Inflazione: Aspetti Economici della Dipendenza (II)


Seconda parte (Prima parte)

[Di Gary North. Estratto da An Introduction to Christian Economics. Traduzione di Enrico Sanna.]

Soldi e coca

2. La “Roba” Produce un Senso di Euforia

Il tossicodipendente sperimenta una serie di sensazioni strane, alcune dolorose, come la nausea, più che compensate però da effetti piacevoli anche se temporanei. Al tossicodipendente tutto sembra più stabile, meno duro di prima. La droga può generare vertigine, sbilanciamento, sicuramente altera il senso della realtà. La persona si muove in un mondo che è finto ma che lui preferisce alla realtà, e che a volte può scambiare per il mondo vero, finché l’effetto della droga non comincia a scemare.

L’inflazione funziona allo stesso modo con l’economia. I prezzi salgono spasmodicamente, rispondendo alla nuova moneta che entra nel sistema. Il denaro è “facile”, e certe industrie avvantaggiate hanno l’impressione di un profitto a portata di mano: prima dell’inflazione, certi investimenti erano impediti dalla certezza delle perdite. Ora gli imprenditori versano capitali, sotto forma di denaro e credito, in attività che appaiono promettenti. L’inevitabile accade: le attività che un tempo erano buone e solide e che facevano profitto ora cominciano ad andare in perdita. Per certe industrie i costi salgono più dei profitti; i capitali si dirigono altrove; i lavoratori si muovono verso aree in cui i salari sono più alti. Le attività che prima dell’inflazione riuscivano appena a chiudere il bilancio in pareggio (le ditte marginali) ora vanno sotto e sono costrette a dichiarare fallimento. Vengono acquistate dalle industrie avvantaggiate, dando inizio ad una centralizzazione della produzione, ad un processo di espansione e crescita guidato da queste industrie. Le ditte marginali non sono distrutte da un processo di concorrenza, ma perché altre industrie hanno avuto accesso al denaro contraffatto e dunque sono state in grado di ricavarne un vantaggio ingiusto.

Il capitale, ovvero le materie prime, il lavoro e le macchine, viene diretto altrove e, in termini di condizioni pre-inflazione, diretto male. Le attività economiche efficienti non riescono più a competere e chiudono; chiudono sempre più rapidamente man mano che l’inflazione cresce. Le forniture, dopo la crescita iniziale, cominciano a calare man mano che le ditte più efficienti (in termini di denaro non contraffatto) collassano. I prezzi, linee guida di un mercato libero, sono stati distorti dall’immissione di denaro fresco, proprio come i sensi del tossico sono distorti dalla droga, e l’economia barcolla come un ubriaco. Compaiono profitti di carta, seguiti da un aumento dei costi in grado di cancellare tutti i guadagni. Le imprese cadono nella confusione, e con loro i lavoratori, le casalinghe, le attività di consulenza: dove investire? Cosa è rimasto di sano? Dov’è che i profitti superano i costi, che sono in ascesa? Gli investimenti seguono il profitto, ma il profitto viene misurato in denaro misto: parte denaro metallico e parte finta promessa di pagamento in metallo. Il finto profitto stimola la nascita di “industrie finte”, e allo stesso tempo cancella quelle che un tempo erano produttive. La ridistribuzione della ricchezza si trasforma in distruzione, e i consumatori sono le vittime: alcuni diventano ricchi, ma la maggior parte paga le spese della nuova prosperità.

Imbrogliando il meccanismo dei prezzi, la droga dell’inflazione ha contribuito a paralizzare l’industria. Il sistema economico non è messo meglio del tossicodipendente. Ignorando la realtà, cioè le vere condizioni di domanda e offerta, l’economia basata sull’inflazione contribuisce a distruggere se stessa così come il tossico distrugge se stesso cercando una via d’uscita.

