Il Grande Capovolgimento


[Di Carl Oberg. Originale pubblicato su The Freeman il 19 maggio 2014 con il titolo The Great Inversion. Traduzione di Enrico Sanna.]

Mezzo bitcoin

La logica politica dei “benefici concentrati e dei costi diffusi” ci accompagna fin dalla nascita della democrazia. Ma solo di recente è stata illustrata efficacemente da due grandi economisti come il premio nobel James Buchanan e Mancur Olson.

Funziona così: Un gruppo con interessi particolari, come la lobby dello zucchero, vuole soldi sotto forma di aiuti economici, agevolazioni fiscali, fondi per la ricerca, e qualunque altra cosa che per esso abbia valore. Diciamo che l’intero pacchetto di richieste vale 100 milioni. I benefici sono concentrati in quella società, o in quel settore industriale, che fa lobby per ottenere 100 milioni di dollari.

Quanto costa ai contribuenti americani? Una risposta parzialmente corretta è: 100 milioni. Ovviamente, la nostra reazione come individui non è verso una tassa di 100 milioni ma di 32 centesimi a testa (100 milioni diviso 310 milioni di americani). I costi sono distribuiti tra tutti i contribuenti, e questo ne minimizza l’impatto e li rende più accettabili da parte di ogni singolo elettore.

Protesti per 0,32 dollari? Fai le barricate per 0,32 dollari? Impieghi tempo e denaro per riavere indietro 0,32 dollari? La vittoria è sicura, perché quasi nessuno è disposto a perdere tempo e sonno per una cosa del genere; sempre che qualcuno sia al corrente di ciò che accade.

Secondo la “logica” della Scelta Pubblica, dunque, la spesa cresce (apparentemente all’infinito) per opere elettorali e interessi particolari finché il sistema non va in crisi e allora deve essere azzerato.

Ma c’è qualcosa di interessante che accade quando si comincia a parlare di sistemi diffusi come internet e bitcoin; qualcosa che ancora non è stato esaminato pienamente. La logica della scelta pubblica in questo caso viene capovolta. Il sistema non solo sopravvive, ma si arricchisce. Prendiamo bitcoin, per esempio.

Il governo vede in bitcoin una minaccia al suo monopolio monetario e al potere di creare banconote della federal reserve quando vuole. Il governo federale custodisce gelosamente questo potere perché gli permette di pagare tutto quello che desidera passando il costo vero della stampa di moneta alla cittadinanza attraverso l’inflazione. Aumento della spesa (benefici concentrati) e costo diffuso (l’inflazione che abbassa il valore dei risparmi) sono caratteristiche base del monopolio federale del denaro.

Ma quando il potere federale combatte contro bitcoin e altre cripto-monete, la situazione si inverte: I beneficiari di questi sistemi diffusi sono miriadi e si trovano dappertutto. Il costo della battaglia contro l’avanzamento tecnologico e l’aumento della libertà monetaria, invece, ricade tutto sul groppone del governo. Indagini, nuove leggi, processi, nuove tecnologie spionistiche costano una quantità significativa di tempo e risorse. E la battaglia del governo contro le cripto-monete è appena cominciata.

La chiusura del primo sito Silk Road e l’arresto dell’amministratore delegato di BitInstant Charlie Shrem sono solo l’inizio. Intanto si diffondono sempre di più i benefici di una comunità e di un ecosistema cripto-monetario in crescita e in cambiamento continuo. Il governo può anche chiudere Silk Road e altro, ma altri ne spunteranno, considerato il costo iniziale relativamente basso e l’alto valore diffuso tra una grande comunità di utenti.

Internet nel suo insieme funziona allo stesso modo. Tentativi di limitarlo, come Sopa, comportano grossi costi per il legislatore che voglia fare il tentativo. Allo stesso tempo, la tecnologia si è evoluta al punto che, se anche il governo riuscisse a ingabbiare o a sopprimere internet, altre reti potrebbero nascere facilmente fuori dal suo controllo. Darknet esiste già, è usato da persone interessate alla riservatezza e potrebbe essere ampliato in modo da ovviare ad eventuali restrizioni del web tradizionale.

Questi sviluppi capovolgono letteralmente la logica dell’azione politica. Grazie alla tecnologia e alla natura diffusa delle reti, non siamo più legati ai processi politici, al governo della maggioranza, alla cosiddetta “equità” fiscale e al regime monetario fiduciario. Più l’economia si sposta su internet, e più cresce la nostra sicurezza, e più si diffonde il potere.

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