I Frutti dell’Azione Diretta


[Di Jonathan Carp. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 17 maggio 2014 con il titolo Direct Action Gets Results. Traduzione di Enrico Sanna.]

Kala/Balge

Un gruppo di abitanti di Kala/Balge

Gli abitanti del villaggio di Kala/Balge, nello stato nord-nigeriano di Borno, si sono ribellati. Tra le incertezze dei politici e i tweet degli attivisti, gli abitanti di Kala/Balge hanno preso le armi e hanno messo in fuga il nemico con un’imboscata contro un convoglio di Boko Haram, che stava arrivando per assaltare il loro villaggio. Almeno quarantuno uomini di Boko Haram sono stati uccisi e dieci catturati nell’assalto a sorpresa contro due camion carichi di militanti. Armati di fucili, machete e archi, gli abitanti di Kala/Balge hanno coraggiosamente fatto quello che l’esercito nigeriano non ha potuto fare, e hanno messo in fuga Boko Haram.

Noi siamo stati portati a pensare che “attivismo” consista nel volere che qualcun altro faccia qualcosa. Imploriamo i politici eletti, i burocrati, spronandoli all’azione. Ma l’attivismo migliore, il più efficace, è quando prendiamo in mano la situazione e risolviamo i nostri problemi – o colpiamo i nostri nemici – da soli. Nello stato messicano di Michoacán, la popolazione si è ribellata contro il cartello del narcotraffico dei Cavalieri Templari, cacciandoli via con una forza tale che il governo messicano dispera di sopprimere i vigilantes e ora spera di corromperli, trasformandoli da una manifestazione spontanea della rabbia popolare in un altro braccio armato dello stato criminale. Speriamo che resistano.

E ora la popolazione si sta sollevando in Nigeria. Mentre il resto del mondo ha risposto ai crimini odiosi di Boko Haram con hashtag e selfie, la popolazione di Kala/Balge ha risposto con proiettili e machete, prendendo in mano la propria vita e le proprie famiglie. Difendere se stessi significa imparare a confidare in se stessi; i corsi di autodifesa, oltre alle tecniche per sconfiggere l’assalitore, insegnano anche ad avere fiducia nella propria forza e nel proprio potere. Boko Haram ha reagito come da sempre reagiscono i bulli davanti ad una vittima che improvvisamente prende coraggio: hanno fatto dietrofront e sono scappati, lasciandosi alle spalle morti e feriti da quei codardi che sono sempre stati.

Anche in America, il centro dell’impero, dobbiamo imparare ad agire direttamente contro i bulli tra noi, contro le forze dell’impero. Non occorre che l’azione sia frontale e violenta, anche se chi decide di affrontare direttamente gli oppressori merita il nostro rispetto. All’interno del movimento contro la guerra di questi ultimi quattordici anni ci sono stati molti eventi buonisti diretti a risvegliare le coscienze e raccogliere fondi. Ma l’attivismo più efficace ha preso due forme: scoraggiare l’arruolamento nelle forze armate, e incoraggiare chi è arruolato ad uscirne. Entrambe rappresentano una sfida più efficace degli striscioni, allungano una mano verso i soldati ed offrono loro una buona alternativa alla vita militare, uno degli ultimi luoghi della nostra società in cui giovani capaci possono ottenere un lavoro sicuro con una buona paga e benefici. È importante il risultato ottenuto: togliere acqua dal mulino imperialista, obbligando i suoi padroni a impiegare più denaro e tempo a cercare di trattenere i soldati e meno ad uccidere e menomare.

Parlare di alternative all’arruolamento in un istituto superiore di borgata non ha la stessa drammaticità di un’imboscata ad un convoglio di Boko Haram nella giungla nigeriana nel cuore della notte, ma le due cose condividono un aspetto chiave: non devi implorare per ottenere pietà e pace. In entrambi i casi, prendi il nemico frontalmente, e affronti personalmente il meccanismo che causa oppressione e dolore. Se vogliamo salvarci, dobbiamo seguire l’esempio coraggioso della popolazione di Kala/Balge, e salvarci da soli.

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