Tutto Quello che il Governo Tocca…


[Di Michael Rozeff. Originariamente pubblicato su Panarchy nel 2008.]

Politico

Una ricerca fatta con Google fa emergere solo 657 documenti per la frase “tutto quello che il governo tocca si trasforma in”. Questa non sembra essere una espressione molto conosciuta. Io l’ho sentita per la prima volta da un economista di Chicago di nome Karl Brunner. È attribuita a Ringo Starr, il chitarrista dei Beatles. La frase completa è: “Tutto quello che il governo tocca si trasforma in merda”.

Il detto di Ringo è vero. Fino a quando un paese come il nostro sarà sotto un governo solo e unico, questo sarà il caso. Nessuna persona isolata e nessuna istituzione del settore non statale, da sola, sia essa una chiesa, una impresa, un istituto o una università, può confrontarsi per dimensioni e potere con un governo nazionale come quello Americano. Qualsiasi industria toccata dal governo scompare di fronte al potere del governo. Quella industria cederà terreno, appassirà, si inchinerà umilmente davanti al governo, perderà la sua capacità di innovazione, sbaglierà investimenti, chiederà sussidi, verserà fondi agli uomini politici, cercherà di diventare un gruppo monopolistico, e alla fine perderà qualsiasi traccia che sta operando davvero in un libero mercato. Il governo ha il potere di sopprimere qualsiasi forma di libero mercato. Ciò si è verificato, impresa dopo impresa e mercato dopo mercato. Ma quel che è peggio, poiché tutto quello che il governo tocca si trasforma in merda, dal momento che i poteri del governo gli consentono di toccare sempre più cose, ci troviamo in una situazione di deterioramento continuo. Potrei dire la stessa cosa con riferimento alle libertà individuali.

Al giorno d’oggi, il governo nazionale impone la sua visione paralizzante su ogni cosa esistente nella sua sfera territoriale di potere. Lo Stato, la metropoli, la città, il piccolo centro, sono assoggettati e costretti a subire le misure del governo come ognuno di noi. In nessun caso esiste un certo livello di competizione tra centri decisionali che darebbe una boccata d’ossigeno al sistema.

Ma per quanto io possa pensare che tutto ciò sia vero, sono in netta minoranza rispetto a tutti quegli americani che hanno idee diverse dalle mie. Questo scritto verte sul modo in cui la maggior parte di noi potrebbe raggiungere una posizione migliore, nonostante tutte le nostre differenze, semplicemente avendo un governo di loro scelta sempre.

Gli americani sono divisi politicamente. Questo è naturale. Non c’è modo che essi saranno mai uniti su questioni politiche, come non si è uniti sulla religione. Ed essere uniti su faccende politiche non è né necessario per migliorare la situazione in cui ci troviamo né una buona idea. I Libertari non possono convertire un gran numero di Democratici all’idea libertaria. I Democratici non possono convertire grandi schiere di Repubblicani. Gli Anarchici non possono convertire moltissimi Libertari all’Anarchia. Comunque sia, la maggior parte di noi è interessata per prima cosa e soprattutto a migliorare la propria situazione, non quella di tutti gli altri in generale.

Per progredire abbiamo bisogno di una certa base di accordo comune. Altrimenti, se e quando il nostro governo nazionale fallisce, finiremmo per dividerci in clan e sette combattendoci a vicenda per vedere chi imporrà la sua visione agli altri. Oppure, noi non saremo in grado di approfittare pienamente dell’opportunità offertaci da tale tracollo e fallimento. L’Unione Sovietica è andata in pezzi, e le popolazioni si sono poste nuovamente dentro e sotto gli Stati. Non hanno ricavato nulla dall’esperienza. Non erano pronti per progredire riguardo alla natura del loro governo.

Gli atteggiamenti delle persone rispetto alla situazione in fase di deterioramento che io noto variano notevolmente. Dove io vedo deterioramento, molti altri non vedono alcun problema. Alcuni pensano che noi siamo a pochi passi dal disastro totale. Ad altri non interessa assolutamente nulla. Alcuni hanno perso ogni speranza. È un fatto politico importante che gli atteggiamenti siano così diversi. Lo è soprattutto perché la felicità di una persona dipende da tali modi di pensare e di agire, ed ognuno di noi ha il diritto di ricercare la felicità come ritiene giusto e appropriato (all’interno dei limiti posti dalla legge di natura).