3. Il Corpo si Adatta alla “Roba” e ne Vuole di Più

Alla fine, il corpo del tossicodipendente si adegua alla droga che è entrata nel suo sistema, compensa i suoi effetti distruttivi, e cerca di riparare gli organi malfunzionanti. Lo stesso accade in un sistema economico. Acquirenti e venditori adeguano la loro attività ai nuovi prezzi e ai nuovi salari. In gran parte dei casi, però, il danno è già completo. Le vecchie cellule nel corpo del tossicodipendente, così come le vecchie attività e i vecchi piani d’investimento del sistema economico, non esistono più. Tutto può riprendere ad andare, ma non allo stesso passo e nella stessa direzione di prima. L’organismo è nuovamente vivo e vegeto, ma ha bisogno di altra “roba”.

Questo è il pericolo. Il “beneficio”, la sensazione euforica nel caso del tossico e le apparentemente illimitate possibilità di guadagno nel caso della “espansione” economica, sono in entrambi i casi una tentazione continua a tornare alle vecchie abitudini. Il successo è stato fin troppo evidente, e le perdite così poco visibili. Chi si preoccupa per alcune cellule morte, o per alcune imprese chiuse? Cellule e imprese muoiono tutti i giorni! Solitamente, però, non cellule sane e imprese produttive, e questo è ciò che tossici e inflazionisti ignorano. Quando muoiono cellule sane il corpo è malato. Lo stesso vale per l’economia.

Il tossico è tentato, e il secondo passo è sempre più facile del primo; crolla l’opposizione fisica e morale, e con essa la paura iniziale. Anche l’opposizione all’inflazione si abbassa; molti ne hanno ricavato ricchezza, e senza ulteriore inflazione la loro posizione è minacciata. Gli interessi costituiti non devono il successo alla competizione; sono indebitati verso le agenzie di contraffazione che hanno fornito loro i fondi. Neanche i contraffattori vogliono che cessi la produzione di denaro. Così il tossico torna dallo spacciatore, e le imprese tornano alle banche, e attendono alla cassa con il cappello in mano. Comincia un nuovo giro di inflazione.

Ma c’è stato un cambiamento. Sia il tossico che le imprese devono aumentare la dose della “roba” per sentire la stessa “botta”. Il corpo del tossico sviluppa tolleranza alla droga, e se inietta la stessa quantità non raggiunge lo stesso livello euforico di prima e alla fine subisce uno scompenso fisico. Nel mercato, gli analisti prevedono ulteriore inflazione, curano meglio i piani in vista dell’aumento dei costi, e sono più propensi ad aumentare i prezzi. Il profitto cala se non si immette una quantità maggiore di denaro contraffatto. Il corpo del tossico deperisce, l’economia si deteriora. Altri fallimenti, aumento dei prezzi, caos produttivo sono all’ordine del giorno. Il meccanismo dei prezzi risponde sempre meno alle vere condizioni della domanda e dell’offerta, che sono “vere” solo in assenza di inflazione.

Un fatto generalmente ignorato è che i prezzi possono rimanere piuttosto stabili mentre l’inflazione continua. Come il tossico può prendere una piccola quantità di droga e sembrare normale, così la produzione economica può apparire sana. Tossico e mondo economico sono pieni di sostanze estranee, che si veda o no. Togli la droga ed entrambi ne pagano le conseguenze. Il fatto è che i profani, ma anche molti economisti, dimenticano che in una economia produttiva in genere i prezzi dovrebbero calare. Se la massa monetaria resta stabile e tutti i prodotti vengono venduti, l’aumento della produzione costringe i prezzi a calare. Un mercato libero generalmente dovrebbe essere caratterizzato da una crescita della domanda spronata dal calo dei prezzi, e un incremento delle forniture dovuto ad un aumento degli investimenti. Se con queste condizioni i prezzi restano stabili, l’economia sta sicuramente subendo un spinta inflazionistica. La gente sbaglia a considerare normali i prezzi stabili o in crescita.

