La Condizione Infelice degli Economisti


[Di Frank Hollenbeck. Originale pubblicato su Mises Institute il 17 aprile 2014 con il titolo The Sad State of the Economics Profession. Traduzione di Enrico Sanna.]

Infelicità infinita

Non è esagerato dire che oggi la reputazione di un economista è appena sotto quella di un venditore di auto usate. Gli ultimi tentativi falliti di stimolare la crescita e l’impiego ne hanno rovinato ulteriormente l’immagine. Ciò contrasta con il passato, quando gli economisti erano considerati un argine alle convinzioni popolari sbagliate, alle cattive idee o, cosa più importante, alle politiche governative divulgate sulla base di falsi assunti. Slogan popolari come “proteggere il lavoro americano” fanno leva sul nazionalismo, ma in realtà servono gli interessi particolari. L’economista del passato non avrebbe mai esitato ad evidenziare la falsità di un ragionamento simile.

Oggi invece la maggior parte degli economisti si è venduta al nemico. Lavorano per il governo o per agenzie come il fondo monetario, l’Ocse, la banca mondiale, le banche centrali, o istituzioni accademiche che fanno ricerca sovvenzionata pesantemente dallo stato. Devono “filare dritto” se vogliono andare avanti. Non sputano sul piatto in cui mangiano.

Oggi questi economisti e giornalisti venduti parlano del pericolo della deflazione e dei rischi della bassa inflazione, e spiegano che stampando moneta ci salveremo dalla catastrofe. Ma queste paure non sono giustificate né teoricamente né empiricamente. Al contrario, è una una massa monetaria stabile che permettere ai prezzi di assolvere meglio alla funzione di ripartire le risorse nel modo più efficiente. La crescita che risulta da questa politica è solitamente associata ad un rapido calo dei prezzi, come accadde durante gran parte del diciannovesimo secolo.

La prima volta che Obama parlò di aumento del salario minimo, Paul Krugman, premio nobel per l’economia, pubblicò immediatamente un articolo a favore. Eppure anche uno studente di economia al primo anno sa che il controllo dei prezzi distorce la funzione di ripartizione delle risorse che hanno i prezzi, portando benefici ad un gruppo o ad interessi particolari a discapito di tutti gli altri. Se qualcuno riceve un salario minimo più alto, tanti altri semplicemente restano al freddo. Un opinionista politico non dovrebbe mascherarsi da economista.

Gli economisti soffrono di “invidia dello scienziato”, sono innamorati dell’empirismo e dei modelli matematici. Se vuoi lavorare in una banca centrale devi avere famigliarità, se non esserne praticamente esperto, con i modelli di equilibrio generale dinamico stocastico. Il problema di questi e di altri modelli è che i parametri non sono costanti, la maggior parte delle variabili dipendono da relazioni in mutamento continuo, e le variabili omesse, come le aspettative, alcune delle quali non sono misurabili, sono tenute fuori dal calcolo e considerate ininfluenti. Come se una rotta navale non tenesse conto delle isole.

L’economia è una scienza sociale e le tecniche prese in prestito dalle scienze esatte sono semplicemente inadeguate. Visto che non abbiamo un laboratorio in cui condurre esperimenti economici, è difficile distinguere associazioni di causa e determinarne esattamente gli effetti. L’attività economica si basa sull’azione umana, e ha una regolarità empirica bassissima. C’è il sole e tu hai sciato per tre giorni. Ma questo non significa che scierai anche il quarto. Le azioni non possono essere riassunte in un modello come si fa con le reazioni dei topi in un esperimento di biologia. A differenza degli zombie, gli esseri umani non reagiscono necessariamente allo stesso modo agli stessi eventi. Probabilmente gli economisti della Federal Reserve si stanno grattando la testa cercando di capire perché le attività economiche non reagiscono ai bassi tassi di interesse come accadde dopo la bolla dot-com. È il vecchio detto “Fregami una volta, povero te; fregami due volte, povero me”.

Chi si laurea in fisica o medicina non passa il tempo imparando teorie di duecento anni prima. La professione si spinge sempre in avanti, no? In economia si assume erroneamente lo stesso atteggiamento. La macroeconomia come professione non è progredita ma regredita. Ottanta anni fa avevamo nozioni migliori. I politici hanno messo Keynes su un piedistallo perché ha dato loro le basi teoriche che giustificano politiche che gli economisti classici avevano giustamente ridicolizzato.

Economisti come Smith, Say, Ricardo e Mill lottarono duramente per fugare la concezione popolare sbagliata secondo cui il problema era la sovrapproduzione e la mancanza di denaro. Gli economisti di oggi sostengono che tutto fila bene se rafforziamo la domanda (da qui la sovrapproduzione) o stampiamo più moneta. Questi sono gli stessi concetti errati dei mercantilisti di due secoli e mezzo fa. Oggi la differenza è che gli economisti sono gli alleati, non i nemici, dei mercantilisti.

Il ruolo degli economisti dovrebbe estendersi alla spiegazione degli effetti indiretti, non solo di quelli diretti, delle politiche economiche. Non dovrebbero limitarsi a dire cosa si vede, ma anche cosa non si vede, e soprattutto cosa si prevede. Avrebbero dovuto informare il pubblico, all’unisono, che la spesa pubblica massiccia venuta dopo il crollo del 2008 avrebbe creato più crescita e più impiego se quei soldi fossero rimasti nelle mani dei privati. Per finanziare la rottamazione delle auto, il governo prese in prestito denaro che normalmente sarebbe stato usato per costruire impianti produttivi, macchinari o beni capitali, la vera fonte di crescita di un’economia. Come spiegò bene Murray Rothbard, questo è un trasferimento di “risorse dal settore produttivo [privato] a quello improduttivo e parassitico pubblico”.

Viviamo in un pianeta dominato da una costrizione chiamata gravità. Possiamo adattarci alla legge della gravità creando invenzioni come gli aerei, ma non possiamo sfidarla lanciandoci da un grattacielo senza il paracadute. Lo stesso vale per l’economia e la legge della scarsità. Crediamo erroneamente che se il governo crea moneta contraffatta o spende il denaro di qualcun altro la legge della scarsità viene aggirata.

J. B. Say una volta disse che gli economisti dovrebbero essere “spettatori passivi” che non danno consigli. Avrebbe dovuto aggiungere: “e non vanno a letto con il nemico”.

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