Gli atteggiamenti mentali e comportamentali sono anche sostenuti in maniera molto forte. Nessuna mole di scritti da parte mia e nessuna serie infinita di lettere e messaggi tra me e le persone che hanno idee diverse dalla mia riuscirà, con tutta probabilità, a convertirli al mio modo di pensare. Se qualcuno è a favore dei programmi di Assistenza Sociale e approva il trasferimento di fondi per la costruzione di case popolari, io non sono in grado di convincerlo del contrario. E se ci provassi, si sentirebbe minacciato dalla mia posizione e punterebbe i piedi. Cercare di far emergere la verità in scritti come questo è un conto. Fare pressione per convertire le persone è un altro. Ognuno è il giudice migliore del proprio benessere. Nessuno vuole essere dominato da me come io non voglio essere dominato da qualcun altro. Questo atteggiamento reciproco ci offre il terreno comune di cui abbiamo bisogno per costruire un nuovo modo di convivenza.

Quindi io non chiedo a nessuno di convertirsi al mio modo di pensare. Chiedo solo una cosa: che non mi obblighi ad assoggettarmi al suo governo. Al tempo stesso, gli do la libertà di avere il suo governo. Con una clausola importante; e cioè che nessuno di noi chieda che l’altro sia allontanato dai luoghi (questo paese, questo luogo e queste persone) a cui entrambi siamo affezionati. Se uno vuole programmi di assistenza sociale amministrati dal suo governo, che li abbia, senza che si frappongano ostacoli. Io non mi opporrò. A quel punto, sarebbe forse troppo chiedere di vivere senza essere costretto a sostenere i programmi promossi da altri? Mi sarà concesso di avere il governo di mia scelta, avendo gli altri il governo che loro hanno scelto, e rimanendo entrambi a vivere in questo paese che noi ora chiamiamo America? Sarà consentito a ciascuno di noi di avere il governo non-territoriale che preferiamo? Lascerete che esistano governi concorrenti che operano sullo stesso territorio e rappresentano raggruppamenti volontari di popolazioni diverse? Sosterrai tu questo come modo ideale di organizzazione sociale?

Questo ideale, la libertà di scegliersi e ottenere il proprio governo, è sommamente giusta. È un diritto naturale che deriva direttamente dai nostri diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Lo è in quanto esiste una moltitudine di nazionalità che sono sorte all’interno degli confini degli Stati Uniti. “In base a questa visione politica, gli Stati Uniti riconoscono l’esistenza di 550 nazioni originarie dentro i suoi confini. Esse non sono agenzie statali o federali. Questa politica fu introdotta nel 1970 dal Presidente Richard Nixon e riaffermata il 14 Giugno 1991 dal Presidente George Bush.”

Non possono gli Americani in genere avere gli stessi diritti degli Americani originari del continente e avere il governo di loro scelta?

L’amministrazione e la regolamentazione producono vari effetti positivi. Ognuno ha una visione differente di quali siano questi effetti positivi, del loro valore e di come conseguirli. Se io sostengo la libertà dell’individuo, come è il mio caso, allora devo necessariamente sostenere la tua libertà di scegliere i beni che vuoi consumare in mercati non-liberi. La libertà di scelta riguardo al governo include la tua libertà di cedere una parte di libertà per il desiderio di essere governato da altri, se questo è ciò che ti rende felice. Se io credo nella libertà, non posso costringere gli altri a gestire la propria vita in base alle libertà a cui io attribuisco valore e che considero giuste e appropriate. Al tempo stesso però loro non devono costringermi ad accettare le loro opinioni sul governo e schiacciarmi sotto un governo di loro scelta.

La situazione in cui ci troviamo attualmente è una situazione di forza, sia per per coloro che sono a favore o contro lo stato, per gli anarchici puri e per coloro che sono moderatamente anarchici, per i Democratici, per i Repubblicani e per coloro che preferiscono altri partiti. Molti tra di noi sono in cerca di potere per controllare tutti gli altri e rimodellare la società secondo la propria visione. Dobbiamo smetterla con questa dinamica perversa se vogliamo davvero progredire.