4. Il Vizio non Può Continuare all’Infinito

Solitamente il tossico finisce i soldi prima di raggiungere il limite massimo tollerabile del suo corpo. Se ha abbastanza soldi, e sfugge al carcere, finisce per uccidersi. Solitamente, però, questo non accade per ragioni legali e finanziarie.

Nel caso dell’economia non è così. Le restrizioni legali alla circolazione del credito bancario inflazionato non sono affatto restrizioni: sono permessi, vere e proprie autorizzazioni alla frode. Imporre una riserva del dieci percento significa autorizzare una contraffazione del novanta percento. Imporre un dollaro coperto da oro al venticinque percento significa autorizzare il settantacinque percento di frode. I limiti legali scompaiono; l’economia drogata può alimentarsi della sua finta ricchezza quasi all’infinito. Ma non può sfuggire alle ripercussioni.

Il tossico ha restrizioni più forti, ma può morire. L’economia non muore, non è un essere vivente, anche se la consideriamo tale per analogia. L’inflazione continuata, però, può portare alla morte del mezzo di pagamento usato. Alla fine il mercato sarà costretto a passare a qualche altra cosa per misurare i prezzi, a qualche nuovo dispositivo che permetta il calcolo economico. Se si lascia progredire l’inflazione fino a questo punto, il risultato in termini sociali e economici può essere devastante. L’economia non muore, ma l’ordine sociale può essere sostituito. L’esempio classico è la Germania nel 1923. Gli effetti sui singoli individui possono portare al caos, e lasciare larghe fasce della popolazione spiritualmente demoralizzate.

Il vizio non può continuare all’infinito. O si ferma, oppure il tossicodipendente muore, se è una persona, o il sistema economico crolla, nel caso di un sistema economico. Il primo riporta al secondo: come fermare l’inflazione, e come fermare la droga?

5. Smettere il Vizio

Astinenza: la parola orribile nel vocabolario del tossicodipendente. Depressione: il pensiero orribile nella testa dei cittadini di oggi. Eppure entrambe sono l’unico rimedio all’atteggiamento suicida.

Per il tossico, astinenza significa ritorno al normale funzionamento del corpo, ritorno alla realtà. La strada alla normalità è un viale molto doloroso. L’astinenza non riporta alle condizioni di prima della dipendenza. Troppo si è perduto: socialmente, fisicamente, finanziariamente, spiritualmente. Ma si può sopravvivere, vivere, ci si può rifare una vita decente.

Per l’economia inflazionata, una cancellazione, o anche una riduzione, dell’inflazione significa depressione, in un modo o nell’altro. Questo è inevitabile e assolutamente necessario. Bisogna permettere ai prezzi di trovare il loro livello ottimale, la produzione deve riorganizzarsi, e questo significa perdite per qualcuno e guadagni per qualcun altro. Gli effetti inflazionistici della monetizzazione del debito, la struttura piramidale del credito, si invertono. Chi ha depositato cento dollari è assillato dai creditori ed è costretto a ritirare i soldi. La banca richiama indietro i prestiti, vende le sue proprietà, e comincia a liquidare. Chi aveva preso in prestito 90 dollari deve renderli, e con gli interessi. Va alla sua banca, prende i suoi 90 dollari, e la banca deve richiamare indietro gli 81 dollari che aveva dato in prestito. I 900 dollari che la banca aveva accumulato sui 100 iniziali scompaiono, come per magia. Questo è il processo di demonetizzazione del debito, ed è chiaro perché porta ad un drastico declino dei prezzi, e perché porta alla chiusura tante banche, alcune per sempre.

