Sul Dovere della Disobbedienza Civile (I)


[Di Henry David Thoreau. Originale inglese scritto nel 1848. Testo italiano pubblicato su Panarchy.]

Prima parte (Seconda parte qui. Terza parte qui)

Io accetto di tutto cuore il detto: “Il governo migliore è quello che meno governa;” e vorrei che fosse attuato il più rapidamente e sistematicamente possibile. Messo in pratica, si riduce, in ultima istanza, a questa affermazione, nella quale ugualmente credo: “Il governo migliore è quello che non governa affatto;” e quando gli esseri umani saranno pronti, quello sarà il tipo di governo che essi avranno. Il governo è, nei casi migliori, solo un fatto di convenienza; ma la maggior parte dei governi in genere, e tutti i governi talvolta, arrecano svantaggi. Le obiezioni sollevate contro l’istituzione di un esercito permanente, che sono parecchie e pesanti e meritano di prevalere, possono ugualmente essere sollevate contro un governo permanente. L’esercito permanente è solo un’arma del governo permanente. Il governo stesso, che è solo il modo scelto dal popolo per attuare la sua volontà, è parimenti soggetto ad essere abusato e pervertito prima che le persone possano agire attraverso di esso. Ne è testimonianza l’attuale guerra contro il Messico, opera di un numero relativamente ristretto di individui che utilizzano il governo permanente come un loro strumento; infatti, il popolo non avrebbe acconsentito a dar corso a tale intervento.

Questo governo americano, che cos’è se non una tradizione, pur recente, che cerca di trasmettersi immutata alle generazioni future, ma perde ad ogni istante brandelli della sua onestà? Non ha né la vitalità né l’energia di un singolo essere umano; infatti basta un solo individuo per piegarlo al proprio volere. Anche per il popolo esso è una sorta di pistola di legno. Ma non è per questo meno necessario, in quanto la gente deve avere qualche aggeggio complicato o cose simili, e sentire il suo fracasso, in modo da compiacersi di trovare confermata l’idea che si sono fatta del governo. I governi mostrano quindi come si possa riuscire in pieno ad ingannare le persone o come le persone possano addirittura autoingannarsi, a vantaggio dei governanti. Ciò è straordinario, ne dobbiamo tutti convenire. Eppure questo governo non promosse mai di sua iniziativa alcuna attività, se non attraverso la rapidità con cui si tolse di torno. Esso non mantiene il paese libero. Esso non insedia i coloni nel West. Esso non educa. Il carattere insito nel popolo americano ha compiuto tutto ciò che è stato realizzato; e ancora di più sarebbe stato fatto, se il governo non si fosse messo talvolta di mezzo. Perché il governo è solo un espediente attraverso il quale gli individui dovrebbero riuscire, di buon grado, a non disturbarsi l’un l’altro; e, come è stato detto, quanto più il governo è efficace tanto più i governati sono lasciati liberi e indisturbati. Gli affari e il commercio, se non fossero fatti di gomma elastica, non ce la farebbero a superare gli ostacoli che i legislatori continuamente pongono sulla loro strada; e se uno dovesse giudicare questi uomini esclusivamente dagli effetti delle loro azioni e non in parte dalle loro intenzioni, essi meriterebbero di essere classificati e puniti come quei malfattori che ostruiscono con macigni le strade ferrate.

Ma, per parlare in termini pratici e da cittadini, a differenza di coloro che si professano contro tutti i governi – io chiedo per l’immediato non la scomparsa del governo, ma da subito un governo migliore. Lasciamo che ognuno faccia conoscere quale tipo di governo otterrebbe il suo rispetto, e ciò costituirebbe un passo concreto in tale direzione.