La mia proposta consiste nell’auto-determinazione non-territoriale, o panarchia. La nozione di autodeterminazione ha bisogno di essere ripresa in maniera esauriente al fine di rimuoverne l’aspetto territoriale. Altrimenti è contraddittoria e porta a conflitti e guerre civili. I Georgiani, ad esempio, si staccano dall’Unione Sovietica, ma poi a una parte di loro non è concessa la secessione. Le colonie americane conquistano l’indipendenza dall’Inghilterra, ma quando il Sud vuole staccarsi dal Nord il risultato è la guerra in quanto il Nord cerca di impedire la secessione.

Nell’enciclopedia Wikipedia troviamo che “L’auto-determinazione è definita come la libera scelta di compiere atti senza costrizioni esterne, e soprattutto come la libertà delle persone che vivono su un dato territorio di determinare la loro condizione politica o l’indipendenza dallo stato esistente.” Questa definizione è incompleta perché limita l’auto-determinazione alle persone di un dato territorio. In pratica però qualsiasi governo esistente esige l’obbedienza di tutti coloro che vivono su un dato territorio, per cui l’auto-determinazione definita in quel modo è contraddittoria al suo interno.

L’auto-determinazione non-territoriale significa che ogni persona ha il diritto di determinare (o scegliere) il governo o le istituzioni governative che vuole, su una base volontaria e non imposta. Questo significa che in una data regione possono coesistere un certo numero di governi. E le persone scelgono quella o probabilmente quelle amministrazioni a cui esse vogliono appartenere. Questi governi possono mantenere la sovranità e la legittimità che le persone soggette conferiscono loro, ma differiranno totalmente dai governi esistenti per un aspetto: essi non saranno necessariamente territoriali. Essi non costringeranno nessuno in una data regione a sottomettersi al loro potere. Ci possono essere governi territoriali nella misura in cui le persone volontariamente uniscono degli appezzamenti di terra e si separano dagli altri.

Noi possiamo progredire. Ma per fare ciò dobbiamo essere liberi di avere governi in competizione tra di loro su questo suolo che chiamiamo America, così come abbiamo chiese, supermercati, città, stati e università che competono tra di loro. Possiamo aprire potenzialità immense se gestiamo le nostre forme di governo in modi più efficaci. Questi saranno modi di auto-governo che consistono in sistemi di gestione liberamente scelti, dove è possibile fuoriuscire facilmente quando l’amministrazione non funziona.

Smettere di alimentare con le nostre sudate risorse un governo che non ci piace dovrebbe essere agevole come passare ad un’altra stazione di rifornimento di benzina. O cambiare scuola dovrebbe essere semplice come cambiare il supermercato dove facciamo i nostri acquisti.

Noi diamo per scontato il fatto che il governo debba esistere in quanto non ci possiamo fare niente. In tal modo evitiamo complicazioni nella nostra vita; ma facendo così rimpiccioliamo noi stessi e i nostri figli. Se pensiamo di trasformare la forma di base del governo, allora dobbiamo impegnarci seriamente in una attività che tendiamo a evitare. Se avessimo la scelta tra sistemi di governo, e non solo tra candidati ad una data forma di governo, presteremmo molta più attenzione alle questioni dei modi di governabilità.

Ci sono indizi su come procedere che è necessario esaminare. Alcuni governi sono meglio di altri. Dovremmo chiederci perché. Talvolta i governi fanno alcune cose meglio di altre. Dovremmo chiederci perché. Spesso un governo fa più danni della sua assenza. Dovremmo chiederci perché. Spesso i governi iniziano dando speranza e finiscono lasciando disperazione. Dovremmo chiederci perché.

Non possiamo avanzare se non siamo disposti ad abbandonare credenze erronee che accettiamo come dati di fatto e non mettiamo in discussione. La principale tra queste credenze erronee è che il governo debba essere territoriale e controllare un territorio estremamente grande e le persone che vivono su di esso. Solo in Erie County ci sono 3 grandi centri urbani e 25 città di medie dimensioni in un’area che copre grosso modo 30 miglia per 35 miglia. Erie è una delle 62 contee dello Stato di New York.

