Gnosticismo del Potere


[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 22 aprile 2014 con il titolo The Gnosticism of Power. Traduzione di Enrico Sanna.]

Gigantismo

Accade regolarmente che chi è al potere si rivela all’oscuro di ciò che avviene nel mondo reale e delle restrizioni materiali che impediscono la trasformazione del suo volere in realtà. C’è una buona ragione per questo: Il potere non permette loro di avere conoscenza diretta del mondo materiale e degli impedimenti al loro volere.

Il mese scorso, ad esempio, la corte suprema dell’Indiana ha stabilito che un giudice può attribuire alla memoria di un poliziotto chiamato a testimoniare un peso maggiore di quanto non ne abbia un filmato. Proprio così: Quando una registrazione video degli eventi contraddice i ricordi soggettivi di un agente di polizia, tanto peggio per la realtà dei fatti. L’“esperienza” e la “superiore capacità osservativa” devono valere di più anche quando quello che il poliziotto ha visto non è accaduto.

Per quanto sembri ridicolo, non è affatto insolito. Negli anni sessanta, lo studioso di teoria dei sistemi Kenneth Boulding notò che “più l’organizzazione è grande e autoritaria, e più è probabile che il suo vertice decisionale operi in un mondo puramente immaginario.” La trasmissione delle informazioni in un sistema gerarchico è fatta in modo tale da tenere fuori ciò che viene dal basso e che contraddice l’immagine del mondo accuratamente costruita nella mente di chi sta al vertice. Gli avanzamenti di carriera sono considerati un “gioco di squadra”, il che significa che rafforzano l’idea della realtà che hanno quelli che stanno ai vertici, oltre a proteggerli dall’esposizione ad una realtà che potrebbe contraddirli. Ovvio che quando le autorità entrano accidentalmente in contatto con informazioni della realtà che minano la visione ufficiale, cerchino di disfarsene al più presto possibile servendosi di tutte le procedure con cui si eliminano le sostanze pericolose.

Allo stesso tempo, però, quelli che stanno in cima alla gerarchia prendono decisioni, emettono continuamente decreti rivolti a chi sta sotto a loro, senza curarsi minimamente dei mezzi disponibili e degli impedimenti alla realizzazione. Il faraone d’Egitto anticipò quello che oggi, in un’epoca di restrizioni, fanno gli amministratori delegati. Disse: “Voi non darete più, come prima, la paglia al popolo per fare i mattoni; vadano essi a raccogliersi la paglia! Comunque imponete loro la stessa quantità di mattoni di prima, senza diminuzione.”

Quando, qualche anno fa, imperversavano i consigli idioti dello Studer Group sulle qualità gestionali, ricevemmo (come regalo per la “Giornata del Bravo Dipendente”) dei libercoli ispiratori pieni di ogni genere di detti famosi, da Gandhi a Madre Teresa, sulla bellezza del dare senza aspettarsi niente in cambio, per la semplice gioia di fare il bene agli altri. “Non curarti della tua busta paga o del rapporto dipendenti/pazienti. Guarda i gigli sul campo: Neanche Salomone, con tutta la sua gloria, possedeva l’eleganza di uno di loro.” C’era anche una newsletter rassicurante che ci ricordava come era possibile offrire una “straordinaria assistenza al paziente” a prescindere dalla “abbondanza o carenza di risorse”.

Stranamente, però, la direzione ospedaliera, nonostante sembrasse credere di vivere in un mondo di pura luce e spirito al di là delle contingenze, non era immune ai requisiti della realtà materiale. Quell’anno, l’amministratore delegato prese 18 milioni di dollari di salario più 3,6 milioni di bonus. E intanto ci rimproveravano continuamente, ricordandoci di economizzare sul personale perché “il personale infermieristico è il nostro costo principale” (anche se i salari degli infermieri del nostro ospedale sono probabilmente paragonabili a quelli di altri infermieri altrove). Io mi chiedevo per quale ragione la direzione non potesse miracolosamente moltiplicare i fondi, come Gesù Cristo con i pani e i pesci, e assumere personale sufficiente. Apparentemente, era questo che volevano che facessimo quando ci chiesero di offrire un livello adeguato di assistenza nonostante la dotazione organica fosse a livelli negligentemente e criminalmente bassi.

Le autorità sono fuori dalla realtà. Cosa significa questo per noi? La buona notizia è che l’autogestione volontaria, come le reti orizzontali, ha accerchiato le vecchie strutture gerarchiche dello stato e delle megaimprese, se le sta mangiando viva, come piranha che spolpano un bue. Venti e più anni fa John Gilmore disse: “La Rete aggira la censura considerandola dannosa.” Le reti autogestite e altre associazioni volontarie simili, considerano parimenti dannose l’intrusione delle autorità irrazionali e perciò le aggirano. Stiamo edificando un mondo in cui le interferenze irrazionali delle autorità hanno sempre meno rilevanza nella nostra vita e i loro ordini stupidi sono sempre meno applicabili. Volete unirvi anche voi?

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