talmente infuriati che sentono non solo il diritto, ma il dovere di attaccare l’America.” Invece di un’autocoscienza nazionale sulle origini di questa politica estera imperialista, la maggior parte dei media concentra l’attenzione costantemente sulle vicende umane delle vittime di questa reazione violenta.

“Creare relazioni?” Gli studenti di Harvard avrebbero potuto recarsi alla Trinity Church e prendersi il disturbo di riflettere e discutere di quello che disse Farea Al-Muslimi, un cittadino yemenita che è comparso davanti ad una commissione del senato che indagava sulle uccisioni mirate fatte con i droni. “Quello che non erano riusciti a farei fanatici nel mio villaggio,” disse, “lo fece in un attimo un attacco con i droni: Ora c’è rabbiaimmensa e odio crescente verso l’America… Per molti yemeniti, gli attacchi con i droni sono la faccia dell’America.”

Una volta nella Trinity Church, gli studenti di Harvard avrebbero potuto interrogarsi sulle ragioni morali della sproporzione tra l’enorme assistenza, in termini medici e monetari, alle vittime prevalentemente bianche dell’attentato di Boston, e l’interesse trascurabile rivolto alle vittime dell’austerità che colpisce in particolare i quartieri neri di Boston, e che è un tributo enorme in termini di vivibilità e un focolaio di violenza.

Se gli studenti di Harvard si fossero recati al Lothrop Auditorium della Community Church of Boston, avrebbero potuto parlare con tre artisti locali, Jason Pramas, Darrell Ann Gane-McCalla e Shea Justice. Che avrebbero spiegato loro le ragioni di una mostra chiamata “Boston Strong?” (“Boston Forte?”, che deride il motto “Boston Strong” adottato ufficialmente per sollecitare solidarietà subito dopo l’attentato, es). Queste persone si dicono “turbate dal trattamento che i media hanno riservato alle vittime dell’attentato dell’anno scorso, gran parte delle quali erano bianche e vivevano fuori Boston, rispetto allo spazio riservato alle vittime della violenza criminale in città, molte delle quali sono nere e vivono in città.” Dice l’artista Pramas: “A Boston sono state uccise quarantasette persone negli ultimi due anni in altrettanti casi di violenza comune, e per loro non si fa alcuna raccolta di fondi.”

Se gli studenti di Harvard avessero condiviso le suddette riflessioni sulla illegale guerra preventiva di Bushcontro l’Iraq, e sulla guerra criminale condotta da Obama con i droni, e se avessero condiviso le implicazioni razziali della mostra “Boston Strong?”, i loro commenti non sarebbero apparsi sul Boston Globe. Il Globe, un editoriale dopo l’altro, ha fatto il tifo per la guerra per scelta di Bush, basata su bugie, condannata dall’Onu come illegale, contro l’Iraq. E così erano molti altri editoriali di molte altre testate convenzionali.

Ironicamente, oggi il Boston Globe annuncia a pagina piena di aver ricevuto “IL PREMIO PULITZER PER LA COPERTURA DEGLI EVENTI CHE AVREMMO PREFERITO CHE NON FOSSERO MAI ACCADUTI” ( 15 aprile 2014): L’attentato alla maratona di Boston dell’anno scorso. Anche noi proviamo dolore per quello che è accaduto alla maratona; ma, allo stesso tempo, ci chiediamo se questa tragedia non sarebbe stata evitata se il Boston Globe – e gran parte degli altri media convenzionali – avessero svolto il loro compito di giornalismo investigativo, mettendo assieme tutte le tessere che formano il mosaico che si estende da Baghdad a Boston, piuttosto che fare gli scribi dei partiti controllati da Wall Street.

E poi c’è il vicepresidente Joe Biden, che è un altro caso. Martedì scorso è venuto a Boston per parlare alla messa del Giorno del Ricordo, un anno dopo l’attentato della maratona, e ha diretto l’attenzione di ascoltatori e osservatori lontano dalla realtà. Prendiamo dai giornali: “La voce alta sull’uditorio, Biden ha detto che la maratona si correrà nuovamente martedì prossimo: ‘Voi manderete a ai terroristi ovunque si trovino nel mondo il messaggio forte che noi non cederemo mai, noi non abbiamo paura. Gli americani non abbasseranno mai la guardia, mai, mai e poi mai. Noi siamo Boston. Noi siamo l’America. Noi reagiamo, noi sopportiamo, noi vinciamo, e il traguardo appartiene a noi! Dio vi benedica tutti, e Dio protegga le nostre truppe.’”

“Il traguardo appartiene a noi!” Il nostro vicepresidente stava dicendo che il mondo appartiene all’America. Che Dio è dalla nostra parte, e marcia al passo con le nostre truppe. E che l’America è eccezionale, superiore, l’invidia delle altre nazioni. Come una “città sulla collina”. Biden rappresenta la realtà ingannevole, distruttiva, “eccezionale” dell’America.

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