Dopotutto, la ragione pratica per cui, quando il potere si trova nelle mani del popolo, si consente ad una maggioranza di governare anche per un lungo periodo, non è perché la maggioranza ha più probabilità di avere ragione, né perché ciò appare alla minoranza come la situazione più giusta, ma perché coloro in maggioranza sono materialmente i più forti. Ma un governo in cui la maggioranza comanda in tutti i casi non può basarsi sulla giustizia, persino nel senso comune del termine. Non potrebbe esistere un governo in cui le maggioranze non decidono su ciò che è giusto e sbagliato – ma la coscienza? in cui le maggioranze deliberano solo su quei problemi per il quali è applicabile la regola della convenienza? Deve forse il cittadino rinunciare per un momento, o anche in minima parte, alla sua coscienza a vantaggio del legislatore? Perché allora ogni uomo ha una coscienza? Io penso che dovremmo essere innanzitutto uomini e poi sudditi. Non è desiderabile coltivare il rispetto per la legge, quanto quello per la giustizia. Il solo dovere che ho il diritto di praticare è di compiere in ogni occasione ciò che ritengo giusto. Si è abbastanza nel vero quando si dice che un gruppo non ha coscienza; ma un gruppo composto da persone rispettose degli altri è un gruppo con una coscienza. La legge non ha mai reso la gente più giusta nemmeno di un millesimo; anzi, attraverso l’osservanza della legge, persino individui disposti al bene sono resi quotidianamente agenti di ingiustizia. Un risultato comune e naturale di un rispetto sbagliato per la legge è che ti può capitare di vedere una fila di militari, con il colonnello, il caporale, i soldati semplici, i ragazzi addetti alla polvere da sparo e tutti gli altri, che marciano in perfetto ordine per monti e valli, andando in guerra, contro la loro volontà e di certo contro il loro buon senso e la loro coscienza, il che rende la marcia davvero molto faticosa, e produce palpiti nel cuore. Essi non hanno alcun dubbio che si tratta di una vicenda odiosa in cui sono finiti dentro; sono tutti disposti alla pace. Adesso, cosa sono? Uomini veri? o piccole fortificazioni e depositi di munizioni in movimento, al servizio di qualche personaggio potente senza scrupoli? Si visiti l’arsenale della Marina e si osservi un marinaio, di quelli che un qualsiasi governo americano può produrre o che potrebbe generare uno stregone con le sue arti magiche – semplici ombre e pallidi ricordi dell’umanità, uomini finiti pur essendo ancora in vita e sui loro piedi, ma già, si potrebbe dire, sepolti sotto le armi con tanto di orazione funebre, anche se essa potrebbe essere così:

“Non un tamburo si udiva, non una nota mortuaria,
Mentre ci affrettavamo con il suo feretro ai bastioni;
Non un soldato sparò a salve un saluto
Sulla tomba dove il nostro eroe fu sepolto.”

È in questo modo che la massa degli uomini serve lo stato, non principalmente come esseri umani ma come macchine, con i loro corpi. Essi sono l’esercito, la milizia, i carcerieri, i poliziotti, il comitato civico per garantire l’ordine, ecc. Nella maggior parte dei casi non vi è il benché minimo esercizio libero della capacità di giudizio o del senso morale; al contrario essi si pongono al livello delle piante, del suolo, delle pietre; e, forse, si potrebbero produrre teste di legno che servirebbero altrettanto bene allo scopo. In tal caso non si dovrebbe rispettarli più di manichini di paglia o ammassi di sterco. Hanno lo stesso valore dei cavalli e dei cani. Eppure esseri simili sono comunemente ritenuti buoni cittadini. Altri – come la maggior parte dei parlamentari, uomini politici, avvocati, ministri e alti burocrati – servono lo stato soprattutto con la testa; e, dal momento che raramente essi fanno distinzioni di tipo morale, hanno la stessa probabilità, senza volerlo, di servire Dio e il diavolo. Pochissimi – gli eroi, i patrioti, i martiri, i grandi riformatori, e gli uomini – servono lo stato anche con le loro coscienze, e così necessariamente, per la maggior parte, gli si oppongono; essi sono di solito trattati dallo stato come nemici. Un uomo saggio sarà utile solo in quanto uomo, e non si sottometterà ad essere “argilla”, e a “chiudere un buco perché non soffi dentro il vento”, ma lascerà quel compito alle sue ceneri se non altro:

“Sono nato troppo in alto per essere posseduto,
Per essere secondo in comando,
O un servo utile e uno strumento
Per qualsiasi stato sovrano che esista al mondo.”

Colui che si affida totalmente ai suoi simili appare loro come un individuo inutile ed egoista; ma chi si concede parzialmente ad essi viene definito un benefattore e un filantropo.

Come deve comportarsi attualmente un individuo nei confronti di questo governo Americano? La mia risposta è che egli non può associarsi ad esso senza ignominia. Io non posso neanche per un istante riconoscere quell’organizzazione politica come il mio governo essendo anche il governo schiavista.