La sofferenza imposta dalla depressione è una cosa triste, ma è il prezzo da pagare per la sopravvivenza. Se si vogliono evitare le conseguenze di un’inflazione galoppante, bisogna sopportare. La depressione, non dobbiamo dimenticarlo, non è il prodotto di un capitalismo defunto, come i critici denunciano invariabilmente. È la sua restaurazione. Un sistema bancario libero, anche senza il requisito di una riserva minima dell’uno percento, non potrebbe mai dar vita all’inflazione rampante descritta qui. L’inflazione è il risultato diretto delle politiche imposte dallo stato, la colpa è dello stato. Purtroppo lo stato non lo ammette mai. Si prende il merito delle politiche popolari che hanno generato il “boom”, ma poi accusa i capitalisti del “crollo”.

6. La Tentazione del Ritorno alla “Roba”

L’analogia finisce qui, per quanto ne so, con una sola sfortunata aggiunta. Il tossico rinato, si dice, non perde mai completamente il desiderio di tornare alla “roba”. Lo attira l’euforia di un tempo, i giorni della roba e dei fiori sono sempre nella sua mente. Allo stesso modo, la tentazione di inflazionare nuovamente non ci abbandona, soprattutto durante quel periodo di transizione che è la depressione. La depressione americana del 1929 illustra bene la riluttanza di un sistema economico a prendere la medicina e stare lontano dalla “roba”.

Quel che è certo è che un’inflazione deliberata della moneta è una pratica antica che generalmente accompagna il declino della morale e della giustizia di una nazione. Il profeta Isaia ricorda la svalutazione della moneta dei giorni suoi, includendola in un elenco di peccati diffusi nella società. Oggi le condizioni sono le stesse.

Come mai la città fedele è diventata una prostituta? Era piena di rettitudine, la giustizia vi abitava, e ora è invece un covo di assassini! Il tuo argento si è cambiato in scorie, il tuo vino è stato tagliato con acqua. I tuoi prìncipi sono ribelli e compagni di ladri… (Isaia 1:21-23). La moneta svalutata è segno di decadimento morale. In ultima analisi, l’inflazione non è solo una questione di corretta politica economica. È soprattutto una questione di moralità. Se permettiamo allo stato di continuare questa politica di tassazione indiretta che è l’inflazione, possiamo fare ben poco per obiettare il secondo passo, l’eliminazione definitiva di ogni resistenza spontanea all’inflazione tramite l’istituzione di un sistema bancario mondiale. Mises avvertì mezzo secolo fa che con una banca mondiale solo il panico potrebbe fermare l’inflazione totale.

In termini di raccomandazioni pratiche, due almeno sono d’obbligo assoluto. La prima è semplice: coniazione libera intesa come diritto alla proprietà privata, con lo stato in funzione di controllo disinteressato, pronto ad intervenire in caso di frode da parte delle imprese private. Ogni svalutazione di queste monete private sarebbe condannata per legge. Le zecche private troverebbero vantaggioso controllarsi a vicenda, richiamando l’attenzione dello stato al minimo segno di frode. Eliminando l’attuale monopolio statale della coniazione, la competizione tra privati farebbe da barriera alla frode monetaria. Senza questa mutua competizione, il monopolio dello stato continuerebbe a svalutare con pochi ostacoli. La coniazione privata non eliminerebbe l’avidità personale, ovviamente, ma la mutua avarizia tenderebbe a porre ostacoli alla pratica fraudolenta del furto tramite svalutazione.

La seconda raccomandazione, un sistema bancario libero, è simile alla prima. Le banche dovrebbero fare profitto facendosi pagare per la custodia, i pagamenti e i finanziamenti. Quando una banca crea credito (il potere di creare credito è ciò che distingue una banca da un’attività di risparmi e prestiti), impone interessi sui fondi dati in prestito, fondi che sono stati creati dal nulla. Non c’è né oro né argento dietro questi soldi, ma le banche fanno profitti dandoli in prestito. Questa è una frode e dunque è immorale. Questa pratica deve essere fermata.

