Il Controllo delle Armi nel Terzo Reich


[Di Audrey D. Kline. Originale pubblicato su Mises Institute il 9 maggio 2014 con il titolo Gun Control in Nazi Germany. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Gun Control in the Third Reich: Disarming the Jews and “Enemies of the State” di Stephen P. Halbrook, Independent Institute, 2014, 364 pp.

Non mancano Teorie e scritti sull’ascesa del Terzo Reich e l’Olocausto che seguì. Il libro pubblicato da Stephen Halbrook nel 2013, Gun Control in the Third Reich, dà una spiegazione importante e convincente di come il bando delle armi abbia aiutato Hitler nel suo obiettivo di sterminare gli ebrei e gli altri “nemici dello stato”. Se è vero che legislazioni restrittive precedenti erano presumibilmente dettate da buone intenzioni, è anche vero che il cambio di regime, come dimostra accuratamente e meticolosamente Halbrook, rese più facile la manipolazione dei requisiti di denuncia delle armi così da ottenere risultati in un certo senso imprevedibili.

Forse gli studenti di storia e i sostenitori del Secondo Emendamento (della costituzione americana, che garantisce il diritto di portare armi, es) troveranno paralleli tra la proibizione nella Germania nazista e prenazista e il tentativo attuale di bandire le armi negli Stati Uniti. L’attuale clima che circonda la questione, combinato con un presidente che usa la sua carica per imporre ordini esecutivi in maniera storicamente inusuale, invita molti cittadini alla riflessione, soprattutto quando si guarda indietro all’era del Terzo Reich. È vero che ultimamente alcuni stati hanno imposto la denuncia delle armi, ma l’applicazione di queste leggi non è chiara.

Halbrook descrive con grande cautela la combinazione di fattori che portarono all’Olocausto, ma non c’è dubbio che molte delle politiche prebelliche aiutarono Hitler a disarmare alcuni gruppi di persone, in particolare gli ebrei. La rapidità con cui Hitler disarmò la popolazione tedesca è incredibile. Il libro di Halbrook è coinvolgente, profondo e pieno di documenti legali. Il lettore è guidato attraverso l’evoluzione delle leggi sul controllo delle armi, evoluzione a tratti giornaliera, fino alla realizzazione finale del progetto hitleriano. Il bando imposto dal regime nazista portò alla fine ad un controllo monopolistico delle armi da fuoco, negando a grosse sezioni della società la possibilità di difendersi. Qualcosa di simile accade oggi in America, con lo stato che cerca di controllare i possessori e i fabbricanti di armi.

La prima parte del libro si apre sullo sfondo caotico del primo dopoguerra, con una Germania priva di una politica precisa in fatto di armi. Il timore che le armi non restituite dopo la guerra potessero essere usate da gruppi estremisti contro il governo portò all’approvazione di leggi relative. Alcune clausole, inizialmente approvate con buone intenzioni, diedero al governo il controllo totale sulle armi, con la creazione di registri di tutti i possessori di armi e munizioni, registri che poi finirono nelle mani dei nazisti. Questi furono usati metodicamente per disarmare i cittadini. Nei primi tre capitoli, Halbrook descrive nei minimi dettagli la politica mutevole sulle armi, dal provvedimento più estremo (condanna a morte immediata) fino alle finte ‘aperture’ che permettevano il possesso di costosissime armi lunghe che quasi nessuno poteva permettersi.

La seconda parte si apre con la nomina di Hitler a cancelliere alla fine di gennaio 1933, e l’utilizzo immediato delle leggi sulle armi, varate dalla Repubblica di Weimar, per iniziare la campagna nazista di sequestro delle armi con la scusa dello sradicamento dei cosiddetti “nemici dello stato” (etichettati collettivamente come comunisti). Un mese dopo, Hitler e Göring convinsero il presidente Hindenburg della necessità di un decreto di emergenza. Questo diede finalmente ai nazisti la possibilità di eliminare le garanzie costituzionali di libertà di parola e di stampa, la libertà di riunione, e il diritto alla riservatezza nelle comunicazioni personali. Furono anche autorizzate perquisizioni e sequestri. Il fatto di avere carta bianca in materia di perquisizioni e sequestri divenne essenzialmente il modus operandi del Terzo Reich.

Alla fine di marzo, Hitler riuscì a far passare la “Legge Delega”, che gli dava la possibilità di creare leggi a suo piacimento senza consultazione. Come conseguenza, la confisca delle armi accelerò. Le amministrazioni municipali furono informate della necessità di consegnare le armi entro la fine di quello stesso mese. Gli ebrei, oggetto di un grosso raid a Berlino est il 4 aprile 1933, furono l’obiettivo seguente. Agli ebrei non fu proibito portare armi da fuoco se non a partire dal 1938, ma il raid portò a confische e arresti. La legge sulle armi da fuoco del 1928 fu usata per identificare i cosiddetti nemici dello stato, trovarli, sottoporli ad interrogatorio, in seguito al quale avveniva la confisca delle armi, cosa che incrementava il controllo nazista e eliminava il possesso privato di armi in gran parte della società.