Tutti gli esseri umani riconoscono il diritto alla rivoluzione; vale a dire, il diritto di rifiutare obbedienza e di resistere al governo quando la sua tirannia o la sua inefficienza sono grandi e intollerabili. Ma quasi tutti dicono che attualmente non ci troviamo in questa situazione. Invece, pensano che questo fosse il caso durante la Rivoluzione del 1775. Se uno venisse a dirmi che quello era un cattivo governo perché tassava certi beni di provenienza straniera che giungevano ai suoi porti, molto probabilmente non ne farei un problema perché sono in grado di fare a meno di tali beni. Tutte le macchine presentano attriti; ed è possibile che si produca una quantità sufficiente di effetti positivi da controbilanciare quelli negativi. In ogni caso, è un grande errore agitarsi a causa di ciò. Ma quando l’attrito giunge ad avere strumenti suoi propri, e l’oppressione e il ladrocinio sono organizzati, io sostengo che dobbiamo gettare via quella macchina immediatamente. In altre parole, quando un sesto della popolazione della nazione che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà è composta da schiavi, e un intero paese è ingiustamente invaso e conquistato da un esercito straniero, e soggetto a legge marziale, io penso che non è troppo presto per le persone oneste ribellarsi e fare la rivoluzione.  Ciò che rende questo dovere ancora più urgente è il fatto che il paese invaso non è il nostro, ma nostro è l’esercito invasore.

Paley, una autorità presso molti su questioni morali, nel suo capitolo sul “Dovere di sottomissione al Governo Civile” risolve ogni obbligo civile sotto il profilo della convenienza; e giunge ad affermare che “fino a quando gli interessi di tutta la società lo richiedano, vale a dire, fino a quando il governo che si è insediato non può essere contrastato o cambiato senza che ne sorgano problemi per tutti, è il volere di Dio che il governo sia obbedito – ma non oltre.” – “Una volta ammesso questo principio, la giustizia di ogni caso particolare di resistenza si riduce a calcolare l’ammontare di pericolo e di danno da una parte, e la probabilità e il costo di un raddrizzamento verso il giusto dall’altra.” Riguardo a ciò, egli afferma che ogni individuo dovrà valutare da sé. Ma Paley non sembra aver mai contemplato i casi nei quali non si applica la regola della convenienza, quando un gruppo, come pure un individuo, devono operare secondo giustizia, costi quel che costi. Se io ho ingiustamente strappato una tavola di legno ad un uomo in procinto di annegare, io devo restituirgliela anche se sono io ad annegare. Questo, nel pensiero di Paley, sarebbe un inconveniente. Eppure colui che salvasse la sua vita in circostanze simili, la perderebbe. Questo popolo deve smetterla di mantenere individui in stato di schiavitù e di fare guerra al Messico, anche se ciò dovesse costargli l’esistenza come popolo.

Nella loro prassi, le nazioni concordano con Paley; ma pensa qualcuno che il Massachusetts stia davvero facendo ciò che è giusto nell’attuale crisi?

“Una sgualdrina altolocata,
una puttana ricoperta d’argento,
con lo strascico in alto
e l’anima nella melma.”

Parlando concretamente, coloro che si oppongono ad una riforma in Massachusetts non sono centomila politicanti del Sud, ma centomila commercianti e agricoltori qui da noi, i quali sono più interessati al commercio e all’agricoltura che all’umanità, e non sono pronti a rendere giustizia allo schiavo e al Messico, costi quel che costi. Io non me la prendo con nemici distanti, ma con quelli che, proprio a casa loro, cooperano ed eseguono gli ordini di coloro che sono lontani e che, senza di essi, non potrebbero nuocere. Noi siamo soliti dire che la massa delle persone è impreparata; ma il miglioramento è lento perché, concretamente, i pochi eletti non sono più saggi o migliori delle tante persone comuni. Non è importante che molti siano bravi e buoni come te, ma che vi sia da qualche parte un certo livello assoluto di virtù, perché ciò farà lievitare l’intera massa. Vi sono migliaia di persone che la pensano contro la schiavitù e contro la guerra, tuttavia essi non fanno nulla per porre termine a tutto ciò; costoro, pur ritenendosi figli di Washington e Franklin, stanno seduti con le mani in tasca e dicono che non sanno cosa fare, e non fanno nulla; costoro persino mettono in secondo piano il problema della libertà rispetto alla questione del libero commercio, e tranquillamente leggono i listini dei prezzi correnti assieme con le ultime notizie dal Messico, dopo cena, magari appisolandosi su entrambi. Quale è il prezzo attuale di una persona onesta e di un amante del proprio paese, al giorno d’oggi? Queste persone mostrano esitazione, rammarico, e talvolta firmano petizioni; ma non fanno nulla di serio, che abbia un qualche effetto. Esse attenderanno, ben disposte, che qualcun altro rimedi al male di modo che non debbano più provarne rincrescimento. Tutt’al più queste persone concedono alla giustizia un voto che non costa nulla, un debole assenso, un incoraggiamento di Buona Fortuna, e via. Vi sono novecentonovantanove patroni della virtù per ogni persona virtuosa. Ma è più facile trattare con il vero possessore di un oggetto che con il suo custode temporaneo.

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