Mises sosteneva che un sistema bancario libero avrebbe premiato i banchieri onesti. La competizione tende a distruggere quelle banche che le loro politiche altamente speculative e la creazione del credito hanno reso insolventi. Le corse agli sportelli tendono a mettere fuori gioco le banche meno prudenti. È sempre possibile creare credito dal nulla, ma è pochissimo paragonato a quello creato oggi dallo stato con il requisito fraudolento di una riserva dell’uno percento. Mises temeva una legge che imponesse una riserva del cento percento, perché uno stato che può imporre il cento percento può imporre anche il novantanove, il novantacinque, il cinquanta o il dieci percento. È meglio, sosteneva, tenere lo stato completamente fuori, dato che in passato non era riuscito a tenere il sistema bancario nei limiti dell’onestà. Il sistema a riserva frazionaria è per lo stato una tentazione troppo forte come fonte di credito facile. Mises, insomma, non si fidava della capacità della burocrazia di regolare le attività bancarie. In questo, tendo ad essere d’accordo con lui.

Rothbard sostiene con convinzione che lo stato debba imporre una riserva del cento percento a tutte le banche. Le banche che non si adeguano devono essere condannate. Da notare che Mises non è completamente contrario, ammette che “l’interferenza dello stato nell’attività bancaria potrebbe essere giustificata se lo scopo fosse l’eliminazione delle condizioni sfavorevoli evitando, o almeno restringendo fortemente, ogni ulteriore espansione del credito”. Mises è disposto ad accettare qualche normativa per ragioni pratiche: le cose sono messe talmente male che una qualunque legislazione restrittiva sarebbe un miglioramento. Rothbard, però, ragiona in termini di principio. La frode è inerente al sistema frazionario, dunque questo dev’essere eliminato con la legge. È una posizione forte. Purtroppo, Rothbard sacrifica la logica con il suo anarchismo filosofico. Se non c’è uno stato ad imporre la misura, qual è la differenza, in termini operativi, tra un sistema a riserva del cento percento e il sistema bancario libero di Mises?

Rothbard sostiene anche che allo stato dovrebbe essere vietato estendere il proprio potere alla sfera economica tramite la stampa di moneta. Lo stato non deve continuare a fare incetta d’oro, che in origine apparteneva ai suoi cittadini. Il popolo deve avere il diritto di reclamare il proprio oro. Preferibilmente, allo stato non dovrebbe essere concesso di mettere via oro e argento ed emettere pagherò al suo posto; questo servizio, cosiddetto “gratis”, in effetti non è privo di costi. È pagato o con le tasse dirette o con quelle indirette della contraffazione. La tentazione di stampare biglietti contraffatti è sempre troppo grande, soprattutto in tempo di crisi bellica. Anche lo statista più onesto ci casca. Quale presidente riesce a resistere alla tentazione di una “tassazione senza legislazione” fornita dalle banconote?

Il potere di coniazione deve essere lasciato ai cittadini privati soggetti a concorrenza da parte di altri cittadini privati, mentre allo stato dovrebbe spettare il compito di verificare pesi e gradi di purezza. Logicamente, potrebbe sostenere qualcuno, questo dovrebbe valere anche per l’obbligo della riserva al cento percento. Forse, ma in ogni caso i benefici di un sistema bancario libero, con o senza una legge che imponga il cento percento, si farebbero sentire in termini di sistema monetario sano. E in ogni caso il dolore dell’astinenza, la depressione, potrebbe essere evitato.

Se gli uomini non sono pronti ad affrontare le conseguenze della “astinenza” e la sofferenza che la accompagna, se non assumono una posizione moralmente valida contro questa droga fraudolenta e omicida che è l’inflazione, chiedendo che lo stato smetta di prolungare il “boom”, allora la civiltà come la conosciamo noi è prossima alla fine. O distruggiamo quella frode che è la moneta fiduciaria e il credito creato dal nulla, o la frode distruggerà noi, moralmente, economicamente, politicamente e spiritualmente.

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