Una città è una forma semi-territoriale di governo. Nessuna città pretende di coprire l’intera contea, ma ogni città governa una specifica area. All’interno della mia città sussiste già una ripartizione di giurisdizioni per quanto riguarda le strade. Ci sono già diverse forze di polizia. C’è già un insieme di sistemi diversi per quanto riguarda la gestione dei parchi, delle scuole, della rete fognaria.

Nessuno di noi ha una mappa precisa verso l’auto-determinazione non-territoriale o può addirittura definirla in maniera precisa. La mia tesi è che l’auto-determinazione non-territoriale è la strada giusta e in quanto obiettivo giusto è un obiettivo ben fondato. La tesi che l’auto-determinazione non-territoriale ci porterà ad una situazione migliore di quella attuale è solida.

Questo è un obiettivo che può essere condiviso da gruppi che sono altrimenti su posizioni politiche antagoniste. I Nazisti locali possono sedersi al tavolo con gli Anarchici ed essere d’accordo sul fatto che ognuno ha diritto alla sua auto-determinazione non-territoriale. Possono i Democratici e i Repubblicani imparare a tollerarsi a vicenda se ognuno ha le sue proprie istituzioni? Un certo livello di auto-separazione potrebbe derivare da ciò. Nessuno lo sa per certo, ma potrebbe essere il caso. Un Buddista potrebbe non volere nel vicinato i Nazisti che marciano di strada la notte o bruciano libri.

Presuppongo in tutto ciò l’esistenza di un quadro di base di azioni lecite. Non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. La tolleranza di un governo non significa approvazione di qualsiasi cosa una persona faccia sotto quel governo o di qualsiasi cosa compia il governo stesso. Per una esposizione di quello che significa la tolleranza nel contesto della panarchia si veda lo scritto di John Zube.

Tutto quello che il governo fa diventa merda. Questa è la mia opinione. Alcuni condividono, molti dissentono. In ogni caso, tutti noi abbiamo attualmente un governo unico nazionale. Molti sono infelici a causa di ciò. I perdenti ad ogni elezione sono immancabilmente scontenti. Eppure, essi non sono costretti a soffrire. Esiste una via d’uscita. Essi possono avere sempre il loro governo. Voi potete avere il vostro. E io posso avere il mio. Ma solamente se ogni governo è non-territoriale o ex-territoriale. Questa via d’uscita si chiama panarchia.

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One thought on “Tutto Quello che il Governo Tocca…

  1. E’ quello che ho provato a sostenere diverse volte, perchè è proprio quello che penso.
    Ci sono arrivato dopo anni di discussioni e di ragionamenti, ma è stato in un certo modo “naturale” come approdo del mio essere libertario.
    Alcune delle persone meno ottuse con le quali ho avuto modo di affrontare il ragionamento l’hanno in qualche misura capito e condiviso, ma ci si blocca nel momento in cui ci si pone il problema della “base comune” di regole, basate sul principio di non aggressione, su cui poi imbastire la panarchia (o la poliarchia a-territoriale).
    Sostanzialmente per attuare un sistema di governi in competizione non-territoriali diventa necessaria una base libertaria (norme di diritto negativo, come non uccidere, non fare violenza, non rubare, non truffare), valide per tutti e fatte rispettare per tutti a prescindere dall’adesione d un qualsiasi sistema di governo, con le quali, però, le varie famiglie del socialismo statalista (fascisti, comunisti, socialdemocratici e liberaldemocratici) rischiano di non essere totalmente d’accordo, vanificando il processo.
    Ed anche quando si trovassero d’accordo sui princìpi di base, si porrebbe immediatamente il problema del come far rispettare queste regole (polizia comune? e “governata” da chi? e i giudici?), che porterebbe a nuovi scontri ideologici.
    Su questo la penso come te, Enrico (come abbiamo già scritto sul sito del Movimento Libertario): è un problema di morale, non di logica. Quando si mettono sullo stesso piano le posizioni di chi ammette il furto e l’estorsione quando sono fatti da un gruppo numeroso (ovviamente mi riferisco all’imposizione fiscale universale) e quelle di chi chiede semplicemente di essere lasciato in pace, chiama in causa, appunto, la morale.

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