La terza parte del libro racconta in dettaglio episodi di applicazione e espansione del bando delle armi da parte del regime di Hitler. A gennaio del 1934, in occasione del primo anno di potere di Hitler, fu passata la Legge di Ricostruzione del Reich, che accentrò il controllo sulla polizia e portò alla sostituzione delle SA (Sturm Abteilung, dette anche Camicie Brune) con le SS. Alla morte del presidente Hindenburg, Hitler assunse anche la presidenza, cosa che gli permise di governare per decreto. Ora Hitler poteva fare leggi a suo piacimento, e per chi veniva arrestato non c’era possibilità di appello. Le forze armate giurarono fedeltà a Hitler e i cittadini furono esortati a seguire i decreti del führer.

Le armi confiscate furono distribuite tra la polizia e i guardiani dei campi di concentramento. Perquisizioni e arresti aumentarono. Con le Leggi di Norimberga del 1935, i tedeschi e i ‘fratelli di sangue’ furono dichiarati cittadini. Gli ebrei furono privati della cittadinanza e, di conseguenza, dei diritti civili. A novembre fu scritta la bozza di una nuova legge sulle armi che vietava agli ebrei di lavorare nell’industria delle armi. Prima ancora dell’approvazione finale della legge, la bozza permise a Hitler di confiscare la Simson & Co., società produttrice di armi, accusando i proprietari ebrei di frode. Il libro racconta i tanti incidenti sfruttati dai nazisti per alimentare la loro campagna contro gli ebrei.

Il controllo nazista sull’utilizzo e la proprietà delle armi fu attuato rapidamente e in profondità. Nel corso degli anni la legge fu affinata continuamente. Finalmente, nell’aprile del 1938 agli ebrei fu imposta la denuncia dei beni quando il valore complessivo superava i 5.000 marchi. Qualche mese più tardi, gli ebrei ricevettero l’obbligo di presentarsi nelle stazioni di polizia per ricevere una carta d’identità. Quelli che potevano, cominciarono a scappare da Berlino e da altre parti della Germania.

La parte conclusiva del libro tratta la Reichskristallnacht (notte dei cristalli). Gli ebrei erano stati disarmati sistematicamente. La polizia locale era a conoscenza della loro identità e del loro indirizzo. L’inizio della deportazione e dello sterminio era solo questione di tempo. I documenti mostrano la campagna di arresto degli ebrei possessori di armi legalmente registrate, oltre alle pressioni per costringerli ad evacuare la Germania.

La confisca totale delle armi possedute dagli ebrei scattò in seguito al tentato assassinio, il sette novembre 1938, di un diplomatico tedesco nell’ambasciata di Parigi, presumibilmente da parte di un adolescente ebreo polacco. La notte dei cristalli è di qualche giorno più tardi. Agli ebrei furono confiscate tutte le armi (compresi i tagliacarte), e tutte le organizzazioni ebree furono bandite. Dopo aver disarmato gli ebrei, il resto del piano di Hitler procedette senza intoppi. La maggioranza della popolazione non ebraica era scandalizzata da ciò che intravedeva, ma troppo spaventata per protestare. Ci furono casi isolati di resistenza, come quello oggi ben noto di Oskar Schindler. Ad ottobre del 1941, quando iniziarono le deportazioni, la Gestapo saccheggiò la proprietà degli ebrei alla ricerca di qualunque cosa di valore, completando così l’opera iniziata con il disarmo. Oggi sappiamo benissimo quanto fu pericoloso il silenzio di chi vide.

Come è stato ben documentato, gli ebrei venivano aggrediti metodicamente, le loro case, le attività, le sinagoghe saccheggiate e bruciate. Il numero di ebrei arrestati arrivò a 30.000. C’era l’ordine di uccidere all’istante chiunque opponesse resistenza. Le aggressioni erano portate avanti dalle SA senza l’intervento della polizia. Gli ebrei arrestati venivano spediti nei campi di concentramento con condanne fino a 20 anni. Il pogrom fu così profondo che quasi tutti i maschi adulti ebrei di Stoccarda furono arrestati. Disarmata e terrorizzata la popolazione, Hitler poté andare avanti senza preoccuparsi della resistenza. La corte suprema stabilì che l’attività della Gestapo poteva fare a meno degli ordini giudiziari.

Halbrook conclude notando come uno stato con meno regole e una tradizione più avversa alle tirannie avrebbero portato ad un esito diverso. Fu invece la creazione continua di requisiti di registrazione e norme sul possesso delle armi, unita alla decimazione dei diritti dell’individuo, che diede la possibilità alla dittatura hitleriana di sterminare decine di migliaia di cittadini tedeschi e di altri paesi sotto occupazione, oltre a milioni di ebrei innocenti. Chissà quale sarebbe stato l’esito se questi si fossero rifiutati di denunciare le armi? Noi non possiamo fare altro che prendere nota del passato e non dimenticare.

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